LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
il periodo del Lungo Parlamento (1640-53)

Processo al conte di Strafford nel Parlamento Lungo

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Nel Parlamento Lungo la stragrande maggioranza dei deputati era composta da nobili e deputati delle città che, nelle loro funzioni e nei loro affari, erano strettamente collegati alla borghesia, di cui godevano la fiducia.

Quattro compiti principali stavano di fronte al Parlamento al momento della sua apertura:

1. punire i più vicini consiglieri del re, gli ispiratori della politica d’arbitrio e di violenza, rendendo impossibile il ripetersi di tale politica in futuro;

2. ripristinare la legalità: il re dovette accettare l’Atto triennale, cioè una legge che lo obbligava a convocare il Parlamento almeno una volta in tre anni; una legge che proibiva lo scioglimento del Parlamento senza l’approvazione dello stesso; l’abolizione dei tribunali speciali e della Ship Money;

3. abolire i residui diritti feudali della Corona (l’imposta di vassallaggio per i cavalieri, la prerogativa nella concessione dei monopoli, ai cui intestatari fu interdetta l’elezione in Parlamento, la riscossione di qualunque tassa senza il consenso delle Camere, ecc.);

4. portare a termine la Riforma conformemente alle rivendicazioni dei puritani.

Fintanto che si discusse del raggiungimento dei primi due scopi, in Parlamento regnò l’unanimità e la liquidazione di una serie di istituzioni del regime assolutistico-feudale fu realizzata velocemente: in particolare la Camera dei Comuni intentò un processo contro Thomas Wentworth, conte di Strafford, principale ispiratore del dispotismo reale, e lo giustiziò.

Dopo che nel dicembre 1640 fu presentata al Parlamento una petizione per l’abolizione dell’episcopato, quale istituzione papista (specie quello arminiano), con circa 15.000 firme allegate, fu incarcerato anche l’arcivescovo Laud, di cui non s’erano approvate, fra le altre cose, l’obbligo di non lavorare nei giorni festivi per adempiere a funzioni religiose, l’aumento delle decime e soprattutto il passaggio dei contratti di locazione terriera dal lungo al breve termine (talvolta appena sette anni), così che i fitti potessero essere di volta in volta revisionati, tenendo conto dell’inflazione: una misura, questa, che scontentò di molto gli affittuari (fu decapitato nel 1645).

Nel 1641 i ministri del culto vennero privati delle loro proprietà fondiarie. Tuttavia un certo numero di parlamentari mise in atto un’azione in difesa dell’episcopato anglicano, per avere una base liturgica e dottrinale ufficiale della chiesa di stato, sulla base dei Trentanove articoli e del Prayer Book.

A prescindere comunque dalle questioni religiose, cui non si può assegnare eccessiva importanza, gli strumenti istituzionali e legislativi dell’arbitrio reale vennero eliminati. Dalle prigioni uscirono i detenuti politici. Il re dovette piegarsi a questi provvedimenti non solo perché il Parlamento era molto determinato, ma anche perché il popolo si era armato.

Tuttavia l’esecuzione di Strafford pose fine all’unanimità tra i parlamentari. Una parte dei deputati (circa 55) cominciò a temere il crescere dell'ondata rivoluzionaria del popolo e passò dalla parte del re. La cosa fu subito notata quando si cominciò a discutere, verso la metà del 1641, sulla riforma della chiesa anglicana. Il portavoce dei calvinisti Oliver Cromwell (1599-1658) voleva la fine dell'episcopato e l’eguaglianza degli affari nella Chiesa. Molti deputati cominciarono invece a dire che se al popolo veniva concessa questa uguaglianza, poi avrebbe preteso anche quella agraria (cioè la spartizione delle terre) e infine anche quella negli affari dello Stato. Sicché il suo progetto di legge venne respinto.

Nello stesso anno scoppiò in Irlanda una grande rivolta popolare contro la politica colonizzatrice condotta in questo paese, per secoli, dai landlord inglesi e, negli anni ‘30 del XVII sec., dal governo di Strafford. Persino l’uccisione di un irlandese da parte di un inglese era punita soltanto con una modesta multa.

Gli irlandesi miravano alla completa cacciata degli stranieri e alla trasformazione dell’Irlanda in un paese indipendente. Ma molti nobili e mercanti presenti nel Parlamento Lungo videro in questo una minaccia mortale per i loro interessi. Pur combattendo per la libertà in Inghilterra, essi consideravano del tutto normale l’oppressione coloniale dell’Irlanda.

