Nel 1937 la cronica mancanza di reddito e la grave
malattia che aveva colpito la madre cominciarono a disgregare la famiglia di Malcolm, che
venne affidato ad alcuni amici.
L'anno seguente fu espulso dalla scuola per
"cattiva condotta e comportamento anti-sociale" e venne spedito nella casa di
correzione di Lansing.
Nel gennaio 1939 gli assistenti sociali e il giudice
decisero, dopo l'aggravamento della malattia, di rinchiudere la madre Louise in manicomio.
(Malcolm scriverà nella sua Autobiografia ch'essa "era
stata distrutta dalle umiliazioni dei funzionari dell'assistenza pubblica").
Intanto Malcolm, nel correzionale dello Stato del
Michigan, si segnalava come brillante studente. Regge due anni, poi inizia a sentirsi
discriminato e scoraggiato dal voler intraprendere la carriera dell'avvocato.
Compiuti 16 anni e grazie alla tutela della sorella
maggiore Ella, Malcolm va a stabilirsi a Roxbury, il ghetto nero di Boston. Qui lavora
come lustrascarpe davanti ai club di Harlem e in seguito come inserviente nei ristoranti e
sui treni della costa orientale. Il ghetto -dirà Malcolm- "è una giungla dove non
c'è giusto né ingiusto, ma solo il duro mestiere del soccombere o sopravvivere".
Dopo l'entrata in guerra degli Usa contro il
Giappone, fece girare la voce d'essere un simpatizzante dei nipponici e un fautore della
guerra contro i razzisti del Sud: così evitò la chiamata nell'esercito.
Intanto, grazie al lavoro sui treni, scopre
Washington e New York. Frequenta il milieu anarchico dei bassifondi, lascia il lavoro,
diventa organizzatore di scommesse clandestine, spacciatore di droga ed entra nel giro
della prostituzione ad Harlem.
Ricercato attivamente dalla polizia, nel 1945,
ritorna a Boston e si mette a capo di una banda di rapinatori, uomini e donne, bianchi e
neri.
In seguito al tentativo di rivendere un orologio a
un banco di pegni, frutto di una rapina, nel febbraio 1946, viene arrestato con alcuni
compagni e viene condannato a 10 anni di carcere.