IDEE PER UNA SCIENZA UMANA E NATURALE


RIFLESSIONI SULL'UOMO E SUL SUO UNIVERSO

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Esiste una storia del genere umano che è parte di una più generale storia della Terra e dell'Universo che la contiene.

Poiché la storia del genere umano occupa solo gli ultimi istanti - relativamente parlando - della storia del luogo fisico che l'ha generata, dobbiamo necessariamente supporre che esista un processo evolutivo all'interno dell'Universo, di cui forse lo stesso Universo è oggetto, che parte sì dalle forme più semplici, ma che ha in sé gli elementi per sviluppare queste forme in una complessità crescente, praticamente illimitata.

Si badi che col concetto di "forme" non necessariamente si devono intendere quelle dell'organizzazione materiale della vita. La complessità può anche riferirsi al livello di profondità o di intensità in cui viene vissuto il valore umano - cosa che è del tutto indipendente dall'involucro materiale in cui esso si esprime.

Quindi qualunque cosa possa essere avvenuta all'origine dell'Universo o all'origine della nascita della Terra, questo qualcosa aveva in nuce tutte le caratteristiche per svilupparsi in maniera complessa.

Sotto questo aspetto si può dire che l'essere umano sia "umano" sin dalla nascita. Cioè se si può accettare l'idea di un'evoluzione dall'animale all'uomo, si deve altresì ammettere che tra animale e uomo si pone una rottura segnata proprio dalla presenza dell'autocoscienza. L'animale vive d'istinto, secondo leggi di natura, ma la legge più profonda della natura - la consapevolezza della libertà - non la conosce.

E' la stessa differenza che passa tra un neonato e un adulto. Il neonato ha in sé tutte le potenzialità per diventare un adulto consapevole di sé, anche se le circostanze a lui esterne possono portarlo a vivere una vita innaturale.

L'essere umano non che la natura consapevole di sé, libera di essere se stessa per volontà propria. Ovviamente questa è una definizione astratta, in quanto nel concreto l'uomo ha la possibilità di impedire ad altri esseri umani di esercitare la loro libertà secondo natura.

Qui però ci si vuole limitare ad osservare come la comparsa del genere umano abbia coinciso, in un certo senso, con l'evoluzione della natura verso uno stadio di autoconsapevolezza, da cui è oggettivamente impossibile prescindere.

La comparsa dell'uomo sulla terra obbliga l'intera natura a tenerne conto. La natura non può più tornare indietro, può andare solo avanti. Questo significa che se anche fosse ipotizzabile l'idea di una fine del mondo o dell'Universo, risulterebbe poco spiegabile la fine della progressiva consapevolezza di sé.

Se esiste infatti un percorso evolutivo, allora il mutamento delle forme non può incidere in maniera determinante su questo percorso. L'autocoscienza, lo sviluppo progressivo della consapevolezza di sé deve procedere in rapporto alle condizioni esterne ma anche indipendentemente da queste condizioni.

Cioè in ultima istanza non può essere la forma esterna a determinare lo sviluppo di quella interna. Se esistono forme esterne che impediscono al genere umano di essere se stesso, non sono forme naturali, ma forme che l'uomo stesso si è dato, usando la propria libertà in modo negativo.

L'unico nemico dell'uomo è l'uomo stesso. E la percezione stessa della negatività, che è negazione dell'esercizio generale della libertà, è un indizio tanto più sicuro della presenza di un rapporto umano innaturale, quanto più la percezione è patrimonio di un soggetto collettivo.

Oggi, sulla base delle conoscenze che abbiamo, possiamo dire con relativa sicurezza che nell'Universo esiste un processo evolutivo il cui esito ultimo, sul piano naturale, è la consapevolezza dell'identità umana. Questo ci deve portare ad affermare, con non meno sicurezza, che nell'intero Universo non esiste altra consapevolezza che non sia umana.

Se esiste una consapevolezza superiore o anche solo diversa da quella umana, essa non può far parte dell'Universo, cioè della forma in cui la coscienza è nata e si è sviluppata, o comunque non può mettersi in rapporto con le condizioni umane dell'esistenza, che sono quelle che permettono all'essere umano di vivere.

