Premesso che tanti fra noi fanno già
il massimo per migliorare questo mondo, per la qual cosa ci dobbiamo
reciproca, consistente e manifesta gratitudine, proviamo insieme a
mettere in chiaro alcune questioni che appaiono importanti tanto per
le loro dimensioni, quanto per la disastrosa mancanza di persone che
ne sono consapevoli.
In effetti ultimamente il pensiero e la linea d'azione ambientalista
stanno uscendo dalla marginalità e divenendo luogo comune, diffuso
pensiero, giungendo perfino ad assumere valore istituzionale. Il
problema è insito nel fatto che l'ambientalismo porta da sempre con
sè delle lacune, delle manchevolezze enormi, e parimenti delle
brutte distorsioni.
La situazione è complessa, ma essenzialmente possiamo riassumerla in
questi due punti:
- tanto quella del risparmio quanto ogni altra buona pratica
ecologica viene concessa ed esportata dagli ambientalisti alle
Istituzioni senza condizioni, permettendo ai Governi di utilizzare
le ultime risorse di questo Pianeta non per realizzare il mutamento,
per effettuare le riforme necessarie, bensì per continuare
imperterriti le loro politiche di espansione;
- la tendenza a pratiche come quella del risparmio viene oggi
espressa ed attuata indiscriminatamente in un modo tale che essa va
a ledere, ad intaccare, ad influire negativamente tanto sulla sfera
dei bisogni fondamentali quanto su quella della privacy della
persona, mentre situazioni di ben più ampia portata e peso non
vengono minimamente considerate, in questo modo lasciando immutata
una grave situazione patologica e gettando le basi per l'avvento di
una terribile dittatura ecologista.
Iniziamo dunque l'esposizione dei nostri dubbi.
Poniamo che la nostra sensibilità ambientale ci porti a presentare
od a promuovere un progetto di risparmio energetico, di produzione
di energia alternativa, riciclo, riuso, etc.
E' bene chiedersi:
"Cosa ci farà
il Governo del mio Paese
con quell'energia
e con quelle risorse
che l'aiuto a risparmiare?"
Le utilizzerà effettivamente per scopi positivi? Per attuare una
positiva trasformazione del mondo, una sensibile correzione di
rotta? Oppure servirà soltanto a continuare ad alimentare una
mostruosa macchina economica che sta distruggendo tutto e tutti?
A mio modestissimo avviso: no, decisamente no. Il mio Governo, zitto
zitto, chiatto chiatto, prenderà il suo bel risparmio di energia, di
risorse, e ci continuerà a fare la guerra economica con il resto del
mondo.
Rendiamoci conto in che razza di situazione ci troviamo: i nostri
governanti, anche i meno peggiori, non si sono ancora accorti che
la competizione economica cui ci istigano giorno dopo giorno è in
realtà un vero e proprio conflitto globale "dolce". Il termine
"dolce" sta qui per qualificare una vera e propria guerra che viene
condotta non direttamente con le armi (almeno non sempre) e
soprattutto non tra stati maggiori (non ancora almeno) bensì con
ogni altro modo legittimo e possibile.
L'invasione commerciale, il tentativo di raggiungere e mantenere una
supremazia economica, e così pure demografica e tecnologica, sono i
mezzi principali di questa guerra soffice.
[A questo punto c'è da dire, non tanto in difesa
dei nostri governanti bensì per capire come siamo messi male in
quanto a comprensione di quanto accade, che nemmeno i pensatori più
all'avanguardia, limitandosi essi a pubblicare sulle testate
nazionali ma disdegnando il confronto diretto in Internet, nuova
frontiera di pensiero, hanno ben compreso il quadro della
situazione. Essi infatti continuano ad affermare che la crescita
economica è "senza senso" ed occorre sostituirla, senza curarsi
d'altro, specificatamente ignorando il tema degli equilibri
mondiali, della geopolitica, con un sereno calo delle attività
economiche.
