IDEE PER UNA SCIENZA UMANA E NATURALE


Paperi e Draghi
ovvero: del vero valore delle cose

Campagna avviata il 02/02/2006

Non ho paura delle parole dei violenti;
mi preoccupa molto il silenzio degli onesti

M. L. King

Premesso che tanti fra noi fanno già il massimo per migliorare questo mondo, per la qual cosa ci dobbiamo reciproca, consistente e manifesta gratitudine, proviamo insieme a mettere in chiaro alcune questioni che appaiono importanti tanto per le loro dimensioni, quanto per la disastrosa mancanza di persone che ne sono consapevoli.

In effetti ultimamente il pensiero e la linea d'azione ambientalista stanno uscendo dalla marginalità e divenendo luogo comune, diffuso pensiero, giungendo perfino ad assumere valore istituzionale. Il problema è insito nel fatto che l'ambientalismo porta da sempre con sé delle lacune, delle manchevolezze enormi, e parimenti delle brutte distorsioni.

La situazione è complessa, ma essenzialmente possiamo riassumerla in questi due punti:

- tanto quella del risparmio quanto ogni altra buona pratica ecologica viene concessa ed esportata dagli ambientalisti alle Istituzioni senza condizioni, permettendo ai Governi di utilizzare le ultime risorse di questo Pianeta non per realizzare il mutamento, per effettuare le riforme necessarie, bensì per continuare imperterriti le loro politiche di espansione;

- la tendenza a pratiche come quella del risparmio viene oggi espressa ed attuata indiscriminatamente in un modo tale che essa va a ledere, ad intaccare, ad influire negativamente tanto sulla sfera dei bisogni fondamentali quanto su quella della privacy della persona, mentre situazioni di ben più ampia portata e peso non vengono minimamente considerate, in questo modo lasciando immutata una grave situazione patologica e gettando le basi per l'avvento di una terribile dittatura ecologista.

Iniziamo dunque l'esposizione dei nostri dubbi.

Poniamo che la nostra sensibilità ambientale ci porti a presentare od a promuovere un progetto di risparmio energetico, di produzione di energia alternativa, riciclo, riuso, etc.

E' bene chiedersi:

"Cosa ci farà
il Governo del mio Paese
con quell'energia
e con quelle risorse
che l'aiuto a risparmiare?"

Le utilizzerà effettivamente per scopi positivi? Per attuare una positiva trasformazione del mondo, una sensibile correzione di rotta? Oppure servirà soltanto a continuare ad alimentare una mostruosa macchina economica che sta distruggendo tutto e tutti?

A mio modestissimo avviso: no, decisamente no. Il mio Governo, zitto zitto, chiatto chiatto, prenderà il suo bel risparmio di energia, di risorse, e ci continuerà a fare la guerra economica con il resto del mondo.

Rendiamoci conto in che razza di situazione ci troviamo: i nostri governanti, anche i meno peggiori, non si sono ancora accorti che la competizione economica cui ci istigano giorno dopo giorno è in realtà un vero e proprio conflitto globale "dolce". Il termine "dolce" sta qui per qualificare una vera e propria guerra che viene condotta non direttamente con le armi (almeno non sempre) e soprattutto non tra stati maggiori (non ancora almeno) bensì con ogni altro modo legittimo e possibile.

L'invasione commerciale, il tentativo di raggiungere e mantenere una supremazia economica, e così pure demografica e tecnologica, sono i mezzi principali di questa guerra soffice.

[A questo punto c'è da dire, non tanto in difesa dei nostri governanti bensì per capire come siamo messi male in quanto a comprensione di quanto accade, che nemmeno i pensatori più all'avanguardia, limitandosi essi a pubblicare sulle testate nazionali ma disdegnando il confronto diretto in Internet, nuova frontiera di pensiero, hanno ben compreso il quadro della situazione. Essi infatti continuano ad affermare che la crescita economica è "senza senso" ed occorre sostituirla, senza curarsi d'altro, specificatamente ignorando il tema degli equilibri mondiali, della geopolitica, con un sereno calo delle attività economiche.

