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La bomba atomica e la resa del Giappone
Il cerchio contro il Giappone si stringeva sempre di più: in aprile cadde
Okinawa e Iwo-Jima. Più di 40 mila aerei tempestarono di bombe senza sosta il
territorio nazionale giapponese. Gli ultimi 'kamikaze' s'immolarono per
l'imperatore.
Il Giappone aveva ancora 2 milioni d'uomini alle armi e 8 mila aerei, ma la
quasi totalità della flotta era andata a picco, 40 città con più di centomila
abitanti erano semidistrutte.
Erano già apparsi, dal giugno del 1944, le superfortezze B.29, l'aereo più
grande costruito fino allora, capace di trasportare 7.7 tonnellate di bombe,
volava a una velocità di 560 chilometri l'ora, a una quota di oltre i 12 mila
metri e con un'autonomia di 6.500 chilometri. Il 9 marzo 279 B.29, che avevano
dalle 6 alle 9 tonnellate di bombe incendiarie ognuno, le sganciarono su Tokio
distruggendo un quarto (oltre 40 kmq) della sua superficie totale: si
registrarono 185 mila morti e 267 edifici distrutti.
A Yalta Roosevelt insistette affinché Stalin promettesse, sebbene
controvoglia, che sarebbe intervenuto contro il Giappone (col quale aveva un
patto di non aggressione, sottoscritto nel 1941 e valido per cinque anni), tre
mesi dopo la resa della Germania.
Gli americani non avevano ancora la bomba atomica ed erano interessati che
la Russia desse loro una mano contro il Giappone, accettando che in cambio
chiedesse le isole Curili, l'altra metà dell'isola di Sahalin, Dairen (la famosa
Port Arthur della guerra del 1902) e il controllo delle ferrovie della
Manciuria.
Però già a principio del 1945 il generale McArthur si rese conto che il
Giappone era già ridotto all'estremo delle sue forze; tra l'altro, a maggio,
intercettò un messaggio giapponese diretto ai russi, affinché investigassero la
possibilità di una loro resa a certe condizioni: sembrava che l'unica cosa che
interessasse loro era la sopravvivenza del sistema monarchico e la salvezza
dell'imperatore.
I russi, per la mediazione offerta, chiesero ai giapponesi la stessa cosa
che avevano chiesto agli americani a Yalta e, a fronte d'un rifiuto giapponese,
presero la cosa con molta calma, dato che ora non conveniva loro una pace
'prematura' tra americani e giapponesi.
Dopo qualche tempo Stalin comunicò agli americani che i giapponesi stavano
cercando una sua mediazione per proporre una resa, senza dar ulteriori
particolari.
L'imperatore Hiro Hito formò un governo di pacifisti, con a capo
l'ammiraglio Suzuki, comunicandolo a Herbet Hoover, amico di questi ed
ex-presidente degli USA.
Roosevelt ne fu subito informato, ma già moribondo, non poté prendere alcuna
iniziativa in merito.
Truman [1], il nuovo presidente, dette
tempo al tempo, e trascorsero così due mesi. Nel frattempo, il 16 luglio scoppiò
la prima bomba atomica nel Nuovo Messico, il 24 a Postdam si comunicò la notizia
a Stalin.
Gli americani si resero conto perfettamente non solo che non conveniva più
l'intervento della Russia, ma che sarebbe stato pregiudiziale per loro, cosicché
il 25 luglio inviarono un ultimatum al Giappone, chiedendo una resa immediata e
incondizionata. I giapponesi rifiutarono.
Ma, qualche settimana più tardi, Hiro Hito inviò a Mosca il principe Konoye,
che prese contatti con l'ambasciatore americano Averell Harriman comunicandogli
che il Giappone era pronto ad accettare la resa immediata e senza condizioni.
Stalin si rese conto che gli americani stavano vincendo la partita; i russi
non erano ancora intervenuti e non avrebbero usufruito dei vantaggi inerenti
alla resa del Giappone. Cercò di guadagnar tempo, ma un B.29 ('l'Enola Gay'), il
6 agosto sganciò una bomba atomica su Hiroshima. Aveva una potenza pari a 12,5
chilotoni di TNT, al nucleo di uranio.
Allora i russi, presi in contropiede, il giorno 8 dichiararono la guerra al
Giappone (che durò sei giorni), e cominciarono ad invadere la Manciuria,
catturando mezzo milione di soldati giapponesi.
I russi si giustificarono affermando che stavano osservando scrupolosamente
ciò che avevano promesso a Yalta, ma ora avevano fretta: intervennero prima
della data stabilita, non lasciarono scadere neppure i tre mesi d'intervallo
promessi.
Il 9 cadde una seconda bomba su Nagasaki di una potenza quasi doppia, con un
nucleo di plutonio; 100 mila furono i morti.
Nel giro di cinque mesi morì un totale di 230.000 persone, tra morti
all'istante e dopo qualche tempo, per via delle radiazioni nocive che la
tremenda arma aveva sprigionato.
I giornali russi dettero appena la notizia; in Giappone quasi nessuno, salvo
gli abitanti delle due città, si rese conto della gravità del disastro atomico.
Il 14 il Giappone si arrese; gli americani accettarono la sopravvivenza
della monarchia. Il 2 settembre si firmò ufficialmente la resa a bordo della
corazzata americana 'Missouri'.