Ora, è chiaro che sono codesti intellettuali, il cui pensiero per
altri aspetti non si può che apprezzare molto ed il cui apporto sarà
di vitale importanza una volta sistemate le questioni in oggetto, a
non scorgere il significato della pulsione alla crescita, che solo
per questo motivo appare loro priva di senso. In realtà la crescita
è un modo elementare, letteralmente primitivo, ma in mancanza
d'altro estremamente funzionale, tramite il quale uno stato cerca di
mantenersi quantomeno in equilibrio, se non proprio di prevalere,
all'interno della situazione internazionale.]
Non essendoci, nè manifestando alcuno, consapevolezza
dell'eguaglianza "competizione economica = conflitto = guerra", è
chiaro che a nessuno viene in mente di "fare la pace". Se non
scorgo, se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in
atto, è chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità
di una pace.
Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare:
occorre riconoscere che i Paesi sviluppati sono tutti in guerra tra
loro e diretti verso un inevitabile, apocalittico scontro finale.
Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo da godere di
ogni ragione, la guerra essendo avversa nella Costituzione di ogni
Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli
indissolubili patti di pace, che come ricorderà chi me li ha già
sentiti invocare altre volte, dovranno necessariamente contemplare
accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico,
in modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa
prevalere sugli altri, bensì tutti convivere felicemente.
Si prega di riferirsi a questo link per approfondire questo aspetto
fondamentale:
http://patti-di-autocontenimento.hyperlinker.org/
Detto questo, dato un veloce sguardo alla situazione globale,
abbiamo maggiori speranze di capire il vero valore dell'apporto
ambientalista.
E la situazione che ci appare è davvero tragica. Gli
ambientalisti, fornendo energia e risorse in più, senza
condizionarle ad un preciso cambiamento di politica economica,
demografica, tecnologica, ad una netta inversione di rotta, a dei
patti di pace che tengano sotto controllo ed in equilibrio queste
tre variabili fondamentali, si ritrovano in pratica a contribuire ad
alimentare il conflitto economico, la guerra globale. Un
ambientalista ci rimarrà male di sicuro, ma è altrettanto sicuro
che, non finalizzando il suo apporto di risparmio e riutilizzo a dei
patti internazionali di autocontenimento, di fatto diviene quasi più
parte del problema che non della soluzione.
Perché appunto i Governi continueranno imperterriti la gara di
sopravvivenza fino all'ultima briciola, fino all'ultima goccia, fino
ad esaurirci e spappolarci tutti gli uni contro gli altri.
[Stendiamo un velo pietoso, ma spero presto una
lapide definitiva, su quell'ambientalismo del tutto in cattiva fede
(una fetta più che consistente, praticamente la maggioranza
dell'intero movimento) che considera la crisi ambientale come una
occasione di lavoro e per fare affari; con tali presupposti è
inutile dire che l'operato di tale maggioranza può risultare più
dannoso che altro, perché essendo finalizzato primariamente al
proprio sostentamento od arricchimento, al fatturato della propria
bottega, cooperativa, azienda, impresa verde, e non alla vera
soluzione dei problemi, è chiaro che le loro scelte sono e saranno
sempre deviate, drogate, prive di obiettività e valore.]
E' chiaro che quanto detto finora non significa affatto che si
debba lasciar bruciare la Foresta Amazzonica, né ignorare la
discarica abusiva sotto casa, nel caso in un primo momento non si
abbia ascolto da parte dei Governi. Significa però che ogni nostro
contributo deve contenere in sè chiara e forte la richiesta dei
patti di autocontenimento. Ogni nostro intervento di preservazione
dell'ambiente deve contenere in sè l'obiettivo di eliminare il
problema all'origine di ogni inquinamento ed esaurimento delle
risorse. Altrimenti non andrà sprecato solo il nostro apporto ma
pure l'ultima carta che possiamo giocarci.
