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Da Napoli a Roma
Con la fuga dei generali da Roma, l'esercito italiano fu abbandonato al suo
destino, come già detto: alcuni resistettero e combatterono, ma furono
sopraffatti; altri si arresero e furono catturati, mentre la popolazione civile
portava via dai magazzini militari ciò che i tedeschi avevano scartato.
Le forze italiane d'occupazione militare all'estero erano le seguenti: nei
Balcani 31 divisioni, in Francia 5, in Corsica 2, in Sardegna 4.
Anche in quei luoghi ci furono casi di aperta resistenza e i soldati
combatterono fino a che non furono sterminati dai tedeschi; in altri casi si
arresero con la condizione, non mantenuta, di essere rimandati in Italia: invece
furono disarmati, catturati e spediti nei lager tedeschi. Altri ancora cercarono
di raggiungere l'Italia con ogni mezzo, ed altri, infine, si unirono ai patrioti
jugoslavi, greci e albanesi e continuarono a combattere, insieme a loro sino
alla fine della guerra.
Nel settembre del 1943 i soldati italiani a Lero, nel Dodecanneso,
resistettero 40 giorni ai tedeschi sbarcati: di 12 mila ne restarono 1.500, già
senza munizioni. A Cos 100 ufficiali catturati furono fucilati. A Simi
sbarcarono gli inglesi che combatterono insieme agli italiani, al terminare del
combattimento gli italiani furono fucilati. Il comandante tedesco Otto Wagner fu
condannato da un tribunale romano a 15 anni di prigione. Rodi fu difesa solo
dagli italiani e occupata dai tedeschi.
Gli ammiragli comandanti delle isole Mascherpa e Campioni furono catturati e
fucilati a Verona dal governo della Repubblica sociale.
L'isola di Corfù fu occupata dai tedeschi dopo vari combattimenti, malgrado
la loro parola d'onore gli ufficiali furono tutti fucilati; lo stesso accadde a
Cefalonia dove la divisione Aqui non volle arrendersi ai tedeschi; dopo furiosi
combattimenti (che costarono la vita a 3 mila soldati e 65 ufficiali),
bombardata dagli Stukas, rimasta senza munizioni e senza aiuti dal governo
Badoglio, s'arrese: tutti i suoi ufficiali, con il comandante generale Antonio
Gaudin furono fucilati e i loro corpi gettati in mare.
Alcuni marinai italiani furono obbligati a seppellire altri soldati catturati,
dopodiché furono massacrati anche loro.
Nella Tessaglia e nell'Epiro combatterono la divisione Pinerolo e i Lanceri d'Aosta; a Larissa combatterono italiani e greci contro i tedeschi.
Nel Montenegro le divisioni 'Emilia', 'Taurinense' e 'Venezia' combatterono
perdendo il 40% dei loro effettivi, quindi si rifugiarono sulle montagne
unendosi ai partigiani e formando le divisioni 'Garibaldi' e 'Italia', alle
quali poi s'unì anche la 'Tridentina'.
In Albania a Santiquaranta tutti gli ufficiali della 'Perugia' furono
massacrati dai tedeschi, la 'Brennero' riuscì ad imbarcarsi.
A Croia la divisione 'Firenze' combatté coi partigiani contro i tedeschi,
formando il battaglione 'Gramsci'.
In Jugoslavia le divisioni 'Marche' e la 'Messina' s'unirono ai partigiani
titini.
In Francia gli alpini della 'Pusteria' s'unirono ai maquis, mentre la
popolazione aiutò gli sbandati. Disgraziatamente terminò la protezione dell'esercito italiano sugli ebrei francesi e cominciarono le
deportazioni (1).
In Corsica la 'Cremona' e la 'Friuli' attaccarono, insieme ai maquis
francesi, le truppe tedesche che furono costrette a fuggire in Sardegna.
Viceversa in Sardegna la 'Nembo', divisione paracadutista, si ribellò al suo
comandante, lo uccise e si schierò coi nazisti; successivamente combatté contro
gli alleati ad Anzio e Nettuno.
