UMANESIMO ITALIANO
L'Umanesimo è un movimento culturale che si afferma in Italia nel 1400, cioè in un periodo storico in cui:
L'avvento delle Signorie, iniziato nel Trecento, aveva determinato l'estendersi territoriale dei confini dei Comuni più grandi, ma anche la fine dell'autonomia di molti altri Comuni e soprattutto la sostituzione del principio politico della repubblica con quello della monarchia. Tuttavia le Signorie sono state anche una risposta (seppure autoritaria) alle continue lotte intercomunali e intracomunali.
La formazione delle Signorie contribuisce allo sviluppo dell'Umanesimo, perché: 1) organismi territoriali molto estesi, dotati di un complesso apparato burocratico-amministrativo e diplomatico, di corti culturali e politiche, portavano ad aumentare la richiesta di personale qualificato; personale che le Università tradizionali, ancorate ai programmi e alla didattica dell'enciclopedismo scolastico-aristotelico, non potevano fornire; di qui la nascita di nuove scuole (private) e accademie presso le corti; 2) oltre a ciò va considerato il fatto che il processo di formazione dei Comuni (iniziato sin dal mille e protrattosi fino all'avvento delle Signorie) aveva sì favorito l'autonomia economica e sociale dei ceti borghesi e commerciali, ma non era ancora riuscito a darsi una giustificazione teorica, di tipo etico-politico, filosofico-morale. E' appunto dal mondo antico che l'Italia umanistica delle Signorie trarrà gli spunti e gli esempi più significativi di virtù civili, di gloria militare, di eroismo personale, di autocontrollo delle passioni, di raffinato gusto estetico, che le serviranno per legittimare la propria diversità dal Medioevo (dall'"età di mezzo" -come veniva chiamato, in quanto, secondo gli umanisti, li divideva dall'epoca classica). Probabilmente i risultati più significativi e duraturi l'Italia li ottenne non sul terreno economico e politico, ma su quello culturale, con la nascita dell'Umanesimo prima e delle arti rinascimentali dopo.
CARATTERISTICHE DELLA CULTURA UMANISTICA
Riscoperta del mondo classico greco-latino (si studiano le lingue classiche, si ricercano antichi testi da interpretare in maniera filologica, erudita, razionale e critica: ad es. i testi degli antichi vengono analizzati attraverso il confronto fra i vari codici). La preoccupazione è quella di ristabilire l'esatto testo degli autori antichi, non più accettati nella lezione tradizionale medievale. Umanista non è solo -come nel Medioevo- lo studioso di retorica e di grammatica, ma un soggetto di "nuova umanità", cioè non solo nel senso che studia poesia, retorica, etica e politica (humanae litterae), senza più fare riferimento alla teologia scolastica, ma anche nel senso che lo studioso non è soggetto a una tradizionale autorità, essendo capace di autonomia critica e di senso storico, dovuto alla sua altissima cultura. L'umanista imita, stilisticamente, Cicerone nella prosa, Virgilio nell'epica, Orazio nella lirica: cerca addirittura di riproporre i loro problemi e di imitarli nelle loro virtù morali e politiche, nel loro razionalismo e naturalismo. Il Medioevo invece si era più che altro preoccupato di "ribattezzarli" secondo le esigenze della religione cristiana.
Chi sono dunque gli umanisti? Sono intellettuali al servizio di una corte signorile, sono ricercatori eruditi e collezionisti di codici antichi, studiati in maniera filologica, al fine di stabilirne l'autenticità, la provenienza, la storicità (ad es. Lorenzo Valla dimostrò che la Donazione di Costantino è un falso medievale dell'VIII sec. elaborato per giustificare le pretese temporali del papato). Alcuni metodi di critica testuale o filologica sono validi ancora oggi: ad es. il carattere disinteressato della ricerca, per "amore" della verità. Grazie a loro nascono le prime biblioteche (quella Malatestiana a Cesena è del 1447-52) e nuove figure professionali: mercante di codici, libraio, tipografo...
L'Umanesimo, riscoprendo il valore dell'autonomia creativa dell'uomo, superando i concetti tradizionali di autorità, rivelazione, dogma, ascetismo, teologia sistematica, tradizione con l'esigenza prioritaria di una riflessione personale, critica, Rompendo in sostanza l'unità enciclopedica medievale, inizia il processo di autonomia delle singole discipline, permettendo all'uomo di conoscere e dominare le leggi della natura e della storia. La riscoperta dell'autonomia della natura, con le sue leggi specifiche, porta allo sviluppo delle scienze esatte e applicate. Leonardo da Vinci traduce in scienza applicata le sue intuizioni nel campo dell'ottica, della meccanica, della fisica in generale. Architetti e ingegneri passano dalla progettazione di singoli edifici a quella di intere città. Geografi e cartografi saranno di grandissimo aiuto ai navigatori e agli esploratori dei nuovi mondi (vedi ad es. l'uso della bussola e delle carte geografiche). Grande sviluppo ebbero la medicina, la botanica, l'astronomia, la matematica, le costruzioni navali... La borghesia aveva bisogno dello sviluppo delle scienze basate sull'esperienza e sul calcolo, indispensabili alla produzione e al commercio dei beni di consumo.
LE CONTRADDIZIONI DELL'UMANESIMO
Esso afferma la dignità e l'autonomia dell'uomo nel momento in cui diventa cortigiano al servizio delle Signorie, per le quali la cultura è un elegante forma di pubblicità o un mezzo di evasione. Spesso infatti gli umanisti si consideravano una casta intellettuale al disopra del popolo. L'Umanesimo in sostanza esalta lo spirito critico mentre si estingue la dinamica politica del Comune, soffocata dalla dittatura delle Signorie.