Ora, è chiaro che sono codesti intellettuali, il cui pensiero per altri aspetti non si può che apprezzare molto ed il cui apporto sarà di vitale importanza una volta sistemate le questioni in oggetto, a non scorgere il significato della pulsione alla crescita, che solo per questo motivo appare loro priva di senso. In realtà la crescita è un modo elementare, letteralmente primitivo, ma in mancanza d'altro estremamente funzionale, tramite il quale uno stato cerca di mantenersi quantomeno in equilibrio, se non proprio di prevalere, all'interno della situazione internazionale.]

Non essendoci, né manifestando alcuno, consapevolezza dell'eguaglianza "competizione economica = conflitto = guerra", è chiaro che a nessuno viene in mente di "fare la pace". Se non scorgo, se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in atto, è chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità di una pace.

Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare: occorre riconoscere che i Paesi sviluppati sono tutti in guerra tra loro e diretti verso un inevitabile, apocalittico scontro finale. Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo da godere di ogni ragione, la guerra essendo avversa nella Costituzione di ogni Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli indissolubili patti di pace, che come ricorderà chi me li ha già sentiti invocare altre volte, dovranno necessariamente contemplare accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico, in modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa prevalere sugli altri, bensì tutti convivere felicemente.

Si prega di riferirsi a questo link per approfondire questo aspetto fondamentale:

patti-di-autocontenimento.hyperlinker.org/

Detto questo, dato un veloce sguardo alla situazione globale, abbiamo maggiori speranze di capire il vero valore dell'apporto ambientalista.

E la situazione che ci appare è davvero tragica. Gli ambientalisti, fornendo energia e risorse in più, senza condizionarle ad un preciso cambiamento di politica economica, demografica, tecnologica, ad una netta inversione di rotta, a dei patti di pace che tengano sotto controllo ed in equilibrio queste tre variabili fondamentali, si ritrovano in pratica a contribuire ad alimentare il conflitto economico, la guerra globale. Un ambientalista ci rimarrà male di sicuro, ma è altrettanto sicuro che, non finalizzando il suo apporto di risparmio e riutilizzo a dei patti internazionali di autocontenimento, di fatto diviene quasi più parte del problema che non della soluzione.

Perché appunto i Governi continueranno imperterriti la gara di sopravvivenza fino all'ultima briciola, fino all'ultima goccia, fino ad esaurirci e spappolarci tutti gli uni contro gli altri.

[Stendiamo un velo pietoso, ma spero presto una lapide definitiva, su quell'ambientalismo del tutto in cattiva fede (una fetta più che consistente, praticamente la maggioranza dell'intero movimento) che considera la crisi ambientale come una occasione di lavoro e per fare affari; con tali presupposti è inutile dire che l'operato di tale maggioranza può risultare più dannoso che altro, perché essendo finalizzato primariamente al proprio sostentamento od arricchimento, al fatturato della propria bottega, cooperativa, azienda, impresa verde, e non alla vera soluzione dei problemi, è chiaro che le loro scelte sono e saranno sempre deviate, drogate, prive di obiettività e valore.]

E' chiaro che quanto detto finora non significa affatto che si debba lasciar bruciare la Foresta Amazzonica, né ignorare la discarica abusiva sotto casa, nel caso in un primo momento non si abbia ascolto da parte dei Governi. Significa però che ogni nostro contributo deve contenere in sé chiara e forte la richiesta dei patti di autocontenimento. Ogni nostro intervento di preservazione dell'ambiente deve contenere in sé l'obiettivo di eliminare il problema all'origine di ogni inquinamento ed esaurimento delle risorse. Altrimenti non andrà sprecato solo il nostro apporto ma pure l'ultima carta che possiamo giocarci.