***
Sul fronte dell'Italia meridionale cominciarono a formarsi unità italiane al
lato degli alleati. Questi avevano dichiarato che il trattamento futuro
dell'Italia sarebbe dipeso dall'aiuto che essa avrebbe fornito loro, ma in
realtà fecero tutto il possibile affinché tale aiuto non avvenisse o avvenisse
il meno possibile.
Grazie agli sforzi del maresciallo Messe, nominato capo di Stato maggiore
dell'esercito, si riuscì a costituire un raggruppamento motorizzato di 5 mila
uomini con 500 veicoli, che combatté a Monte Lungo, sul fronte di Cassino.
Più tardi aumentò a 21 mila unità e combatté a Chieti, Aquila, Teramo,
Ancona e Bologna. Nel gennaio del 1945 già s'erano formate sei divisioni ('Piceno',
'Cremona', 'Legnano', 'Mantova', 'Folgore' e 'Friuli'), di cui quattro in prima
linea, che ad aprile integrarono l'Esercito di Liberazione.
La marina italiana cooperò con due incrociatori, inviati a Freetown, nell'Atlantico, otto sommergibili alle Bermude, due nell'Oceano Indiano, quattro nel
Mar Rosso. Altre 32 navi furono consegnate ai russi come riparazione dei danni
di guerra, tra le quali la nave scuola 'Cristoforo Colombo'.
L'aviazione era rimasta con 350 aerei, ma nel maggio del 1944 ebbe 5
squadriglie date dagli inglesi.
***
I tedeschi nell'Italia meridionale, al comando del maresciallo Kesselring,
avevano otto divisioni, di cui tre corazzate, più altre due di rinforzo, mentre
il maresciallo Rommel comandava le forze tedesche dell'Italia settentrionale,
forti di 14 divisioni.
Formarono varie linee fortificate: la Hitler (Terracina-Aquino), la Gustav
(Garigliano-Rapido-Sangro), quindi la Gotica (Pesaro-Pisa).
Dopo la liberazioni di Napoli gli alleati cominciarono a inviare in
Inghilterra le loro migliori truppe, per la preparazione dello sbarco in
Normandia. Patton lasciò il comando della V armata al generale Mark Clark,
Montgomery lasciò il comando dell'VIII armata al generale Oliver Leese.
Dopo i primi attacchi falliti del novembre-dicembre, gli alleati
cominciarono a riorganizzarsi, con l'aiuto di rinforzi coloniali francesi,
polacchi e italiani.
Il 3 ottobre del 1943 iniziò la prima della quattro battaglie di Cassino. L'esercito tedesco si componeva di sei divisioni di fanteria e sette panzer, più
una divisione di fanteria e due panzer di riserva. L'VIII armata inglese aveva:
una divisione canadese, due indù (volontari sik, punjab, mahratta, raiput e
gurkha), una neozelandese ed una britannica, più un corpo e una divisione
blindata canadese. Il V esercito aveva: due divisioni di truppe coloniali
francesi marocchine ed algerine, due divisioni di fanteria e una corazzata
americane, quattro inglesi di fanteria e una corazzata, altre due divisioni
americane e una brigata motorizzata italiana.
Un attacco della 56a divisione britannica era stato respinto, con la perdita
del 58% dei suoi effettivi. Allora s'ordinò all'VIII armata d'attaccare ad est,
sul fiume Sangro, che dopo furiosa lotta giunse ad Ortona, dove si combatté casa
per casa.
Sopraggiunto l'inverno le operazioni si sospesero. Ma si continuò ad ovest: con il fuoco concentrato di mille cannoni s'iniziò l'attacco, in direzione di Mignano. S'effettuarono 200 mila spari per un totale di
4 mila tonnellate di proiettili. Il 6 dicembre gli inglesi giunsero sulla cima
del monte Camino e gli americani presero d'assalto il monte Maggiore. Gli
italiani attaccarono Monte Lungo perdendo il 60% degli effettivi
(2). Gli
alleati avevano perso 16 mila uomini in due settimane, avanzando solo 12
chilometri.
La battaglia decisiva doveva svolgersi a Montecassino.
Malgrado la precedente campagna di Sicilia, gli alleati si accorsero di non
avere truppe adatte per la guerra di montagna. Dovettero far venire truppe
coloniali francesi dall'Algeria e dal Marocco. Il monastero situato sulla
sommità del monte di 500 metri d'altezza, fu fondato da San Benedetto nell'anno
529, e si trovava al centro della linea Gustav, difesa da sei divisioni tedesche
al comando del generale von Senger und Etterlin, membro laico dell'ordine
benedettino.
