IL CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR
L'epopea russa medievale


CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR
DI IGOR FIGLIO DI SVJATOSLAV, NIPOTE DI OLEG

L'aureo discorso del gran principe

  1. Allora il grande Svjatoslav proruppe in un aureo discorso mescolato col pianto:
  2. «O nipoti miei, Igor e Vsevolod! Troppo presto cominciaste a offendere con la spada la terra cumana, in cerca di gloria: ma nel disonore vi siete battuti, nel disonore avete versato il sangue pagano.
  3. «I vostri cuori arditi sono forgiati in acciaio crudele e nel furore temprati. Perché avete fatto questo alla mia canizie d'argento?
  4. «Più non vedo il forte potere, le ricchezze e le schiere del fratello mio Jaroslav, con i nobili di Černigov, i Moguti, i Tatrani, gli Šelbiri, i Topčaki, i Revughi e gli Olberi. Costoro senza scudi, coi soli pugnali, gridando sbaragliano le schiere, facendo risuonare la gloria degli avi.
  5. «Ma voi diceste: combattiamo da soli, da soli dividiamo la gloria futura e la passata supereremo! Ma non è forse strano, o fratelli, che il vecchio ringiovanisca? Quando un falco muta le penne, in alto caccia gli uccelli, né lascia che saccheggino il suo nido. Ma ecco il male: i principi non mi vengono in aiuto e il tempo si è volto in sciagura.
  6. «Ecco che a Rimov gridano sotto le spade cumane, e Vladimir piange per le ferite: dolore e angoscia al figlio di Gleb!»

Note

Zlato slovo «parola d'oro» è il discorso che il gran principe Svjatoslav tiene rimpiangendo la sventurata impresa di Igor e le sue conseguenze. Non è però evidente dove il discorso finisca. Bazzarelli ritiene si concluda là dove dice «il tempo si è volto in sciagura» (71), ma altri ritengono che anche l'appello ai principi che segue faccia parte dello zlato slovo.

«Nel disonore vi siete battuti...» dice Svjatoslav: Igor e Vsevolod hanno infranto i patti di pace che il gran principe aveva stipulato con i Polovesiani.

Jaroslav Vsevolodovič (1140-1198) era principe di Černigov.

Sui Moguti, i Tatrani, gli Šelbiri, i Topčaki, i Revughi e gli Olberi esiste un'intera letteratura. Secondo alcuni si tratta di titoli o soprannomi di personaggi altolocati di origine turanica (Malov), per altri di nomi di tribù o gruppi etnici turco-tatari (Korš 1909, Menges 1951). Senza entrare nei dettagli di un'analisi etimologica, è ragionevole considerare questi nomi come quelli di gruppi di alleati o mercenari di varie etnie turaniche al servizio del gran principe di Kiev e dei principi delle varie città russe (Bazzarelli 1991). E sarebbero costoro che col solo pugnale (in russo zasapožnik «che si tiene nello stivale») sarebbero in grado di sbaragliare le schiere? Il dettaglio non sembra potersi attribuire a genti turaniche: e quali «schiere» sbaraglierebbero, di quali «avi» la gloria farebbero risuonare? Il passo è molto oscuro.

La città di Rimov venne saccheggiata da Končak dopo la vittoria su Igor. Dopodiché i Polovesiani assaltarono Perejaslav, di cui era signore Vladimir Glebovič. Costui fu ferito mentre difendeva la città e morì due anni dopo (1187).

Pubblicato con permesso del sito
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Traduzione e note: Holger Danske e Koščej Vessmertij

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Medioevo
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Aggiornamento: 01/05/2015