IDEE PER UNA SCIENZA UMANA E NATURALE


SUL CONCETTO DI TEMPO IN EINSTEIN

Fino ad Einstein, come noto, tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, sulla base della geometria euclidea soprattutto. Lo spazio aveva tre dimensioni e il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare.

Con Einstein tempo e spazio diventano una cosa sola, nel senso che, a causa della velocità della luce, essi s'influenzano reciprocamente. Il tempo ha smesso d'essere una questione oggettiva, indipendente dalle sensazioni e opinioni dell'uomo.

Einstein in pratica fa capire che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta.

Senza dubbio, tale formula, considerata astrattamente, è vera, ma solo se l'uomo si pone in una condizione spazio-temporale metastorica. Nel senso cioè che quella formula, che pur pretende d'essere vera sul piano “fisico”, può riferirsi a una “fisica” di cui l'uomo comune ha ben poco bisogno.

Peraltro Einstein cercò di applicare quella formula anche al livello metafisico, elaborando una propria concezione della relatività.

Si può accorciare il tempo? Si, relativamente, cioè sino a un certo punto. Lo si può fare oggettivamente? No di certo. Se io mi sposto da un fuso orario a un altro, posso accorciare o allungare il tempo, ma è sempre in riferimento al mio tempo iniziale: nessun altro si accorgerà di questo mutamento.

Il tempo non dipende unicamente dalla nostra percezione soggettiva: esso ha una propria oggettività il cui significato ultimo, per il momento, ci sfugge, poiché tutti noi siamo suoi “figli” e suoi “padri”. Come non riusciamo a vedere l'inizio del tempo, così non ne vediamo la fine.

Non esiste un punto di riferimento preciso che non sia la nostra nascita personale, che peraltro non è dipesa da noi. Noi non possiamo prendere come punto di riferimento neanche la nostra morte, al fine di chiudere, con un segmento, i due punti della nostra vita.

L'unico tempo veramente oggettivo che possiamo esaminare è quello degli altri che ci hanno preceduti e che sono morti. Noi ci dobbiamo rapportare a questi morti (coltivando una forte memoria storica) e vivere il nostro tempo, conformemente alle sue specifiche esigenze: un tempo (presente) che sicuramente risulterà molto più chiaro a chi verrà dopo di noi. Nessuno può pretendere di vivere oltre il proprio tempo: sono i posteri che devono decidere se in che misura lo meritiamo.

Einstein, se vogliamo, non ha scoperto la quarta dimensione dell'universo, ma ha evidenziato che nell'epoca contemporanea gli uomini hanno una grande angoscia del tempo (che passa). Sempre più infatti ci si chiede che senso abbia lo scorrere del tempo, visto che questo fluire spesso è foriero di immani catastrofi, come ad es. le due guerre mondiali.

Gli esseri umani hanno perso il senso del tempo, proprio perché hanno perso il senso della storia e il significato della loro stessa vita. Gli uomini vorrebbero ridurre a un nulla il tempo, proprio perché sanno che il fluire di questa dimensione implica un'assunzione di responsabilità, cioè il bisogno di aumentare l'impegno personale e collettivo nel cercare di risolvere i problemi dell'umanità.

Il tempo insomma è una dimensione in cui l'uomo deve giocarsi la sua libertà. In un certo senso è il tempo stesso, col suo carattere di unidirezionalità, che costringe l'uomo a tener conto ch'esiste un irreversibile processo in avanti.

Il tempo non è una condizione che ci obbliga, fatalisticamente, a fare determinate cose. E' soltanto una dimensione vincolante, all'interno della quale possiamo muoverci con relativa libertà (la libertà “assoluta”, storicamente parlando, non esiste).

Chi tiene conto del tempo e lo vive in uno spazio adeguato (necessariamente “sociale” e in sintonia con le esigenze della società), non resta indietro, ma è conforme alla velocità del tempo.

Mettere in rapporto la propria velocità a quella della luce non ha senso per l'uomo di questo mondo. Lo spazio in cui l'uomo deve vivere resta quello euclideo. Il resto è speculazione arbitraria.

Non a caso le teorie di Einstein portano a credere che il tempo, in ultima istanza, non esista, in quanto esiste solo la percezione soggettiva che ne abbiamo. Il tempo è uguale all'eternità e questa è uguale al nulla. Siamo in pieno nichilismo.

Di conseguenza, anche il movimento della massa (o materia) è illusorio, irreale, in quanto -secondo Einstein- non esistono punti di riferimento oggettivi in grado di misurare la velocità della luce.

E così il cerchio si chiude: Einstein è tornato alla fissità astratta di Parmenide e alle assurdità delle ipotesi di Zenone.


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Scienza -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 05/12/2012