I FORNI DI CAMPAGNA


Silvestro Lega: "Casolare e pagliai"
  • Un tempo nelle nostre campagne esistevano solo case coloniche, ville padronali, la chiesa ed una o due case di piccoli artigiani. Ogni casa colonica possedeva un forno che veniva scaldato ogni sette o otto giorni e serviva a cuocere il pane della famiglia e per turno anche quello dei vicini e delle famiglie degli artigiani.
  • Mentre la donna, spesso più donne, era intenta a fare il pane, un uomo provvedeva a scaldare il forno bruciando di solito rovi, canne, viticci, ramaglie di scarto o buona legna di fascina. C'è in tal proposito un proverbio che dice: "E pan de cuntaden l'è bon parchè l'è cot cun i spen". La legna veniva attizzata mediante "e furgon". Quando il forno era ben caldo veniva ripulito dai tizzoni mezzi bruciati e dalla cenere mediante "e rabel", cui si doveva aggiungere l'opera "de spazòn", che lo ripuliva accuratamente. Seguiva l'infornatura mediante una lunga pala detta "panera". Poi la bocca del forno veniva chiusa con l'apposita botola sigillata tutt'attorno col fango. L'uomo addetto al forno sapeva bene quanto tempo occorreva per la cottura...più o meno un'ora. Quando toglieva la botola ecco che dal forno usciva quel caratteristico odore fragrante di buon pane che da tempo abbiamo ormai dimenticato.
Leopold von Kalckreuth:" Spigolatrici", particolare.
Bruegel, Nozze di contadini (1530-69), Vienna (part. di una bambina che mangia il pane).
  • Il pane sfornato veniva lasciato raffreddare in un grande cesto o su di un tavolo, poi si metteva "in t' la matra" o in una cassapanca, oppure su di un asse detta appunto del pane, ben coperto, al riparo dall'aria e dall'essiccamento Se la cottura avveniva d'estate il forno veniva utilizzato poi per cuocere mele e pere "scadenzi", raccolte cioè ai piedi delle piante e racchiuse in un panierino di pasta di pane per la gioia dei bambini. I forni delle case coloniche hanno cessato a poco a poco di funzionare, gli ultimi con la fine della guerra.