PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA
pubblica laica territoriale


L'INSEGNAMENTO SECONDARIO SUPERIORE IN FINLANDIA

La Finlandia è uno dei migliori sistemi educativi del mondo. Gli studenti della sua scuola secondaria superiore regolarmente ottengono i punteggi più alti nei test OCSE-PISA. E questo senza fare nelle loro scuole dei test autovalutativi. Il 93% degli studenti ha un diploma superiore (media OCSE: 80%) e di questi il 66% va all’Università (media OCSE: 25%).

In Finlandia la scuola statale non è gestita dallo Stato (che ha una funzione di indirizzo generale), ma dagli Enti locali. Circa la metà degli istituti professionali è comunale, un terzo è statale e il resto sono privati. Le scuole professionali ricevono sovvenzioni dallo Stato. Anche la maggior parte dei licei è attualmente di proprietà comunale (sono molto rari quelli privati).

Questo decentramento è nato a partire dagli anni Ottanta. Esiste un curriculum nazionale, ma i programmi vengono compilati a livello comunale, e ogni singola scuola stende ogni anno un piano di azione annuale (una sorta di POF autonomo). Il calendario scolastico, p.es., è stabilito a livello locale e di singolo istituto, nel rispetto di indicazioni nazionali.

Si comportano così non perché c’è molta disparità tra la popolazione e la superficie della nazione, ma per scelta strategico-didattica: hanno capito che a livello locale l’istruzione si gestisce meglio, in maniera più responsabile, più flessibile e più controllata.

Stessa cosa, peraltro, succede da noi per i nidi e le materne comunali, ma solo perché le battaglie regionaliste degli anni Settanta riuscirono in questo settore ad avere la meglio sul centralismo statale. Noi italiani non siamo costretti ad avere lo Stato centralista solo perché siamo in troppi o perché c'è molta disparità geografica tra una scuola e l'altra (p.es. tra quelle del nord e quelle del sud).

E’ vero che la nostra tradizione scolastica è impostata sullo Stato centralista sin dalla sua nascita, ma questo non significa che non si debbano tentare altre soluzioni. Non dimentichiamo infatti che se di tentativi di riforme ne abbiamo avuti a iosa per le Superiori, di fatto solo due si sono realizzati: la riforma Gentile e quella dei Decreti Delegati. Tutto il resto, alla fin fine, si è ridotto a tagli e ridimensionamenti di varia natura.

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Gli insegnanti finnici vengono reclutati (e licenziati) dalle singole scuole o dai Comuni, i quali spesso ricorrono ad annunci sui quotidiani per trovare personale. Questa cosa, a quanto pare, sembra essere simile alla “chiamata nominativa diretta”, in Italia proposta dal centro-destra e mai attuata. Eppure tutte le loro scuole sono finanziate dallo Stato, anche quelle private in base a un sistema di vouchers.

La riforma del 1994 ha conferito ancora più autonomia alle loro scuole. Gli insegnanti p.es. sono liberi di progettare completamente la loro programmazione. Questa cosa da noi non esiste. Alle Superiori non si possono decidere i programmi, se non dopo un iter così burocratico che scoraggia chiunque. E chi lo fa, avrà i propri studenti penalizzati all’esame di stato, poiché i commissari esterni si atterranno ai programmi istituzionali.

Solo il 10% dei candidati all’insegnamento viene accettato e tutti hanno non solo una laurea ma anche un master.

Esiste inoltre un forte interscambio tra ricerca universitaria e attività didattica. Ad esempio è possibile che accanto a una facoltà universitaria dove studiano i futuri docenti vengano allestite delle scuole ove loro possano già iniziare a esercitarsi o a vedere come agiscono altri docenti. Docenti che insegnano alla scuola primaria e secondaria insegnano anche all’università, e gli studenti universitari vanno nelle loro scuole a vedere le pratiche didattiche.

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In Finlandia esistono due tipi di istruzione secondaria (non obbligatoria): i “licei”, di carattere generale, e i “professionali”, di carattere specifico, che durano tre anni, dai 16 ai 19, ma uno studente può completarle in due o in quattro anni, a seconda delle sue capacità. Per loro è più difficile accedere agli istituti professionali che non ai licei, essendo maggiori le richieste di iscrizione.

Il liceo conduce direttamente agli studi di livello universitario e mira ad una preparazione culturale globale. L’accesso universitario agli studenti degli istituti professionali è interdetto, a meno che questi studenti non abbiano superato la fase di specializzazione più lunga del previsto, quella più impegnativa.

Non dimentichiamo che in Finlandia tutte le università sono a numero chiuso e ogni anno sono disponibili non più di 18.000 posti in tutto il Paese (su circa 40.000 studenti che sostengono la maturità). Quindi per iscriversi a un corso di studi universitari bisogna sostenere un esame di entrata per il corso prescelto.

Questo, se ci pensiamo, è del tutto naturale. A chi sin dall’inizio ha fatto una scelta orientata ad avere un diploma per andare a lavorare, non avendo voglia d’impegnarsi troppo nello studio, a che pro consentire d’andare all’università? Quanto meno gli si dovrebbero far fare dei test duri di ammissione al corso.

Da noi invece, dove l’illusione va a braccetto con la demagogia, si permette a tutti di fare gli studi più alti, salvo poi rendersi conto che, non essendosi formate le basi quand’era il momento giusto, ogni sforzo è vano, tant’è che gli abbandoni sono elevatissimi. Su 100 iscrizioni il 45% non arriva alla laurea, senza poi considerare che a forza di far accedere chiunque all’Università, il suo livello tende progressivamente ad abbassarsi.

