LA GUERRA DI INDIPENDENZA

All’inizio della guerra la situazione militare si presentava nettamente
favorevole all’Inghilterra che aveva inviato in America un esercito poderoso,
ben armato e disciplinato e che controllava con la sua flotta atlantica
l’afflusso d’armi e rifornimenti all’esercito impegnato nelle colonie.
Viceversa gli americani erano privi di una flotta da guerra e per i rifornimenti
dovevano affidarsi ai contrabbandieri olandesi e il loro esercito era formato da
poche migliaia di volontari, male armati, poco addestrati e non abituati alla
disciplina nei confronti degli ufficiali. Ma a loro favore erano elementi che si
sarebbero rivelati decisivi: i soldati americani erano volontari che
combattevano con entusiasmo per la loro terra e per le loro idee di libertà,
mentre una buona parte dell’esercito inglese era formato da mercenari, per lo
più tedeschi.
Le operazioni militari si svolsero negli anni 1775-78 e dopo un primo momento di
superiorità inglese, l'esercito americano, migliorati i rifornimenti e l'armamento, grazie
anche all'appoggio francese, desideroso di una rivincita dopo la sconfitta nella
guerra dei Sette anni, riuscì a ottenere una serie di vittorie significative.
Il generale William Howe aveva il compito, partendo da Halifax, di conquistare
New York. Un altro corpo d'armata formato in Canada doveva discendere verso la
valle dell'Hudson, dove i due eserciti si sarebbero dovuti ricongiungere ad
Albany.
George Washington aveva posto il suo quartier generale a New York, dove la foce
dell'Hudson era difesa da due forti situati all'altezza dell'attuale Washington
Bridge.
Le truppe di Howe sbarcarono a Staten Island, mentre gli Americani tenevano
Manhattan e Long Island. Nell'agosto 1776 gli inglesi s'impadronirono di
Brooklyn, poi sbarcarono a Manhattan; questa manovra, mal condotta, permise a
una parte degli americani di evacuare l'isola e di stabilirsi sulla riva destra
dell'Hudson. I forti di Manhattan dovettero capitolare e gli americani si
ritirarono attraverso il New Jersey.
La situazione si faceva per loro veramente drammatica: George Washington aveva
4.000 uomini e dovette rifugiarsi in Pennsylvania, mentre il congresso era già
riparato a Baltimora.
Howe preferì passare tranquillamente le feste di Natale a New York, lasciando
sul posto i mercenari tedeschi.
Il giorno di Natale, Washington, appostatasi nei pressi del fiume Delaware, con
un audace colpo di mano, s'impadronisce di Trentron (New Jersey), dove sbaraglia
l’esercito inglese agli ordini del colonnello Rall e si dirige alla volta di
Princeton (2 gennaio 1777), dove è accampato un grosso contingente militare
inglese e qui blocca completamente Cornwallis. Erano le sue prime vittorie.
Successivamente Lord Cornwallis riesce a prendere la città di Filadelfia dopo un
lungo assedio, mentre il generale Burgoyne con le sue truppe prende la cittadina
d’Albany e si apposta a Saratoga, presso il campo degli uomini del generale
Gates.
Il 19 settembre 1777 i due eserciti si scontrano e il risultato della battaglia
è incerto, finché i ribelli non respingono gli inglesi.
Intanto il generale Burgoyne lascia il Canada con la sua armata per raggiungere
quella di Howe ad Albany. Howe si era deciso a prendere Philadelphia. Gli
inglesi erano ormai padroni di Boston, New York, Philadelphia e gli americani
erano scoraggiati.
Burgoyne per raggiungere Albany doveva attraversare una regione selvaggia,
coperta di foreste piene di guerriglieri. Alcune truppe americane comandate da
Gates e Benedict Arnold, arrestarono la sua avanzata ed egli preferì rinserrarsi
dentro Saratoga, dove viene sconfitto dal generale Gates il 17 ottobre.
Trovatosi senza risorse in territorio ostile, Burgoyne accetta la promessa di
Gates della libertà in cambio della resa: 5.000 militari inglesi consegnano le
armi, ma il Congresso ordina di prenderli tutti prigionieri, scavalcando le
decisioni di Gates.
