Da Roma al Po ed oltre

Manifesti e giornali cominciarono ad apparire nella nuova epoca, sebbene alquanto 'malconcia', di libertà.

In data 4 agosto un manifesto della questura d'Ancona comunicava:

Il questore della provincia d'Ancona, vista l'ordinanza in data 19 luglio scorso del governo provvisorio della città d'Ancona, che, consapevole delle gravi difficoltà in cui si trova la popolazione, sia per la mancanza d'alloggi, sia per l'alimentazione, sia per il servizio d'acqua potabile, sia infine per la mancanza dell'energia elettrica, rivolgeva invito alla cittadinanza a rinviare il rientro in sede, dando così modo alle autorità di poter risolvere gli importanti problemi contingenti; considerato che gli sfollati, ignorando le gravi conseguenze cui vanno incontro, trasgrediscono l'ordine, intralciando in tal modo l'ardua opera di ricostruzione; visto il testo unico delle leggi di P.S.

ORDINA: nessun sfollato può rientrare in Ancona, senza la speciale autorizzazione del comando militare alleato. I contravventori saranno puniti a termine dell'art. 17 del testo unico delle leggi di P.S.

Il questore, dott. Russo. Visto H.H. Nichols L.T. Col. Provincial Commissioner

***

A Fabriano, dal 1943, usciva di soppiatto 'La Riscossa', quindicinale del fronte proletario marchigiano.

Il numero del 31 agosto 1944 riportava: 'Gli aggressori tedeschi ricacciati nei loro covi - In Francia i patrioti e i 'maquis' hanno liberato Parigi (il 26 agosto), mentre un nuovo sbarco su Tolone ha di colpo liberato la Provenza e tutto il sud della Francia fino ai Pirenei. In Russia l'esercito del popolo avanza a grandi tappe attraverso la Romania, costretta con la Bulgaria a chiedere l'armistizio. La Finlandia, la Romania e la Bulgaria dichiarano guerra alla Germania, l'Ungheria chiede un armistizio, ma i tedeschi occupano il suo territorio e l'obbligano a continuare la guerra, arrestando l'ammiraglio Horthy e il suo governo. In Italia gli eserciti alleati, espugnata Urbino, avanzano su Pesaro ed i valichi dell'Appennino tosco-emiliano'.

'Il governo Bonomi, intenzionato a risanare la vita nazionale dal cancro fascista, ha emanato la legge sull'epurazione'. (Che consisteva in denunciare e condannare i mandanti dei delitti fascisti, epurazione amministrativa, espropriazione degli illeciti arricchimenti e conservazione nazionale di tali beni).

'Il popolo quindi attende che giustizia sia fatta, senza debolezze, senza reticenze, senza tentennamenti: giustizia completa, totale, severa. Nella capitale, l'opera già in atto deve dimostrare al mondo che non si può assassinare una nazione, senza che i responsabili ricevano la giusta punizione'.

'L'epurazione a Fabriano: cinquanta responsabili locali sono stati deferiti alla commissione provinciale d'epurazione, alcuni dei quali sono stati colpiti da sospensione o tolti definitivamente dai loro posti'.

Il 2 settembre si distribuì un 'Bollettino di Notizie', stampato a Roma, e che annunciava che la frontiera italiana era stata varcata a Ventimiglia, mentre l'VIII armata penetrava nelle difese della linea Gotica.

E 'La Riscossa' del 30 di settembre annunciava la liberazione dell'Olanda e del Belgio, e l'avvicinarsi degli alleati a Bologna e a La Spezia.

In ottobre a Varsavia cominciò l'insurrezione generale, che durò 63 giorni, ma i russi restarono fermi alle porte della città, lasciando massacrare i patrioti polacchi dai tedeschi.

L'Umbria, le Marche, la Toscana e la Romagna furono liberate negli ultimi mesi del 1944.

Lentamente gli alleati avanzarono distribuendo ai civili cioccolate e sigarette.

Lentamente i tedeschi si ritirarono lasciando dietro di loro una scia di sangue: centinaia di persone furono massacrate a Rossiglione, Villamarzana, Civitella della Chiana, Padule di Fucecchio, Bettola e in varie altre località.

A Sant'Anna di Staglieno il maggiore Walter Reder, comandante del 16º battaglione della divisione SS 'Panzer Grenadiere Reichsführer', eseguendo gli ordini di Kesselring di lasciar terra bruciata alle spalle, per proteggersi da eventuali attacchi partigiani, fece massacrare 560 persone, tra cui 70 bambini accatastati e bruciati sul piazzale della chiesa.

Continuando la sua marcia dalla Versilia alla Lunigiana e al Bolognese fece uccidere (a Gragnola, Monzone, Santa Lucia, Vinca), tremila persone, tra uomini, donne, vecchi e bambini.