La coscienza umana è il fine dell'intero Universo, poiché non esiste nulla che possa raggiungere la complessità, la profondità e la vastità di questo elemento dell'identità umana. Qualunque ricerca l'uomo faccia di altri esseri viventi nell'Universo è destinata all'insuccesso, poiché se esistono altri esseri viventi, in forme diverse da quelle che concepiamo secondo natura, esse non fanno parte dell'Universo.

La nascita dell'Universo ha come scopo ultimo lo sviluppo dell'autocoscienza umana, quindi nell'intero Universo il genere umano si trova in una posizione centrale.

Lo stesso Universo è soggetto a una linea evolutiva, che segna lo scorrere del tempo e lo sviluppo della coscienza umana, al punto che dobbiamo supporre una stretta correlazione tra l'attuale configurazione dell'Universo e l'attuale stadio di sviluppo della coscienza umana. Quindi noi potremmo anche supporre, volendo, che l'ulteriore sviluppo della coscienza umana possa richiedere una diversa configurazione dell'Universo, più idonea a contenere livelli superiori di consapevolezza.

Il tempo è un processo irreversibile in cui la coscienza umana, per essere se stessa, può soltanto svilupparsi. Questo non significa che non possano esserci "ritorni alle origini", ma significa che in casi del genere il "ritorno" avverrebbe in forme diverse,  tant'è che si parla del tempo non come di una linea retta o di un circolo ma come di una spirale, in cui c'è sì il ricongiungimento dell'alfa con l'omega ma in forme e modi diversi da quelli originari.

Una coscienza che non voglia svilupparsi in senso umano, procede contro le leggi del tempo, ovvero si pone in maniera innaturale: detto in parole semplici, "perde tempo". L'essere umano è destinato a diventare quello che è, perché solo quello che è e quindi quello che deve essere, lo rende conforme a natura. Ogni violazione di questa legge non fa che rallentare un processo irreversibile, che va comunque compiuto in libertà.

Sotto questo aspetto non è esatto dire che l'evoluzione del genere umano coincide di per sé con l'esperienza sempre più profonda della libertà, dell'autoconsapevolezza umana. Proprio perché sul piano storico si ha a che fare con un elemento sconosciuto al mondo animale, e cioè la libertà, gli esseri umani devono affrontare un problema che gli animali non conoscono, se non indirettamente, come conseguenza subìta: i condizionamenti di una libertà vissuta negativamente, contro natura.

Ora, se la natura ha bisogno di una libertà che non la neghi, ma anzi che le permetta di riprodursi agevolmente, di perpetuare le sue proprie leggi, è evidente che di tutte le formazioni sociali esistite fino ad oggi, quella capitalistica è la meno adatta a offrire garanzie del genere.

Se consideriamo che dal punto di vista ideale il socialismo va considerato decisamente superiore al capitalismo (in quanto al capitale oppone il primato del lavoro o al profitto privato il bisogno sociale) e se, nonostante questo, il socialismo s'è trovato ad un certo punto a dover ammettere il proprio fallimento storico, in quanto l'esercizio negativo della libertà alla fine ha prevalso su quello positivo, ancor più bisogna credere che il capitalismo sia privo di futuro ai fini dello sviluppo dell'autoconsapevolezza umana.

Con il crollo del socialismo amministrato l'umanità, da un lato, è andata avanti, in quanto ha preso consapevolezza che non era possibile, in quella forma autoritaria, sviluppare la libertà umana; dall'altro però l'umanità è andata indietro, poiché non ha saputo trovare un'alternativa vera al crollo del socialismo di Stato che non fosse una pura e semplice riedizione delle modalità obsolete del capitalismo.

L'unico modo di garantire alla natura la propria sopravvivenza e con questa quella del genere umano, non è quello d'inventarsi forme inedite di esistenza vitale, ma quello di ripristinare le forme più antiche della civiltà umana, che gli storici definiscono, con pregiudizio, col termine di "preistorica", quelle forme in cui valori come la proprietà sociale dei mezzi produttivi, il senso dell'appartenenza a un collettivo, la stretta correlazione dell'agire umano coi ritmi e le leggi della natura, erano prassi dominante, i cui significati vitali venivano trasmessi oralmente, di generazione in generazione. Come noto, queste forme sono durate migliaia e migliaia di anni.