Va detto però che da noi son sempre meno le lauree, in netta controtendenza col resto del mondo, semplicemente perché l’investimento economico è troppo rischioso rispetto alla possibilità di ottenere un posto di lavoro. Di qui l’idea scriteriata di rendere i corsi di laurea più facili e di minor durata. Anche per non fare brutta figura coi partner europei.

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Le scuole superiori finlandesi sono basate su strutture modulari flessibili, in grado di offrire agli studenti una scelta molto ampia di ciò che studiano.

Il liceo finlandese è "generale" (non suddiviso in specificità come da noi). La struttura è a corsi corrispondenti a moduli di sette settimane, per cui l’anno è suddiviso in cinque periodi. I moduli possono variare da 75 a 100 per tutto il percorso. Il percorso può durare da un minimo di due a un massimo di quattro anni, secondo i ritmi dell’alunno, senza che questo venga considerato “fuori corso”. In media una cinquantina di moduli sono comunque obbligatori, gli altri sono opzionali. L’alunno che alla fine delle sette settimane non supera il modulo, può ripetere una sola volta la verifica. Se anche questa volta non la supera deve ripetere la frequenza del modulo.

L’orario settimanale è in genere organizzato su cinque giorni. Una lezione ha la durata di 60 minuti, di cui 45 di lezione effettiva e 15 di pausa.

Gli insegnanti passano 592 ore per anno scolastico nelle classi (media OCSE: 703 ore). Questo permette di avere più tempo per sostenere gli studenti con difficoltà di apprendimento. Lavorano con questi studenti individualmente o in piccoli gruppi. Rispetto ai colleghi italiani, i docenti finlandesi normalmente si recano a scuola prima e ne escono dopo, perché trovano un ambiente attrezzato e accogliente, che favorisce le attività di studio e approfondimento, di relazione con i colleghi e soprattutto con i ragazzi, di riordino dei materiali. “Scuola” non vuol dire soltanto “lezione in aula”.

Di recente sono state inserite, per l’esame dei diplomati degli istituti professionali, le dimostrazioni delle abilità attraverso un test organizzato in collaborazione con gli operatori del mondo del lavoro a livello locale, e questi operatori valutano insieme ai docenti.

Quando uno studente richiede l’iscrizione a un istituto superiore, è questo che decide se accettarla o meno, e in genere si guardano i risultati dell’istruzione obbligatoria, ma si usano anche test attitudinali per l’iscrizione a una scuola professionale ed eventualmente si valutano esperienze lavorative pregresse.

Agli studenti deve essere fornito anche un servizio di orientamento educativo e professionale.

Gli studenti che non hanno ottenuto un posto nella scuola superiore o che non sono ancora in grado di scegliere il percorso successivo, possono frequentare un decimo anno supplementare dell’istruzione di base (dai 16 ai 17 anni di età). Durante questo anno possono anche iniziare a familiarizzare con alcuni percorsi di formazione professionale.

Son tutte cose che da noi non esistono o si fanno con grandissima difficoltà. E la motivazione di fondo sta nella scarsissima autonomia che lo Stato concede agli Enti Locali Territoriali. Pensiamo solo al fatto che pur essendo nate nel 1948, con la Costituzione, le nostre Regioni sono state formalmente istituite solo nel 1970. Ancora oggi abbiamo a che fare con governi che chiedono la metà dell'IMU, quando questa è l'unica vera tassa dei Comuni.

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Si è parlato di “strutture modulari flessibili”. In effetti il percorso curricolare dei loro studenti rende possibile la progettazione di programmi individuali di apprendimento all'interno di corsi modulari della durata di 38 ore ciascuno. Alcune materie sono obbligatorie, altre facoltative. Non solo, ma ai corsi curricolari le scuole possono offrire corsi aggiuntivi, la cui tipologia viene decisa di volta in volta. Praticamente hanno i licei impostati come le nostre università.

Da noi questa cosa sarebbe impensabile, a motivo del fatto che la nostra scuola è impostata sulla base delle classi quinquennali, del tutto indifferenziate nelle fasce di livello e assolutamente burocratizzate nel loro percorso.

Nei loro licei non esistono gruppi-classe come li intendiamo noi. Ogni studente sceglie le materie che vuole seguire e in cui vuole sostenere l'esame di Stato: quindi i gruppi sono ogni volta formati da studenti interessati a uno specifico corso.

I corsi modulari hanno luogo in determinati periodi dell'anno. Gli studenti possono seguire i loro ritmi di apprendimento individuali, e per questo possono svolgere gli studi anche in quattro anni invece che tre.

L’esame terminale, corrispondente al nostro esame di stato, si svolge su una disciplina obbligatoria e tre scelte dallo studente. Gli esami terminali si svolgono a marzo e gli esiti vengono sottoposti a una verifica centrale per accertare che non ci siano eccessive differenze tra le varie scuole nei criteri di valutazione. Solo dopo questa verifica l’esame è convalidato. Di fatto quindi l’ultimo anno di corso termina due mesi prima di quello delle altre classi.

Nel primo anno degli istituti professionali fanno cose di carattere generale. Invece le fasi di specializzazione hanno durata variabile da uno a quattro anni, a seconda della difficoltà e anche del prestigio delle mansioni. Qui si apprende un vero e proprio inquadramento professionale.

Fonte


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Formazione
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Aggiornamento: 24/04/2015