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- I forni di città erano più o
meno come quelli di campagna, costruiti allo stesso modo, ma più ampi ed inseriti dentro
le case. Numerose usanze si sono perse ed è bene ricordarne alcune. La cenere rimasta nei
forni dopo la cottura del pane veniva raccolta mediante "e
rabiel" e "e
spazon" e veniva quindi venduta alle donne che si
occupavano del lavaggio della biancheria. Così pure la carbonella veniva venduta dal
fornaio alle famiglie che la preferivano al carbone di montagna. "E spazon",
fatto per lo più di erbe palustri, per meglio pulire veniva di tanto in tanto bagnato
nell'acqua di un mastello posto ai piedi del forno. Tale acqua mista a cenere era detta "ranno" ed era particolarmente
ricercata per lavare gli indumenti di lana. D'inverno era abitudine delle vecchie nelle
case adiacenti ai forni andare a prendere con lo scaldino "la
smet de fug", cenere calda con faville di fuoco, che
serviva a scaldare il letto prima di andare a dormire.
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