A questo punto l'ambientalista in buona fede, quello che non ci guadagna nulla finanziariamente bensì ci perde pure, e l'amministratore pubblico (che ultimamente sta iniziando ad affiancare la schiera ambientalista) che davvero vorrebbe migliorare il mondo, furbescamente si chiedono: ma se faccio risparmiare energia e risorse al mio Paese, senza pormi tanti problemi di carattere globale, di politica internazionale, non contribuisco comunque a mantenere il mondo più pulito? Non va comunque meglio rispetto ad una dissipazione indiscriminata? Quantomeno non disporremo di più tempo per uscir fuori da questo guaio planetario in cui ci siamo andati a cacciare?

E' cosa estremamente difficile, probabilmente impossibile, riuscire ad ordinare e semplificare una situazione così complessa, tanto ricca quanto varia. Ed ancor meno è possibile riuscire a prevedere l'evolversi dei vari, molteplici aspetti della realtà. Tuttavia ci sentiamo di dire che la risposta alle domande sopra esposte non è così certa, così come il valore dell'operato ambientalista è tutto da verificare.

Infatti, continuando con le tradizionali pratiche ambientaliste senza mai affrontare l'origine dei problemi ambientali, sarebbe a dire la lotta per la supremazia planetaria, per la sopravvivenza, la quale conduce inevitabilmente ad una economia, una demografia ed una tecnologia ipertrofiche, le cose continueranno a peggiorare ed il male diverrà sempre più avanzato, profondo, radicato, sempre meno gestibile, sempre meno rimediabile. Proprio come per chi, essendosi ammalato, si limita a curare i suoi sintomi con qualche pasticca, continuando tranquillamente la sua vita dissoluta. E' chiaro che non solo non guariranno, tanto il tizio dell'esempio quanto il mondo, ma entrambi andranno incontro ad un tragico destino.

Senza contare che il prodursi in mille furbizie ecologiche, ad esempio nell'ambito della riduzione dei consumi, ci porterà, una irresponsabile visione limitatamente ambientalista ci sta di fatto già portando dritto, verso una vita di stenti collettivi ed infine morte certa.

Continuando a basarsi su principi ecologici buoni, sì, perfino ottimi, ma limitati, parziali, senza mai presentare una adeguata soluzione al problema di fondo, alla guerra economica globale, senza mai porre fine alla crescita demografica, né ad una rincorsa tecnologica tanto frettolosa quanto rischiosa, ci ritroveremo con sempre meno terra, con sempre meno spazio, con sempre meno acqua, meno cibo, meno aria, pro capite, fino all'esaurimento totale, tale che una fine veloce dovuta alla sopraffazione compiuta da un altro popolo ci parrà infine una vera liberazione.

L'ambientalista, e l'amministratore "consapevole", che iniziano a ridurci l'acqua, l'energia, lo spazio (presto anche il cibo, e l'aria già ora, visto che si sbracciano e si sgolano per infilarci un riduttore di flusso al rubinetto dell'acqua ma non spendono una sola parola in favore di misure di certo più giustificate, opportune e significative, come quella del razionamento dei carburanti ad uso stradale privato), non è di fatto soltanto colluso col sistema che dichiara di voler cambiare, ma lo peggiora pure, in quanto mentre il sistema vuol farci crescere, vuol farci arricchire perfino di più di quanto si possa sopportare, l'ambientalista e l'amministratore "evoluto", continuando a seguire la teoria che hanno preso per buona, finiranno al contrario per ridurci, per restringerci in angustie sempre di più. Davvero non si sa chi sia peggio: il male, od il rimedio che pretende di curarlo!

La coscienza ambientale dovrebbe condurci ad essere più ricchi di risorse senza minimamente intaccare il sistema naturale. Questo è il motivo primario, il significato ultimo, la ragion d'essere dell'ecologia e del risparmio in genere. Ecologia e sobrietà dovrebbero rendere l'essere umano più ricco a parità di risorse. Essere giudiziosi, risparmiosi è un atteggiamento che frutta, permettendoci di fare parecchio con poco e di goderne a lungo.