Si scrisse che "una guerra cominciata in nome della democrazia, del diritto
e della civiltà terminò con un spaventoso massacro d'innocenti come il mondo non
aveva mai conosciuto".
Churchill scrisse nelle sue memorie che 'non ci fu mai discussione, neppure
per un momento, sull'opportunità di usare o meno la bomba atomica. Sventare un
vasto, indefinito massacro, mettere fine alla guerra, dar la pace al mondo,
imporre mani risanatrici ai suoi popoli tormentati con una manifestazione di
potenza schiacciante a prezzo di qualche esplosione pareva, dopo tutti i nostri
travagli e pericoli, un miracolo di liberazione... Al nostro tavolo ci fu un
accordo unanime, automatico, indiscusso'.
Sventare un ipotetico massacro causandone un altro reale. E' la logica dei
popoli del nord, che ricevettero la cultura e la civiltà greco-romana più di
mille anni più tardi.
Poi forse si pentì: 'Sarebbe erroneo supporre che il destino del Giappone fu
deciso dalla bomba atomica. La sua sconfitta era certa prima che cadesse la
prima bomba'.
Inoltre non tutti furono d'accordo nell'utilizzare la bomba; l'ammiraglio
Leahi, addetto militare di Roosevelt e poi di Truman, affermò: 'Personalmente
ero convinto che usarla per primi significasse adottare uno standard etico non
dissimile da quello dei barbari del Medioevo. Non mi avevano insegnato a fare la
guerra in quella maniera. E pensavo che non si possono vincere le guerre
sterminando donne e bambini'.
Più tardi commentò: 'L'impiego di questa barbara arma non ci fu di alcun
concreto aiuto nella guerra contro il Giappone. I giapponesi era già sconfitti e
pronti ad arrendersi a causa dell'efficacia del blocco navale e dei
bombardamenti con armi convenzionali'.
Anche tra gli scienziati le opinioni erano contrastanti. La bomba era
costata due miliardi di dollari e si voleva dimostrare la sua efficacia, la qual
cosa forse fu anche uno dei fattori per dimostrare al popolo americano che erano
stati ben spesi.
Ad Hiroshima morirono, o furono terribilmente ustionate, 110 mila persone,
però migliaia di altre non colpite dalla bomba morirono nelle ore successive o
nei primi giorni seguenti, altre ancora dopo una decina o quindicina di giorni
dallo scoppio. Ma la 'strana' malattia continuava a colpire: cadevano i capelli,
seguiva la diarrea e la febbre alta; dopo 25 o 30 giorni seguivano le malattie
del sangue, le gengive cominciavano a sanguinare, diminuivano improvvisamente i
globuli bianchi, apparivano sulla pelle fuoruscite di sangue; se il colpito
restava ancora in vita subentrava l'anemia, aumentavano i globuli bianchi fuori
del normale e molti morivano per complicazioni sopraggiunte, come le infezioni
alla cavità toracica.
Truman, a bordo dell'incrociatore 'Augusta', di ritorno da Postdam, comunicò
agli ufficiali che stavano pranzando: "Poco fa abbiamo buttato sul Giappone una
bomba con la forza esplosiva di 20 mila tonnellate di TNT. E' stato un successo
grandioso."
Il 27 agosto le truppe del generale McArthur sbarcarono in Giappone e
iniziarono l'occupazione militare dell'arcipelago. La Russia non ebbe nessuna
zona d'occupazione, come invece era avvenuto in Germania e in Austria, però si
prese le Curili e Sahalin, estese il suo dominio sulla Manciuria e sulla metà
settentrionale della Corea [2].
Il Giappone perse tutte le sue antiche conquiste in Cina, Corea, Manciuria
esteriore, vari arcipelaghi e isole nel Pacifico (e le già menzionate Curili e
Sahalin), oltre alle recenti occupazioni durante la guerra, perse anche Formosa,
che fu restituita alla Cina.
[1] L’americano Gore Vidal dichiarò alla stampa italiana:
“Harry Truman fu un presidente per caso, che ha danneggiato enormemente
l’America. La Guerra Fredda fu una finzione inventata a Washington, da un gruppo
di politici corrotti e industriali senza scrupoli. Nella guerra fredda i
provocatori siamo stati sempre noi, non i russi. Loro hanno reagito ai nostri
attacchi. E la prova generale di questa guerra avvenne a Berlino, quando
decidemmo di dividere la Germania per dimostrare la nostra forza. La Guerra del
Golfo è stata uno show televisivo solamente per alzare gli indici televisivi
della Cnn. Gli Stati Uniti sono gli stati uniti d’amnesia, dominati da un
sistema monopartitico che soffoca il dissenso, una nazione che ha disperatamente
bisogno di una radicale riforma costituzionale. Bisogna riformare il
finanziamento ai partiti, abolire gli spot elettorali, ridurre a soli 30 giorni
la campagna elettorale. Oggi ci vogliono 50 miliardi di lire per essere eletti
al Senato in California. E' un vero scandalo. Bisogna tagliare le spese militari
e con quei soldi istituire un sistema sanitario pubblico”. (torna su)
[2] Libri cosultati: B.H. Lidell Hart ‘Storia Militare della
Seconda Guerra Mondiale’. Roberto Battaglia ‘La Seconda Guerra Mondiale’.
Winston Churchill ‘Memorie’ (torna su)
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