A questo punto l'ambientalista in buona fede, quello che non ci
guadagna nulla finanziariamente bensì ci perde pure, e
l'amministratore pubblico (che ultimamente sta iniziando ad
affiancare la schiera ambientalista) che davvero vorrebbe migliorare
il mondo, furbescamente si chiedono: ma se faccio risparmiare
energia e risorse al mio Paese, senza pormi tanti problemi di
carattere globale, di politica internazionale, non contribuisco
comunque a mantenere il mondo più pulito? Non va comunque meglio
rispetto ad una dissipazione indiscriminata? Quantomeno non
disporremo di più tempo per uscir fuori da questo guaio planetario
in cui ci siamo andati a cacciare?
E' cosa estremamente difficile, probabilmente impossibile, riuscire
ad ordinare e semplificare una situazione così complessa, tanto
ricca quanto varia. Ed ancor meno è possibile riuscire a prevedere
l'evolversi dei vari, molteplici aspetti della realtà. Tuttavia ci
sentiamo di dire che la risposta alle domande sopra esposte non è
così certa, così come il valore dell'operato ambientalista è tutto
da verificare.
Infatti, continuando con le tradizionali pratiche ambientaliste
senza mai affrontare l'origine dei problemi ambientali, sarebbe a
dire la lotta per la supremazia planetaria, per la sopravvivenza, la
quale conduce inevitabilmente ad una economia, una demografia ed una
tecnologia ipertrofiche, le cose continueranno a peggiorare ed il
male diverrà sempre più avanzato, profondo, radicato, sempre meno
gestibile, sempre meno rimediabile. Proprio come per chi, essendosi
ammalato, si limita a curare i suoi sintomi con qualche pasticca,
continuando tranquillamente la sua vita dissoluta. E' chiaro che non
solo non guariranno, tanto il tizio dell'esempio quanto il mondo, ma
entrambi andranno incontro ad un tragico destino.
Senza contare che il prodursi in mille furbizie ecologiche, ad
esempio nell'ambito della riduzione dei consumi, ci porterà, una
irresponsabile visione limitatamente ambientalista ci sta di fatto
già portando dritto, verso una vita di stenti collettivi ed infine
morte certa.
Continuando a basarsi su principi ecologici buoni, sì, perfino
ottimi, ma limitati, parziali, senza mai presentare una adeguata
soluzione al problema di fondo, alla guerra economica globale, senza
mai porre fine alla crescita demografica, nè ad una rincorsa
tecnologica tanto frettolosa quanto rischiosa, ci ritroveremo con
sempre meno terra, con sempre meno spazio, con sempre meno acqua,
meno cibo, meno aria, pro capite, fino all'esaurimento totale, tale
che una fine veloce dovuta alla sopraffazione compiuta da un altro
popolo ci parrà infine una vera liberazione.
L'ambientalista, e l'amministratore "consapevole", che iniziano a
ridurci l'acqua, l'energia, lo spazio (presto anche il cibo, e
l'aria già ora, visto che si sbracciano e si sgolano per infilarci
un riduttore di flusso al rubinetto dell'acqua ma non spendono una
sola parola in favore di misure di certo più giustificate, opportune
e significative, come quella del razionamento dei carburanti ad uso
stradale privato), non è di fatto soltanto colluso col sistema che
dichiara di voler cambiare, ma lo peggiora pure, in quanto mentre il
sistema vuol farci crescere, vuol farci arricchire perfino di più di
quanto si possa sopportare, l'ambientalista e l'amministratore
"evoluto", continuando a seguire la teoria che hanno preso per
buona, finiranno al contrario per ridurci, per restringerci in
angustie sempre di più. Davvero non si sa chi sia peggio: il male,
od il rimedio che pretende di curarlo!
La coscienza ambientale dovrebbe condurci ad essere più ricchi di
risorse senza minimamente intaccare il sistema naturale. Questo è il
motivo primario, il significato ultimo, la ragion d'essere
dell'ecologia e del risparmio in genere. Ecologia e sobrietà
dovrebbero rendere l'essere umano più ricco a parità di risorse.
