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I FLAVI E IL CONSOLIDAMENTO DELL'IMPERO
3) Il breve regno di Tito (79-81)
Vespasiano ha due figli: Tito e Domiziano. Al primo ha affidato la cura delle
regioni orientali quando, nel 69, si è trasferito in Occidente per esercitare il
proprio ruolo di princeps. Sempre col primo inoltre, ha condiviso la tribunicia
potestas, una delle prerogative essenziali della carica del princeps.
E' chiaro quindi come sia Tito - per altro il primogenito - l'erede da
lui designato alla successione.
E' difficile tuttavia, data la sua brevità, dare un giudizio equo sul periodo di
reggenza di Tito, il quale, salito al potere nel 79, muore dopo solo due anni di
governo, appena quarantaduenne. |
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Ciò che si sa è che egli, guardato con sospetto dalla nobilitas per le tendenze
dimostrate precedentemente alla propria elezione in direzione di una politica di
tipo orientale, tenta da subito una riconciliazione con quest'ultima, sulla base
peraltro dei valori della clementia stoica.
Egli verrà infatti polemicamente ricordato, ai tempi della reggenza del
fratello Domiziano, come 'amor ac deliciae', in contrasto con l'appellativo
'dominus et deus' con cui amerà essere chiamato il suo successore.
Altro merito da ascriversi a Tito è l'aver portato avanti (come del resto ha
fatto il padre e come farà Domiziano) la guerra in Britannia, e l'essere autore
della presa di Gerusalemme nel 70 (quando ancora non è asceso al
principato) in veste di generale per ordine del padre.
Nei suoi anni, si collocano inoltre l'eruzione del Vesuvio (79) e il
completamento del Colosseo nella città di Roma (80).
4) Domiziano e la ripresa della politica anti-senatoria (81-96)
Vespasiano non aveva mai concesso onori politici rilevanti al suo
secondogenito, Domiziano, né aveva mai disposto la sua successione al
principato.
Tuttavia, dal momento che comunque quest'ultimo fa parte della dinastia flavia,
spetta a lui dopo la morte del fratello la successione. Al momento
dell'incoronazione egli ha 30 anni d'età.
La politica che Domiziano sceglierà di seguire sarà simile
fondamentalmente a quella di suo padre.
Certo, più esplicita e molto meno mascherata è la volontà da parte sua di
perseguire e di indebolire - attraverso i propri poteri - la vecchia nobilitas
d'origine repubblicana. E sarà proprio una tale volontà a costargli la vita nel
96, quando verrà ucciso da una congiura di palazzo.
Come in precedenza era stato per suo padre, saranno tre i punti attorno a cui
ruoterà la sua azione:
1) l'indebolimento dei poteri e delle istituzioni dell'antico Senato e
dell'antica nobilitas;
2) il rafforzamento del potere monarchico e del centralismo dello Stato,
ovvero la soppressione dei poteri 'altri' rispetto al proprio, rafforzamento
quindi degli apparati imperiali e dei nuovi ceti equestri
(filo-imperiali);
3) le persecuzioni ai danni dei filosofi (colpevoli di contaminare la
cultura occidentale con influenze orientali ed ellenistiche), degli ebrei e dei
cristiani, e in generale di tutti gli 'innovatori' sul piano culturale (tra le
vittime di tali persecuzioni poi, vi saranno anche elementi della sua
famiglia).
Mentre Tito, al momento dell'elezione, aveva al proprio attivo dei trascorsi
politici non graditi al Senato, Domiziano - al contrario - aveva stretto
rapporti di amicizia con alcune famiglie della nobiltà romana e italica: le
stesse delle quali sarebbe poi divenuto acerrimo nemico, tradendo in tal modo
molte delle aspettative nei suoi confronti.
Nei primi anni del suo principato, Tito si occupa soprattutto della difesa dei
confini dell'Impero, combattendo nell'83 contro i Catti nei territori germanici,
e estendendo i confini romani in tali regioni.
[Al termine della campagna, la Germania verrà divisa in due regioni: la
provincia 'Superior' e quella 'Inferior', quest'ultima punto di raccordo con le
regioni danubiane dell'Impero]. |
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Egli porta avanti poi la colonizzazione delle regioni della Britannia,
sempre per mano di Agricola (il quale tuttavia verrà richiamato in patria
nell'84).
