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“Vedrassi animali sopra la terra, i quali sempre
combatteranno infra loro e con danni grandissimi e spesso morte di
ciascune delle parte. Questi no aran termine nelle lor malignità; per le
fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle
gran selve dell’universo; e poi ch’e’ saran pasciuti, il nutrimento de’
lor desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e paure e fuga a
qualunque cosa animata. E per la loro ismisurata superbia questi si
vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor
membra li terrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la
terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella
dell’un paese remossa nell’altro, e ‘l corpo di questi si farà sepultura
e transito di tutti già lor morti corpi animati. Oh mondo, come non
t’apri? E precipita nell’alte fessure de’ tua gran balatri e spelonche,
e non mostrare più al cielo sì crudele e despiatato monstro”.
(‘Della crudeltà dell’uomo’, Leonardo da Vinci)
“Non c’è stata mai un’epoca più perturbata dalla disperazione, dal
terrore della morte. Mai un silenzio così sepolcrale regnò nel mondo.
Mai l’uomo è stato così piccolo. Mai è stato così inquieto. Mai
l’allegria è stata così assente e la libertà più morta. Ecco che grida
la disperazione: l’uomo implora a grida la sua anima, un grido solo
d’angustia sale dal nostro tempo. Anche l’arte grida nelle tenebre,
chiede aiuto, invoca lo spirito…”.
(Hermann Bahr, critico austriaco)
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