PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA
pubblica laica territoriale


TreeBook, il profilo dei cercatorI d'alberi

Quaderno degli alberi antichi e leggendari
Fantin Paola, 2009, Kellermann Editore

La giornalista e scrittrice Paola Fantin da oltre dieci anni viaggia per l'Italia, per l'Europa e anche solo fuori dalle porte di casa, per cercare gli alberi più antichi, più belli, più strani o semplicemente più importanti per qualcuno: da questa passione è nato "Il quaderno degli alberi antichi e leggendari", edito da Kellermann Editore nella famosa collana dei "Quaderni".

Un'idea ne genera sempre un'altra... E allora, perché non diventare un po' tutti "cercatori d'alberi"?

Da questa domanda è nato "TreeBook", il profilo dei cercatore d'alberi, per creare una "comunità di ricerca" di alberi secolari o particolari.

Attraverso Facebook è possibile raccogliere informazioni in tempo reale, per "censire" non solo quegli alberi che già la legge tutela, ma anche quelli che hanno caratteristiche o storie particolari, che potranno così essere condivise da tutta la comunità di "cercatori d'alberi" e lasciate come testimonianza.

Allo scopo di radunare esperienze e segnalazioni dei novelli "treescout" abbiamo creato la pagina: www.facebook.com/pages/TreeBook/121625684519769

L'invito a "popolare" la community è rivolto agli "scopritori" e ai "cercatori" e ai "possessori" di alberi non accessibili a tutti perché situati in parchi o giardini privati.

Può sembrare solo un gioco, ma forse un gioco non è anche se sicuramente è divertente. E' un censimento il cui valore proviene dal tempo lontano in cui gli alberi sono nati, e destinato a un futuro che potrà ancora beneficiare delle fronde, delle storie e dei significati di questi silenziosi e maestosi testimoni.

UN PICCOLO ESEMPIO

L’Albero della Bicicletta di Sitran (Belluno)

Non è facile individuarlo in mezzo ai giovani alberi del bosco di Sitran. Sembra un castagno come tanti altri, dai quali si dipartono rami più o meno irregolari. Tranne uno.

Che non è un ramo, ma un vero e proprio manubrio di bicicletta, insieme al suo cerchione, al tubo che un tempo reggeva il sellino e a parte del pedale.

E’ l’Albero della Bicicletta, che ingloba al suo interno proprio una vecchia due ruote.

Si presume abbia poco meno di un secolo, ma per la comunità è un vero e proprio simbolo, il connubio tra l’uomo e la natura che tutto equilibra e fa suo.

Narra la storia che a Sitran vi fosse un contadino che nella I metà del ‘900 riuscì ad acquistare una bicicletta, suo vanto e ricchezza. Quando andava nei campi a tagliare l’erba, la portava sempre con sé e la appoggiava sul castagno vicino.

Passarono gli anni e la bicicletta divenne vecchia e malandata. Il contadino, non avendo cuore di gettarla via, in un giorno del 1952, decise di appenderla a un ramo secco del castagno, senza neppure immaginare che, col tempo, albero e bicicletta sarebbero diventati un corpo solo e un’anima sola. Per sempre.

Come arrivarci

Non ci sono cartelli, né sentieri ben individuati ma una volta trovato non lo si dimentica più.

Per arrivarci bisogna parcheggiare vicino al cimitero di Sitran (Bl), seguire il sentiero che affianca il camposanto, inoltrarsi nel bosco e, non appena si trova sulla sinistra una sorta di radura con un giovane boschetto, spingersi al suo interno. Il castagno si trova lì, proprio sul bordo di una scarpata. Per chi non è del posto, meglio chiedere in loco. Accesso libero.

