LA STORIA CONTEMPORANEA
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LE CAUSE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE - I FATTI - I TRATTATI Finita la guerra, la potenza militarmente più forte, sul piano territoriale, appariva la Francia, mentre su quello navale restava l'Inghilterra. Due nuove potenze però venivano emergendo: il Giappone e gli Stati Uniti. Tutti i trattati di pace di Versailles furono il frutto di un compromesso tra queste nazioni, basato esclusivamente su determinati piani di suddivisione imperialistica del mondo, di repressione dei movimenti di liberazione nazionale presenti in molte colonie, di asservimento di milioni di lavoratori per aumentare i profitti dei monopoli finanziari e industriali. La Francia considerava suo principale nemico la Germania e voleva indebolirla il più possibile. Viceversa gli anglo-americani tendevano a preferire una Germania abbastanza forte (ovviamente non sul piano navale), capace di fare da contrappeso alla Francia e soprattutto in grado di contrastare l'emergente Russia sovietica, che col proprio comunismo poteva influenzare le masse operaie dei paesi occidentali. La Francia e anche la Gran Bretagna furono costrette a scendere a compromessi perché erano molto indebitate nei confronti degli Stati Uniti e del Giappone (in particolare va detto che gli Usa pretendevano d'essere pagati in oro e verso la fine della guerra detenevano già il 40% delle riserve auree mondiali); ma, nonostante questo, furono proprio la Francia e soprattutto l'Inghilterra che seppero trarre dalla loro vittoria bellica i più grandi vantaggi. Il presidente americano Wilson presentò in "14 punti" la sua idea di ristrutturazione post-bellica del mondo, ma si scontrò con la resistenza anglo-francese e persino nipponica. Egli infatti voleva la creazione di una "Società delle Nazioni" con cui gestire i territori sottratti alla Germania e alla Turchia; voleva la libertà di commercio con qualsiasi nazione belligerante; il divieto del blocco marittimo all'avversario; il riconoscimento del principio dell'uguaglianza delle possibilità di commercio in tutto il mondo. In sostanza gli Stati Uniti volevano superare con la forza delle loro merci gli ostacoli del monopolio anglo-francese, che tendeva a imporre dazi e dogane e che considerava le zone coloniali di propria esclusiva competenza. La conferenza di pace si aprì a Parigi il 18 gennaio 1919 e vide coinvolti 27 Stati, tutti vincitori della I guerra mondiale. La Russia non fu invitata. Essa tuttavia fece presente agli Usa che il diritto di autodeterminazione andava garantito non solo ai popoli coloniali che si trovavano sotto il giogo delle potenze sconfitte, ma anche a quelli che venivano sfruttati sotto il giogo delle potenze europee, come l'Irlanda, l'Egitto, l'India... I russi inoltre chiedevano che le potenze vincitrici rinunciassero non solo alle annessioni forzate ma anche a chiedere i risarcimenti per i danni di guerra, poiché questi sarebbero stati pagati dai popoli sconfitti, già allo stremo delle loro forze, e non dalle cricche militariste e dai circoli del potere economico che avevano scatenato la guerra. Semmai andavano aiutati paesi come Belgio, Polonia e Serbia, coinvolti in una guerra da loro non voluta. La direzione della Conferenza fu formalmente presa da Francia, Gran Bretagna, Usa, Italia e Giappone, ma nella sostanza solo Francia, Inghilterra e Usa riuscirono a prendere le decisioni fondamentali. La prima questione che si affrontò non fu quella della spartizione dei territori degli imperi tedesco, austro-ungarico e ottomano, ma quella di come regolarsi nei confronti della Russia sovietica, in quanto le stesse potenze vincitrici la stavano attaccando, senza averle dichiarato guerra, allo scopo di trasformarla in una loro colonia. La risoluzione che si prese fu, nonostante il parere contrario della Francia, di continuare a impegnarsi non direttamente ma indirettamente, appoggiando le forze della controrivoluzione. Si giunse a ciò dopo aver visto le gravi sconfitte subite dalle proprie truppe contro quelle dell'Armata rossa. La seconda questione che si affrontò fu quella di come istituire una Società delle Nazioni con cui regolamentare il dopoguerra. La Francia voleva costituire una forza armata internazionale in funzione anti-tedesca. Ma gli Usa, temendo ch'essa potesse diventare ancora più forte, preferivano l'idea che la Società fosse gestita da cinque membri permanenti: Usa, Regno Unito, Francia, Italia e Giappone, che avrebbero gestito i possedimenti del blocco austro-germanico e ottomano, il quale era stato escluso del tutto dalla Società, il cui statuto fu firmato da 45 Stati. Questa idea americana in realtà, sul piano pratico, non sortì alcun effetto, in quanto Francia, Inghilterra e Giappone vollero sempre gestire in maniera diretta e personale i territori e i beni sottratti agli imperi sconfitti. In questi territori si permetteva agli Usa di commerciare ma non con la libertà che avrebbero voluto. I francesi volevano spostare la frontiera occidentale della Germania sul Reno, per poter controllare la regione della Ruhr, la più industrializzata di tutta Europa. Ebbene, dal confronto serrato con le altre potenze, che si opponevano a tale progetto, la Francia, oltre ad essersi ripresa Alsazia e Lorena, ottenne la possibilità di sfruttare le miniere di carbone della Saar, che per 15 