Il 'Report n.1, Special Force Activities during april 1945' comunicava: 'Le armate alleate non avevano più nulla da fare se non muoversi nelle città già liberate ed aiutare i partigiani a snidare le guarnigioni isolate. Il contributo partigiano alla vittoria alleata in Italia fu assai notevole, tanto da superare di molto le fiduciose aspettative. Con la forza delle armi i partigiani aiutarono a stroncare la potenza e il morale del nemico molto superiore a loro per numero ed armi; senza queste vittorie dei partigiani non ci sarebbe stata in Italia una vittoria così rapida, così schiacciante, così a buon mercato per gli alleati'.
Il totale delle perdite civili nel nord Italia, durante la lotta partigiana, fu di 72 mila persone, di cui 19.214 seviziati, 506 arsi vivi, 709 impiccati, 39.267 mutilati. Ci furono anche 3.500 sacerdoti morti in montagna e nei lager.
Durante l'inverno del 1944 s'erano formate, nell'Italia del nord, le brigate partigiane 'Giustizia e Libertà' del partito d'Azione, le brigate 'Garibaldi ' comuniste, le formazioni 'bianche' monarchiche, integrate da carabinieri e da appartenenti all'esercito, particolarmente la brigata 'Osoppo', formata da alpini della divisione 'Julia' e altre formazioni ed organizzazioni.
Ai primi di febbraio del 1945 le brigata 'Osoppo' iniziava trattative coi fascisti della 'X MAS' per formare una barriera comune di fronte agli jugoslavi che s'avvicinavano alla frontiera italiana, ma il 7 febbraio, a Porzus, i garibaldini fucilarono 19 ossovani accusati di partecipare a tali trattative. Disgraziatamente i comunisti avevano l'ordine di assecondare le rivendicazioni titine.
Successivamente dalla Brigata Osoppo nacquero le seguenti formazioni armate: il 'III corpo Volontari della Liberta', i 'Volontari difesa confini italiani' ed i 'Gruppi Tricoloristi'.
Il 30 aprile del 1945 i soldati jugoslavi di Tito passarono l'antica frontiera e occuparono Fiume, il 1 maggio erano a Trieste e cominciarono la caccia agli italiani dell'Istria e della Venezia Giulia. Le SS tedesche già ne avevano massacrati 10 mila, i titini ne uccisero altri 994 nelle foibe (data la situazione del momento, le divisioni e gli odi congeniti si accentuarono nei Balcani tra le diverse etnie, tendenze politiche e credi religiosi: serbi contro croati, cattolici contro greco-ortodossi e musulmani, partigiani comunisti contro cetnici realisti, ustascia e guardie bianche contro tutti, in una 'gran festa' di stragi e vendette, oltre all'odio contro gli italiani per la politica antislava del fascismo durante i venti anni di dittatura, e le repressioni durante l'occupazione italo-tedesca in Jugoslavia durante la guerra.
Nelle foibe (cave carniche) si scoprirono, trucidati dai titini, corpi di fascisti, antifascisti, croati maomettani, serbi monarchici ed anche di soldati neozelandesi, più 236 non ricuperati, altri 3.474 italiani finirono nei campi di concentramento jugoslavi di Borovniza e Prestrane.
Più di 150 mila italiani, su un totale di 187 mila, abbandonarono l'Istria e la Venezia Giulia (praticamente da Pola se ne andò quasi la totalità della popolazione), non sempre ben accolti in Italia perché tacciati senza ragione di essere fascisti, in particolare dai comunisti d'accordo con gli ordini e disposizioni politiche ricevute dal partito.
Gli alleati decisero di dividere la fascia costiera della zona territoriale di Trieste in zona A (con Trieste) e zona B.
Il 9 giugno se ne andarono i titini, ma rimasero nella zona B, mentre i neozelandesi restarono a Trieste e nella zona A. Dove si registrarono continue manifestazioni popolari in favore dell'Italia, che durarono fino al 1953, la polizia inglese del generale Winterton (tipico ufficiale coloniale anglosassone) caricò la folla ed uccise studenti perfino nella chiesa di sant'Antonio, che fu sconsacrata, mentre i soldati americani ebbero l'ordine di non partecipare alle repressioni e di rinchiudersi nelle caserme. Si ebbero manifestazione in tutta l'Italia e proteste ufficiali del governo italiano.