LE RECENSIONI

AA.VV, Il Gazzettino, 3 dicembre 2009

La giornalista e scrittrice di Ponzano Veneto Paola Fantin ha appena pubblicato con l'editrice Kellermann di Vittorio Veneto “Il quaderno degli alberi antichi e leggendari – sulle tracce dei patriarchi verdi”. Costa 10 euro ed è un itinerario inconsueto attraverso la Penisola a scoprire alberi nobili, che fanno ombra agli uomini da centinaia d'anni, silenziosi spettatori o protagonisti di eventi della storia. La pubblicazione ha la consueta e graziosa impostazione Kellermann: dimensioni da quaderno scolastico, testo stampato in scrittura corsiva naif.

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Chiara Voltarel, Il Gazzettino di Treviso, Natale 2009

La novità dell’editrice Kellerman è un quaderno da passeggio, per le piccole gite fuori porta, libro prezioso per fare la conoscenza con i patriarchi verdi dei nostri boschi, che dobbiamo imparare a rispettare e ad amare sempre di più è “Quaderno degli alberi antichi e leggendari” di Paola Fantin.

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Nicolò Lovat, X Città Treviso, 21 marzo 2010

Si apre con un invito a fare “Quattro passi nella Marca trevigiana” e si chiude con un curioso zodiaco legato agli alberi, Il quaderno degli Alberi antichi e leggendari, della giornalista e scrittrice trevigiana Paola Fantin.

E’ uno degli originali “quaderni” di Kellermann Editore, che ricorda nell'aspetto esteriore e nell'impaginazione i vecchi quaderni scolastici di una volta, con le copertine e i bordi colorati, con le pagine “scritte a mano” in bella calligrafia e corredate da illustrazioni originali (qui sono dello stesso editore, ossia Roberto De Giustiniani): un piccolo gioiello di originalità e artigianalità editoriale.

E proprio come un quaderno di appunti di una viaggiatrice che ha scelto come mete i grandi alberi secolari di tutta Italia, Paola descrive quelli che definisce i “Patriarchi Verdi d’Italia”, conducendoci in un viaggio inedito e suggestivo e suggerendo nuovi itinerari per una gira fuori porta.

Paola, infatti, è andata ad “ascoltare” ciascuno di questi alberi, indicandoci poi bene come arrivare sotto le loro fronde, ricordando gli uomini e le comunità che l’hanno protetto e le leggende che la sua lunga vita ha ispirato. Così si scopre che a Possagno (r)esiste ancora un pino piantato da Antonio Canova nel 1780 e che, allontanandoci da Treviso, possiamo ancora vedere a Caprino Veronese un platano di oltre 400 anni, così grande e possente da poter nascondere tra le sue fronde oltre 100 soldati…

Storia o leggenda che sia, resta suggestiva come quella che ancora oggi si narra intorno ad un castagno di Balech di Quero, albero di circa cinquecento anni dove pare si nasconda da secoli uno spiritello birbante. E come molte altre ancora che Paola racconta con passione e documentazione.

Da usare come guida per un viaggio o come bussola per i sogni, è certamente un libro curioso che si chiude con note ancor più amene, attribuendo alle date di nascita similitudini con gli alberi. Che non sono poi così lontane dalla realtà: provare per credere!

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Mario Cutuli, La Vita del Popolo, 21 marzo 2010

Si dice che anche loro abbiano un’anima... Che siano liriche che la terra scrive al cielo... Che insieme all’acqua siano il simbolo della creazione... “Il quaderno degli alberi antichi e leggendari” di Paola Fantin, Edizioni Kellerman, euro 10, più che dal fascino di incontrare “i più bei patriarchi verdi d’Italia”, più che dallo stupore di “dialogare” con questi testimoni di un tempo remoto ma mai tramontato, nasce dal bisogno di ritrovarsi.

La loro ricerca è una sorta di riscoperta di se stessi.