Quindi giunto in Emilia sterminò a Marzabotto, Grizzana e Vado di Monzuno 1.830 persone, in tre giorni (95 dei quali avevano meno di 16 anni, 119 ne avevano meno di dieci, 22 meno di due, 8 di un anno e 15 meno d'un anno).

A Caviglia il prete Ubaldo Marchioni aveva riunito in chiesa i fedeli, che furono tutti sterminati con le mitragliatrici e le bombe a mano. Nella frazione di Castellano fu uccisa una donna coi suoi sette figli; a Tagliadazza undici donne e otto bambini furono fucilati; a Caprara furono uccise 108 persone, tra cui l'intera famiglia Tonelli che si componeva di 15 persone, inclusi dieci bambini.

A Marzabotto, inoltre, furono distrutti 800 appartamenti, una cartiera, un risificio, cinque scuole, nove chiese, undici cimiteri, cinque oratori, e fatti saltare vari ponti.

Reder, prima di ritirarsi, cosparse il territorio di mine che continuarono ad uccidere 55 persone fino al 1966.

E pensare che ogni soldato tedesco nella fibbia del cinturone portava inciso 'Gott mit uns' (Dio è con noi).

Reder fu catturato in Baviera dagli americani e consegnato alla giustizia italiana, condannato all'ergastolo, restò molti anni nel carcere di Gaeta, quindi fu graziato per intercessione del governo austriaco.

***

Durante l'inverno del 1944-45 gli alleati erano finalmente giunti a contatto con la linea Gotica, 19 divisioni americane (di cui una divisione di neri), inglesi, neozelandesi, del Newfoundland, canadesi, sudafricani, palestinesi, ebrei, brasiliani, gurkha, indù, greci, polacchi, italiani e giapponesi-americani, con 3 mila cannoni, 3.100 carri armati e 5 mila aerei si scontrarono con 18 divisioni tedesche, più 5 italiane della repubblica sociale, con mille cannoni, 200 carri armati e una sessantina d'aerei (altre nove tedesche erano state lasciate di riserva).

All'inizio di gennaio le quattro divisioni di Graziani, scendendo dalla valle del Serchio, entravano in combattimento e sconfiggevano la 92ª divisione afroamericana, ma poi furono fermate dalla 81ª divisione indù.

Dal 15 gennaio al 2 aprile si combatté accanitamente ad ovest, alle porte di Carrara; al centro alle porte di Bologna e ad est raggiungendo l'Adriatico a Comacchio.

Il 5 aprile attaccava la V armata, il 9 l'VIIII armata e, dopo aver sganciato un milione di bombe sulle fortificazioni tedesche, il 21 i polacchi, insieme alla 'Folgore' e ad elementi della 'Legnano', della 'Friuli' [1] e della divisione partigiana 'Modena' entrarono a Bologna, dove i partigiani stavano combattendo contro i tedeschi in ritirata.

Il generale Vietinghoff (succeduto a Kesselring al comando delle truppe tedesche) e Wolff (comandante delle SS) dal febbraio stavano trattando la resa di tutte le truppe italo-tedesche in Italia e tedesche in Austria, all'insaputa dei 'camerati' italiani.

I giornali dell'VIII armata 'Eighth Army News' e 'Crusader' del 29 marzo e del 1º d'aprile rispettivamente, commentavano la catastrofica situazione in Germania: 'Patton giunge a 120 chilometri dalla frontiera con la Cecoslovacchia, incontrando una debole resistenza; tuttavia la corsa in avanti è stata rallentata dalla massa di tedeschi che si arrende. I soldati escono dai boschi ad arrendersi, anche se hanno ancora molte strade per scappare, mentre i russi combattono nelle strade di Danzica e di Gdynia. 950 fortezze volanti, scortate da 350 caccia bombardano Berlino e Hannover'.

Hitler dette ordine di distruggere tutto, di lasciar terra bruciata agli invasori, giustificandosi con queste parole: "Se si perdesse la guerra, anche il popolo la perderebbe. Tale sorte è inevitabile. Non possiamo prendere in considerazione una sopravvivenza primitiva del popolo. Al contrario dobbiamo noi stessi distruggere tutto, dato che, perdendo la guerra, la razza tedesca avrà dimostrato che era abbastanza debole e il futuro apparterrà esclusivamente al popolo dell'est, che ovviamente è il più forte. In ogni modo quelli che sopravvivranno a questa guerra avranno scarso valore, dato che i più valorosi saranno già morti".

L'8 aprile, sulla linea Gotica, nelle valli di Comacchio gli anglo-italiani si scontrarono con una divisione di turcomanni, la 162ª tedesca, che fu sbaragliata, catturando 900 prigionieri.

All'alba del 9 aprile cominciò l'attacco finale: centinaia di aerei bombardarono le posizioni tedesche, 1.020 cannoni spararono 2 milioni di proiettili, quindi le truppe inglesi, australiane, neozelandesi, americane, polacche, greche, indù, brasiliane e italiane attaccarono su tutto il fronte. Il 'gruppo 'Cremona' fu il primo a passare il Po inseguendo i tedeschi in fuga. Paracadutisti italiani furono lanciati nella zona tra Modena e Ferrara seminando distruzioni e catturando prigionieri lungo le vie della ritirata tedesca.

