IDEE PER UN SOCIALISMO DEMOCRATICO
L'autogestione di una democrazia diretta


Il tirannicidio

Livio Scorolli

1. Un argomento inattuale

In democrazia è impensabile il tirannicidio. Di più: è un concetto obsoleto, inattuale; evoca congiure e rivolgimenti politici di cui si legge nei libri di storia. Allora perché riproporlo? Perché il pensiero dubita e si angustia quando scorge ciò che altri non avvertono; sospetta tranelli, inganni, macchinazioni, imboscate ai danni dei supremi valori di libertà e di giustizia. L'intelligenza non ne esce perché sa che in democrazia deve adattarsi alle regole imposte dalla maggioranza e per proprio compiacimento si concede stravaganti ipotesi istituzionali: il primo articolo di ogni costituzione nazionale dovrebbe prevedere il tirannicidio, l'ultimo dovrebbe vietare la pena di morte. Il tirannicidio come minaccia: una minaccia incombente su chi, senza scrupoli, tradisce la fiducia della comunità. Ha senso prospettare un'ipotesi che, per soprammercato, contiene un'antinomia?

L'argomento è decisamente inattuale. Quindi non resta che trattarlo come tale evocando il vero ineffabile tiranno: il tempo. Il tempo è tiranno dice l'adagio.

2. Il tempo è tiranno

E l'adagio rimanda alla mitologia – la mitologia greca – dove il titano Crono (figlio di Urano, dio del cielo, e della Madre Terra) mangia i suoi figli: per paura di essere detronizzato. Il tempo divora i suoi figli. Un tiranno implacabile di cui siamo succubi e si direbbe impossibile detronizzarlo.

Ed ecco invece la mitologia con le sue eccellenti metafore e allegorie.

Nella mitologia a detronizzare Crono è Zeus: il re e padre degli dei dell'Olimpo. La religione, che concepisce l'immortalità, sconfigge Crono, il Tempo. Al potere truce dei titani si sostituisce il potere ordinato di divinità più o meno sagge; al dispotismo dei titani e ai tiranni la cultura greca oppone il potere ordinato e condiviso della democrazia, della democrazia ateniese.

Ma cosa succede se il potere disciplinato della religione e della democrazia viene minacciato? Il caos degli istinti e la violenza dei titani hanno il sopravvento; per cui il tirannicidio fu elevato dai Greci a culto patriottico e accolto come esempio di civica virtù. In onore dei due gloriosi cittadini che posero fine al potere della famiglia di Pisistrato, uccidendo uno dei suoi figli, furono erette ad Atene due statue nell'agorà.

3. Tirannide ed egocentrismo

Nel democratico e civilizzato occidente non esistono più tiranni. Tuttavia, a ben riflettere, sembra ci sia una qualche confusione sul significato della parola: Saddam Hussein era da tutti giudicato un tiranno, mentre il giudizio non è unanime sulla monarchia assoluta della confinante Arabia Saudita. È il caso di disambiguare la parola.

Tiranno – dal latino Tyrannus, dal greco Tyrannosá – è dominatore, principe. La radice rimanda al sanscrito tura, cioè potente, prepotente. Il tiranno esercita il potere non per concessione o per specifici meriti: se ne impadronisce e lo esercita con tracotanza. Il tiranno è superbia, orgoglio, prevaricazione; nega l'ordine costituito e la legge, sia umana che divina.

Agli eccessi del tiranno i greci contrapponevano una giustizia compensatrice: Nemesi. Il Devoto–Oli ne dà la seguente definizione: «Personificazione della giustizia distributiva, in quanto motivo di misura e di equilibrio specialmente politico–sociale, e come tale divinizzata nell'antichità classica; modernamente intesa come fatale punitrice della tirannide e dell'egocentrismo...»

Nello sdegno e nel castigo della giustizia compensatrice (nèmesis deriva dal verbo nèmo e significa distribuire) la sorte che colpisce il tiranno è la stessa dell'egocentrico. È un'associazione illuminante perché induce a riflettere sui tratti che li accomunano: l'egocentrico e il tiranno usurpano per i propri fini il potere di altri, il potere di agire con libertà e senso di giustizia nel mondo reale. Quindi non è vero che non esistono più tiranni! Ve ne sono a iosa e non ci si fa più caso: si riconoscono dall'egocentrismo.