La sconfitta di Saratoga aveva fatto sfumare il piano inglese di occupare la valle
dell'Hudson e colpì duramente Londra, che inviò un emissario a Parigi per
incontrare Franklin e Silas Deane, rappresentanti degli insorti in Francia.
Questi ultimi riaffermarono la volontà di indipendenza dei loro concittadini;
inoltre sapevano che Luigi XVI era sul punto di riconoscere ufficialmente
l'esistenza degli Stati Uniti e di impegnare il proprio regno in un conflitto al
quale i Francesi già partecipavano indirettamente.
I generali inglesi continuavano a progettare, secondo lo stile delle guerre
europee, campagne tese, con grandi manovre avvolgenti, a conquistare e isolare
intere regioni, senza tener conto degli enormi problemi logistici che le
dimensioni continentali del conflitto creavano e senza capire che la conquista
di territori scarsamente abitati non significava niente dal punto di vista
tattico e strategico.
Un altro importante vantaggio che giocò a favore dei ribelli era la loro
perfetta conoscenza del territorio, spesso accidentato, coperto da paludi e
foreste impenetrabili, dove poterono adottare con successo una tecnica di
guerriglia basata su piccoli gruppi d’uomini mobili, che facilmente riuscivano a
colpire le Giubbe Rosse inglesi, facili bersagli con le loro divise colorate.
Gli inglesi inoltre avevano sperato di ottenere l'appoggio degli schiavisti, ma poiché
avevano bisogno di reintegrare le truppe decimate, furono costretti a promettere
nel 1775 di dare la libertà ai negri adulti se si fossero arruolati, quella
libertà che gli schiavisti americani contrari alla corona non avevano voluto
concedere.
Sicché decine di migliaia di schiavi accettarono l'offerta, ma quando le sorti
della guerra volsero a favore dei coloni, la loro sorte fu piuttosto tragica:
per tutto il corso della guerra soltanto 100.000 di loro (circa 1/5 del
totale) riuscì a fuggire dagli inglesi e dagli schiavisti del sud; gli altri o
morirono o tornarono schiavi.
Washington fu comunque così preoccupato del massiccio afflusso di negri negli
eserciti inglesi, che fece approvare una risoluzione nel 1777 con cui si
permetteva l'arruolamento di neri liberi nelle file dell'esercito americano. Il
congresso arrivò addirittura a riscattare 3.000 negri di proprietà degli
schiavisti del sud, pur di rimpinguare i propri contingenti. Ci fu anzi un
momento in cui Carolina del Sud e Georgia si opposero nettamente a questa
concessione della libertà, con la conseguenza che entrambe furono occupate dagli
inglesi.
Anche il comportamento degli indiani fu ondivago: molti di loro si allearono con
gli inglesi perché si illudevano che in caso di vittoria avrebbero potuto
riprendersi le terre e poi perché temevano più i coloni che gli inglesi.
Dopo Saratoga la guerra si protrasse nella zona sud delle colonie per altri
cinque anni. Il governo inglese promise ai ribelli l'amnistia e l'abolizione
delle leggi che limitavano lo sviluppo commerciale delle colonie, ma il
Congresso americano chiese invece il pieno riconoscimento dell'indipendenza
delle colonie e il richiamo in patria dell'esercito e della flotta britannici.
George Washington e gli altri leader del congresso sapevano bene infatti che
altri Stati europei (Francia, Spagna, Olanda) avrebbero avuto tutto l'interesse
a ridurre il potere coloniale inglese. E infatti questi Stati si lasciarono
coinvolgere nella guerra, mentre altri, tra cui la Russia, adottarono la tattica
della "neutralità armata", mediante cui cominciarono a proteggere militarmente
le proprie rotte commerciali.
Meno fortunata per gli americani è la guerra per mare, dove l'ammiraglio Jones
non è in grado di impedire il blocco navale inglese per i rifornimenti in
America.
Tuttavia i coloni si giovavano dell’esperienza di generali europei accorsi in
loro aiuto come il polacco Kosciusko e il francese La Fayette.