Quest'atteggiamento, questa coscienza, quantomeno in nucis, quantomeno in una certa misura, è presente in ognuno di noi. Si tratta di preziose consapevolezze che fanno parte del nostro essere. Risparmiare è una parola sacra, perché appunto permette ad un essere vivente di vivere più a lungo e meglio con ciò di cui dispone.

Allora per quale motivo dobbiamo diffidare dell'ambientalismo (cosa saggia del resto da fare con qualsiasi "ismo")?

E' presto detto. Il risparmio ben venga quando è un fatto istintivo, genuino, naturale, ma guai quando esso diviene un comportamento propagandato da un amministratore, da un gruppo, da una società, da uno stato, al fine di mantenere immutati quegli stessi comportamenti, quegli stessi sistemi che stanno causando la ristrettezza.

Guai, guai infiniti, guai disastrosi, guai terrificanti, se un amministratore, un gruppo, una società, uno stato, invece di profondersi per interrompere i comportamenti che causano la povertà, invece di avventarsi, spalancate fauci, contro pratiche economiche che sono una vera piaga per l'intero Pianeta, come il turismo, la moda, lo sport, la pubblicità, attività che da sole rappresentano una enorme fetta nel quadro dissipativo globale, iniziano invece a darsi da fare per impoverire ognuno dei componenti della collettività, ognuna delle persone che la compongono, al fine di poter continuare immutati quei comportamenti massicci che invece andrebbero seriamente incriminati.

L'ambientalista e l'amministratore "responsabile" che ci dicono di risparmiare energie e risorse e non avvertono né noi né il resto del mondo del danno demografico (ormai non si tratta più di un pericolo ma di un incalcolabile danno accertato) e di altre simili inezie, coloro che vogliono ridurre l'acqua al nostro rubinetto, oscurare le luci delle nostre case, coloro che ci fanno cambiare una marmitta catalitica dopo l'altra, che oltraggiano la sacra intimità della nostra abitazione per verificare che la nostra caldaia non fumi troppo, alla faccia di qualsiasi garanzia di privacy e giustificazione tecnica, e non ci suggeriscono invece di non far figli, e non spendono una sola parola per fermare il turismo, la moda, lo sport, la pubblicità, ma anzi sono letteralmente culo e camicia con gli autori di tali scempi, ci stanno praticamente condannando a lenta ma inesorabile morte per miseria all'ennesima potenza.

Una persona che prima non abbia fatto il possibile, e che non continui a farlo senza tregua, senza posa, senza arrendersi mai, per disperdere la generale omertà, per rendere edotti gli altri della tremenda situazione demografica e di quant'altro si debba sapere, non ha alcun diritto, bensì può solo vergognarsi, anche solo di paventare l'idea di spingere l'individuo a consumare di meno.

Spingendo le persone a ridurre il consumo dei beni fondamentali della vita, senza mai spendere una sola parola contro massicce superfluità, l'ambientalista e l'amministratore all'ultimo grido di fatto tracciano una ben precisa quanto pericolosa, di sicuro tragica, linea di condotta statale. Poiché per gli stati sono vitali tanto l'energia quanto le risorse ai fini della vittoria finale nel conflitto globale in corso, non ci metteranno nulla ad istituire un ferreo Ambientalismo di Stato (per altro già iniziato) che ce la farà passare molto, molto brutta a tutti quanti.

Dite la verità:
quanti ambientalisti,
quanti amministratori
avete sentito pronunciarsi
in favore dello stop
alla crescita della popolazione?