Il 25 aprile, per ordine del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), cominciò l'insurrezione generale che serrò ai tedeschi ogni possibilità di fuga verso la Germania; dal 24 aprile al 2 maggio i partigiani catturarono 50 mila tedeschi.

A Genova il 25 aprile il generale Meinheld scappò a casa dell'arcivescovo e trattò la resa dei suoi 30 mila uomini bloccati da 3 mila partigiani; a Nervi 7 mila tedeschi s'arresero a 300 partigiani. Lo stesso giorno anche Milano fu liberata da 30 mila partigiani insorti, che fucilarono più di 2 mila fascisti, e il 26 Torino, dove il generale Schlemmer s'era fortificato, nel centro della città, coi suoi 35 mila uomini, con carri armati e cannoni, e dopo aver inutilmente cercato di passare il Po, si consegnò agli alleati che stavano arrivando. Il 27 il generale von Arnim s'arrese a Padova coi suoi 20 mila uomini, dopo aver combattuto contro i partigiani che ebbero 400 caduti.

Il 28 insorsero i partigiani a Venezia catturando 3 mila tedeschi, mentre nell'alto Veneto altri 43 mila nazisti s'arresero.

Il 'Report n. 1 - Special Force Activities during April 1945', comunicò: "Le armate alleate non hanno più nulla da fare se non muoversi nelle città già liberate ed aiutare i partigiani a snidare le guarnigioni isolate. Il contributo partigiano alla vittoria alleata in Italia fu assai notevole, tanto da superare in molto le fiduciose aspettative. Con la forza delle armi i partigiani aiutarono a stroncare la potenza e il morale del nemico, molto superiore a loro per numero ed armi; senza queste vittorie dei partigiani non ci sarebbe stata in Italia una vittoria così rapida, così schiacciante, così a buon mercato per gli alleati".

Il 29 aprile capitolarono le forze tedesche in Italia, con decorrenza dal 2 maggio: alle ore 12, 22 divisioni tedesche e cinque fasciste (un milione di uomini), s'arresero senza condizioni.

Gli inglesi e gli americani consegnarono alla Russia i 'traditori russi' che si erano arruolati nell'esercito tedesco, il loro generale Vlassov (che era stato un eroe nella battaglia per la difesa di Mosca), si suicidò.

In Austria gli alleati consegnarono ai russi 5 mila cosacchi con le loro famiglie (di cui una terza parte si suicidò): tutti gli altri furono condannati a morte dopo il loro arrivo in Russia.

Dopo 23 lunghi mesi la campagna d'Italia era terminata.

Il 12 aprile moriva improvvisamente Roosevelt e Truman era eletto presidente.

'The New York Times' dichiarava: 'Un grande capo di questo nostro tempo di guerra è morto proprio nell'ora della vittoria verso cui egli ci aveva aperto la via.'

e 'Il giornale dell'Umbria' scriveva: 'Ricordiamo quello che egli disse al tempo della caduta del fascismo in Italia: "Noi siamo ben decisi a restituire a tutti i popoli conquistati il senso della dignità umana, a renderli padroni dei loro destini, a restituire la loro libertà di parola e di religione, a liberarli dal bisogno e dal timore".

13 aprile i russi entrarono a Vienna e il 26 le avanguardie americane s'incontrarono con quelle russe sul fiume Elba, nel cuore della Germania; Berlino era completamente circondata.

Il 14 aprile 'L'Unità' comunicava che gli americani di Patton avevano liberato Jena. 'Il Popolo' del 26 aprile annunciava il crollo tedesco in Italia. 'Qui parla la radio di Genova Liberata!', con questo annuncio il C.L.N. comunicava che la città era sotto il controllo dei volontari della libertà.


(1) Il Raggruppamento Motorizzato iniziale era stato ampliato costituendo il Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) che, alle dipendenze britanniche, aveva liberato Chieti, Teramo e Pescara, quindi, alle dipendenze del corpo polacco, era stato trasformato in due brigate (un reggimento bersaglieri, uno di alpini, uno di fanteria, uno del battaglione San Marco, un reggimento d'artiglieria e la divisione 'Nembo'), che era avanzato nelle Marche e aveva partecipato alla liberazione di Jesi, Pergola, Corinaldo, Urbino, Urbania, Filottrano e Cagli. A questo punto il C.I.L. fu trasformato in sei Gruppi di Combattimento ('Friuli', 'Cremona', 'Legnano', 'Folgore', 'Mantova' e 'Piceno'), quattro dei quali furono pronti per partecipare all'ultima offensiva. (torna su)


Web Homolaicus
Percorso dell'ipertesto sul server:
Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 14/09/2014