Finalmente nel 1953 si diffuse la notizia che Stalin era morto. La situazione mondiale stava cambiando ed anche le relazioni, gli impegni e le pressioni reciproche tra gli alleati. Si permise che Trieste fosse restituita all'Italia, e il 20 ottobre del 1954 vi entrarono i bersaglieri accolti trionfalmente da tutto il popolo; mentre la zona B fu aggiudicata alla Jugoslavia con tutto il resto dell'Istria.
Nel 1944 e 1945, oltre alla guerra, si registrarono fatti significativi ed interessanti.
Il 10 agosto, a Strasburgo, industriali e funzionari nazisti depositarono 500 milioni di dollari in banche svizzere, spagnole, argentine e turche con la finalità di programmare la sopravvivenza del nazismo dopo la sconfitta.
In Italia, in ottobre, vari latifondisti, uomini d'affari e industriali italiani, sostenuti dalla massoneria, finanziarono gruppi di ex-fascisti e killer affinché compissero attentati contro personalità del governo ed eccidi della popolazione civile, accusando i partiti di sinistra (come risultò nel 1974 dal rapporto spedito a Washington dal servizio segreto americano in Italia).
Il 16 novembre il luogotenente del Regno Umberto di Savoia, per ordine degli alleati, abolì il SIM (servizio d'informazioni militari), creando un nuovo servizio di controspionaggio gestito dall'OSS americano, che diventerà nel 1947 la CIA. L'Italia riebbe i suoi servizi segreti con il SIFAR (servizio d'informazioni delle forze armate) nel settembre del 1949, con la sua adesione alla NATO.
Agli inizi del 1945 un dipartimento del Segretariato di Stato del Vaticano, che dipendeva da Giovanni Battista Montini, organizzò la partenza per le Americhe di criminali nazisti.
A luglio il papa Pio XII condannò l'affiliazione dei cattolici ai partiti di sinistra.
A settembre i capi separatisti siciliani s'allearono col bandito Giuliano, nominandolo capo dell'EVIS (esercito volontario per l'indipendenza della Sicilia), il quale iniziò la guerriglia contro le autorità italiane.
I soldati afro-americani erano stati ben ricevuti dalla popolazione italiana, come qualsiasi altro soldato alleato e, una volta terminata la guerra, molti di loro non volevano tornare negli Stati Uniti, soprattutto nel 'deep South', cosicché non furono pochi i disertori che, unendosi a uno stuolo di 'segnorine' e di contrabbandisti locali, s'internarono nella famosa pineta di Tombolo, tra Pisa e Livorno, scavando rifugi comunicanti per mezzo di gallerie sotterranee, dedicandosi al mercato nero e ad altri reati (anni dopo fu girata una pellicola omonima, scritta da Indro Montanelli). L'esercito italiano dovette combattere vari mesi per snidarli e risolvere il problema.
Dopodiché la pineta di Tombolo fu convertita nell'americano ultrasegreto 'Camp Darbis' (ci dice Gianluca Di Feo nel 'Corriere della Sera' del 13 gennaio 2003), e si convertì nel più grande arsenale militare americano all'estero.
Sempre a settembre gli inglesi fucilarono il generale Bellomo, eroe delle resistenza contro i tedeschi, colpevole di aver applicato, nel 1943, il regolamento disciplinario, ordinando la fucilazione di un aviatore alleato, catturato nuovamente per aver tentato l'evasione dal campo dei prigionieri.
Otto Skorzeny, il liberatore di Mussolini nel Gran Sasso, fondò l'organizzazione 'Odessa', per sostenere le ex-SS, rimaste "disoccupate".
A gennaio del 1946 i separatisti siciliani di destra, che volevano l'indipendenza, ma in un'unione con gli Stati Uniti, riuscirono ad appropriarsi delle armi lasciate dall'esercito polacco di Anders, e iniziarono gli attacchi contro l'esercito italiano, cominciando con l'uccisione di otto carabinieri e causando perdite tra la popolazione civile.
In aprile terminò la guerriglia separatista grazie alla concessione del governo italiano dell'autonomia alla regione siciliana.
La commissione alleata pretese dal governo italiano l'esclusione dei partigiani comunisti dalla polizia e dai carabinieri.
Il 9 maggio del 1946 abdicò Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto II salì al trono.
Il 2 giugno il popolo italiano fu chiamato ad un referendum che avrebbe deciso la continuazione della monarchia o l'istituzione della repubblica.