Esso acquisisce il senso della storia quando l'Italia viene tagliata fuori dal grande processo di formazione degli Stati nazionali. Paradossalmente, l'umanesimo, senza saperlo, prende a modello il mondo classico mentre la società borghese del '400 si stava avviando alla decadenza.
Esso afferma degli ideali di rinnovamento socio-culturale, ma l'intellettuale resta isolato dalla società: ama la solitudine, rivaluta la tranquillità della campagna, usa il latino quando scrive, rinunciando al volgare (che tutti possono capire), tende all'idillio in letteratura, esaltando il valore della bellezza e dell'armonia formale. Non dimentichiamo che l'umanista è anche colui che giustifica l'idea secondo cui il successo rende leciti i mezzi con cui lo si consegue. Essendo fondamentalmente individualista, l'umanista considerava la soddisfazione delle esigenze dell'individuo un fine in se stesso. Sotto questo aspetto, le personalità che più si dovevano stimare -secondo l'umanista- erano quelle "emergenti" per ricchezza, cultura e potere.
Gli umanisti non furono contrari al cristianesimo ma alla scolastica medievale: furono anzi i primi a evidenziare una notevole autonomia di giudizio, eppure non ebbero mai la forza di creare un movimento di riforma religiosa analogo a quello protestante.
Perché queste contraddizioni? Perché pur esistendo in Italia, a quel tempo, l'esigenza di superare la tradizione medievale e il particolarismo locale, non si aveva la sufficiente forza per realizzare questa esigenza di unificazione nazionale.
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Il termine "umanesimo" viene da "studia humanitatis" ed è sorto in contrapposizione agli studi teologici, della Scolastica, e all'esperienza cristiana medievale.
Gli umanisti hanno voluto far credere che lo sviluppo autonomo della personalità umana sia iniziato solo a partire dalla sconfitta dell'idea di teocrazia, al punto che si è considerato tutto l'arco del Medioevo come una sorta di esperienza e di pensiero oscurantista.
E gli storici, i critici letterari, artistici, ancora oggi, credono vera l'interpretazione che gli umanisti hanno dato della loro svolta storica.
In realtà è assurdo sostenere che nel Medioevo non vi fu sviluppo della personalità. Il fatto di essere legati alla produzione agricola, alla terra, alle tradizioni rurali, alla filosofia del buon senso e del senso comune, a una concezione religiosa della vita, non significa che si fosse in presenza di una civiltà arretrata, sottosviluppata ecc.
Il fatto che gli intellettuali di estrazione borghese ad un certo punto abbiano cominciato a parlare di "umanesimo", in contrapposizione all'ecclesiologia, non significa affatto che tale "umanesimo" fosse davvero "umano", cioè "democratico", "egualitario", "pluralista".
Umanesimo e Rinascimento furono modi di vivere e di pensare di una determinata classe: quella borghese, soprattutto quella intellettuale. La stragrande maggioranza della popolazione rimase rurale e cristiana, benché in forme e modi sempre più distanti da quelli dell'ufficialità della chiesa romana.
Gli intellettuali borghesi (in Italia prima che altrove) furono sì "umanisti", ma non "popolari", furono sì "laici" ma non "democratici".
Questi intellettuali, in Italia, non seppero mai convogliare le loro idee verso quel movimento popolare di contestazione religiosa che in Europa settentrionale prenderà il nome di Riforma protestante. Non seppero mai porre le basi per uno sviluppo "democratico popolare" della "democrazia borghese". Come d'altra parte non vi riuscì la stessa Riforma, il cui risvolto più conseguente: la Guerra dei contadini, venne tragicamente represso dalle forze più retrive del tardo feudalesimo con l'avallo degli stessi riformisti.
Gli intellettuali borghesi italiani fecero una rivoluzione più teorica che pratica, se si esclude ovviamente quella artistica e letteraria, che fu pur sempre una innovativa "pratica estetica e stilistica".
La chiesa romana, infatti, con la Controriforma, seppe metterli a tacere prima ancora che scoppiasse la Riforma. Quello che Marx disse degli idealisti tedeschi, che fecero una rivoluzione del pensiero mentre i francesi fecero una rivoluzione politica vera e propria, noi dobbiamo dirlo dei nostri intellettuali nel confronto coi teologi protestanti.
E non a caso detta chiesa scelse, come principale aiuto secolare, le dinastie aragonese e borbone, cioè quanto di più arretrato vi fosse nell'Europa post-feudale.
Con questo naturalmente non si vuole sostenere che non si fosse in presenza di una profonda crisi del clericalismo e dell'idea di teocrazia, o che tale utopia antistorica non dovesse essere superata ecc. Si vuole semplicemente dire che l'alternativa attuata dagli umanisti (e dai rinascimentali) non va considerata come l'unica possibile (non a caso altrove, in Europa, furono fatte la Riforma e la Guerra dei contadini), l'unica che ci abbia permesso di allargare i confini della democrazia fino a quelli attuali.
In realtà non è ancora nata una vera alternativa laico-democratica all'esperienza religiosa medievale. Da circa mezzo millennio noi, in Europa occidentale, stiamo sperimentando semplicemente un'alternativa di tipo "borghese".
L'unica vera alternativa può essere soltanto quella del socialismo democratico.
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