UN MOVIMENTO ETERNO

Perché tutto questo incredibile movimento nello spazio dell'universo? Perché tutta questa materia ed energia di dimensione e di potenza enormi, incalcolabili? Probabilmente l'essere umano deve comprendere che nell'universo non vi è nulla di statico e nulla di finito o di definito o semplicemente nulla di limitato.

Tutto è in perenne movimento e trasformazione. Proprio questo fatto garantisce a qualunque oggetto del cosmo assoluta libertà e creatività. Il movimento e la trasformazione sembrano non avere limiti né di spazio né di tempo, né di sostanza né di forma. Anche gli esseri umani sembrano essere destinati all'eternità, in una perenne trasformazione del loro essere.

Tuttavia c'è un altro aspetto da considerare: ogni elemento dell'universo fa parte di un elemento più grande che lo contiene. Non esistono cose che vivano separatamente. Gli oggetti dell'universo sono disposti in ordine concentrico, a volte gerarchico, molte altre volte sono soggetti a reciproche influenze.

Tutto sembra essere strettamente interconnesso, interdipendente, come se l'universo fosse una gigantesca rete, e tutte queste caratteristiche fisiche, materiali sembrano essere concentrate nell'oggetto più importante dell'intero universo: l'essere umano.

LA TERRA COME BANCO DI PROVA

A che pro un universo che a noi appare infinito o illimitato, quando di esso solo una piccolissima parte risulta abitata, o comunque quando le distanze che separano gli astri sono così enormi da rendere impossibile qualsivoglia comunicazione tra gli abitanti di possibili pianeti abitati?

L'universo appare come un enorme spreco di risorse e di energia. Per quale motivo risulta abitabile un unico sistema solare quando potrebbero essercene infiniti? Se è l'uomo al centro dell'universo, questo stesso uomo dovrebbe poterlo abitare interamente.

Forse possiamo supporre che il pianeta Terra stia vivendo nell'universo una sorta di dimostrazione pratica di vivibilità dell'intero universo. Se noi umani riusciamo a vivere e a riprodurci su questo pianeta, allora potremo farlo su qualunque altro. Non è forse questa l'aspettativa della scienza con cui si finanzia la ricerca spaziale? Il fatto è però che proprio la scienza contemporanea è l'esempio più lampante di come non si dovrebbe vivere.

Se dovremo essere noi stessi a decidere le condizioni ottimali di vivibilità in tutti gli altri pianeti, come potremo farlo col modo attuale di usare la scienza e la tecnologia, che è quanto di più innaturale e antiumanistico si possa pensare?

Al momento - si potrebbe dire - noi stiamo sperimentando tutte le forme possibili di vivibilità della dimensione umana: quando si saranno stabilite le migliori, quelle eco-compatibili, potremo riprodurle in altri sistemi solari.

La Terra è solo un banco di prova, una sorta di laboratorio in cui si sperimentano le possibili forme di esistenza dell'essere umano, tutte le variazioni su un unico tema. La fine della Terra avverrà quando le avremo provate tutte, cioè quando avremo dimostrato, dopo averle provate tutte, che solo alcune non contraddicono l'essenza della natura e della natura umana: questo perché, provandole tutte, finiremo col rendere il nostro pianeta sempre meno vivibile, sempre più desertico.

Col tempo noi dovremo prendere atto che esistono alcune forme di vita che devastano l'ambiente in maniera irreparabile, rendendo impossibile qualunque forma di esistenza. Sarà molto importante essere ben consapevoli di questi limiti e registrarli nella memoria storica.

L'evoluzione dell'essere umano non è altro che lo sviluppo di una memoria storica in cui vengono registrate tutte le possibili forme di esistenza, in modo che la scelta definitiva per la migliore di esse possa esser fatta a ragion veduta.

IL SENSO DELL'UNIVERSO

Davvero siamo solo un puntino nell'universo? Per adesso sì, ma il nostro destino è quello di crescere all'infinito, perché infinito è l'universo in cui viviamo e che attende d'essere popolato da noi.

