STORIA ROMANA


LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA: DA TIBERIO A NERONE

La politica di Nerone ricorda molto quella di Caligola. Anche lui, come il suo predecessore, si ispira fortemente all'ideale orientalizzante di Alessandro Magno e del dispotismo assoluto. Anche lui tenta di ridimensionare il peso economico e politico delle zone occidentali in favore di quelle orientali. Anche lui basa il suo potere sul consenso delle masse popolari occidentali e su quello delle regioni orientali.

Ultimo elemento di somiglianza, anche Nerone morirà vittima di una congiura, seppure dopo 14 anni di governo.

Alla morte di Claudio, sale al potere un ragazzo di 17 anni, figlio di una delle mogli del defunto imperatore: Agrippina. Questi, di nome Nerone, non appartiene neanche alla stirpe dei Claudi, essendo stato adottato da Claudio per ragioni di successione. (Tale mancanza, quando in seguito i rapporti col Senato si incrineranno, costituirà un elemento di forza in favore di quest'ultimo, che non mancherà di rinfacciargli la sua presunta illegittimità).

Nerone

Circondato da intellettuali d'orientamento senatorio e nobiliare, come Seneca o Petronio, Nerone seguirà nei primi anni del suo regno una politica piana e senza scosse, coincidente con gli interessi del Senato.

Sarà a partire dal 58 che la sua vera indole inizierà a emergere. In questi anni si consuma infatti la prima rottura col Senato, colpevole di non aver approvato la sua proposta di riforma tributaria.

Tale proposta prevede l'eliminazione delle imposte indirette - ovvero dei dazi doganali -, cioè del protezionismo sui prodotti di produzione occidentale, e in seconda battuta un incremento delle tasse sui ceti più abbienti, al fine di compensare le inevitabili perdite finanziarie.

Come si vede questa proposta, mai approvata, tende a un impoverimento dei privilegi economici dell'Occidente, e contemporaneamente a colpire l'economia dei latifondisti e dei ceti più ricchi occidentali.

Essa è complementare alle larghe spese sostenute da Nerone per spettacoli pubblici e donazioni alla plebe. S'intuisce quindi la matrice populistica del suo governo.

Dopo la definitiva rottura col Senato, Nerone si trasferisce in Oriente, dove combatte una guerra in Armenia, riuscendo anche a impadronirsene nel 58, ma perdendola poco dopo, nel 63, data in cui viene ceduta al re dei Parti (pur mantenendo Roma una specie di protettorato su di essa).

Tornato a Roma inaugura una consistente attività di monetazione, al fine di rendere allo stato più facile, grazie al maggior numero di monete circolanti, il pagamento dei debiti, e migliorando, sempre secondo lo stesso principio, le condizioni di vita del popolo.

Nel 64 scoppia in Roma un incendio, di cui Nerone è sospettato essere l'autore, che devasta gran parte della città e gli permette di iniziare una vasta attività di ricostruzione (si ricordi la creazione della 'Domus aurea').

Nel 66 Nerone è nuovamente in Oriente, precisamente in Grecia, dove si pone come continuatore della politica di Flaminino, concedendo (come l'antico condottiero aveva concesso la libertà dalle truppe romane) donazioni ed esenzioni fiscali.

Sono di questi anni i primi tentativi di congiura contro Nerone, favoriti dalla sua lontananza da Roma, poi scoperti e repressi nel sangue (con la morte, tra gli altri, del poeta Petronio).

Nerone inoltre impiega molti soldi per sostenere l'opera di diffusione della cultura ellenica e orientale in Occidente.

E' ormai la fine: oltre che del Senato e dei nobili occidentali, Nerone ha ormai perduto la fiducia e l'appoggio anche delle province occidentali, che si vedono trascurate dalla direzione imperiale, espropriate quindi del posto di rilievo che spetta loro in qualità di regioni ricche ed economicamente emergenti.

In Gallia scoppiano ribellioni contro il potere di Roma; mentre è dalla Spagna Terraconense e dal capo delle sue truppe, Sulpicio Galba, che inizia la vera congiura anti-neroniana.

Essa coinvolgerà presto anche il Senato romano, costringendo il principe ribelle, oramai isolato, a togliersi la vita.

Galba diventerà, anche se per pochissimo tempo, il nuovo imperatore, ponendo definitivamente termine alla dinastia imperiale dei Claudi.

Ma il fatto che la rivolta sia iniziata fuori dei territori romani e italiani, la dice lunga anche sul ruolo che le province cominciano ad assumere nell'economia dell'Impero.

CONCLUSIONI (14-68)

Il problema fondamentale che i primi imperatori - Ottaviano Augusto compreso - debbono affrontare, è quello della mediazione: mediazione sia tra le nascenti istituzioni imperiali e quelle, molto più antiche, dell'aristocrazia fondiaria occidentale; sia tra le istanze di dominio dell'Occidente e gli influssi politico-culturali di segno opposto, provenienti dalle zone orientali.

Mentre Caligola e Nerone attueranno una strategia scopertamente anti-senatoria e filo-orientale, determinando in tal modo la reazione violenta delle forze tradizionaliste occidentali - ma non solo, essendo comprese in tale reazione anche le nuove forze politiche occidentali, essenzialmente le province - che ne decreteranno la fine; Tiberio e Claudio al contrario, cercheranno di porre in atto con queste ultime una politica di compromesso (seppure - al fondo - maggiormente favorevole allo sviluppo degli apparati del nuovo Stato imperiale), né cercheranno mai di mettere in discussione la superiorità, politica e culturale, dell'Occidente rispetto all'Oriente.

Ma la soluzione "orientale" e assolutistica di Caligola e di Nerone - nonostante resti per il momento inattuabile, data la forte radicatezza dei più antichi poteri senatori e la relativa 'fragilità' di quelli dell'Impero - sarà, sui tempi lunghi, quella che finirà per prevalere.

Gli sviluppi dell'Impero, difatti, avverranno proprio in direzione del potenziamento dei suoi apparati, a spese chiaramente delle più antiche forze nobiliari e senatorie occidentali.


Scheda su Nerone
1) Tiberio, il secondo imperatore (14-31)
2) Il dispotismo orientaleggiante di Caligola (37-41)
3) Claudio, imperatore dimenticato (41-54)
4) Nerone, l'ultimo dei Claudi (54-68)
Adriano Torricelli

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia
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Aggiornamento: 14/05/2013