Essere giudiziosi, risparmiosi è un atteggiamento che frutta,
permettendoci di fare parecchio con poco e di goderne a lungo.
Quest'atteggiamento, questa coscienza, quantomeno in nucis,
quantomeno in una certa misura, è presente in ognuno di noi. Si
tratta di preziose consapevolezze che fanno parte del nostro essere.
Risparmiare è una parola sacra, perchè appunto permette ad un essere
vivente di vivere più a lungo e meglio con ciò di cui dispone.
Allora per quale motivo dobbiamo diffidare dell'ambientalismo (cosa
saggia del resto da fare con qualsiasi "ismo")?
E' presto detto. Il risparmio ben venga quando è un fatto istintivo,
genuino, naturale, ma guai quando esso diviene un comportamento
propagandato da un amministratore, da un gruppo, da una società, da
uno stato, al fine di mantenere immutati quegli stessi
comportamenti, quegli stessi sistemi che stanno causando la
ristrettezza.
Guai, guai infiniti, guai disastrosi, guai terrificanti, se un
amministratore, un gruppo, una società, uno stato, invece di
profondersi per interrompere i comportamenti che causano la povertà,
invece di avventarsi, spalancate fauci, contro pratiche economiche
che sono una vera piaga per l'intero Pianeta, come il turismo, la
moda, lo sport, la pubblicità, attività che da sole rappresentano
una enorme fetta nel quadro dissipativo globale, iniziano invece a
darsi da fare per impoverire ognuno dei componenti della
collettività, ognuna delle persone che la compongono, al fine di
poter continuare immutati quei comportamenti massicci che invece
andrebbero seriamente incriminati.
L'ambientalista e l'amministratore "responsabile" che ci dicono di
risparmiare energie e risorse e non avvertono né noi né il resto del
mondo del danno demografico (ormai non si tratta più di un pericolo
ma di un incalcolabile danno accertato) e di altre simili inezie,
coloro che vogliono ridurre l'acqua al nostro rubinetto, oscurare le
luci delle nostre case, coloro che ci fanno cambiare una marmitta
catalitica dopo l'altra, che oltraggiano la sacra intimità della
nostra abitazione per verificare che la nostra caldaia non fumi
troppo, alla faccia di qualsiasi garanzia di privacy e
giustificazione tecnica, e non ci suggeriscono invece di non far
figli, e non spendono una sola parola per fermare il turismo, la
moda, lo sport, la pubblicità, ma anzi sono letteralmente culo e
camicia con gli autori di tali scempi, ci stanno praticamente
condannando a lenta ma inesorabile morte per miseria all'ennesima
potenza.
Una persona che prima non abbia fatto il possibile, e che non
continui a farlo senza tregua, senza posa, senza arrendersi mai, per
disperdere la generale omertà, per rendere edotti gli altri della
tremenda situazione demografica e di quant'altro si debba sapere,
non ha alcun diritto, bensì può solo vergognarsi, anche solo di
paventare l'idea di spingere l'individuo a consumare di meno.
Spingendo le persone a ridurre il consumo dei beni fondamentali
della vita, senza mai spendere una sola parola contro massicce
superfluità, l'ambientalista e l'amministratore all'ultimo grido di
fatto tracciano una ben precisa quanto pericolosa, di sicuro
tragica, linea di condotta statale. Poichè per gli stati sono vitali
tanto l'energia quanto le risorse ai fini della vittoria finale nel
conflitto globale in corso, non ci metteranno nulla ad istituire un
ferreo Ambientalismo di Stato (per altro già iniziato) che ce la
farà passare molto, molto brutta a tutti quanti.
Dite la verità:
quanti ambientalisti,
quanti amministratori
avete sentito pronunciarsi
in favore dello stop
alla crescita della popolazione?