E' indegno. E' meglio non soffermarsi sulla faccenda, sul vergognoso comportamento di chi pretende di rintuzzarci in angoli sempre più ristretti, bui e freddi, e finirà col suo pensiero ed operato per assetarci, per affamarci, senza minimamente prodigarsi per fermare la crescita della popolazione, senza mai dare quello sguardo alla politica internazionale che potrebbe chiarire e risolvere tutto d'un sol colpo, senza mai prendere posizione contro mastodontiche pratiche economiche immorali:

prendere-posizione.hyperlinker.org/

E' vergognoso. Costoro stanno creando i presupposti per, stanno facendo nascere, una vera dittatura ecologista planetaria.

Ma andiamo avanti. Concentriamoci sulle vere soluzioni, sui buoni comportamenti, non su patologiche, riprovevoli, ignobili carenze ed espressioni umane.

Innanzitutto ricapitoliamo le due linee guida per un corretto intervento ecologico:

- tanto quella del risparmio quanto ogni altra buona pratica, scoperta, invenzione ecologica deve venir concessa ed esportata alle Istituzioni finalizzando chiaramente, decisamente il proprio apporto ai fini dello stabilirsi di una pace globale economica, demografica, tecnologica, da ottenersi tramite i patti di autocontenimento od altro mezzo, se qualcuno riesce a trovar migliore idea.

- la tendenza al risparmio, alla riduzione dei consumi, è cosa buona a patto che non si leda, che non si tocchi minimamente la sfera dei bisogni fondamentali e della privacy della persona, la quale persona da ogni nostra azione deve essere arricchita e non invece impoverita, concentrando invece la propria azione su situazioni di ben più pesante consistenza.

Stop alla crescita demografica.

Avendo l'obiettivo finale di ricondurre i territori locali e globali ad una densità demografica ottimale, permettendo alle popolazioni di diminuire gradatamente per il naturale ciclo della vita:

densita-demografica-ottimale.hyperlinker.org/

E riguardo al far figli, si smetta di pensare alla riproduzione come ad un fatto privato. Ormai trattasi più di fatto sociale che individuale. E' indicativo pensare al rapporto tra il tempo che un figlio passa oggi coi genitori ed il tempo che detto figlio trascorre nella società. E' indicativo pensare anche all'impatto che detto figlio avrà sull'ambiente e quindi sulla società. Per la qual cosa, essendo passato in secondo piano l'aspetto privato rispetto all'aspetto sociale, oggi è possibile, nonché urgente, intervenire regolamentando le nascite.

Regolamentare, razionalizzare le nascite è cosa buona, perché nessuno ne soffrirà. (Al contrario che se saremo costretti a razionare acqua, cibo, etc.). Se si teme per la propria sfera affettiva, invece di fare un figlio si decida di adottare l'intera Umanità. Non figli, ma opere di bene.

Stop alla crescita economica.

La vera festa comincia ora. Rinunciando al superfluo impostoci dai pubblicitari, avremo tutto ciò che ci serve lavorando una parte di quanto lavoriamo oggi, e dedicandoci per il resto del tempo al superfluo che piacerà a noi stessi.

Ma tali due questioni, demografica ed economica, non sono temi da affrontare nemmeno lontanamente da soli. Non possiamo ridurre le nascite e l'economia unilateralmente, altrimenti altri popoli che si saranno mantenuti prolifici e con una economia d'attacco ci invaderanno e massacreranno tutti senza pensarci due volte, bensì pure divertendosi a farlo.

Per quanto riguarda la tecnologia il discorso cambia un po': farla a volontà purché insieme, non più in uno stretto regime di mercato bensì quanto più sia possibile in cooperazione, e quindi con un discernimento oggi impossibile causa la continua rincorsa tra stati, al fine di mantenere uno stabile equilibrio tecnologico.