Con un milione di voti di differenza gli italiani votarono per la repubblica. I Savoia lasciarono l'Italia, dando inizio al loro esilio. Il 25 giugno si proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana.
A dicembre si fondò il MIS (Movimento Sociale Italiano).
Nei cinema, dopo anni di pellicole italiane e tedesche, riapparvero quelle di Hollywood, come 'Lettere d'Amore', 'La Signora Minniver', 'Il Mare d'erba ', 'I fratelli Sullivan' e molte altre, anche troppe.
Ma non c'era proprio da stare allegri, a febbraio del 1947 si firmò il trattato di pace con l'Italia. S'impose la pace ai vinti: «Vae victis!».
La cobelligeranza italiana fu una tragica burla. Il sacrificio di migliaia e migliaia di caduti dell'esercito di liberazione e dei partigiani, dei civili sotto i bombardamenti o trucidati dai nazisti e dai titini non servì a nulla.
Si cominciò con l'obbligo alla distruzione delle fortificazioni e il divieto di costruirne altre, su una fascia di 20 chilometri lungo le frontiere e nelle isole, e con la proibizione dell'uso dei cannoni a lunga gittata, di armi automatiche, a razzo o teledirette. Le frontiere naturali difensive italiane furono cancellate e restarono completamente spalancate ad est (con la Jugoslavia) e ad ovest (con la Francia) a possibili invasioni future.
Con l'occupazione francese di Briga e Tenda (malgrado De Gaulle, nel luglio del 1944, avesse ufficialmente dichiarato di non voler ledere l'integrità territoriale italiana e di non aver rivendicazioni verso l'Italia), si annullarono le difese italiane delle Alpi occidentali e si privò la Liguria del 66% delle centrali idroelettriche.
A Briga c'erano 1560 abitanti, dei quali 640 rimasero nelle frazioni lasciate all'Italia, e 940 emigrarono in altre zone italiane perché non vollero partecipare al referendum. Ora il risultato dello stesso, orchestrato dai francesi, dette come risultato 1445 'oui' per la Francia, come era d'aspettarsi. Ci si domanda ancora, (come fa Attilio Tamaro, nel suo libro 'La condanna dell'Italia nel trattato di pace'), da dove pescarono i 1445 voti favorevoli?
Le colonie italiane ebbero l'indipendenza (che fu la causa del principio, o il pretesto, delle lotte per l'indipendenza delle colonie francesi, olandesi, belghe e inglesi): la Libia fu indipendente, ed anche l'Etiopia, alla quale regalarono l'Eritrea, che dovette combattere anni per riuscire ad avere la 'sua' indipendenza. La Somalia, siccome a nessuno interessava, neppure ai somali, fu restituita all'Italia per 15 anni, per mandato dell'ONU, affinché l'educasse alla meno peggio. Le isole del Dodecanneso furono consegnate alla Grecia. L'isola di Saseno all'Albania. Le isole Pelagosa alla Jugoslavia, oltre Zara, Fiume, le isole di Cherso e Lussino, e quasi la metà di tutta la Venezia Giulia, Istria compresa. Gorizia fu mutilata di vari sobborghi, la linea di confine tracciata divise cimiteri, terreni dello stesso proprietario ed anche stanze delle stesse case.
Anche la ex-nazista Austria e patria natale di Hitler, voleva approfittare dell'occasione e chiese l'Alto Adige, situato nel versante italiano delle Alpi, che fortunatamente non le fu concesso, e neppure fu ascoltata la Tunisia che voleva Pantelleria, Lampedusa e Linosa.
L'esercito italiano fu limitato a 250 mila uomini, ma, detratti i carabinieri, in realtà ne restarono 185 mila, compresi gli addetti ai vari servizi. Poteva avere solo 200 carri armati e 200 aerei militari. Dopo il 1950 gli si permise un certo riarmo, ma con armi vecchie messe fuori uso dall'esercito americano.
Furono lasciate alla marina le due corazzate più vecchie: la 'Duilio' e la 'Doria' e quattro incrociatori. Le restituirono la 'Vittorio Veneto' e la 'Littorio' (che gli USA e l'Inghilterra non le vollero nelle loro parti di bottino), ma con l'obbligo di demolirle, e si dovettero anche demolire tutti i sommergibili e le motosiluranti.