I tedeschi si 'preoccuparono di salvare' i manoscritti, gli archivi, le
opere d'arte del monastero, e una colonna di camion fu inviata a tale scopo, e
fu filmata e fotografata per i loro fini propagandistici. Il Vaticano iniziò una
serie di reclami e, dopo varie settimane, riuscì a riaverne molti, ma non tutti.
Dopo la guerra si cercarono e, in buona parte, si ritrovarono tali tesori
artistici in varie collezioni particolari in Germania.
Centocinquanta persone vollero restare nel monastero, si trattava dell'abate, di alcuni monaci e di varie famiglie di contadini del luogo.
I tedeschi cominciarono a fortificare la zona, con postazioni di cannoni e
mitragliatrici, campi minati, casematte, incluso la cittadina di Cassino, ai
piedi della montagna, fu convertita in fortezza, costruendo tunnel tra una casa e
l'altra, allagando i campi e le strade.
Il 17 gennaio 1944 iniziò la seconda battaglia di Cassino, ne seguirono
altre due, fino al 18 maggio.
Il generale Clark commentò: 'Gli inglesi, se trovano un nido di
mitragliatrici, si lanciano contro all'attacco frontale. Viceversa, gli
americani cercano di aggirare la posizione, secondo la tattica indiana'.
Un ufficiale italiano commentò, sottovoce: 'Tra idioti e indiani c'è da
stare allegri'.
Si dice che in guerra vince chi fa meno sbagli, ma la II Guerra
Mondiale fu un'eccezione alla regola: gli alleati vinsero malgrado gli errori
madornali che fecero, in quasi tutte le occasioni. Vinsero per la grande
quantità di mezzi meccanici che impiegarono nelle battaglie. Infatti dicevano che
'una macchina si costruisce in poche ore, mentre per un uomo occorrono una
ventina d'anni'.
Il 22 gennaio gli alleati pensarono di sbarcare ad Anzio e Nettuno, occupare
i colli Albani per interrompere le principali vie di comunicazione e prendere
alle spalle i tedeschi della linea Gustav ed obbligarli a ritirarsi.
Contemporaneamente tre corpi d'armata: il X britannico, il II americano e i
coloniali francesi del generale Juin, attaccarono a Cassino per cercare di
congiungersi con le truppe sbarcate ad Anzio o, per lo meno, obbligare i
tedesche a togliere truppe dalla linea Gustav per spostarle verso Anzio.
Il maggior generale americano Lucas fu incaricato della missione. Sbarcarono
50 mila inglesi e americani da 243 navi e una gran quantità di mezzi (5.200
veicoli e 500 carri armati) e di munizioni, appoggiati da 65 squadroni aerei,
preceduti da un intenso cannoneggiamento delle navi e un bombardamento aereo
(praticamente contro le sole case di Anzio), ma il comandante fu così cauto e
timoroso di un contrattacco tedesco (anche per consiglio di Clark), che restò
sulle spiagge occupate senza contrasti, dato che non c'era nessun nemico, invece
di occupare i colli circostanti e far percorrere alle sue truppe la strada verso
Roma, dove qualsiasi avanguardia avrebbe potuto arrivarci facilmente.
Kesselring, riavutosi dalla sorpresa, respinse gli attacchi a Cassino e
richiamò cinque divisioni, poi altre tre che fece scendere dall'Italia del nord,
dalla Germania, dalla Croazia e dalla Francia, piazzò i cannoni sui colli Albani
e strinse gli alleati in una morsa di ferro e di fuoco.
Giunsero ad Anzio altre cinque divisioni alleate, ma si limitarono a consolidare
la testa di ponte (30 chilometri x 25), al riparo dei cannoni della flotta, che
impedì loro di essere rigettati a mare. Tale situazione durò fino al 3 di
febbraio.
Churchill disse che avevano mandato ad Anzio una 'balena incagliata'; Lucas
fu sostituito.