Concentriamoci allora sulla richiesta di

PATTI INTERNAZIONALI DI AUTOCONTENIMENTO ECONOMICO, DEMOGRAFICO E TECNOLOGICO

Una volta che avremo finalizzato ogni briciola, ogni goccia di risparmio a questi Patti, ed ogni nostra azione, ogni pensiero, una volta che avremo ottenuto un primo passo in questa direzione, potremo, allora sì, con tutte le nostre capacità e forze, profonderci con ancor più convinzione e vigore nella pratica del tradizionale pensiero ecologico basato sul risparmio. Ciò che risparmieremo prima d'allora purtroppo non andrà, non sta andando, all'ambiente né ad una giusta causa, bensì ai vari bush, blair e berlusconi (e possiamo dire anche ai prodi, tanto è la stessa cosa), ai loro corrispettivi orientali, ed alle loro politiche di espansione.

Non c'è altro da fare. Tutti i mille e mille disastri ambientali, ma pure gli infiniti soprusi, le ingiustizie, le violenze ... Tutto è dovuto al fatto che tanto le masse popolari votanti quanto i Governi devono ancora prediligere, far avanzare e porre al potere le persone più aggressive, più voraci, più violente, meno sensibili, stupide quanto si vuole purché risolutive, conquistatrici, captive, all'unico fine di cercare di vincere la guerra per la supremazia globale e poter così sopravvivere sulle ceneri altrui.

Ma non basta.

Oltre a trovare giusta soluzione al conflitto globale, realizzando una pace economica, demografica, tecnologica, occorre spazzar via anche l'altro grande, immane mostro che tiene avvinto l'intero nostro Pianeta: l'impiego pubblico assegnato a vita alla persona, l'abominevole organizzazione statalista che crea uno stato completamente separato, disgiunto dai cittadini, e che fà da squilibrato, storto fondamento per tutte le società del mondo, un sistema sinonimo di accaparramento ed esclusione, alimento e supporto per ogni corruzione, per ogni potere alterato, che rende estremamente difficile, se non proprio impossibile, il pur minimo positivo mutamento.

Al suo posto va presto istituito un equo impiego pubblico a rotazione:

equo-impiego-pubblico-a-rotazione.hyperlinker.org/

una equilibrata, retta, salda base su cui rifondare le nostre società.

Eliminando i due mali alla radice, causa ed origine della stragrande maggioranza dei problemi d'oggi, tutta la miriade di sofferenze che deriva da essi troverà automaticamente immediato sollievo ed in breve definitiva guarigione.

Senza perseguire i Patti di AutoContenimento, senza introdurre il Pubblico Impiego a Rotazione, cercando di porre rimedio agli infiniti problemi causati dal conflitto globale e dall'assegnazione a vita dei pubblici ruoli, continuando a considerar i guai del mondo come fossero indipendenti, distaccati, separati da tali mali di base, non potremo che perdere su tutta la linea.

Strategia:
è solo e pura
questione di strategia.

Se cerchi di afferrare mille paperi che scappano e svolazzano da ogni parte, finirai per non prenderne nemmeno uno. Se persegui, costantemente, incessantemente, implacabilmente, instancabilmente, una sola coppia di possenti draghi, i due mostri che accoppiandosi generano il 99% dei problemi d'oggi, e fanno scappar via i paperi, finirai per catturare gli uni e salvar tutti gli altri.

Chi, non disponendo di una visione chiara, e tantomeno di un piano, di un progetto, vuol continuare, vuol passare tutta la sua vita, a correr dietro ai paperi, faccia pure. Peggio per tutti.

Per fortuna non siamo eguali. Tutt'altro.

Potendo ognuno scegliere un obiettivo alla propria altezza, dobbiamo sperare che vi sia ancora qualcuno tra noi grande abbastanza da far tremare un drago, anzi: due.

Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonìa
Via Fonte Regina, 23
64100 Teramo - Italy

paperi-e-draghi.hyperlinker.org

P&D V1.2 - 37/02/03

L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino - "Le Città Invisibili"
 

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LIBRI SULL'AMBIENTALISMO


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Scienza -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 23/04/2015