PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA
pubblica laica territoriale


LA FINE DELLA GRAMMATICA

La scuola è il luogo per eccellenza dove si fa meno cultura, in quanto si trasmettono nozioni predigerite dagli autori dei manuali (vere bibbie scolastiche), nei cui confronti gli studenti sono tenuti a un atteggiamento di riverenza e quindi a ripeterle come automi.

A scuola non ha senso lavorare sulle domande quando il manuale fornisce già tutte le risposte. Poi noi ci lamentiamo quando gli studenti fanno copia/incolla di ciò che trovano in rete.

Rebus sic stantibus, l'ideale sarebbe che si facesse bene almeno la grammatica, così uno, se e quando, da adulto, vorrà fare "cultura", avrà le basi utili per scriverla.

Invece purtroppo non si fa neanche questa: dopo un decennio di studi (elementari medie e biennio superiore), l'alunno standard scrive ancora con l'accento po' fa sto sta qui qua e non sa neppure la differenza tra acuto e grave (a meno che non sia il word a dirglielo), per non dire di quella cosa enigmatica che è il troncamento in taluni verbi all'imperativo.

Da tempo sono stati del tutto aboliti (non si sa da chi!) i due punti e il punto e virgola; e questo inevitabilmente li induce a perdere la diritta via anche nella frase semplice semplice, quella composta da soggetto, predicato e complemento.

Non parliamo poi della sintassi quando ci si cimenta nelle subordinate: a correggere certe proposizioni è come addentrarsi in un labirinto minoico. Quanto all'analisi del periodo, è arabo allo stato puro.

Il bello è che quando fanno gli esercizi grammaticali, pur applicando la regola come nell'ora di matematica, poi non riescono a trasferirla negli elaborati scritti, neppure il giorno dopo!

A tutto ciò s'aggiunga il fatto che la loro calligrafia è spesso più indecifrabile della lineare A dei Cretesi, al punto che li si supplica di scrivere solo in maiuscolo.

Come siamo arrivati a una situazione del genere? Com'è possibile che dopo un decennio di grammatica lo studente non abbia imparato quasi nulla dalla scuola?

Noi alle Superiori, quando avevamo la loro età, ci limitavamo ad approfondire alcune regole. Per il resto si campava di rendita con quanto già fatto alle Medie e soprattutto alle Elementari. Dunque a chi dare la "colpa"? Alla società tekno-iper-multimediale iconico-mediatica simul-interattiva a 3D, che ha mandato in pensione l'uso della scrittura?

Possiamo dire con sicurezza che in una società del genere la grammatica tradizionale è irrilevante, in quanto la comunicazione avverrà sempre più come tra i primitivi, cioè in forma orale-gestuale-segnica? Dobbiamo soprassedere sull'italiano scritto e cominciare ad affrontare altre forme di espressione comunicativa?

Cosa dobbiamo fare in classe: teatro, foto-cinematografia, teoria dei colori, tecniche di persuasione commerciale, le regole dell'ipertestualità, psicologia della comunicazione o l'alfabeto delle faccine per le chat? Ditecelo, così ci mettiamo il cuore in pace e smettiamo di piangerci addosso, come spesso facciamo negli incontri dipartimentali.

Io resto dell'idea che se la grammatica non s'impara alle Elementari, con la fatica che abbiamo fatto tutti noi vecchi del mestiere, non s'impara più, almeno non nella scuola.

Vedi anche Contro la grammatica italiana e il libro, che contiene molto di più


Le immagini sono state prese dal sito Foto Mulazzani

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Formazione
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Aggiornamento: 24/04/2015