Filosofie

Home
Introduzione
Palestina
Vangeli
Messianismo
Culti e Poteri
Filosofie
Conclusioni
Fonti

c) Filosofie dell'epoca

Quanto alle filosofie diffuse nell'epoca, un chiaro influsso lo ebbero lo stoicismo di Seneca e il platonismo mistico di Plotino. L'interpretazione dello stoicismo data da Seneca vedeva già il dualismo anima-corpo e la subordinazione del secondo alla prima. Seneca scrive ad esempio: "il corpo è il fardello dell'anima e la sua punizione. Grava sull'anima e la tiene in catene". Vi sono molte altre espressioni di Seneca riprese nel Nuovo Testamento. Ovviamente, annoverare Seneca, precettore di Nerone persecutore dei cristiani, tra le basi dottrinali del cristianesimo non era opportuno. Ma c'è anche un'altra ragione sociale e politica della distanza.

Ben pochi filosofi stoici o neoplatonici sono diventati cristiani. Difficilmente un filosofo si sarebbe lasciato martirizzare per le proprie idee, tanto meno per delle idee religiose. Seneca parlò sempre in modo ammirevole dei suoi schiavi, ma non ne liberò neanche uno e si guardò bene dall'invitarli a condividere il suo regime di vita; inoltre non fece mai nulla per sbarazzarsi delle sue immense ricchezze.

I filosofi interpretavano l'atmosfera decadente dell'impero, ma si guardavano bene dall'intervenire per un suo cambiamento. Al contrario i primi cristiani volevano cambiare radicalmente lo stato di cose. E' solo con l'assimilazione del culto elaborato dalla corrente paolina che queste filosofie cominciarono a giocare un ruolo nel dare forma al pensiero cristiano.

In questo senso, l'influsso di Plotino, vissuto nel III sec. d.C., colse il cristianesimo ormai strutturato come culto soteriologico metafisico. Per anni ardente discepolo di Ammonio e di altre sette greco-egiziane, Plotino arrivò a Roma dove visse per vent'anni facendo il profeta e compiendo magie circensi come l'ultimo dei ciarlatani di paese. Che un simile personaggio, simile a un Rasputin, potesse facilmente introdursi a corte e nelle migliori famiglie romane dimostra quanto degenerato fosse il regime imperiale.

Questo declino si riflette nei suoi scritti, dove la vita è sempre perversa e peccaminosa e solo rinunciando a ogni cosa terrena si è felici. Si riflette anche nella rinuncia a ogni azione sul mondo, all'idea stessa della conoscenza come fondamento dell'azione. Laddove Aristotele aveva basato le sue idee su attente e prolungate osservazioni, Plotino si accontenta dell'ispirazione celeste. Non è necessario capire, basta la fede. Questo era il messaggio plotiniano che ovviamente non aveva nulla in comune con le colossali vette toccate dalla filosofia greca classica anche nelle sue punte più misteriosofiche, come il pitagorismo.

Da questi influssi nacque dunque una religione del tutto diversa dal messianismo originale ebraico. Il figlio di dio che risorge non è più il messia degli ebrei, ma il salvatore celeste degli schiavi che parla a tutti i popoli oppressi dell'impero. Allo stesso tempo, non parla più di guerra ma di sottomissione, come vuole Paolo di Tarso che sottolinea "indifferenza di fronte alla schiavitù, ubbidienza alle autorità costituite, inferiorità della donna rispetto all'uomo". Questo nuovo messianismo mistico e non più politico fa quindi pendere la bilancia verso l'acquiescenza e la passività. I cristiani sono pronti per essere integrati nella società romana.

Da qui in poi la loro storia si fonde con quella dell'impero, le vecchie correnti avventiste e guerriere vengono definitivamente eliminate e l'avvento del regno di dio, da concreto programma politico, si trasforma in una vaga promessa sull'oltretomba. Il cattolicesimo storico deve "darsi da fare in tutti i modi e con tutte le forze, affinché a nessuno venga consentita né oggi, né in futuro, la lettura, anche solo frammentaria del Vangelo" (Regolamento ecclesiastico di Papa Giulio III, 1553 ca).