E' indegno. E' meglio non soffermarsi sulla faccenda, sul vergognoso
comportamento di chi pretende di rintuzzarci in angoli sempre più
ristretti, bui e freddi, e finirà col suo pensiero ed operato per
assetarci, per affamarci, senza minimamente prodigarsi per fermare
la crescita della popolazione, senza mai dare quello sguardo alla
politica internazionale che potrebbe chiarire e risolvere tutto d'un
sol colpo, senza mai prendere posizione contro mastodontiche
pratiche economiche immorali:
http://prendere-posizione.hyperlinker.org/
E' vergognoso. Costoro stanno creando i presupposti per, stanno
facendo nascere, una vera dittatura ecologista planetaria.
Ma andiamo avanti. Concentriamoci sulle vere soluzioni, sui buoni
comportamenti, non su patologiche, riprovevoli, ignobili carenze ed
espressioni umane.
Innanzitutto ricapitoliamo le due linee guida per un corretto
intervento ecologico:
- tanto quella del risparmio quanto ogni altra
buona pratica, scoperta, invenzione ecologica deve venir concessa ed
esportata alle Istituzioni finalizzando chiaramente, decisamente il
proprio apporto ai fini dello stabilirsi di una pace globale
economica, demografica, tecnologica, da ottenersi tramite i patti di
autocontenimento od altro mezzo, se qualcuno riesce a trovar
migliore idea.
- la tendenza al risparmio, alla riduzione dei consumi, è cosa buona
a patto che non si leda, che non si tocchi minimamente la sfera dei
bisogni fondamentali e della privacy della persona, la quale persona
da ogni nostra azione deve essere arricchita e non invece
impoverita, concentrando invece la propria azione su situazioni di
ben più pesante consistenza.
Stop alla crescita demografica.
Avendo l'obiettivo finale di ricondurre i territori locali e globali
ad una densità demografica ottimale, permettendo alle popolazioni di
diminuire gradatamente per il naturale ciclo della vita:
http://densita-demografica-ottimale.hyperlinker.org/
E riguardo al far figli, si smetta di pensare alla riproduzione come
ad un fatto privato. Ormai trattasi più di fatto sociale che
individuale. E' indicativo pensare al rapporto tra il tempo che un
figlio passa oggi coi genitori ed il tempo che detto figlio
trascorre nella società. E' indicativo pensare anche all'impatto che
detto figlio avrà sull'ambiente e quindi sulla società. Per la qual
cosa, essendo passato in secondo piano l'aspetto privato rispetto
all'aspetto sociale, oggi è possibile, nonché urgente, intervenire
regolamentando le nascite.
Regolamentare, razionalizzare le nascite è cosa buona, perché
nessuno ne soffrirà. (Al contrario che se saremo costretti a
razionare acqua, cibo, etc.). Se si teme per la propria sfera
affettiva, invece di fare un figlio si decida di adottare l'intera
Umanità. Non figli, ma opere di bene.
Stop alla crescita economica.
La vera festa comincia ora. Rinunciando al superfluo impostoci dai
pubblicitari, avremo tutto ciò che ci serve lavorando una parte di
quanto lavoriamo oggi, e dedicandoci per il resto del tempo al
superfluo che piacerà a noi stessi.
Ma tali due questioni, demografica ed economica, non sono temi da
affrontare nemmeno lontanamente da soli. Non possiamo ridurre le
nascite e l'economia unilateralmente, altrimenti altri popoli che si
saranno mantenuti prolifici e con una economia d'attacco ci
invaderanno e massacreranno tutti senza pensarci due volte, bensì
pure divertendosi a farlo.
Per quanto riguarda la tecnologia il discorso cambia un po': farla a
volontà purché insieme, non più in uno stretto regime di mercato
bensì quanto più sia possibile in cooperazione, e quindi con un
discernimento oggi impossibile causa la continua rincorsa tra stati,
al fine di mantenere uno stabile equilibrio tecnologico.
