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CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR Appello ai principi
Note Vsevolod Jur'evič (1154-1212), nipote di Vladimir Monomach e principe di Vladimir-Suzdal', fu il primo, tra i sovrani della città, a ricevere il titolo di «gran principe», con dignità pari, dunque, a quella del signore di Kiev. Nonostante manifestasse solo a parole molte buone intenzioni, non intervenne a dare man forte al gran principe Vsevolod. Con «soldo» e «centesimo» rendiamo due antiche monete kievane: la nogata (ventesima parte di una grivna) e la rezana (cinquantesima parte di una grivna). Rjurik Rostislavič (+ 1212) e Davyd Rostivlavič (+ 1197) sono figli di Rostislav Mstislavič e nipoti di Vladimir Monomach. Rjurik era co-reggente, con Svjatoslav, del principato di Kiev, e dopo la morte di questi divenne unico sovrano di Kiev (1194). Davyd era signore di Smolensk: sua moglie era una principessa cumana e per questo egli non aveva partecipato alla spedizione del 1183 contro i Polovesiani. Jaroslav di Galizia (1153-1187) era signore di una regione che, addossata ai Carpazi, confinava con l'Ungheria. L'autore del Canto lo definisce «dall'ottuplice pensiero», in quanto aveva fama di essere saggio e accorto. I suoi antenati avevano a lungo lottato contro gli Ungheresi, ma Jaroslav, nonostante il Canto affermi il contrario, rimase in pace con i suoi vicini, anzi, sposò una figlia di Stefano III re d'Ungheria. «Aprire le porte di una città» voleva dire conquistarla: infatti, nel 1159, Jaroslav di Galizia e Mstislav di Volinia avevano conquistato Kiev, cacciandone il principe Izjaslav. Roman e Mstislav erano probabilmente due principi minori della Volinia, parenti del principe Igor. Vi sono tuttavia altre possibili identificazioni. L'elenco dei popoli contro cui Roman e Mstislav combatterono sembra riferirsi a popoli che abitavano lungo la costa baltica. Jatvinghi e Deremeli erano tribù baltiche che entrarono poi nella nazione lituana. Per Unni si intendono probabilmente i Finni o gli Estoni. Soltanto i Polovesiani sono turanici. La valorosa schiatta di Oleg è quella dei principi che hanno accompagnato Igor nella sua impresa. Passo oscuro e tormentato il 79. Sembra che ci si riferisca ai fratelli Ingvar Jaroslavič (+ 1202) e Vsevolod Jaroslavlič (+ 1185), principi di Volinia, cugini del Roman sopra ricordato. Discendenti di Mstislav Vladimirevič (figlio di Vladimir Monomach), si divisero i loro feudi mediante un sorteggio e non combattendo tra loro. L'epiteto «dalle sei ali», proprio degli angeli Serafini, in certi poemi slavo-meridionali viene attribuito anche a guerrieri ed eroi. Di questo Izjaslav Vasil'kovič le cronache non dicono nulla: tutto ciò che sappiamo di lui deriva da questo passo del Canto della schiera di Igor: principe di Polock e forse in seguito di Gorodec (o Grodno), avrebbe combattuto e sarebbe stato ucciso combattendo contro i lituani. Il motivo del letto di morte associato al letto nuziale è tipico della poesia popolare. Bazzarelli ricorda un canto ucraino in cui il cosacco morente manda il suo cavallo ad avvertire la madre della sua morte: «Tu di', cavallo, che io mi sono sposato, / che ho preso in moglie una bella ragazza / nel campo aperto, nella terra» (Bazzarelli 1991). L'immagine delle ali degli uccelli e delle belve che leccano il sangue ha riscontri nella poesia e nelle saghe scandinave (nelle kenningar la battaglia è chiamata «festino dei lupi» o «dei corvi»). Se nulla si sa di Izjaslav Vasil'kovič, nulla evidentemente si può aggiungere dei suoi fratelli, Brjačislav e Vsevolod. Jaroslavli «figli di Jaroslav» è una correzione, accettata dai maggiori studiosi del poema, al posto dell'originale Jaroslave. Molte sono state le congetture e le ipotesi, ma Jaroslavli risolve molti problemi. I figli di Jaroslav il Saggio furono infatti sempre in contesa con i figli di Izjaslav, che qui sono ricordati come «nipoti di Vseslav» (Bazzarelli 1991). Pubblicato con permesso del sito
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