Il generale prussiano Von Stauben, organizzatore delle truppe americane, vince
gli inglesi a Monmouth e a Yorktown (1778), ma la notizia più importante per la
guerra e per il morale degli insorti è l’entrata in guerra al loro fianco della
Francia e della Spagna, finalmente convinte dalle perorazioni di Benjamin
Franklin presso le corti.
Sin dagli inizi, la rivoluzione americana aveva trovato numerosi appoggi in
Francia. Il ministro Vergenners seguiva gli avvenimenti da vicino e ricostruiva
intanto una potente flotta, ma Luigi XVI era poco entusiasta di aiutare dei
ribelli contro il loro legittimo sovrano. Vergenners doveva dunque agire con
grande discrezione; dal dicembre del 1775 uno dei suoi agenti era in contatto
con gli americani e la Francia si impegnò a fornirgli delle munizioni in cambio
di tabacco.
Erano numerosi i volontari francesi corsi a servire nell'esercito degli insorti.
Qui scoprirono un mondo nuovo, pieno di gente colta ed entusiasta, che conosceva
a fondo Voltaire e Rousseau, ma anche Newton e le macchine a vapore di Watt e
che per la prima volta applicava l’Illuminismo all'azione politica e combatteva
in nome dell’eguaglianza. In America 37 giornali vendevano una media di
quattromila copie al giorno e discutevano sulle loro pagine d’indipendenza, di
tasse, di scienza e di religione grazie alla più assoluta libertà di stampa e
d’opinione.
L'esempio francese più celebre è quello del marchese di La Fayette, un giovane
di 19 anni imparentato con la grande famiglia di Noailles, al quale era stato
promesso il grado di general maggiore. In realtà gli ufficiali francesi
restavano spesso delusi dall'accoglienza fredda degli americani, i quali male
accettavano di essere comandati da stranieri che non parlavano neppure la loro
lingua.
La Fayette arrivò in America nel giugno del 1777. A Philadelphia fu dapprima mal
ricevuto: fu preso per un avventuriero. Fieramente, La Fayette protestò di voler
servire senza ricompense, come semplice soldato. L'intervento di Franklin
dissipò il malinteso e La Fayette divenne general maggiore dell'esercito
americano. Fu ferito in occasione della presa di Philadelphia da Howe;
nell'inverno successivo, strinse amicizia con Washington durante il duro periodo
di svernamento a Valley Forge.
La flotta francese viene tuttavia sconfitta da quella inglese agli ordini
dell’ammiraglio Howe, mentre gli spagnoli attaccano gli inglesi via terra
muovendosi dalla Florida, ma vengono anch’essi ricacciati, e gli stessi ribelli
sono vinti dal generale Burgdyng a Ticonderoga (New York) e a Fort Edward.
Intanto anche la Spagna passa all’attacco navale tentando inutilmente di
espugnare Gibilterra, difesa strenuamente, ma riescono ad espugnare Minorca ed
in America riescono a sfondare il fronte inglese appostato sul confine tra le ex
colonie britanniche e quelle spagnole.
Da parte inglese il generale Clinton, nuovo comandante delle truppe britanniche,
delegato in luogo di Lord Cornwallis dopo la sconfitta di Saratoga, marcia su
Charleston, in mano ai ribelli, invade la South Carolina, stringe d’assedio la
città costiera e dopo una lunga resistenza oppostagli, aiutato dalla fame che
aveva stretto nella sua morsa la città, la espugna chiudendo la via degli
approvvigionamento provenienti da Francia e Spagna.
Vi è subito il tentativo da parte americana di riprendere Charleston (1780),
nodo marittimo vitale per la sopravvivenza delle colonie, ma vanamente.
Nel golfo del Messico l’ammiraglio Rodney conquista Martinica, Santa Lucia e
Grenada e libera Capo Vincente dagli Spagnoli, issando il vessillo reale
inglese.
Intanto contro la guerra corsare inglese, le nazioni di Spagna, Francia, Russia,
Olanda, Svezia, Danimarca, Austria e Prussia proclamano la "neutralità armata"
sui mari (il principio "la bandiera neutrale protegge le merci nemiche
all’infuori di quelle di contrabbando [belliche]" è accolto anche dal moderno
diritto marino).
