PER LA RIFORMA DELLA SCUOLA
pubblica laica territoriale


SCUOLA E UMANESIMO LAICO

La scuola è un'istituzione laica della società civile, un servizio pubblico dello Stato: come tale essa non deve farsi carico di un insegnamento specifico della religione, né confessionale (perché la scuola è aperta a tutti ed è pagata con tasse di cittadini che professano varie religioni o che hanno atteggiamenti agnostici o ateistici), né aconfessionale (perché non è insegnando la religione con l'ausilio delle scienze umane che si evita la confessionalità).

Nella scuola pubblica non può esserci alcun insegnamento "di" religione, né come catechesi o evangelizzazione, né come pre-catechesi o pre-evangelizzazione, e neppure come cultura religiosa: qualunque forma d'indottrinamento religioso o di sollecitazione del sentimento religioso si configura come violazione della libertà di religione (se vi sono credenti di varie confessioni) e di coscienza (se vi sono anche non credenti). Quindi l'unico insegnamento possibile è quello extra-religioso, cioè quello scientifico "sulla" religione, condotto con l'aiuto delle scienze umane (antropologia, etnologia, sociologia ecc.).

All'interno della scuola pubblica il criterio di comprensione di tutte le materie di studio dovrebbe essere dettato da modalità epistemologiche e gnoseologiche di natura laico-scientifica, per tutti i docenti, nessun escluso. Chi non vuole attenersi a questa disciplina, dovrebbe optare per la scuola privata, di tendenza.

Questo significa che anche l'insegnante credente dovrebbe usare un linguaggio e forme di ragionamento di tipo laico, cioè umanistico e storicistico, proprio in quanto insegnante pagato dallo Stato per impartire contenuti di carattere scientifico generale, non di tendenza, acquisibili da qualunque studente, a prescindere dall'atteggiamento nei confronti della religione. E' probabile in tal senso, che l'insegnante delle discipline scientifiche (matematica, fisica, chimica...) si trovi avvantaggiato rispetto a quello delle materie umanistiche, ma non dobbiamo dimenticare che molte religioni hanno preteso di interferire anche nelle questioni prettamente scientifiche (p.es. sull'origine dell'universo, sull'evoluzione della specie, ecc.).

L'insegnante credente, al di fuori della scuola, può proporre la sua esperienza religiosa agli studenti interessati, ma nell'ambito della scuola deve rinunciare a farlo e ogni violazione della libertà di coscienza andrebbe in qualche modo sanzionata. Ciò ovviamente non significa che l'insegnante non possa contattare esponenti di confessioni religiose per svolgere (anche a scuola) un dibattito di tipo culturale su argomenti didattici.

I genitori credenti di uno studente credente devono avere la massima garanzia che la loro confessione non verrà in alcun modo discriminata per motivi religiosi, ovvero che la scuola non favorirà mai alcuna religione rispetto ad un'altra.

Se si vuole una scuola confessionale, pagata con le tasse dei cittadini appartenenti a quella confessione, si tratterà di favorire questa soluzione, ma non si può pretendere che questa soluzione trovi una qualche applicazione nella scuola statale.

Uno studio scientifico del fenomeno religioso deve risultare compatibile con la dignità del credente, ovvero l'insegnante deve evitare con cura di offendere in qualsivoglia maniera i sentimenti religiosi degli allievi. Il volgare anticlericalismo o l'antiteismo, inteso come istigazione all'odio o inimicizia, o le offese nei confronti degli atteggiamenti superstiziosi, tutto ciò va espressamente vietato e sanzionato. E' compito dell'insegnante, con la sua sensibilità pedagogica e serietà professionale, saper trasmettere dei contenuti scientifici senza denigrare la coscienza dello studente credente. (P. es. non si darà un'interpretazione letterale laddove si incontrano frasi del genere: "Dio disse a Mosè", ma non si dovrà neppure dire che "Mosè stava farneticando"; sarà sufficiente dire che "così dice il testo, così scrive l'autore, così vuole la tradizione...", e poi di questo dare un'interpretazione scientifica).

L'unica vera domanda che una scuola laica dovrebbe porsi è al momento questa: perché un insegnamento specifico sulla religione e non invece diluire tale insegnamento in tutte le altre discipline, umanistiche e scientifiche? E' evidente infatti che qualunque disciplina, se condotta in maniera scientifica, contiene elementi sufficienti per affrontare in maniera adeguata il fenomeno della religione (basterebbe affrontarla in maniera storico-evolutiva per accorgersene).

Il problema qui è di opportunità. Poiché la religione ha sempre preteso di porsi in maniera politica nella società e ancora oggi è così (almeno da parte di una delle confessioni più importanti, quella cattolico-romana), occorre chiedersi se tali elementi debbano emergere in maniera esplicita da un insegnamento specifico o se invece sia sufficiente che vengano dedotti in maniera implicita dallo studio di tutte le altre discipline. Ovviamente la risposta dipende dal livello di maturità dei cittadini.

Il fatto che le cose possano anche essere lasciate nell'implicito non necessariamente va considerato come un difetto della posizione laica della scuola, ma al contrario come un segno di maturità della società di cui la scuola deve essere espressione. Se la società è evoluta sul piano culturale, diventa inutile ribadire quanto già acquisito.

E' vero che nella scuola lo studente deve acquisire dei contenuti in maniera esauriente, ma è anche vero che se nella società fosse molto sviluppata la consapevolezza scientifica delle cose, non sarebbe necessario un insegnamento specifico sulla religione.

In generale si può dire che quando è in gioco la formazione delle nuove generazioni, le preoccupazioni pedagogiche devono essere ai massimi livelli.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Formazione
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Aggiornamento: 24/04/2015