Concentriamoci allora sulla richiesta di
PATTI INTERNAZIONALI
DI AUTOCONTENIMENTO
ECONOMICO, DEMOGRAFICO,
E TECNOLOGICO
Una volta che avremo finalizzato ogni briciola, ogni goccia di
risparmio a questi Patti, ed ogni nostra azione, ogni pensiero, una
volta che avremo ottenuto un primo passo in questa direzione,
potremo, allora sì, con tutte le nostre capacità e forze,
profonderci con ancor più convinzione e vigore nella pratica del
tradizionale pensiero ecologico basato sul risparmio. Ciò che
risparmieremo prima d'allora purtroppo non andrà, non sta andando,
all'ambiente né ad una giusta causa, bensì ai vari bush, blair e
berlusconi (e possiamo dire anche ai prodi, tanto è la stessa cosa),
ai loro corrispettivi orientali, ed alle loro politiche di
espansione.
Non c'è altro da fare. Tutti i mille e mille disastri ambientali, ma
pure gli infiniti soprusi, le ingiustizie, le violenze ... Tutto è
dovuto al fatto che tanto le masse popolari votanti quanto i Governi
devono ancora prediligere, far avanzare e porre al potere le persone
più aggressive, più voraci, più violente, meno sensibili, stupide
quanto si vuole purché risolutive, conquistatrici, captive,
all'unico fine di cercare di vincere la guerra per la supremazia
globale e poter così sopravvivere sulle ceneri altrui.
Ma non basta.
Oltre a trovare giusta soluzione al conflitto globale,
realizzando una pace economica, demografica, tecnologica, occorre
spazzar via anche l'altro grande, immane mostro che tiene avvinto
l'intero nostro Pianeta: l'impiego pubblico assegnato a vita alla
persona, l'abominevole organizzazione statalista che crea uno stato
completamente separato, disgiunto dai cittadini, e che fà da
squilibrato, storto fondamento per tutte le società del mondo, un
sistema sinonimo di accaparramento ed esclusione, alimento e
supporto per ogni corruzione, per ogni potere alterato, che rende
estremamente difficile, se non proprio impossibile, il pur minimo
positivo mutamento.
Al suo posto va presto istituito un equo impiego
pubblico a rotazione:
http://equo-impiego-pubblico-a-rotazione.hyperlinker.org/
una equilibrata, retta, salda base su cui rifondare le nostre
società.
Eliminando i due mali alla radice, causa ed origine della stragrande
maggioranza dei problemi d'oggi, tutta la miriade di sofferenze che
deriva da essi troverà automaticamente immediato sollievo ed in
breve definitiva guarigione.
Senza perseguire i Patti di AutoContenimento, senza introdurre il
Pubblico Impiego a Rotazione, cercando di porre rimedio agli
infiniti problemi causati dal conflitto globale e dall'assegnazione
a vita dei pubblici ruoli, continuando a considerar i guai del mondo
come fossero indipendenti, distaccati, separati da tali mali di
base, non potremo che perdere su tutta la linea.
Strategia:
è solo e pura
questione di strategia.
Se cerchi di afferrare mille paperi che scappano e svolazzano da
ogni parte, finirai per non prenderne nemmeno uno. Se persegui,
costantemente, incessantemente, implacabilmente, instancabilmente,
una sola coppia di possenti draghi, i due mostri che accoppiandosi
generano il 99% dei problemi d'oggi, e fanno scappar via i paperi,
finirai per catturare gli uni e salvar tutti gli altri.
Chi, non disponendo di una visione chiara, e tantomeno di un piano,
di un progetto, vuol continuare, vuol passare tutta la sua vita, a
correr dietro ai paperi, faccia pure. Peggio per tutti.
Per fortuna non siamo eguali. Tutt'altro.
Potendo ognuno scegliere un obiettivo alla propria altezza, dobbiamo
sperare che vi sia ancora qualcuno tra noi grande abbastanza da far
tremare un drago, anzi: due.
Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonìa
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy
paperi-e-draghi.hyperlinker.org
P&D V1.2 - 37/02/03
L'inferno dei
viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è
già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo
stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo
riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte
fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed
esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper
riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e
farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino - "Le Città Invisibili"