PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA
pubblica laica territoriale


NUOVI SAPERI NUOVI ESAMI

Oggi grazie alla rete si è capito che la cultura deve essere generale, non nel senso che uno deve sapere tutto (anzi in tal senso la rete obbliga a una conoscenza sempre più specialistica), ma nel senso che si deve sapere come viene strutturato il sapere in generale, che è poi la competenza che nel mondo reale deve avere il bibliotecario o l'archivista.

Oggi dobbiamo essere tutti degli infomediari, cioè delle persone che sanno come reperire la conoscenza dalle due fonti principali di organizzazione del sapere: i portali generalisti e i motori di ricerca. Il sapere è diventato mondiale, grazie alla rete, in due sensi: - può essere acquisito da chiunque abbia accesso alla rete, - può essere prodotto, potenzialmente, dalla stessa persona che accede alla rete.

Premesso questo, che è una semplice constatazione e che prescinde da molte cose: - l'effettiva diffusione geografica della rete - l'effettiva capacità della conoscenza web di risolvere i problemi globali - il rischio di monopolizzare la conoscenza da parte dei grandi network ecc. si può ora ipotizzare una serie di "prove d'esame" (prevalentemente per le materie letterarie) cui sottoporre le nuove generazioni:

  1. capacità rielaborativa (di sintesi) di testi plurimi monotematici (p.es. tre versioni di uno stesso fatto, o tre pareri su uno stesso argomento, o tre considerazioni che vanno sintetizzate a mo' di verbale, ricondotte a un unicum sensato);
  2. capacità interpretativa (di analisi) di un unico testo completo (prosa, poesia, art. di giornale o altro genere);
  3. capacità organizzativa di una serie di testi precostituiti, per una loro presentazione razionale, convincente a un determinato target (offrendo allo studente una possibilità minima di varianti, ma con ampia possibilità di scelta del mezzo mediale);
  4. capacità classificativa, cioè saper categorizzare una serie di testi già dati (qui nessuna variante sui contenuti, neanche minima), ovviamente lo studente deve poter classificare sulla base di una serie di voci precostituite (che possono includere delle sottovoci, come nel sistema Dewey, su cui si basa p.es. Yahoo!);
  5. capacità di ricerca delle fonti in web (italiano e straniero), sulla base di un determinato argomento, quindi saper citare non solo la fonte ma anche l'autore, la data, il luogo del reperimento ecc.;
  6. test a domanda chiusa sulla grammatica, che si presta molto a questa verifica dell'apprendimento;
  7. simulazione di casi/situazioni critiche, difficili, in cui vanno prese delle decisioni (sulla base del lavoro che si andrà a fare oppure sulla base di esperienze aziendali tipiche);
  8. capacità di lettura/scrittura/comprensione/conversazione di una o più lingue straniere.

* * *

A proposito di saperi, si dovrebbe provvedere ad elaborare un dizionario della lingua italiana proporzionato all'uso che ne possono fare gli studenti. Non ha senso obbligarli ad acquistare un dizionario di 127.000 voci quando poi, al massimo, arrivano ad usarne 2.000, di cui una buona parte sono inglesi. Si demoralizzano. E poi i dizionari della lingua italiana non sono fatti per i giovani, sono troppo burocratici, troppo pesanti, anche fisicamente.

Dovrebbero essere ridotti a 3.000 voci, senza fare differenze tra italiano e lingua straniera. Quando una parola è entrata nell'uso quotidiano, non ha più senso suddividerla in base alla provenienza geografica: tutte le parole hanno la stessa dignità se vengono usate con frequenza. Viviamo nel villaggio globale e dobbiamo parlare una lingua globale. Già oggi usiamo tante parole italiane di origine straniera e non stiamo lì a dirci ogni volta la loro origine etimologica o a correggerci con una parola italiana, come si faceva sotto il fascismo.

Le parole da mettere in un dizionario per giovani (ma in un certo senso potrebbe essere usato anche da quegli adulti che non frequentano ambienti di alto livello culturale) dovrebbero essere le più usate e per ognuna delle quali dovrebbero essere riportate le espressioni più note o più significative. Una parola ha senso solo nel contesto semantico in cui può essere usata. In sé e per sé una singola parola non vuol dire nulla.

In tal senso il dizionario dovrebbe essere lasciato aperto, depositato in rete, così tutti possono aggiungere continue varianti (possibilità di revisioni, arricchimenti...). Un dizionario dovrebbe essere frutto di una coscienza comune e non un'operazione che un intellettuale fa prendendo come fonti altri dizionari. Oggi con gli strumenti telematici sarebbe facilissimo fare un dizionario del genere, che dovrebbe fungere anche per le occorrenze dei sinonimi e dei contrari.

In un dizionario giovanile non dovrebbero mancare le parole e le espressioni dialettali, proprio perché ancora esistono in Italia delle aree geografiche in cui il dialetto viene parlato o quanto meno viene capito. E' stato un errore madornale l'aver creato un dizionario della lingua italiana in cui parole ed espressioni dialettali fossero del tutto assenti. Abbiamo voluto distruggere i dialetti nella scuola di stato, pensando che questo fosse il modo migliore per unificare linguisticamente la nazione, quando in realtà proprio i dialetti costituivano una fonte inesauribile per l'arricchimento della lingua italiana (il Pascoli p.es. l'aveva capito e si preoccupava di fornire propri glossari per la comprensione delle parole di origine dialettale che usava). Ora però ne paghiamo le conseguenze, poiché siamo diventati deboli nei confronti delle lingue straniere. L'italiano stesso nel villaggio globale è diventato, rispetto alle lingue dominanti, una sorta di dialetto. Lo siamo persino nei confronti dello spagnolo, che deve al latino la maggior parte delle sue parole.

L'inglese spopola, non solo perché lingua commerciale e scientifica, ma anche perché info-telematica. Eppure è una lingua che non ha finezze linguistiche, emotivamente è debole. Ha la stessa importanza del francese ai tempi di Napoleone, ma tra le due vi è molta differenza nelle sfumature, nelle cosiddette "ambiguità semantiche".

Inoltre ogni categoria di persone dovrebbe avere il proprio dizionario. Non ha senso riempire un dizionario standard di parole tecniche che si possono trovare in un dizionario medico o giuridico o informatico. E' puro nozionismo riempire la testa di parole inutili alla comprensione della vita pratica.

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Formazione
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 24/04/2015