|
CANTO DELLA SCHIERA DI IGOR Vsevolod, Toro Impetuoso
Note Seguendo la lezione di Bazzarelli, traduciamo con «brunito» il problematico aggettivo paleorusso charalužnyj, che ricorre varie volte nel Canto della schiera di Igor senza che ne sia data un'interpretazione convincente (Bazzarelli 1991). La maggior parte degli autori ritiene che questo aggettivo possa essere connesso con la parola turanica qara «nero», anche se nella simbologia epica il colore nero non è applicabile alla sfera russo-cristiana. La parola compare unicamente nel Canto della schiera di Igor e una volta nell'Epopa d'Oltredon dove però è stata copiata dal Canto. Gli Àvari di cui si parla, erano un popolo di origine mongolica ma di lingua caucasica, frequenti alleati dei Polovesiani. I loro antenati erano giunti in Russia attorno al V-VI secolo ma, dopo essere stati distrutti dai popoli turanici, si rifugiarono nel Caucaso, dove vennero assorbiti dalle popolazioni locali. I loro discendenti sono gli attuali Àvari del Daghestan, di lingua adyghé-dido. Brano non molto chiaro, che ha spesso costretto gli studiosi a operarvi correzioni e aggiustamenti per cercare di porre rimedio a forme poco chiare. Queste frasi, nelle varie interpretazioni, si riferiscono a Vsevolod, che tutto dimentica nell'ardore della battaglia. Parte della perplessità degli interpreti deriva dal fatto che non conosciamo molti dettagli della biografia del personaggio. Pubblicato con permesso del sito
|
|