4. L'egocentrismo è il flagello

Il pensiero occidentale dall'umanesimo e dal rinascimento fino al XIX e XX secolo ha elaborato la categoria della soggettività. E oggi in democrazia la persona è soggetto di diritti e di doveri; nella cultura greca, che ha elaborato il concetto di tirannide, la persona non era soggetto, ma membro della comunità. Quindi il termine tiranno, che si riferisce a un contesto sociale e politico diverso, in cui i diritti della persona avevano scarsa rilevanza, è inadatto per sistemi socio-politici che hanno fondamenti giuridici incomparabili.

Eppure si usano le espressioni «padre tiranno», «marito tiranno», «capoufficio tiranno». Le situazioni cui si riferiscono sono per molti aspetti simili e vengono descritte e comprese senza fraintendimenti. L'egocentrico tiranno, mimetizzato sulla scena politica, incoercibile ricompare in altri contesti, dove ricorrono comportamenti lesivi della persona; e significativo è che non vengano denunciati i tratti negativi che hanno in comune coloro che li adottano. È come stigmatizzare e perseguire comportamenti mafiosi ignorando che il mafioso è colui che tiene comportamenti mafiosi. L'autoritarismo edulcorato e dissimulato delle società democratiche viene salvaguardato negando la elaborazione di un termine inequivocabile per definire chi tiene comportamenti che rivelano prepotenza, orgoglio, superbia, prevaricazione.

Per intendersi. In Italia da appena trent'anni (nel 1981) è stato abrogato il delitto d'onore: abietta manifestazione di tirannico egocentrismo. Tuttavia non si è mai coniato un termine per definire chi commette il delitto d'onore e il tiranno ha continuato a perpetrare in famiglia la sua violenza egocentrica. In una civiltà in cui la persona è soggetto di inviolabili diritti e di doveri, non si è elaborato un concetto che identifichi il soggetto i cui comportamenti siano assimilabili a quelli del tiranno, inteso in senso moderno: vale a dire che non siamo concettualmente attrezzati per smascherare e neutralizzare l'egocentrico tiranno.

Le forme di potere dispotico degli antichi tiranni non sono oggi possibili e la parola tiranno è divenuta inattuale. La Corinto del tiranno Cipselo, la Atene del tiranno Pisistrato, sono molto diverse dalla Germania di Hitler o dall'URSS di Stalin. Infatti Hitler e Stalin sono stati definiti dittatori, cioè con un termine diverso – il dittatore della Roma repubblicana riceveva l'investitura nei momenti di grave pericolo – perché i despoti del XX secolo hanno avuto il sostegno di poteri forti e di istituzioni autoritarie che si sono identificate con la loro concezione egocentrica del potere.

L'egocentrismo tirannico indossa i costumi della democrazia e, subdolamente, rende autoritarie istituzioni che dovrebbero invece garantire la libertà individuale. È una questione sottile e per illustrarla si sceglierà come esempio la famiglia.

Nella famiglia patriarcale vigeva un sistema di potere autoritario, spesso tirannico, e si è dissolta non perché fosse autoritaria e dispotica, affossata dalla famiglia democratica; si è dissolta perché non ha retto i mutamenti sociali ed economici; tuttavia ha trasmesso alla famiglia nucleare il suo autoritarismo e nella famiglia la sopraffazione è ricorrente. Serie e affidabili ricerche dimostrano che la violenza verso le donne e i bambini si manifesta sopratutto in famiglia. Questo perché partecipazione e condivisione del potere sono stati impediti dall'egocentrismo che ha mantenuto ed esasperato asimmetriche e arbitrarie forme di rispetto. Così capita che in famiglia tiranno sia anche il bambino o l'adolescente. ╔ il trionfo dell'egocentrismo.

L'egocentrismo è un atteggiamento tipicamente infantile: tutto gira intorno a se stessi; il bambino vuole tutto per sé. La psicologia spiega come funzionano questi meccanismi nell'età evolutiva, ma stranamente non c'è scienza che spieghi come funzionano nell'adulto, quando possono essere distruttivi per la società e per la specie.

Lo studio della società è solo diritto, economia e statistica (statistica di dati incomprensibili e di sondaggi strumentali). Non vi è legittimazione per quelle scienze che potrebbero contribuire alla razionalizzazione dei sistemi e ad evitare le minacce che per la società civile sono dittatori e despoti. Se non si elaborano categorie politiche funzionali per individuare chi agisce ai danni della società civile e della specie, si continuerà a vivere con il fantasma del tiranno e i fantasmi non si possono uccidere. Il tirannicidio è impossibile.

5. L'estensione del potere

La storia ha stroncato l'opportunistica illusione dell'eurocentrismo. La scienza ha confutato gli errori del geocentrismo affermando un eliocentrismo planetario e non riconosce alcun centro all'universo. Non è per caso che egocentrismo e antropocentrismo resistono.