Guidate dall’ammiraglio Rochambeau, truppe francesi sbarcano a Rhode Island e
cacciano i soldati inglesi.
Nell’agosto del 1780 Lord Cornwallis, ex comandante in capo, conquista
Charleston e Campden, sconfiggendo Gates che è destituito dall’incarico.
Il 16 maggio 1781 la flotta inglese si scontra con quella francese del conte de
Grasse nella baia di Chesapeake: dopo quattro giorni di combattimento gli
inglesi devono battere in ritirata, e le 3.000 truppe francesi dalla flotta
navale si uniscono all'esercito del generale Washington.
L'Inghilterra in sostanza non era più in grado di portare avanti la guerra
contro gli americani, anche perché era continuamente costretta a servirsi di
truppe mercenarie (i tedeschi p.es. erano circa 29.000 unità) per colmare le
perdite subite.
La capitolazione di Saratoga mise fine alle esitazioni del ministro degli esteri
francese Vergennes, che la conquista di Philadelphia aveva reso prudente. Un
altro agente americano, Arthur Lee, era stato inviato in Spagna; il suo compito
era difficile per l'antica ostilità della politica coloniale spagnola verso il
dominion inglese. Carlo III finì però con l'offrire un aiuto: dei sussidi e
l'apertura dei porti spagnoli alle navi americane.
Gli insorti negoziarono anche con le Province Unite dei Paesi Bassi (e le navi
olandesi trasportarono munizioni e rifornimenti inviati dalla Francia). Il 6
febbraio 1778 la Francia, seguita poco dopo dalla Spagna, concludeva con gli
Stati Uniti un trattato di amicizia, di alleanza e di commercio: ciò significava
la guerra con l'Inghilterra. Anche l'Olanda riconobbe l'indipendenza degli Stati
Uniti.
Ormai gli insorti disponevano di appoggi considerevoli: tre flotte potenti, oro,
ufficiali e distaccamenti francesi. Nel Sud gli insorti tenevano testa
efficacemente alle truppe del generale Cornwallis con la guerriglia.
Howe fu richiamato in patria e sostituito da Henry Clinton.
Alla fine dell'anno La Fayette fu inviato a Parigi per spingere la Francia ad
accrescere il proprio intervento. Il governo americano pensava soprattutto ad un
attacco diretto contro l'Inghilterra. Infine fu deciso che 6.000 uomini
comandati dal conte Rochambeau sarebbero stati inviati in America (febbraio
1780).
La svolta definitiva a favore degli americani giunge quando
a capo delle formazioni militari e partigiane si pone il generale N. Greene, i
cui attacchi a sorpresa erano famosi, nonché il perfetto coordinamento delle
operazioni tra milizie regolari e unità partigiane.
Oltre al giovane marchese francese La Fayette, si distinse anche il generale Wayne,
protagonisti entrambi della riconquista della Georgia e del Sud Carolina.
Nel maggio del 1780 Cornwallis riportò un grosso successo in Virginia con la
presa di Charleston. Il corpo di spedizione di Rochambeau sbarcò a Newport nel
luglio del 1780 e La Fayette assicurò i collegamenti tra Washington e il comando
in capo francese.
Le truppe di Washington erano allo stremo delle forze. Cornwallis aveva fatto
ripiegare la sua armata dalla Virginia su Yorktown nella baia di Chesapeake.
Washington era favorevole ad un attacco contro New York, mentre Rochambeau
voleva concentrare gli sforzi a sud. L'arrivo della flotta francese
dell'ammiraglio De Grasse, con 3.000 uomini, fece prevalere la linea francese.
Le truppe francesi e americane lasciarono New York e si misero in marcia verso
la Virginia. Esse bloccarono a poco a poco la linea fortificata di Yorktown,
mentre la flotta dell'ammiraglio De Grasse costringeva l'ammiraglio Graves a
ritirarsi verso New York. Cornwallis, che non intendeva far massacrare i suoi
uomini in un tentativo di sortita, capitolò il 19 ottobre 1781.
