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Il tema della nascita del cristianesimo non è facile.[1] Infatti, lo sviluppo storico e dottrinario di questa religione può assimilarsi per certi versi allo stalinismo, essendo l'ideologia di una formazione rivoluzionaria sconfitta dalla reazione che, nel tempo, venne snaturata, fino a fondersi con la reazione stessa. La storia del cristianesimo è la storia della corruzione del suo messaggio originale e poiché i testi originali sono quasi totalmente persi, non possiamo che cercare di ricostruirne il senso attraverso quello che abbiamo, ben consapevoli che la dottrina cristiana giunta fino a noi è in totale contraddizione con quella originale, come vedremo.

Nell'analizzare il cristianesimo, occorre partire dal presupposto che sebbene per il marxismo le ideologie siano il riflesso distorto, fantastico, delle condizioni in cui l'uomo vive e dunque, nell'epoca moderna, della lotta di classe, la loro evoluzione ha una dinamica autonoma. Nell'analisi della religione bisogna tener presente sia le sue radici materiali, sia il suo sviluppo autonomo.

Il Cristo di Rublev

Come nota Donini: "Nella coscienza dell'uomo, nessuna ideologia si presenta direttamente legata ai dati materiali dello sviluppo storico e sociale che la condizionano; ma resta il fatto che senza un esame accurato, e ben documentato, di quelle basi obiettive, nessuna ideologia, e tanto meno quella religiosa, potrebbe trovare una sua spiegazione."[2]

Le idee religiose sono connesse non solo alla società che le produce direttamente, ma a tutte le epoche attraversate dall'uomo. In particolare, la nascita dello Stato e delle classi, lo sviluppo del lavoro schiavile e dell'oppressione nazionale lasciano in ogni popolo la coscienza della perdita dell'uguaglianza sociale originaria. Ecco perché ogni civiltà passata per queste fasi storiche possiede un racconto di un'età dell'oro in cui la terra era un paradiso[3]. Che siano le famose epoche esiodee, riprese da Virgilio, che sia la cacciata dall'eden, mito che gli ebrei acquisirono dalle popolazioni mesopotamiche, ogni popolo conserva il ricordo di una perdita incolmabile, quella della libertà, dell'uguaglianza.

Ovviamente queste leggende non sanno spiegarsi la radice materiale di tale perdita e devono ricorrere a cause mistiche: l'ira divina. Non a caso, al mito del paradiso terrestre si accompagna sempre quello della distruzione del mondo, riflesso della ripulsa verso il dominio di classe ormai instaurato. Sotto il profilo storico, la parte sconfitta si attribuisce la colpa della sconfitta stessa, nel rielaborarne culturalmente e ideologicamente le cause, secondo un processo psicologico di rovesciamento che è tuttora operante nella mente umana.

La razionalizzazione intellettuale del processo è poi opera di élite culturali alle quali risulta conveniente addossare la colpa della sconfitta al popolo o alla classe perdenti, schierandosi dalla parte del vincitore. Lo fecero gli intellettuali ai tempi di Paolo di Tarso, come vedremo, lo fanno gli intellettuali "di sinistra" dopo ogni sconfitta della classe operaia, dalla quale prendono le distanze accusandola di ogni nefandezza.

Non solo al fondo di ogni idea religiosa c'è il rimpianto di una società senza classi, di un'età dell'oro, proiettata in modo alienato in una vita ultraterrena, ma non appena sorge una setta religiosa radicale, essa si pone per così dire in contatto con le origini storiche dell'umanità, il comunismo primitivo. La comunione dei beni, l'uguaglianza sociale e spesso di genere, la democrazia assembleare, sono tratti comuni di questi movimenti religiosi, dai tempi dell'impero romano fino alle eresie cristiane del Medioevo e, per certi versi, fino ad alcune delle sette cristiane che colonizzarono il Nord America.

In questo contesto, dove la leggenda dell'eden è come il rumore di fondo che pervade ogni cultura storica, si pone il messaggio del cristianesimo, un messaggio che attraversa diverse fasi storiche e diverse intonazioni ideologiche. La religione cristiana, in quanto frutto di un movimento rivoluzionario sconfitto, ha due componenti ineliminabili:

  • una condanna morale dell'oppressione sociale, con una descrizione più o meno incisiva della realtà dello sfruttamento;
  • una politica di rassegnazione, di spostamento della lotta per la felicità e la giustizia in una dimensione extra-storica[4]. Essa affonda le sue radici nella storia del popolo ebraico.

[1] Su questo argomento non sono molti i testi validi, ma vi è un'eccezione, il libro di Kautsky L'origine del cristianesimo. Si tratta di un testo eccellente da cui abbiamo attinto diffusamente per questo breve saggio. La dimostrazione migliore del fatto che Kautsky avesse ben compreso la natura della situazione della Palestina dell'epoca sta nel fatto che il libro precede di decenni la scoperta dei manoscritti della setta essena (i manoscritti di Qumran nel Mar Morto), eppure ne incorpora il significato storico. Kautsky suggerisce addirittura dove cercare i resti della setta, sottolineando come Plinio, nella sua Storia Naturale, parlasse del loro monastero vicino al Mar Morto. (torna su)

[2] A. Donini, Breve storia delle religioni, p. 13. (torna su)

[3] Questo sviluppo non riguarda solo le popolazioni indoeuropee. Ad es.: "tra gli australiani esiste... l'idea di un antico passato mitologico durante il quale si sarebbero potute compiere cose straordinarie e gli uomini sarebbero potuti arrivare al cielo, trasformarsi in animali e viaggiare nel sottosuolo." (S. Tokarev, Le religioni del mondo antico, p. 67). (torna su)

[4] Come osserva Marx: "la miseria religiosa esprime la miseria reale quanto la protesta contro questa miseria reale" (Per la critica della filosofia del diritto di Hegel). (torna su)


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Homolaicus - Ultimo aggiornamento: 01-05-15 - Sezione Storia