Il Parlamento pareva unanime nel voler reprimere i rivoltosi, anche perché si temeva che la rivolta fosse il primo atto di un preciso disegno contro il protestantesimo, ma, non fidandosi della Corona, poiché gli irlandesi sostenevano che il re stava dalla loro parte, il Parlamento (soprattutto per bocca di John Pym) pretese il controllo delle forze armate e, a tale scopo, elaborò, alla fine del 1641, la cosiddetta Grande Rimostranza (Grand Remonstrance), cioè un lungo elenco di arbitri governativi commessi durante il periodo in cui il Parlamento era stato tenuto chiuso dalla Corona. In questo elenco vi erano le proteste sull’ingerenza della Corona negli affari dell’industria e del commercio, sull’imposizione arbitraria di tasse, sulle guerre perdenti di Carlo I contro la Spagna e la Francia, sull’impunità dei cattolici e dei gesuiti e sulle persecuzioni dei puritani. Non vi era alcun riferimento alle recinzioni o ai saccheggi sofferti dalle masse contadine, né ai bisogni degli operai delle città e delle campagne.

Il Parlamento, temendo che il re fosse coinvolto in un complotto ordito dal papa per sovvertire il protestantesimo in Inghilterra, esigeva anche il controllo sull’attività dei ministri del re (cosa che si affermerà definitivamente in Inghilterra soltanto nel XVIII sec.). In effetti, sebbene il regno avesse ufficialmente rotto con Roma ai tempi di Enrico VIII, con l’Atto di Supremazia del 1534, a causa di una serie di contromisure da parte dei cattolici [8], la vittoria del protestantesimo non poteva ancora dirsi definitiva e con un re di orientamento cattolico ancora meno.

Di fronte alle indecisioni di molti parlamentari, che non volevano passare da una limitazione del potere della Corona al diritto dei sudditi di opporsi risolutamente al suo potere, Cromwell, esprimendo l’opinione dei più decisi avversari dell’assolutismo (in pratica la borghesia calvinista), dichiarò che se la Rimostranza fosse stata respinta, molti del suo partito sarebbero emigrati all'estero. La Rimostranza passò con una esigua maggioranza di voti: 159 contro 148.

La scissione nelle file del Parlamento incoraggiò Carlo I a tentare un colpo di stato controrivoluzionario, con l'intenzione non solo di sciogliere le Camere, ma anche di punire i deputati più radicali.

In queste condizioni il Parlamento fece appello di nuovo alle masse, che presero a chiedere l'esclusione dei vescovi dalla Camera dei Lord. I soldati non avevano il coraggio di sparare sulla folla. Fu inoltrata in Parlamento una petizione, forte di 20mila firme, con la richiesta di escludere i vescovi dalla Camera dei Lord. Atterriti da queste dimostrazioni, i vescovi e alcuni lord cessarono di prender parte alle sedute della loro Camera. Le masse popolari chiesero allora che fossero comunicati i nomi dei "lord papisti" per farne giustizia.

Poiché la maggioranza dei parlamentari non aveva alcuna intenzione di soffocare con la forza le dimostrazioni popolari, nel gennaio 1642 il procuratore del re ordinò l’arresto di cinque membri della Camera dei Comuni, tra cui Pym e Hampden, sotto l’accusa di alto tradimento. La Camera si rifiutò di consegnarli e il giorno seguente il re, scortato da soldati armati e rompendo la tradizione secondo cui il re non aveva il diritto di presenziare alle sedute della Camera dei Comuni, fece il suo ingresso nella Camera col proposito di trarre in arresto i deputati incriminati, che però erano già riusciti a nascondersi.

A Londra, diventata simile a un campo militare, giungevano cittadini armati da tutto il regno e la rivoluzione sembrava dover esplodere da un momento all'altro. La guardia del Parlamento fu affidata alla milizia londinese, composta di artigiani, apprendisti e garzoni. La congiura della corte venne in tal modo sventata e, nello stesso mese, il re abbandonò la capitale in rivolta e si diresse al nord per arruolare un esercito.


[8] Si pensi alle feroci repressioni, tra il 1553 e il 1558, che caratterizzarono il regno di Maria la Cattolica, il tentativo d’invasione dell’Invincibile Armada spagnola nel 1588, la Congiura delle polveri del 1605, il matrimonio di Carlo I con una principessa cattolica, la riluttanza dei sovrani cattolici, Giacomo I e Carlo I, a entrare nella guerra dei Trent’anni, scoppiata nel 1618.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015