Gli Inglesi potevano continuare la guerra, ma l'opinione pubblica inglese,
sollecitata dai liberali Fox, Burke e Chattham, desiderava la pace. I
commercianti e gli armatori ne avevano abbastanza di vedere centinaia delle loro
navi catturate dagli arditi corsari americani. Nel marzo del 1782 i comuni si
dichiararono a favore dei negoziati.
Con la brillante vittoria di Yorktown, condotta da Washington e l'ammiraglio
francese de Grasse contro le truppe di Cornwallis (7.500 soldati), si concludono nel 1783 le operazioni militari.
Lord North si ritirò, Fox divenne ministro degli esteri e i negoziati presero
inizio a Parigi nell'autunno del 1782. Da parte americana fu designato come
plenipotenziario John Adams, assistito da Jay e da Franklin; egli era tenuto a
non firmare la pace senza il preventivo accordo della Francia. Il trattato di
pace definitivo fu firmato a Versailles il 3 settembre 1783.
La Spagna pretendeva di riavere Gibilterra, ma recuperava soltanto la Florida e
l'isola di Minorca; più tardi dovrà anzi restituire alla Francia la Luisiana. La
Francia recuperava Saint-Pierre e Miquelon e otteneva alcuni vantaggi sulle
Antille (Tobago) e in India, oltre al Senegambia, ma avrebbe voluto avere
anche il Canada. Anche Franklin voleva che l'Inghilterra rinunciasse al Canada.
L'accordo tuttavia fu che gli inglesi lo conservassero, a condizione di
rinunciare a tutti i territori oltre il Mississipi e a non rivendicare più alcun
territorio a ovest delle colonie "storiche".
Insomma i veri vincitori erano stati gli americani. Alla fine del 1783 le ultime
navi inglesi lasciavano New York: occorreva ormai organizzare una nuova nazione.
Tornando in Francia i volontari ritrovarono il mondo chiuso dei privilegi e
dell’aristocrazia, un’agricoltura soffocata dai vincoli feudali, una polizia
sempre pronta a chiudere un giornale troppo audace o ad arrestare un cittadino
troppo critico verso il clero o la monarchia.
Le idee che circolavano tra i ceti più colti cominciarono sempre più
frequentemente a diventare azione concreta e la Guerra d’Indipendenza americana
cominciò a sembrare a molti la prova generale di un altro grande capovolgimento
europeo che avrebbe trovato in Francia il terreno più fertile dal quale partire.
In Europa la nascita dello Stato americano non era passata inosservata: si erano
stabiliti nuovi legami commerciali e per gli europei si era aperta la
possibilità di emigrare oltre oceano, ma soprattutto gli avvenimenti nel nuovo
mondo avevano fatto nascere ovunque la sensazione che si stesse aprendo un'era
nuova per la storia mondiale.
L’illuminismo aveva diffuso in molti l'idea del progresso, la convinzione che i
mali dell’uomo dovuti all'ignoranza e ai pregiudizi del passato sarebbero stati
superati grazie alla ragione: la rivoluzione americana appariva agli
intellettuali come il primo passo concreto verso il rinnovamento.
Soprattutto i francesi vedevano l’America come una terra non rovinata da un
vecchio regime, in cui non esistevano classi privilegiate, cariche ereditarie
per legge, corporazioni che ostacolavano la libera iniziativa economica:
l’America era per l’Europa il simbolo degli anni futuri.
In Europa divenne intensa la produzione letteraria ispirata alle esperienze
americane: poesie, saggi e dissertazioni filosofiche esaltavano la rivoluzione
americana.
Il modello americano di Stato: un’Assemblea Costituente (la Convenzione) che
agiva a nome del popolo, affermando i diritti individuali (la Dichiarazione dei
Diritti) e creando l'ordinamento dello Stato (la Costituzione), veniva
considerato la realizzazione di quegli ideali di libertà e uguaglianza proposti
dai filosofi illuministi.
Furono soprattutto le costituzioni di alcuni Stati americani, come la Virginia o
il Massachussets, a suscitare un dibattito politico in Europa, e soprattutto in
Francia, su importanti temi politici come l’origine della sovranità, la natura
della rappresentanza politica (cioè il rapporto esistente tra coloro che sono
stati eletti ad una carica pubblica) e il modo di redigere una Costituzione.
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