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La situazione dell'aviazione italiana
All’alba dell’11 giugno del 1940 fu l’aviazione ad iniziare il conflitto
attaccando l’isola di Malta con dieci trimotori Alcioni Cant Z 1007, sganciando
alcune bombe sui forti e sul porto. L’isola era quasi indifesa, aveva una
piccola guarnigione e solo tre vecchi aerei da caccia Gladiators. Nello stesso
giorno 35 ‘sparvieri’ SM79, scortati da 18 ‘Falchi’ Cr 42 bombardarono la base
navale di La Valletta e l’idroscalo.
Un altro attacco fu eseguito nel pomeriggio, ma il 12 Badoglio dette l’ordine di
sospendere gli attacchi e di eseguire solo azioni di disturbo.
In seguito continuarono i bombardamenti italo-tedeschi, anche violenti, ma senza
nessun piano strategico, né si fissò una data per l’invasione.
Solo ricognizioni furono permesse sul fronte francese, ma senza superare il
confine.
In cambio gli inglesi avevano preso la guerra sul serio e bombardarono, sebbene
senza gravi conseguenze, Torino e Genova, e in Libia distrussero aerei italiani
al suolo e incendiarono depositi di carburante; Mussolini se l’ebbe a male e
ordinò una rappresaglia su Tolone, che non si eseguì a causa del mal tempo. Comunque 21 ‘Sparvieri’ bombardarono aeroporti tunisini e la base navale di Biserta; ci fu anche qualche incursione sporadica su Alessandria e Port Said che
non recò seri danni per il numero relativo dei velivoli impiegati.
L’avanzata di Graziani su Sidi-el-Barrani fu appoggiata da 262 bombardieri.
Degni di menzione furono due tra le prime azioni aeree: nessun aereo inglese o
tedesco aveva un’autonomia sufficiente per poter compiere un tragitto
Italia-Gibilterra d’andata, carico di bombe, e di ritorno alla base. Si adattarono
così aerei commerciali SM 82 ‘Marsupìali’ che partirono il 18 luglio da Guidonia, bombardarono Gibilterra, sorprendendo gli inglesi, e ritornarono
indenni.
Sempre i ‘Marsupiali’ tre mesi dopo, partirono da Rodi di notte, sorvolarono la
Siria e l’Iraq, quindi il deserto arabico e bombardarono le raffinerie di
Manamah nelle isole Bahrain, dopo aver percorso 2.500 chilometri, sbalordendo il
nemico.
In settembre Mussolini insistette affinché Hitler accettasse aerei italiani per
i bombardamenti sull’Inghilterra (la quale si vendicò tre anni dopo bombardando
Roma) ed ordinò la formazione del CAI (Corpo Aereo Italiano), però, come abbiamo
già detto, non mandò i nostri migliori aerei, ma le superate ‘Cicogne’, gli
‘Alcioni’, i ‘Falchi’ (biplani) e le ‘Frecce’ (Fiat G 50) che però
non possedevano la strumentazione adatta e gli equipaggi non erano allenati
per affrontare le nebbie del nord. Restarono in Belgio fino al 15 aprile 1941. I
102 bombardieri scaricarono 55 tonnellate di bombe e i caccia compirono 1.596
voli.
Durante la campagna di Grecia l’aviazione inviò 60 ‘Alcioni’, 42 ‘Pipistrelli’,
31 ‘Sparvieri’, 23 ‘Aironi’ (idrovolanti Cant Z 506), 18 ‘Cicogne’, venti
‘Picchiatelli’, 25 ricognitori Ro 37, e i caccia: 70 ‘Frecce’, 23 Cr 32 e 12
‘Saette’. Tali forze furono superiori a quelle greche, e più tardi vennero
aumentate, e continuarono ad esserlo anche dopo l’arrivo in Grecia di alcuni
stormi inglesi. A volte compirono più di 300 voli giornalieri, bombardarono
porti, linee di comunicazione, aeroporti, abbatterono 218 aerei nemici e ne
persero 75. Sganciarono 4.546 tonnellate di bombe durante 7.700 voli, e i
caccia compirono 14.029 voli.
Malgrado ciò il loro apporto non fu
determinante, a causa del mal tempo, del terreno montagnoso e dei confusi ed
imperfetti ordini ricevuti.
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