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Le truppe ausiliarie dell'esercito romano erano costituite da contingenti
non in possesso della cittadinanza romana, almeno nella fase repubblicana. Nel
90-88 a.C., dopo la rivolta di gran parte degli alleati (guerra sociale), la cittadinanza venne
estesa a tutti gli italici, il che dava loro diritto di prestare servizio nella
legione.
Questi contingenti potevano essere costituiti da elementi mercenari oppure
di foederati, provenienti da quei popoli liberi che vi erano obbligati sulla
base di patti di mutua alleanza con Roma. Ma soprattutto erano genti sconfitte
militarmente (quindi in primis le popolazioni italiche), costrette, a titolo di
tributo, a offrire un certo numero di contingenti armati. |
Gli italici (in qualità di socii) avevano autonomia amministrativa e, sul
piano meramente locale, anche politica, ma la loro politica estera e militare
dipendeva strettamente da quella romana. Essi fornivano soprattutto reparti di
cavalleria: una specialità trascurata nell'ordinamento militare di Roma. Ma
fornivano anche reparti di fanteria leggera, in quanto quella pesante era tipica
della legione.
Gli auxilia svolgevano inoltre funzioni di supporto come ad es.
l'esplorazione, la ricerca, la presa di contatto con l'avversario, la
costruzione di fortilizi difensivi...
Quando l'impero romano raggiunse, verso la fine del periodo repubblicano, la
sua massima espansione, i contingenti alleati furono tratti prevalentemente
dalle popolazioni barbariche.
Dalla fine del I sec. d.C. gli auxilia saranno qualitativamente di poco
inferiori alle legioni. Il primo imperatore a offrire loro, ormai reclutati in
servizio permanente e non più solo in occasione di campagne militari, una paga
mensile e un equipaggiamento uniforme, fu Augusto, il quale stabilì anche che
rimanessero di stanza nella loro regione di reclutamento, ad eccezione del
comando delle singole unità, che veniva sempre affidato a ufficiali superiori
romani (tribuni), scelti inizialmente tra i giovani figli dei senatori, nell'espletamento
del primo degli incarichi militari tipico della loro carriera politica, e
successivamente, dopo le riforme di Claudio, tra l'ordine equestre.
Ai tempi di Traiano gli auxilia erano divenuti così importanti che nella
guerra in Dacia furono proprio loro a sostenere i principali scontri col nemico.
Nella Colonna Traiana i legionari, essendo
considerati delle truppe specializzate, vengono ritratti non tanto nei
combattimenti (a meno che il loro intervento non fosse assolutamente
necessario), quanto nelle mansioni tecniche o logistiche.
La ferma di un ausiliario durava da 25 a 28 anni. Si prestava servizio in
unità di fanteria, la cui formazione prendeva il nome di coorte, con effettivi
che potevano andare da 500 uomini (le centurie di 82-83 fanti ciascuna) a 1.000
(dieci centurie di 100 fanti). A dir il vero quando la coorte fu inventata da
Gaio Mario i manipoli erano soltanto tre, per un totale di 300 uomini.
Le coorti di fanteria potevano essere integrate con elementi di cavalleria:
p.es. sei centurie da 65 fanti e quattro torme da 30 cavalieri, oppure 10
centurie da 76 fanti ciascuna e sei torme di 42 cavalieri ciascuna.
Invece le unità di cavalleria pura (le ali) erano composte, a seconda dei
casi, di 16 torme da 32 cavalieri o da 24 torme da 42 cavalieri.
Le coorti, a seconda della tipologia, erano comandate o da un prefetto o da
un tribuno. I ranghi dell'ufficialità inferiore erano costituiti da centurioni e
decurioni.
Un ausiliario, come paga, prendeva tre volte meno di un legionario, ma alla
fine della sua carriera gli veniva assicurata la cittadinanza romana, a lui e
alla sua discendenza legittima.
Verso gli ultimi del I sec. d.C. si crearono i "numeri", cioè quei reparti
militari la cui consistenza non superava le 500 unità. Questo permetteva di
arruolare facilmente gli elementi barbarici, che all'interno dell'esercito
romano conservavano la propria lingua, la propria uniforme, le proprie armi, il
proprio modo di combattere. Alla fine diventeranno loro i veri auxilia.
Adriano istituzionalizzò i "numeri" e il loro impiego crebbe tanto che alle
soglie dell'età diocleziana costituirono il fulcro di un esercito completamente
imbarbarito.
Non dimentichiamo inoltre che nel 212 d.C., con la Constitutio
Antoniniana dell'imperatore Caracalla, la
cittadinanza romana venne estesa a tutti i sudditi, rompendo così,
definitivamente, quella differenza di rango tra legioni e auxilia.
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