Quei tronchi robusti, quelle fronde che, quasi in una battaglia senza fine, sfidano ancora il vento e sussurrano arcane parole, sanno di memorie antiche, di fasti lontani. Dispensano intime emozioni e svelano, ma solo a chi è disposto ad ascoltarli, preziosi segreti, incomprensibili per i visitatori domenicali o per i campeggiatori vacanzieri. Riservati solo a chi li osserva con gli occhi commossi del cuore. Con una passione non comune Fantin ci propone un viaggio tra queste meraviglie della natura che ignorano il tempo e ci porta prima su e giù per la Marca Trevigiana e poi a spasso per il Nordest e il Nordovest alla ricerca di un patrimonio che chiede soltanto di essere protetto e amato. Così, il “Pino di Antonio Canova” o i “Cipressi della Via Crucis” a Possagno o i “Cedri di Ugo Foscolo” a Villa Albrizzi a Preganziol, nutrici anch’essi de “I Sepolcri”, diventano tappe di un viaggio nel tempo. Come “La Roverella della Rocca a Cornuda” o “Il Cedro di Giulio Cesare” a Chiarano o “Il Grande Castagnèr di S. Giusto” a Fregona, insieme a “L’olivo di papa Luciani” a Vittorio Veneto e la “Regina delle Sorgenti” del Parco del Sile a Casacorba.

Un viaggio che nel suo programma annovera anche “Il Castagno di Dante Alighieri” nei pressi di Verona o, incastonato in un bosco di faggi e ideale scenario degno di fiabe il “Fagheron di Pian Formosa” nel bellunese o ancora “Il grande faggio di Monte Busimo” a Erbezzo (Verona) e il misterioso Balech di Quero attorno al quale ruota la leggenda di uno spiritello birbante che trova rifugio tra i rami del grande castagno...

La galleria propone ancora “gli alberi per sognare” come “Il castagno Osteria del Bugeon” a Badi, nel bolognese, nel cui tronco cavo sino a qualche tempo fa era stata ricavata un’osteria capace di ospitare sino a 12 persone o la “Farnia delle streghe” a Capannori, presso Lucca, sulle cui fronde, narra la leggenda, si davano convegno schiere di streghe, o “Il Castagno dei cento cavalli” a Sant’Alfio alle pendici dell’Etna, l’albero più vecchio d’Europa che si dice abbia ospitato durante un temporale la regina Giovanna d’Aragona e tutti i suoi cavalieri. Alberi per sognare e per rituffasi nella storia come “Il platano di Napoleone” presso Alessandria o semplicemente per saperne di più di noi stessi, perché pare che, prima che nelle stelle, il nostro destino sia scritto sugli alberi, come sembra convincerci Paola Fantin nella sezione “E tu di che albero sei?...”. Alberi per capire che “l’uomo è proprio come un albero e che, sotto una dura corteccia e un aspetto apparentemente inanimato egli «è». Per comprendere che non esiste un me, ma un «noi», dove nessuno è separato, ma unito al Tutto. Come alberi in una grande foresta”.

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Cristiana Sparvoli , La Tribuna di Treviso, 2 aprile 2010

Paola Fantin, giornalista e scrittrice trevigiana, conduce tutti gli amanti della natura e della storia sulle tracce dei «Patriarchi Verdi», ovvero alberi secolari legati a luoghi suggestivi o a personaggi illustri. «Il quaderno degli alberi antichi e leggendari» è edito da Kellermann di Vittorio Veneto nella celebre collana che riprende stile e grafica dei vecchi quaderni della nonna. Questo degli alberi ha una copertina color senape. Paola viaggia con le parole e i racconti per tutta l’Italia, dalla Marca e nell’intero Nordest, per poi spostarsi in Lombardia e in Toscana con l’intento di illustrare venticinque vetusti testimoni del tempo compagni di viaggio inattesi che si incontrano lungo il cammino. Per la provincia di Treviso, l’autrice narra le vicende di otto «Patriarchi Verdi», tra cui i cipressi della via Crucis di Possagno (a sinistra), il pino dello scultore Antoni Canova, l’olivo di Papa Luciani a Vittorio Veneto, il castagner di San Giusto a Fregona (a destra un castagno). Il tutto accompagnato dalle belle illustrazioni di Roberto Da Re Giustiniani. Una chicca.

Fonte: www.kellermanneditore.it/treebook.php

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Formazione
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Aggiornamento: 14/12/2018