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La prostituzione a Pompei è una delle poche occupazioni pubbliche riservate alle donne, le quali sono,
in questo caso, quasi sempre schiave di origine orientale.
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Il lavoro si svolge in postriboli (lupanares) che a Pompei sono oltre la ventina, posti
preferibilmente presso i crocicchi di strade secondarie.
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Essi sono caraterizzati da piccole celle munite di un letto in muratura e di una
porticina di legno sopra la quale è spesso dipinta una scenetta erotica, indicativa del
tipo di prestazione offerta.
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La tariffa media (10-15 assi), che va tutta al tenutario (il quale paga una tassa giornaliera pari a
una tariffa) corrisponde al prezzo di due porzioni di vino.
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Le ragazze, che i proprietari acquistano per un prezzo pari a circa 750 volte la tariffa
media di una prestazione, hanno nomi d'arte.
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I clienti sono generalmente affezionati e grafomani (hic ego puellas multas futui).
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