Nell'85 infine, i Daci invadono la Mesia (una regione della zona danubiana),
costringendo Domiziano a iniziare delle nuove campagne, la cui durata si estende
fino all'87 e che si concludono con l'acquisizione di nuovi territori a est.
Ma è a partire dall'89 che la politica di Domiziano si fa spiccatamente
monarchica e accentratrice, suscitando così le ire del Senato e dando inizio a
un periodo di conflitti culminanti nell'assassinio del princeps nel 96.
L'occasione (o la causa?) di questa nuova politica è la ribellione di un certo
Saturnino, prefetto nelle regioni della Germania Superior, il quale nell'89
viene proclamato Augusto dalle sue truppe iniziando una ribellione contro Roma
che verrà da questa presto soffocata nel sangue.
Forse per paura che dietro tale evento si nasconda un complotto della nobiltà,
Domiziano a partire da questi anni, colpisce con ogni mezzo possibile le
forze nobiliari romane e italici. Delazioni, accuse di malcostume (già usate da
Augusto, anche se per scopi di riforma morale), confische, ed anche restrizioni
di carattere economico (proibizioni commerciali): tutto è valido per indebolire
la classe nobiliare, ritenuta da Domiziano una gravissima minaccia per il
proprio potere!
Oltre a tutto ciò Domiziano assume anche la censura, una carica che -
come si è detto - dà a chi la detiene la possibilità di riformare il Senato,
introducendo in esso (come del resto già suo padre aveva fatto) nuovi elementi
di origine provinciale ed equestre, ovvero nobili di nuova nomina e di origini
'plebee'.
In questo secondo periodo della sua azione di governo (che inizia,
come si è detto, all'incirca nell'89), Domiziano instaurerà un regime del
terrore dal quale non saranno escluse nemmeno le minoranze culturali,
oggetto anch'esse di persecuzione.
D'altra parte, egli basa gran parte del proprio potere sul consenso delle
province (e sul rafforzamento degli apparati statali, che sono alla base di
tale consenso), oltre che su quello della plebe e degli eserciti, con cui si
mostra estremamente munifico.
La politica anti-senatoria di Domiziano tuttavia, non può non portare alla
lunga i suoi amari frutti.
Nel settembre del 96 una congiura di palazzo, alla quale forse partecipa la sua
stessa moglie, Domizia (da lui precedentemente ripudiata a causa delle sue
simpatie per la nobiltà), porrà fine alla sua vita nella sua stessa camera.
Al posto di Domiziano, i congiurati predispongono la successione di Cocceio
Nerva, uomo innocuo per il Senato, date le sue origini nobili e la sua età
oramai avanzata.
CONCLUSIONI (69-96)
Tentando un bilancio del periodo della dinastia dei Flavi - ovvero
essenzialmente dei due principati di Vespasiano e Domiziano -
possiamo dire che essa abbia portato avanti una politica fondamentalmente ostile
alle resistenze dell'antico potere repubblicano, basata sul consolidamento a
livello strutturale e burocratico degli apparati statali imperiali, nonché - di
conseguenza - sull'affermazione a livello politico delle province (le
quali si trovano ad essere, per mezzo di tali apparati, decisamente
facilitate nell'accesso alla vita politica dell'Impero).
Rispetto a Nerone e Caligola, i Flavi hanno avuto a monte maggiori possibilità
d'azione: ciò perché la lotta anti-senatoria da essi sostenuta, ha trovato un
notevole appoggio negli interessi di quei nuovi organismi politici che
sono le province d'occidente.
Inoltre - ed è questa un'altra differenza sostanziale rispetto ai Claudii
- lo scontro con il tradizionalismo repubblicano non si è mai mescolato, nella
loro visione, con una politica filo-ellenica e filo-orientale. Tutti e tre
infatti hanno perseguito una strategia rigorosamente 'occidentalista', che ha
conservato loro l'appoggio delle regioni emergenti.
Complessivamente l'Impero uscirà rafforzato dal governo della dinastia Flavia,
mentre l'aristocrazia senatoria vedrà ridimensionati i propri privilegi
politici, essendo tra l'altro affiancata da una più giovane generazione di
latifondisti, d'origine spesso provinciale e equestre.
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