- Mentre la donna, spesso più
donne, era intenta a fare il pane, un uomo provvedeva a scaldare il forno bruciando di
solito rovi, canne, viticci, ramaglie di scarto o buona legna di fascina. C'è in tal
proposito un proverbio che dice: "E pan de cuntaden
l'è bon parchè l'è cot cun i spen". La legna
veniva attizzata mediante "e
furgon". Quando il forno era
ben caldo veniva ripulito dai tizzoni mezzi bruciati e dalla cenere mediante "e rabel", cui si doveva aggiungere
l'opera "de spazòn",
che lo ripuliva accuratamente. Seguiva l'infornatura mediante una lunga pala detta
"panera". Poi la bocca del forno veniva chiusa con l'apposita botola sigillata
tutt'attorno col fango. L'uomo addetto al forno sapeva bene quanto tempo occorreva per la
cottura...più o meno un'ora. Quando toglieva la botola ecco che dal forno usciva quel
caratteristico odore fragrante di buon pane che da tempo abbiamo ormai dimenticato.
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