FORNI

E

FORNAI

Cottura del pane (Calendario fiammingo, 1500)

J. van Coninxloo, Scene della vita di s. Benedetto (1520 Bruxelles, part. della mensa).

G. Flegel, Natura morta
  • Nei libri delle Parti Del Comune, cioè negli atti consiliari, si legge in data 18 giugno 1538 che, venduto il dazio del pane, il nuovo Conduttore volle imporre condizioni ritenute onerose dai fornai i quali si ribellarono invocandoil calmiere affinchè il loro guadagno restasse di quattro bolognini per staio. Così per vari secoli funzionò il calmiere, non senza di tanto in tanto qualche veemente contestazione.
  • Nei capitoli della "Grascia", del Cardinal Valenti Gonzaga pubblicati nel 1779, si legge testualmente al capo XX: "Perchè la città di Ravenna resti provveduta di pane, si accorderà ai fornai concorrenti l'obbligo del mantenimento del medesimo, li quali però saranno obbligati osservare li capitoli, che se coloro verranno concordati nell'istromento d'appalto, e uniformarsi al calmiere che di mese in mese verrà loro fatto dal Magistrato dei Signori Savi".
  • E ancora, curiosa clausola: "Se accadesse che qualche fornaro ardisse di porre studiosamente dell'oglio nel pane, o terra, gesso, calcina, semola, o di mescolarvi altre cose cattive sarà castigato in mena di scudi 10, perdita del pane, privazione dell'esercizio e tre tratti di corda ad arbitrio di Sua Eminenza Legato".
Lavorazione del pane nel Medioevo
Antica fabbrica di pane e pasta
  • Con avviso del 25 gennaio 1820 il Gonfaloniere stabiliva che per tutto l'anno avrebbe avuto luogo la libera vendita e fabbricazione del pane e delle farine. Ma le cose non andarono bene. Troppi furono gli abusi tanto che l'anno dopo il consiglio comunale adottò la creazione del cosiddetto "Forno Normale" che veniva controllato dagli addetti del Comune e serviva da confronto per i forni privati. Ma dato il fluttuare del prezzo del grano avveniva talvolta che i privati vendessero il loro pane ad un prezzo inferiore a quello del "Forno Normale".