A Cassino, dopo altri inutili tentativi di superare la linea Gustav, il
generale Freyberg, comandante delle truppe neozelandesi, riuscì a convincere
Clark che bisognava distruggere il monastero, che con la sua mole, che si
stagliava contro il cielo, incuteva terrore ai suoi soldati: così 775 aerei da
bombardamento lanciarono 600 mila bombe sulla cittadina di Cassino e sul
monastero.
La città era praticamente sparita, e al suo posto c'erano macerie, fango,
acque stagnanti, grandi buche causate dalle bombe, che impedirono il passo ai
mezzi meccanici. I tedeschi che non avevano occupato il monastero, ora trovarono
eccellenti difese tra le sue macerie. Le bombe avevano fatto vittime anche tra i
soldati alleati nel dintorni di Cassino.
Avendo finalmente occupato le rovine delle città di Cassino, gurkha, indù e
neozelandesi si lanciarono, ancora inutilmente, all'attacco di Montecassino,
dopo che 277 fortezze volanti B-17, B-24-B-25 e B-26 ebbero lanciato altre 3.150
tonnellate di bombe d'alto potere esplosivo, su un terreno di un chilometro e
mezzo per 400 metri, e i Thunderbolt, Mosquito e Tiphoon ebbero lanciato razzi,
mitragliarono e cannoneggiarono ogni difesa tedesca: ponti, strade, viottoli,
veicoli, trincee; quindi, partiti gli aerei, 748 cannoni (un cannone ogni 12
metri), dalle 12.30 fino alle 20, cominciarono a sparare
195.969 colpi, sistematicamente e meticolosamente sugli stessi obiettivi.
Il 15 febbraio il monastero non esisteva più. Tra le sue rovine cominciarono
a fortificarsi i tedeschi.
A marzo ci fu un'altro bombardamento e furono lanciate 1.119 tonnellate di
bombe.
Non s'era mai visto un analogo bombardamento 'a tappeto', tanto caro agli inglesi di
Hardy, e ne seguirono altri in Italia, in Germania e in Giappone
principalmente.
Posteriormente lo stesso Clark commendò: 'Fu un tragico errore'. Quanti 'tragici errori' commisero gli alleati 'liberatori', ma furono
soltanto errori?
L'11 maggio due divisioni americane, quattro marocchine e algerine del
generale Juin, il secondo corpo polacco d'Anders, una divisione indù e due
divisioni britanniche attaccarono le tre divisioni tedesche e, malgrado le gravi
perdite, riuscirono a penetrare nella linea Gustav e ad aggirare la linea
Hitler.
E finalmente il 17 maggio i polacchi issarono la loro bandiera sulle rovine
del monastero. Gli angloamericani avevano avuto 15.930 perdite, i francesi
27.650, i polacchi 4.000.
Il 24 la V armata occupava Littoria, congiungendosi coi soldati sbarcati ed
immobilizzati ad Anzio.
Il primo giugno raggiunsero Velletri, il cammino per Roma era aperto.
E i marocchini e gli algerini, con qualche aliquota di senegalesi, comandati
da ufficiali francesi, dipendenti dal generale Alphonse Juin, finirono nella
valle dell'Iri. Erano 99 mila uomini che da Castelforte passarono per Ausonia,
Monte Petrella ed Esperia, diretti a Pontecorvo.
Ad Esperia 7 mila 'goumiers' (così chiamati perché erano inquadrati in
piccoli gruppi, spesso imparentati tra loro) 'devastarono, rubarono, razziarono,
uccisero e violentarono' 3.500 donne: dagli 8 agli 85 anni furono stuprate, e 800
uomini sodomizzati e seviziati. Chi tentò di difendere le donne venne impalato.
Il 14 maggio il generale Juin aveva detto loro: 'Soldati. Questa volta non è
solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincete questa battaglia.
Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del
mondo, c'è dell'oro. Tutto ciò sarà vostro se vincete. Dovete uccidere i
tedeschi fino all'ultimo uomo, e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e
promesso mantengo. Per 50 ore sarete padroni assoluti di ciò che troverete al di
là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi farà
responsabili di ciò che prenderete'.
Il romanzo di Moravia, La Ciociara (e la pellicola omonima, con Sophia
Loren, narrano il triste episodio. Quando fu esibita in Francia i soldati
coloniali francesi apparvero come soldati negri americani).