Come abbiamo visto, le tradizioni risalenti al messianismo ebraico sono passate per diverse fasi prima di condensarsi in una serie di testi dottrinari da cui è stato poi estratto il "canone". Non solo Paolo e i suoi seguaci avevano già completamente stravolto l'originale messianismo giudaico, ma la chiesa ha effettuato, concilio dopo concilio, correzioni e aggiunte per ragioni politiche ed ideologiche. Sebbene la chiesa affermi che i Vangeli siano parola di dio, ciò non le ha impedito di produrre teorie del tutto assenti dai testi sacri, o di continuare a modificare la traduzione di questi testi per venire incontro alle proprie esigenze ideologiche. E non bisogna credere che questo processo si sia fermato con il Concilio di Nicea o nel Medioevo. Va avanti ancora oggi[32].

Questa perenne opera di modifica, che ricorda pratiche orwelliane, viene aiutata dal progressivo allontanamento dei fedeli dalle scritture. Anche in questa opera mistificatoria il cristianesimo assomiglia allo stalinismo, sotto la cui censura venivano "riviste" le opere dei classici del marxismo.

Il cattolicesimo-romano è il culto in cui la distinzione tra apparato e fedeli è più forte e profonda. Novantanove dogmi su cento difesi oggi dalla chiesa non hanno alcun riscontro nei Vangeli o in altri testi sacri. Spesso anzi vi sono dirette prove contrarie. Molti dogmi sono stati "scoperti" diversi secoli dopo la scrittura dei Vangeli, e ne è seguita un'opera di ritocco dei testi stessi per renderli coerenti con le "scoperte".

Rimane il fatto che la chiesa scoraggia la lettura della Bibbia e del Vangelo, dove non è possibile trovare alcuna giustificazione delle posizioni ch'essa professa e impone. Il caso più eclatante è forse quello dell'inferno e del purgatorio, di cui non c'è traccia nelle sacre scritture. La chiesa ha inventato l'inferno nel Concilio Laterano I (1123) e il purgatorio nel XIII secolo con lo stesso scopo: raccogliere denaro. Senza dubbio, questa opera di revisione permanente rende il cristianesimo sufficientemente flessibile ma lo fa anche incappare in incoerenze storiche.

Per questa ragione, a differenza di altre religioni, la chiesa non si basa sulle scritture ma sulla "natura" per difendere le proprie posizioni. Pensiamo al caso della proprietà privata, che è condannata da tutte le sette messianiche e che, come abbiamo visto, conduce l'apostolo Pietro a uccidere, con l'aiuto di dio, dunque anche lui favorevole al socialismo, due fedeli che si erano tenuti parte delle proprie ricchezze per loro. Se si legge il Vangelo non si trova nulla a difesa della proprietà privata, nonostante secoli di "correzioni". Per questo, nella sua lotta al socialismo, la chiesa non cita mai le scritture, come invece hanno sempre fatto le sette cristiano-collettiviste, dai dolciniani agli anabattisti, ma la "natura": "nella umana Società, è secondo la ordinazione di Dio che vi siano principi e sudditi, padroni e proletari, ricchi e poveri"[33]. Che cosa c'entri questo con il "messaggio evangelico" non è dato saperlo.


[32] Ne diamo qui un piccolo esempio. Nei Vangeli appare pacifica l'esistenza di fratelli di Gesù il quale infatti viene definito "primogenito". Ma al giorno d'oggi, non ci è dato di poter leggere questo termine, perché i traduttori l'hanno eliminato. Ad esempio, i testi antichi del Vangelo di Matteo così recitano: "Et non cognoscebat eam donec peperit filium suum primogenitum: et vocavit nomen eius Iesum" (e non la conobbe [nel senso biblico di non avere rapporti carnali] finché ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Gesù)" (Ist. Bibl. Pont., Novum Testamentum Graece et Latine, Roma 1933, Secundum Matthaeum 1, 25). Ciò che leggiamo oggi, invece, appare così: "la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù" (Vangelo e Atti degli Apostoli, versione ufficiale della CEI, Ed. Paoline, Roma, 1982). Questo è lo scrupolo filologico della chiesa... (torna su)

[33] Dice papa Pio IX (cit. in E. Rossi, Il Sillabo e dopo, p. 64). (torna su)


Home | Introduzione | Palestina | Vangeli | Messianismo | Culti e Poteri | Filosofie | Conclusioni | Fonti

Per problemi o domande su questo ipertesto contattare Galarico

Homolaicus - Ultimo aggiornamento: 01-05-15 - Sezione Storia