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Se guardiamo l'evolversi cronologico della guerra contadina e della riforma
luterana, noteremo subito che quest'ultima è stata preceduta dalle rivendicazioni del
mondo rurale e anzi che i contadini avanzavano da tempo istanze di riforma
sociale in tutta la Germania, al punto che la stessa insurrezione generale va
considerata come l'epilogo di una serie di atti che gli storiografi spesso non
prendono neppure in considerazione. Persino le istanze di riforma religiosa
comparvero sulla scena della lotta ideologica e politica contro il clericalismo
cattolico assai prima di Lutero.
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A dir il vero l'intera Europa assisteva, almeno a partire dall'ultima decade
del 1400 a grandi sconvolgimenti ideologici, politici e sociali e, tra questi, a
un'ondata di numerose e ampie rivolte soprattutto, per quanto riguarda la
Germania, nelle regioni meridionali.
E' importante specificare queste cose, non foss'altro che per dare un piccolo
contributo alla critica del culto della personalità. I grandi rivoluzionari
della storia sono sempre stati il frutto maturo di un albero cresciuto
lentamente.
Per es. la società contadina segreta, detta "Scarpone", che si proponeva di
realizzare un grande programma antifeudale, i cui obiettivi principali erano la
confisca delle terre clericali e la loro equa redistribuzione tra le masse
rurali, nonché l'abolizione di tutti i tributi feudali e di ogni vincolo di
dipendenza personale, incluso il recupero di tutti i beni comuni espropriati con
la forza o l'inganno dai signori feudali, sino all'abolizione di tutti i poteri
istituzionali che non accettassero queste condizioni, fu una società la cui
attività cospirativa venne scoperta nel 1502, ben prima quindi delle famose tesi
di Lutero, ed è impensabile che Lutero potesse scrivere delle tesi così
fortemente anticattoliche se non fossero esistite nel suo paese decine di
società come quella chiamata "Scarpone", che da tempo lottavano, più o meno
pubblicamente, per ottenere migliori condizioni di vita.
Detto questo però uno storico dovrebbe evitare immediatamente di cadere in
due errori piuttosto gravi e che se vogliamo dovremmo considerare "classici" per
la storiografia marxista:
-
pensare che le rivendicazioni dei contadini fossero del tutto
indipendenti dalle concezioni religiose ch'essi avevano della vita in
generale;
-
pensare che le tesi di Lutero e degli altri riformatori non abbiano
potuto influire sulle rivendicazioni sociali e politiche dei contadini.
Se vogliamo ragionare in termini dialettici (quei termini che il marxismo,
sulla scia dell'hegelismo, ha tanto voluto esaltare), ammettendo un rapporto
interdipendente tra struttura e sovrastruttura (e qui ovviamente ereditiamo la
lezione leniniana-gramsciana), noi dovremmo ammettere:
-
che qualunque rivendicazione sociale e politica poteva trovare nel
cristianesimo del Nuovo Testamento delle basi teoriche sufficienti per
potersi sviluppare in maniera conseguente e autonoma, anche rispetto allo stesso cristianesimo,
la cui evoluzione storica non fu coerente coi propri ideali;
-
che uno sviluppo cristiano dell'ideologia rivoluzionaria sarebbe prima o
poi giunto a porsi il problema di uno svolgimento politico della
rivoluzione.
Detto questo, si possono qui anticipare due conclusioni, esposte a mo' di
tesi:
-
la riforma luterana non ha portato al socialismo perché i contadini non
sono stati sufficientemente coerenti con le loro istanze rivoluzionarie, nel
senso che non hanno saputo trasformare le rivendicazioni politiche ed
economiche in una occasione di trasformazione radicale del vivere civile e
dei rapporti produttivi;
-
la riforma non ha portato al socialismo perché gli intellettuali non
hanno saputo o voluto associare sino in fondo la loro battaglia teorica con
quella pratica dei contadini e, in ultima istanza, si sono accontentati di
vincere una battaglia meramente culturale.
In entrambi i casi il cristianesimo, che pur era servito per giustificare
posizioni di protesta, ha finito per svolgere un ruolo di freno alla coerenza
rivoluzionaria.
Successivamente la storia s'incaricherà di dimostrare (p.es. con la
rivoluzione francese) che vi sono più possibilità di realizzare cambiamenti
epocali o comunque risolutivi, rinunciando definitivamente a credere che la
democrazia possa semplicemente essere una mera applicazione logica e coerente
dei principi del cristianesimo primitivo. Questo perché il cristianesimo in sé
non ha sufficienti mezzi per realizzare gli obiettivi che si professa.
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