Negli anni '50 ci fu una relazione sui fatti che ebbe come risultato che il
20% delle donne violentate avevano contagiato la sifilide, il 90% la
blenorragia, molti furono i figli delle 'marocchinate', il 40% degli uomini fu
contagiato dalle loro mogli, 800 furono assassinati per aver tentato di difenderle.
Inoltre i marocchini distrussero l'81% delle case, rubarono il 90% del bestiame,
oltre a gioielli, danaro, vestiti, ecc.
Non solo Juin ebbe la colpa, ma anche il generale De Gaulle, il maresciallo
Alexander (che gli dettero il permesso) e lo stesso generale Clark, che lo decorò successivamente, considerando,
lui un buon amico e le sue divisioni come
eccezionalmente coraggiose.
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi, nel 2004, commemorando il 60°
anniversario della distruzione di Cassino, disse: 'Impossibilitati a difendere
la Patria in armi, presi tra due fronti, ostaggio dei tedeschi, impossibilitati
a difendersi dai pesanti bombardamenti alleati, dalla brutale barbarie di alcuni
reparti delle truppe africane, rimase loro soltanto il coraggio di difendere la
dignità, il merito civile che oggi premieremo nei gonfaloni di
Esperia, Aquino, Castrocielo, Ceccano, Lanuvio, Pastena, Pico, Roccasecca, San
Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico, San Vittore del Lazio, Sant'Apollinare,
Sant'Elia Fiumerapido. Per dare una spiegazione del blocco dell'avanzata, i
comandi alleati trovarono nella posizione dell'Abbazia una giustificazione sulla
quale ogni giorno battevano tramite la radio, asserendo che da lì veniva
comandata la difesa tedesca, e che superato quel punto, la linea Gustav sarebbe
stata superata di slancio. Sappiamo come andò: Montecassino venne rasa al suolo
fra il 15 e il 18 marzo 1944, in tre giorni di bombardamenti.
Lo sfondamento non ci fu. L'ennesimo tentativo venne respinto'.
***
Intanto a Roma alle 5.30 del mattino del 16 ottobre del 1943, di sabato, il
giorno del riposo per gli ebrei, ci fu una samstagschlag (sorpresa del sabato,
come la chiamava Eichmann). I quartieri ebrei, dell' ex-ghetto romano, furono
circondati dalle SS tedesche che catturarono 1.259 persone:
363 uomini e 896 donne e bambini (compresa un'infermiera cattolica che non volle
abbandonare un orfanello a lei affidato). Tutti furono caricati, anche i malati
gravi, a colpi di calcio di fucile, e al grido di 'raus'!, 'raus'!
su treni merci (50, 60 per ogni vagone sigillato) e spediti da Roma Tiburtina ad
Auschwitz.
Ci furono molti casi di solidarietà, attiva e passiva, tra gli altri romani
non ebrei: molti nascosero persone nelle loro case, altri le fecero passare per
propri figli, moltissime altre (sembra 4.700), si rifugiarono nei conventi,
nelle chiese e in Vaticano.
L'unico che volle tacere fu il papa Pio XII: forse era contrario alla
politica e ai metodi nazisti, ma aveva più paura del comunismo ateo, che s'avvicinava alle frontiere italiane, e che Hitler utilizzava, per la sua
propaganda di convenienza, come spauracchio contro la civiltà
occidentale (3).
Si disse loro che sarebbero stati trasportati in campi di lavoro, in
Germania. Potevano portarsi con sé una valigetta con biancheria, coperte, cibo
per otto giorni, bicchieri, tessere annonarie e carte d'identità, gioielli e
danaro, ed anche la chiave del proprio appartamento. Danaro e gioielli che
terminarono nelle casse del partito nazista o nelle tasche dei capi. Oro e
gioielli che furono ben ricevuti dalle banche svizzere in cambio di valuta
pregiata.
Dopo la guerra tornarono solo 14 uomini e una donna, nessun bambino. Altre
razzie di ebrei furono compiute a Trieste, Cuneo e Merano, altre furono previste
a Firenze, Venezia, Genova, Torino, Mantova e Ferrara.
