LE MONARCHIE NAZIONALI


LA RIVOLUZIONE INGLESE
la politica antipopolare del Parlamento

Cromwell vittorioso sull'Errore e le Fazioni in una stampa allegorica del 1658 (British Museum di Londra)

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Dopo la vittoria presso Naseby i Presbiteriani, che costituivano la maggioranza in Parlamento e che esprimevano gli interessi dell’alta borghesia e della ricca nobiltà, considerarono compiuta la rivoluzione. Le nuove classi dominanti avevano difeso le loro proprietà dalle mire dell’aristocrazia feudale e avevano ora la possibilità d’arricchirsi a spese delle proprietà della Corona e dei realisti.

Dal 1643 il Parlamento condusse una politica di confisca dei possedimenti dei partigiani del re e delle terre della Chiesa anglicana e della stessa Corona, svendute a basso prezzo, operando un ulteriore trasferimento di una notevole parte della proprietà terriera nelle mani della borghesia e della nuova nobiltà. Il Parlamento, nel febbraio 1646, dichiarò tutte le terre che si trovavano in dipendenza feudale dalla Corona, libera proprietà privata dei landlord.

Ai proprietari terrieri e all’alta borghesia, che avevano appoggiato il Parlamento Lungo durante la guerra civile, non restava che accordarsi il più presto possibile col re prigioniero sulle nuove condizioni da dare per rendere “legale” il nuovo potere acquisito.

Non solo i Presbiteriani, ma anche gli Indipendenti, con a capo Cromwell, avevano perduto, nel 1647, gran parte del loro entusiasmo rivoluzionario e consideravano anch’essi la rivoluzione ormai ultimata, rimanendo in contrasto coi Presbiteriani solo sul tipo di concessioni che si dovevano strappare al re.

Tuttavia, dopo aver ottenuto la vittoria nella guerra civile, il popolo non aveva avuto nessun miglioramento delle proprie condizioni. La borghesia e la nuova nobiltà non si erano affatto preoccupate di affrancare il possesso fondiario delle masse contadine, di sgravare dai pagamenti feudali il copyhold e di trasformarlo in possedimento libero (freehold). I copyholder, cioè la massa principale dei contadini, furono lasciati in balia dell’arbitrio dei latifondisti ed era stata mantenuta la decima ecclesiastica. Il Parlamento inoltre scaricò sulle spalle dei lavoratori tutti gli oneri della guerra, tassando gli oggetti di prima necessità: birra, sale, tessuti, combustibile ecc. Inoltre, ritardando di alcuni mesi il pagamento degli stipendi dei soldati, il Parlamento costringeva l’esercito a vivere a spese della popolazione, e con gli acquartieramenti militari e le requisizioni portò le masse contadine e cittadine alla completa rovina.

I reparti militari sparsi per tutto il paese mettevano a sacco i villaggi e gravavano le città di contributi. Oltre a tutto questo, l’interruzione, provocata dalla guerra civile, dei contatti economici sia all’interno del paese che col mondo esterno, aveva portato a una prolungata crisi del commercio e dell’industria inglesi, soprattutto di quella tessile, con il risultato che molte migliaia di artigiani e di operai manifatturieri si videro privati dei mezzi di sussistenza. Un'infinita moltitudine di poveri artigiani si trovava sull’orlo della morte per fame.

Tuttavia le due Camere del Parlamento rimanevano sorde alle lamentele dei non abbienti e non si approvò la misura per alleviare la misera condizione dei lavoratori delle città e delle campagna. Gli strati inferiori del popolo già nel corso della guerra civile si erano sollevati contro le recinzioni.

Questo movimento divenne talmente minaccioso che per soffocarlo si dovette ricorrere alle truppe di Cromwell e di Fairfax. Se all’inizio della rivoluzione la fede delle masse nel Parlamento Lungo era ancora salda, dopo alcuni anni di guerra civile essa si era di molto affievolita.

Le lamentele del popolo furono però prese in considerazione da migliaia di soldati dell’esercito, che in un passato non lontano erano stati essi stessi contadini e artigiani. Proprio per questo motivo il conflitto tra il blocco nobiliare-borghese, che aveva sfruttato la vittoria del popolo esclusivamente a proprio vantaggio, e le masse popolari, tradite nelle loro speranze, sfociò in un conflitto tra l’esercito e il Parlamento.

I Presbiteriani pretesero in Parlamento che questo esercito popolare venisse smobilitato al più presto, salvo una parte da inviare in Irlanda per soffocare una rivolta. Ma la decisione di farlo si scontrò con l’unanime rifiuto dei soldati di consegnare le armi.

All’inizio i soldati condizionarono la sottomissione all’ordine del Parlamento alla soddisfazione di rivendicazioni di carattere professionale, come ad es., il pagamento degli stipendi arretrati, mezzi di sussistenza per le vedove e per gli orfani dei caduti ecc. Tuttavia, man mano che si rivelava una certa alleanza tra le alte gerarchie militari e il Parlamento, dalle file dei soldati si misero in evidenza alcuni capi, i cosiddetti "agitatori", che diedero al movimento un indirizzo politico.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Moderna
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Aggiornamento: 07/01/2015