Un discepolo di Ippocrate, rimasto anonimo, rivelò come i medici della scuola ippocratica intendevano la riproduzione umana: semplicemente come l'incontro di due semi, maschile e femminile. Avevano capito che all'origine di tutto non vi è un principio unico, ma duale, paritetico fra i suoi elementi opposti e complementari, in grado di creare le cose migliori proprio per congiunzione, non per separazione.

Ippocrate era nato nel 460 a.C. e aveva già capito tutto. Paradossalmente le cose si capiscono meglio quanto minori sono i mezzi scientifici con cui esaminarle: è sufficiente infatti essere molto vicini alla loro nascita. In tal modo siamo meno condizionati dalle sovrastrutture mentali che col tempo ci siamo dati.

Probabilmente anzi ciò che Ippocrate dovette cercare di "capire", veniva vissuto, prima di lui, in maniera del tutto naturale, senza neppure metterlo in discussione. Lo dimostra il fatto che, nell'epoca schiavistica, le religioni hanno dovuto subordinare l'elemento femminile per poter giustificare il maschilismo imperante.

L'embrione fecondato è solo un puntino nel ventre materno. Il suo progressivo sviluppo è come un simbolo di quello che attenderà noi nell'universo. Quando nasciamo, ciò che ci ha nutrito (il sangue) ci viene somministrato in una maniera molto diversa, relativa alla nuova dimensione in cui dobbiamo vivere.

Così sarà quando usciremo da questo pianeta. Non come fanno gli astronauti, la cui scienza vuole anticipare arbitrariamente i tempi, ma come dovremmo fare tutti quando verrà quel giorno. La terra non è che un ovulo fecondato da un agente esterno, da un seme proveniente dall'universo. È il nostro sacco amniotico, che ci sta apparendo sempre più stretto.

Tutto quanto abbiamo fatto su questa terra dovrà essere, in qualche maniera, ricapitolato, ricompreso, rivissuto in maniera depurata e potenziata, eliminando quegli aspetti non conformi a natura, che ci hanno impedito di manifestare pienamente la nostra umanità.

Non sarà lo sviluppo della scienza - come illusoriamente crediamo - a indurci a desiderare di uscire dal pianeta, ma sarà lo sviluppo della coscienza, le cui esigenze di autenticità sono infinitamente più stringenti, più pressanti. Non avremo bisogno di tenere aperti gli occhi sulla realtà, ma avremo bisogno di chiuderli e di pensare, nel buio della nostra anima, a quel che siamo, a quel che siamo diventati e a ciò di cui abbiamo bisogno per continuare ad essere. Dobbiamo concentrarci verso l'interno e immaginarci pronti a fare un lungo viaggio.

La nostra esistenza su questo pianeta deve soltanto servire a porre le condizioni umane e naturali affinché il viaggio avvenga in maniera produttiva, equilibrata, in grado di rispondere alle aspettative dell'universo, il quale sicuramente non ha bisogno delle tante cose inutili e fuorvianti che in questi ultimi 6000 anni ci siamo dati, a partire dall'assurda proprietà privata dei mezzi produttivi, sino a quel mostro spersonalizzato e violento che chiamiamo "Stato", passando per quell'altro obbrobrio economico, che ci rende tutti dipendenti, chiamato "mercato".

Quando avremo eliminato questi tre elementi che caratterizzano, in maniera assolutamente negativa, tutta la vita del pianeta, noi saremo in grado di uscirvi. Infatti continuare a viverci ci apparirà limitativo, in quanto saremo arrivati a comprendere che la vita veramente umana e naturale l'avevamo già vissuta nel periodo della preistoria, per cui non avremo bisogno di ripeterla.

Chi non capisce che da questo pianeta dobbiamo uscire per vivere nell'universo, in altre forme e modi, quella stessa umanità e naturalità che avevamo vissuto nel corso della preistoria e che abbiamo colpevolmente rinnegato da quando si sono volute creare le cosiddette "civiltà", si condanna a non capire il vero senso dell'universo.

Percorso Terra


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Scienza -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 23/04/2015