Secondo i loro metodi abituali i nazisti rapinavano le loro vittime prima di
sterminarle, cosicché il 26 settembre il maggiore delle SS Kappler (in seguito
responsabile anche dell'eccidio delle fosse Ardeatine), fece chiamare il
presidente della comunità ebraica italiana, cavalier di gran Croce Dante Almansi
e il presidente della comunità israelitica di Roma, avv. Ugo Foà, e comunicò
loro: 'Voi ebrei siete tutti nostri nemici e come tali, noi tedeschi, dobbiamo
trattarvi. Siamo disposti però a farvi grazia delle vostre vite e di quelle dei
vostri figli, al solo patto, che entro 36 ore, e cioè dopodomani 28 alle ore 11,
versiate 50 chilogrammi d'oro. Se li verserete non vi sarà fatto male alcuno;
in caso contrario 200 ebrei saranno presi e deportati in Polonia'.
Inutili furono le rimostranze dei due rappresentanti, i quali proposero se
valori corrispondenti potevano essere accettati. Kapler rispose che se si
trattava di sterline o di dollari poteva accettarli, ma non lire che poteva
farne stampare quante ne voleva. Quindi 'gentilmente' offrì di mettere a
disposizione le sue SS e delle auto per riunire l'oro. L'offerta fu rifiutata.
Allora Kapler terminò il colloquio con queste parole: 'Voglio essere generoso e
vi concedo una proroga. Invece di attendere fino alle 11 aspetterò fino a
mezzogiorno'.
Tutti contribuirono privandosi di tutto ciò che avevano, ma non fu
sufficiente, se ne giunsero a riunire 44 chilogrammi. Il Vaticano offrì che, in
caso di necessità, avrebbe apportato la differenza, ma preferirono comprare da
alcuni orefici, alla borsa nera, i sei chili mancanti. I tedeschi tentarono di
frodare sul peso, poi si degnarono di accettare i 50 chili, senza però rilasciar
ricevuta alcuna.
E la mattina seguente giunsero le SS che bloccarono tutti gli accessi del
quartiere e cominciarono la razzia.
Kesselring, che aveva fatto fucilare 1.500 carabinieri, nelle sue memorie
scrisse: 'Io impedì la deportazione degli ebrei romani. Il fatto che oggigiorno
venga accusato precisamente d'assassinio e criminalità dalla comunità israelita
romana, dimostra quanto poca comprensione esista in questo mondo'.
Il tribunale
alleato condannò a morte Kesselring, ma, come quasi tutti gli altri giudicati e
condannati, fu liberato dopo pochi mesi.
Gli ebrei che rimasero a Roma si divisero in gruppi ed ebbero contatti tra
loro per mezzo del sacerdote Benedetto dei frati Cappuccini che poté così
salvare 118 ebrei stranieri, 395 ebrei italiani e 434 famiglie di ebrei romani.
Intanto a Verona l'8 gennaio i giudici del tribunale straordinario fascista
condannarono, come traditori, sei dei 19 gerarchi che votarono l'ordine del
giorno Grandi del 25 luglio, che riuscirono a catturare.
L'11 al poligono di Verona vennero fucilati alla schiena Ciano, De Bono,
Marinelli, Pareschi e Gottardi. Cianetti, che s'era pentito lo stesso giorno 25,
inviando una lettera al duce e ritirando il suo voto, ebbe trent'anni di
reclusione.
Hitler aveva detto che Ciano doveva morire tre volte: per essere stato
traditore del duce, traditore dell'Italia e traditore dell'alleanza coi
tedeschi. Mussolini ubbidì a Hitler e ai nuovi fascisti più intransigenti.
Restò impassibile alle suppliche di sua figlia Edda, e alla fucilazione di suo
genero e padre dei suoi nipoti.
Fortunatamente restano i diari di Ciano, che miracolosamente Edda riuscì a
mandare in Svizzera, mentre Hitler aveva fatto tutto il possibile per impossessarsene e distruggerli.