La biologia oggi parla di ecosistemi e di stretta interdipendenza fra le specie. Invece l'uomo è tiranno con le altre specie e con la natura: sfrutta le risorse che essa gli mette a disposizione senza avere il minimo di rispetto o considerazione, come fosse un dovere della natura elargirgliele. E soprattutto esercita il dominio con colpevole ignoranza: colpevole perché è in grado di capire che i danni che arreca alla natura si ritorceranno contro di lui e contro i suoi discendenti. Per l'egocentrico esiste solo il presente, il suo tempo, e può impunemente perseverare perché sa che la natura, nel ripristinare gli equilibri, ignora le personali responsabilità.

Si dirà che è sempre stato così, che la cultura del dominio è antica, e in parte è vero.

Ma se il contadino non amava la terra – la natura – che a volte non lo ripagava della fatica, non era tiranno con essa perché sapeva che nel medio–lungo termine gliel'avrebbe fatta pagare. Le multinazionali del settore alimentare dovrebbero ragionare con lo stesso sano principio, se non fosse che debbono realizzare utili nell'immediato, per tenere alta la quotazione dei titoli in borsa: del medio-lungo termine non se ne curano. O meglio, si confida illusoriamente nella scienza e nella tecnologia che troveranno soluzioni per tutti i problemi a venire: un atteggiamento magico-religioso, espressione dell'infantile onnipotenza del pensiero.

Se si considera l'estensione del potere, chi ha più potere delle multinazionali che lo esercitano su scala mondiale e in assenza di controlli? Anzi sono esse che controllano i governi. Sono società per azioni con personalità giuridica, derivazioni delle società anonime dietro cui si sono sempre nascosti egocentrici tiranni; e qui sarebbe più appropriato parlare di titani. Si potrebbe obiettare che gli azionisti sono persone e sono individuabili. È vero, come è vero che l'azienda continuerebbe a produrre anche senza quel dato azionista cui possono subentrarne altri. I manager hanno il gravoso compito di mantenere anonima la proprietà che diviene un fantasma.

D'accordo, il concetto di tiranno è un concetto politico, non economico, e si è passati surrettiziamente dalla politica all'economia; ma è anche vero che chi ha ingenti interessi da difendere ha sempre sostenuto sistemi autoritari e dispotici, appoggiando personaggi politici con cui hanno condiviso un esasperato egocentrismo. I tiranni?

Si ribadisce che il termine tiranno è stato concepito in una realtà sociopolitica diversa da quella contemporanea: è inappropriato, quindi si è disorientati. Il rapporto dei cittadini con chi esercita il potere non è più diretto: è mediato da uomini che hanno la stessa concezione egocentrica e dispotica del potere e da istituzioni che la mantengono funzionale. Anche gli antichi tiranni avevano le loro milizie: non è la stessa cosa. Una milizia è un corpo militare autonomo e può revocare il proprio appoggio; mentre coloro – gli egocentrici – che sostengono sistemi di potere solo apparentemente democratici, sono integrati nella società civile, condividono le idee e i progetti di chi governa in modo antidemocratico, diffondendone la visione del mondo.

Se il termine tiranno è inadeguato, c'è bisogno di concetti politici più attuali. Purtroppo l'economia ha messo fuori gioco la filosofia e finanzia le ricerche della scienza. Il fantasma del tiranno incombe e non si può uccidere un fantasma, protetto dalla cosiddetta casta che con il suo infetto egocentrismo appesta lo spirito delle leggi.

6. Una lezione di civiltà

Il tiranno, con i suoi comportamenti e le sue complicità, nuoce alla collettività in misura pari alla sua malvagità. È un aspetto che, volutamente, è stato qui appena sfiorato, anche se quando si parla del tiranno è la sua crudeltà che più si teme.

Oggi un politico che nessuno direbbe malvagio può fare molti più danni di un tiranno greco del VI o V secolo a.C. Il male che può aver fatto Pisistrato è pressoché irrilevante rispetto ai disastri che un politico del XXI secolo potrebbe causare: un valore di un punto percentuale in più o in meno scritto in un articolo di legge in materia di inquinamento può fare del male a molte più persone di quante abbiano sofferto per la tirannia di Pisistrato.

Gli Ateniesi avevano compreso che non le azioni malvagie individuano il tiranno, ma il modo in cui si impossessa del potere. A dimostrazione vi è che il giudizio degli antichi sul governo diá Pisistrato non fu particolarmente severo, eppure lo chiamarono tiranno. È una ignorata lezione di civiltà.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Politica - Socialismo democratico
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Aggiornamento: 23/04/2015