anni sarebbe passata sotto l'amministrazione della Società delle Nazioni. Inoltre sulla riva sinistra del Reno fu creata un'ampia zona smilitarizzata. Le potenze vincitrici furono costrette a riconoscere l'indipendenza della Polonia, che voleva distinguersi nettamente dalla Germania; cosicché ad essa si permise di avere uno sbocco sul mare (corridoio di Danzica), separando la Prussia orientale dalla Germania (Danzica però rimase sotto l'amministrazione della Società delle Nazioni). Anche la Cecoslovacchia ampliò il proprio territorio a spese della Germania e i Sudeti rimasero in territorio ceko. Al territorio tedesco europeo complessivamente fu tolto 1/8 di quello precedente (i tedeschi riuscirono comunque a conservare circa 100.000 kmq di terre polacche). Le perdite maggiori in realtà la Germania le subì all'estero. In Africa la Tanzania e il Togo furono assegnati agli inglesi; il Camerun passò alla Francia; la Namibia al Sudafrica; il Ruanda-Burundi al Belgio. In Asia invece una parte della Nuova Guinea passò all'Australia; l'isola di Samoa alla Nuova Zelanda; le isole Marshall, Marianne e Caroline rimasero al Giappone, che pretendeva anche lo Shantung, sottratto dai tedeschi alla Cina. Gli alleati si opposero a quest'ultima richiesta del Giappone, ma non perché volevano restituire lo Shantung alla Cina. La delegazioni nipponica giocò d'astuzia e chiese d'inserire nello Statuto della Società delle Nazioni un articolo speciale che affermasse l'uguaglianza delle razze. Ebbene, gli Usa, pur di non inserire questo articolo, che avrebbe leso il privilegio occidentale di dominare in Asia e nel resto del mondo, concessero al Giappone di possedere lo Shantung, determinando così il rifiuto della Cina di firmare il trattato di pace. Da notare che il Giappone, pur non partecipando fattivamente alla Conferenza di pace, riuscì non solo a impadronirsi di tutte le colonie tedesche in Asia, ma anche a imporre un trattato capestro alla Cina, a imporre il proprio monopolio commerciale in quasi tutto il Pacifico e nei mercati asiatici, affacciandosi anche sulle coste dell'America centro-meridionale. Ed era sua ferma intenzione occupare l'estremo oriente sovietico. Per quanto riguarda le riparazioni economiche, la Francia chiedeva alla Germania una cifra astronomica: 600 miliardi di marchi-oro. Siccome le altre potenze alleate temevano un eccessivo indebolimento della Germania, si finì col decidere soltanto la prima rata: 20 miliardi di marchi-oro, lasciando che la somma globale fosse stabilita da un'apposita commissione. Oltre a ciò la Germania doveva consegnare alla Francia una grande quantità di bestiame, di navi mercantili e di materiale ferroviario. I francesi volevano addirittura controllare le fabbriche Krupp e altre aziende militari tedesche, ma alla fine prevalsero le tesi anglo-americane, secondo cui andava lasciato alla Germania un esercito autonomo di almeno 100.000 uomini. Quanto alle navi, la maggior parte di quelle tedesche venne affondata in Inghilterra; una piccola parte venne consegnata alla Francia; un'altra piccola parte rimase alla Germania, ma senza sottomarini. Le furono vietati anche gli aerei militari, i carri armati e le armi chimiche. Poteva però conservare le fortificazioni sulla frontiera orientale e continuare ad occupare i paesi baltici in funzione antisovietica (questa seconda cosa non riuscirà però a farla). Nel giugno del 1919 la Germania fu costretta ad accettare il trattato di Versailles senza porre condizioni. Anche l'Austria fu costretta a riconoscere le frontiere dell'Ungheria, della Polonia, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia e dell'Italia (quest'ultima si prese non solo il Trentino ma anche il Sud-Tirolo e l'Istria, e dovette rinunciare alla Dalmazia e alla città di Fiume, che passarono alla Jugoslavia). L'Austria perse anche la marina da guerra e commerciale dell'Adriatico e del Danubio e non poté disporre di più di 30.000 militari. Alla Bulgaria furono tolti 11.000 kmq di territorio a vantaggio di Romania, Jugoslavia e Grecia, al punto che perse lo sbocco sull'Egeo. L'esercito non doveva superare le 20.000 unità. Pesanti furono le riparazioni in oro, bestiame e carbone. Col trattato di Sèvres del 1920 (che riprese quello segreto di Sykes-Picot del 1916) si tolsero alla Turchia la Siria e il Libano, che passarono alla Francia, mentre Palestina e Iraq passarono agli inglesi. La Turchia perse molti altri territori a favore della Grecia (già controllata dagli inglesi), dell'Armenia e del Kurdistan, ma poi in parte se li riprese opponendosi decisamente al trattato di Sèvres. Gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli rimasero comunque sempre aperti a tutte le navi mercantili e militari, anche se di fatto questa zona fu controllata dagli alleati e soprattutto dagli inglesi. I 7/10 della popolazione mondiale erano stati asserviti da Francia, Inghilterra e Giappone. Era impossibile per i tedeschi non pensare a una rivincita. Gli stessi Usa non trovarono alcun vero vantaggio dal trattato di Versailles, in quanto non erano riusciti a far includere il principio della "libertà dei mari". Sicché persino loro non lo firmarono e anzi cominciarono a considerare del tutto insignificante la Società delle Nazioni, da cui presto uscirono, preferendo aiutare la Germania sul piano sia bellico che industriale. L’accordo Sykes-Picot del 1916 (pdf-zip) |