STORIA DEL POPOLO EBRAICO


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Importanza e originalità delle leggi bibliche

Mosè presenta la legge al suo popolo (miniatura carolingia)
Mosè presenta la legge al suo popolo (miniatura carolingia)

Mosè, nel compiere quanto ci venne raccontato, era sostenuto sia dallo scopo finale (la promessa di una terra che mai era appartenuta ad un popolo di pastori) che dal supporto di alcune persone chiave. Nella sua opera organizzativa e legislativa sicuramente Mosè non agì da solo, ma venne aiutato dai capi tribù come testimoniano alcuni passi (Es 4,29ss) e la vicenda del vitello d'oro (Es 32), dove dalla sua parte si schierarono tutti "i figli di Levi".

Non possiamo allora credere che le leggi ebree fossero avulse dal contesto sociale dell'epoca, come dipinte per la prima volta da un individuo sovrumano. In realtà assomigliavano moltissimo a quelle dei loro contermini, anche se costituiscono un corpus così monolitico da diventare punto di riferimento per le comunità che si formeranno. Altra convinzione da sciogliere è la certezza che queste norme di vita sociale siano state tutte elaborate nel corso della traversata nel deserto. Se infatti le prime stesure dei libri biblici sono iniziate all'epoca di Davide, cioè circa nel IX secolo a.C., allora sono passati probabilmente circa 4 secoli dall'Esodo, momento in cui si racconta siano state istituite.

E' perciò verosimile che esse siano il risultato di elaborazioni continue fino alla versione a noi pervenuta.

In base alla teoria dei triangoli la loro struttura legislativa si può allora dividere in due filoni:

  1. regole di convivenza uomo-Terra
  2. regole di convivenza uomo-uomo

a cui si aggiunge un terzo ramo che esprime gli obblighi dell'uomo nei confronti di Yahweh. Nel decalogo [1] per esempio appartengono al terzo gruppo i primi due comandamenti, al secondo gruppo quelli dal 4 al 10, mentre il 3 comandamento abbraccia tutte e tre i campi. La sua formulazione [2] è infatti:

Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro. (Esodo 20,8-11)

In esso compaiono gli elementi del triangolo (uomini da una parte e animali, cioè Terra, dall'altra) cui viene aggiunto il Signore. Il terzo comandamento richiama, attraverso l'uso dei termini "riposo" e "lavoro", la questione della fatica come viene anche enfatizzato da un altro precetto, quello del digiuno e del riposo il decimo giorno del settimo mese (Lv 16, 29). Fatica cui è sottoposto l'uomo ma che interessa anche la Terra, che verrà fortemente chiamata in causa con l'instaurazione dell'anno sabbatico e di quello giubilare.

Su questi due periodi ci siamo già concentrati in un precedente studio [3] evidenziando la loro profonda valenza ai fini della ridistribuzione della ricchezza. Ora, dopo aver introdotto il concetto di benessere ed aver quindi allargato su un campo non solo quantitativo ma anche qualitativo l'analisi dell'esistenza umana, possiamo vedere come il tema della fatica sia il legame (che i passi della Bibbia ci confermano) che intercorre tra ricchezza e benessere e come fosse intravisto un comportamento "umano" da parte della terra a cui si concedeva il riposo:

[...] il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra [...]. Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e al forestiero che è presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nel tuo paese servirà di nutrimento quanto essa produrrà. (Levitico 25,4-7)

L'anno giubilare era ancora più strategico, perché non solo veniva concesso ancora riposo a quella terra, ma essa doveva ritornare in possesso di quelli cui apparteneva. Il possesso della terra non poteva essere esclusivo e perenne: il legislatore aveva fatto tesoro di quanto era accaduto secoli prima in Egitto, quando il faraone era entrato in possesso di tutte le terre riducendo il popolo alla sua mercé e generando miseria e schiavitù. Il legislatore aveva compreso, senza formalizzarlo, il triangolo sociale di cui la Terra costituisce un vertice importantissimo.

Un geniale "ecologista ante-litteram", ma dalle misure ben più efficaci delle misere messe in scena dei nostri giorni, che riuscì nel contempo a elaborare norme di solidarietà che però furono quasi da subito snaturate o non applicate: il desiderio di benessere, che conduce alla sua accumulazione, passa al di sopra di qualsiasi legge, per quanto questa sia considerata addirittura di origine divina.


[1] L'enumerazione dei comandamenti segue l'ordine della formula catechistica, che differisce dalle versioni del decalogo che troviamo nella Bibbia (Es 20 e Dt 5) (torna su)

[2] Come riportata nell'Esodo, versione molto simile a quella del Deuteronomio. (torna su)

[3] cfr. [Società]. (torna su)


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La parte relativa a questa storia del popolo ebraico è stata presa dalla sezione di storia, che ora può essere trovata in questo libro

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