STORIA DEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO
Dal Gesù storico al Cristo della fede


LA CHIESA LATINA CONTRO BISANZIO

Donazione di Costantino a papa Silvestro I, affresco del sec. XIII, Chiesa dei SS. Quattro Coronati, Roma

Probabilmente, se la chiesa latina avesse appoggiato l'impero bizantino, al tempo di Teodosio e dei suoi successori, la sorte della parte occidentale sarebbe stata diversa, in quanto il basileus avrebbe fatto di tutto per fronteggiare le ondate barbariche.

Purtroppo fu la chiesa latina che, volendo gestire in proprio la parte occidentale dell'impero, finì col distaccarla dalla parte orientale, indebolendola così al cospetto dei barbari.

La presa di posizione di Agostino nei confronti di Teodosio segna un capitolo fondamentale nei rapporti fra chiesa romana e Stato bizantino. A partire da quel momento, infatti, tali rapporti, in Occidente, pur in presenza del decreto del 381 (che sanciva l'esclusività del cristianesimo), subirono una svolta alquanto drammatica. Lo stesso basileus capì che per non indebolire l'impero, nei confronti dei barbari, muovendo guerra contro la parte occidentale, sarebbe stato meglio abbandonare quest'ultima al suo destino.

Ecco perché l'impero bizantino poté continuare a esistere per altri mille anni, mentre quello romano d'occidente subì una catastrofe così grande che gli occorrerà mezzo millennio prima di riprendersi.

La chiesa latina, consapevole della superiorità dell'ortodossia, preferì affrontare i rozzi barbari (forti però militarmente), rischiando d'uscirne completamente sconfitta, piuttosto che convivere pacificamente con la chiesa d'oriente sotto il protettorato del basileus. La chiesa latina non ha mai accettato la diarchia. Quando volle eleggere Carlo Magno col titolo (abusivo) d'imperatore del sacro romano impero d'occidente, l'intenzione era quella di strumentalizzarlo in funzione anti-bizantina: a ciò Carlo Magno si prestò perché anch'egli voleva imporsi sul basileus. Il primo vero grande concordato realizzato fra Stato e chiesa in occidente risale appunto a quella incoronazione.

"Diarchia" o "Sinfonia" voleva dire che i due poteri, laico ed ecclesiastico, si riconoscevano reciprocamente, in maniera paritetica, su piani diversi, la cui gestione veniva affidata a un principio culturale comune, di valore universale: il cristianesimo.

Un potere non determinava l'altro, un potere non esisteva perché l'altro glielo permetteva, non esisteva tra i due poteri una dipendenza giuridica o politica che fondasse la loro legittimità. La dipendenza di entrambi i poteri era nei confronti di un principio o ideale comune: la cristianità.

Entrambi i poteri avevano la consapevolezza di ricevere la propria potestà direttamente o da dio (per quanto riguarda l'imperatore) o da Cristo (per quanto riguarda la chiesa). La dipendenza da dio era più originaria di quella da Cristo, sicché l'imperatore doveva svolgere funzioni statali, non ecclesiastiche. La dipendenza da Cristo doveva servire, agli occhi della chiesa, per ricordare al potere statale i limiti del potere terreno in generale, in quanto gli ideali supremi della cristianità si pensava potessero essere realizzati solo in una dimensione ultraterrena.

La chiesa romana spezzò questa concezione del potere pretendendo di fare dello Stato il proprio braccio secolare, cioè di unire sotto di sé i due poteri: spirituale e temporale.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia
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Aggiornamento: 18/02/2008