Restò solo con 67.500 tonnellate di naviglio delle 665 mila che aveva al inizio del conflitto e delle 270 mila tonnellate che si erano arrese a Malta il 3 settembre.
50 mila tonnellate le volle la Francia, alla Russia andò una corazzata e la nave scuola 'Cristoforo Colombo'.
Ma non bastò, non fu tutto: si dovettero dare 125 milioni di dollari alla Jugoslavia (in realtà ne voleva 1.300), 105 alla Grecia, 100 alla Russia (che dichiarò che voleva essere magnanima con il popolo che aveva abbattuto il fascismo), 25 all'Etiopia (che ne voleva 905), 5 all'Albania (che ne voleva 380 e in più chiedeva parte della marina mercantile, le raffinerie di Bari e prodotti industriali vari).
Furono confiscati i beni italiani in U.S.A., Gran Bretagna, Russia e Francia.
I russi, con la loro 'ipocrita magnanimità', confiscarono le proprietà italiane in Ungheria, Romania e Bulgaria, che erano di 178 milioni di dollari, ma che essi li stimarono a 11 milioni e mezzo.
In totale quattordici nazioni chiesero 'riparazioni' all'Italia, ma non ottennero nulla, malgrado la loro 'faccia tosta', come il Brasile, Santo Domingo, il Messico, l'Olanda, il Belgio, la Norvegia e l'Egitto.
Fortunatamente Monaco, Andorra e Lichtenstein non chiesero nulla.
L'Italia dovette pagare inoltre 100 milioni di dollari a trimestre per le spese delle truppe alleate d'occupazione, in più decine e decine di miliardi emessi dagli alleati in am-lire.
La 'liberazione' ci liberò anche del 30% della produzione carbonifera; l'80% della produzione del mercurio, il 73% di quella della bauxite, il 33% degli oli minerali, in più perdemmo 18 centrali elettriche e industrie per un totale di centinaia di miliardi.
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Nel 1947 entrò in funzione il piano Marshall, che aveva vari scopi: sbarrare il passo all'imperialismo sovietico, già padrone dell'Europa orientale e dei numerosi partiti comunisti in quella occidentale, non perdere i mercati per l'industria e la finanza americane, aiutare la ripresa e ricostruzione economica dell'Europa distrutta, evitare crisi economiche come quella del 1922 e assicurare la democrazia e la libertà delle nazioni europee occidentali.
Detto 'piano' consisteva nel concedere (gratuitamente un 86% e, come prestito, un 14%) 12 miliardi e 800 milioni di dollari, in 12 mesi (che poi raggiunsero i 22 miliardi 440 milioni), alle nazioni europee affinché comprassero essenzialmente prodotti americani.
L'Italia ebbe, dal 1948 al 1953, 1.578 miliardi di dollari. L'offerta fu accettata da tutti entusiasticamente, anche dai comunisti, ma poi giunsero gli ordini da Mosca e questi dovettero cambiar parere. Infatti la Russia proibì l'accettazione del Piano a tutti i suoi satelliti europei.
Tra l'altro, direttamente e indirettamente, come conseguenze del Piano, nacquero la NATO e la Comunità Economica Europea.
In Italia era rinata la democrazia, ricominciava la gazzarra politica: estrema destra, estrema sinistra, partiti del centro. La Democrazia Cristiana era e si mantenne in testa, poi venivano i comunisti che erano sicuri di un trionfo a breve scadenza e nel mentre - si diceva - che avevano compilato liste di persone da eliminare in ogni città. E ripetevano un po' per celia un po' seriamente: 'A da venì Baffone'.
Baffone era Stalin che, secondo loro, avrebbe messo le cose a posto (sic).
Poi nacque un partito nuovo di zecca che diceva male di tutti gli altri, raccogliendo le illusioni e lo scontento generale: 'Il Qualunquismo', col suo giornale 'L'uomo Qualunque', ma non durò molto.
A Roma apparvero scritte sui muri : 'Aridatece er puzzone nostro' e 'Si stava meglio quando si stava peggio'.
Ma forse la più aggiornata era ancora quella in romanesco che già riportammo in un capitolo precedente: 'Andatevene tutti, lasciatece piagne soli!'
Ci rendemmo conto che aveva detto giusto Georges Bernanos : "Ormai ci sono troppi morti nella mia vita. E più morto di tutti è il ragazzo che io fui".
- Stampa pagina Aggiornamento: 14/09/2014 |