Il 23 marzo in via Rasella, nel centro di Roma, un gruppo di partigiani
comunisti collocò una bomba in una carretta della nettezza urbana, affinché
scoppiasse al passaggio di una pattuglia di tedeschi dell'Alto Adige del
battaglione Bozen, uccidendone 32 e ferendone 38. Si trattava di uno dei
battaglioni specializzati in azioni di rappresaglia, che aveva compiuto, mesi
prima, una serie di massacri di persone innocenti, spesso donne, vecchi e
bambini: 18 vittime a Canale Monterano, 32 a Saturnia, 14 a Blera, 40 a San
Martino, 14 a Velletri, ecc.
Hitler ordinò che Roma doveva essere interamente distrutta e tutta la
popolazione deportata, ma poi rettificò che per la vendetta sarebbe stato
sufficiente radere al suolo l'intero quartiere, nel quale si era svolta l'azione, con tutti i suoi abitanti. Infine Kesselring e il comandante della
piazza di Roma, Kurt Maeltzer, stabilirono le modalità della rappresaglia:
dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso.
L'eccidio avvenne immediatamente
e fu affidato al colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke:
335 uomini furono uccisi alle fosse Ardeatine (di cui cento erano ebrei),
ciascuno con un colpo alla nuca, quindi sotterrati da masse di arena fatta
cadere con l'esplosione delle mine. La maggior parte delle vittime venne
prelevata dal carcere di Regina Coeli e dal comando di via Tasso, dove si
torturavano i prigionieri, altre cinquanta furono prelevate dal questore
fascista Caruso (che posteriormente fu linciato dalla popolazione). Ma i
tedeschi, sempre così pignoli nei loro calcoli, si sbagliarono, ne uccisero 15
di più. E fu quell'errore che causò il processo e la condanna all'ergastolo di
Kappler.
Finalmente il 4 giugno gli alleati entrarono a Roma. Cominciò una nuova
momentanea epoca: quella degli 'sciuscià' e delle 'segnorine', delle sigarette
americane e della cioccolata, al suono del boogie-woogie. Dopo la prima euforia
i romani si resero conto in che consisteva la liberazione, e apparvero delle
scritte sui muri 'Andatevene tutti, lasciatece piagne soli'.
Il 6 giugno gli alleati sbarcarono in Normandia, fu il famoso 'D day', l'attacco al vallo atlantico e l'inizio della liberazione della Francia.
[1] Les juifs pérsecutés trouveront leur meilleur refuge
(presso l'esercito italiano d'occupazione in Francia). Menace et prétensions
vichyssoises sont égalment impuissantes à vaincre la cherité italienne.
Comment expliquer pareille trêve dans la barbarie? Par l'inexistance de la
question juive en Italie, la pression de l'Eglise, le caracter bon enfant du
people italien, l'absence de sympathie des militaires et fonctionnaires italiens
pour leurs collègues allemands sans doute, mais aussi, et avant tout, par la
volonté de Mussolini. .Les italiens s'étant, dès leur arrivée en ex-zone libre,
arrogé le droit de fixer seuls la politique à l'égard des juifs, cette politique
allait être des plus libérales. En mars 1943, ils insistent même auprès du
gouvernement français 'pour que les arrestations et internements effectuée par
les préfets dans les départements (que l'armée italienne occupe) soient annulés
et que les personnes arrêtées et déportées soient libérées'. Non content de
protéger les juifs italiens, puis les juifs étrangers, le gouvernement italien
étendra même ses faveurs aux ressortissants juifs français, ce que irrite les
plus antisémites des fonctionnaires vichyssois.'
Henry Amouroux, La Vie des français sous l'occupation.
Per colmo di sfortuna, per i tedeschi, gli uomini più famosi dei secoli XIX
e XX furono ebrei tedeschi: Freud, Einstein, Kafka, Mendhelsson, Zweig e molti
altri. (torna su)
[2] Miller nel suo libro, Cassino, scrisse: 'In the
midst of the mountain fighting the Italian troops, mewly activated as 'cobelligerants',
went into the line for the first time. Eager to redeem themselves, they attacked
a German hill position with complete disregard for safety, fighting with great
dash and courage'. (torna su)
[3] François Mauriac scrisse: "non abbiamo avuto il conforto
di sentire il successore del Galileo, Simone Pietro, condannare con una parola
netta e chiara, e non con allusioni diplomatiche, la crocifissione di questi
innumerevoli 'fratelli del Signore'". (torna su)
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