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NERVA, TRAIANO E GLI ANTONINI: L'APOGEO DELL'IMPERO
E. Commodo e la ripresa della tradizione autocratica (180-192)
Ancora di più di quello di suo padre, il principato di Commodo segna una
notevole svolta nella politica romana: il termine cioè di quella linea
tendenzialmente pacifista e 'non-violenta' portata avanti dagli
Imperatori-filosofi (Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio), attraverso la
ripresa di uno stile di governo di tipo autocratico e a tratti delirante, quale
era stato ad esempio quello di Nerone.
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Mettendo da parte i motivi psicologici e le inclinazioni personali
dell'Imperatore (il quale - come coloro che lo hanno preceduto in un tale stile
di governo - è forse troppo giovane per portare avanti responsabilmente la
propria missione), vi sono evidentemente anche altri motivi - più concreti e
tangibili - alla base di una tale svolta.
Le recenti invasioni barbariche difatti hanno messo in luce la debolezza
strutturale dell'Impero, prospettando chiaramente con essa la necessità di un
mutamento radicale sul piano politico e militare, ovviamente in direzione di una
linea maggiormente difensiva, quindi anche maggiormente militarista e
autoritaria.
Non che quello di Commodo sia un periodo denso di eventi bellici - egli
anzi, non appena eletto, si affretta a stipulare una pace con i Germani e a
tornare a Roma, dopo di che non vi saranno più fatti d'armi particolarmente
significativi durante il suo regno.
Tuttavia una tale condotta di governo è indissolubilmente legata alla fine per
l'Impero della certezza della propria inviolabilità territoriale, e all'esigenza
quindi di un potenziamento ulteriore dell'apparato statale e degli eserciti, a
scapito per altro delle frange aristocratiche (ovvero del Senato e della nobiltà
terriera) da sempre latentemente ostili ad una politica di eccessivo dirigismo
statale.
Punti chiave della politica di Commodo sono: un atteggiamento fortemente
autoritario nei confronti del Senato e dei ceti nobiliari (con la ripresa delle
persecuzioni in stile domizianeo e delle confische di molti dei beni immobili
della nobiltà, attraverso i quali lo Stato viene arricchito e potenziato);
un'ulteriore indebolimento della presenza senatoria negli apparati statali (con
l'assegnazione del comando degli eserciti provinciali ai cavalieri, anziché ai
senatori); un'eccessiva attenzione per gli spettacoli pubblici, e in generale
verso ogni manifestazione di grandezza e magnificenza dello Stato (anche in
concomitanza con avvenimenti gravi, quali l'ondata della peste o le invasioni
della Britannia nel 185).
Non si può certo dire - come si evince anche da quest'ultimo punto - che la
condotta di governo di Commodo sia responsabile e realistica.
Egli morirà difatti a causa di una congiura perpetrata dagli eserciti
provinciali e dal Senato, stanchi di subire la sua condotta priva di regole e
gravitante attorno alle sue manie di grandezza. (Commodo si farà ribattezzare
'Ercole romano' e trattare come un dio, secondo una linea teocratica di governo,
e ribattezzerà Roma 'Colonia commodiana').
Tuttavia, infondo, si può scorgere nelle sue scelte anche l'espressione di una
mutata temperie culturale, ora più inquieta e quindi anche più violenta,
risultato appunto di una situazione di maggiore instabilità interna all'Impero.
Commodo morirà nel 192, per una congiura di palazzo. Tale evento aprirà le
porte a una nuova fase di Roma, inaugurata peraltro da una nuova guerra per il
principato tra rivali militari (la prima era stata nel 68, in seguito alla morte
di Nerone).
Il periodo qui analizzato - essenzialmente il secondo secolo - vede
avvicendarsi ben sei imperatori, ognuno dei quali scandisce una differente fase
della trasformazione della compagine imperiale romana:
- Nerva il periodo di riassestamento dopo la morte di Domiziano;
- Traiano l'ultima fase espansiva, forse l'ultima manifestazione di esuberanza
militare da parte dell'Impero;
- Adriano (e Antonino il Pio) quel momento che, costituendo l'apice della
parabola storica di Roma, costituisce inesorabilmente anche l'inizio del
declino;
- Marco Antonio e Commodo, infine, i primi segni della crisi e dell''implosione'
della compagine imperiale, nonché due differenti modi di rapportarsi a una tale
situazione: il primo quello di un distacco filosofico di fronte alla caducità
delle cose (si pensi ai suoi "Ricordi"!), il secondo invece quello di una
reazione violenta e irrazionale davanti alla catastrofe imminente.
Dal punto di vista socio-culturale poi, tale periodo vede la definitiva
affermazione delle classi filo-imperiali su quelle senatorie e nobiliari, e un
ulteriore assorbimento di queste ultime nelle fila dei poteri del princeps.
Economicamente, invece, si assiste a un'ulteriore crescita dei traffici e delle
comunicazioni interne, nonché al definitivo affermarsi delle classi medie
nell'economia sociale dell'Impero: sia di quelle impiegate nelle attività
commerciali, sia di quelle impiegate nell'amministrazione statale.
3. Gli Antonini
A. L'Età Aurea
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