|













| |
Il "gold standard" è il sistema monetario in cui l'oro svolge le funzioni di
equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Con
questo sistema le monete nazionali erano convertibili in oro. La coniazione era
libera e l’oro, sia in forma di moneta o di oro grezzo, poteva essere
liberamente importato ed esportato. Il tasso di cambio fra le monete di diversi
paesi si manteneva stabile, in quanto poteva variare solo entro una parità fissa
che, oltre alla stabilità dei cambi, assicurava l’equilibrio degli scambi
internazionali.
L'epoca di "gold standard" comincia nel 1816-21, quando l'Inghilterra, dopo
le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta
in oro. Successivamente fu seguita da altri paesi, come la Germania nel 1872 e
gli Usa nel 1900.
|
 |
A dir il vero molti grandi paesi consideravano l'argento la moneta
principale, con o senza quella d'oro, e quest'ultima divenne la forma prevalente
di denaro mondiale solo intorno agli anni '60 del XIX sec. (formalmente nel
1867, in una conferenza tenutasi a Parigi). Questa scelta non fu condivisa da
molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l'argento con l'oro.
Nel 1913 Usa, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione
monetaria mondiale aurifera (3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia (quest'ultima
era sul 7%). Nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano per
il 51% sulle riserve centralizzate mondiali, di cui la più cospicua era quella
degli Usa (1.900 tonnellate), seguiti da Russia (1.200) e Francia (1.000). Come
quantitativi annuali di oro estratto i primi paesi erano Sudafrica, Usa,
Australia e Russia.
Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l'oro al valore mondiale era
assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali,
che, sempre nel 1913, ammontavano, a livello mondiale, a 6,8 miliardi di
dollari. Queste Banche non disponevano di riserve reali in dollari; quasi tutte
le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.
A dir il vero solo alcune monete furono dichiarate direttamente
convertibili in oro (sterlina, dollaro, franco, marco...); altre (p.es. la lira
italiana) non erano direttamente convertibili in oro, ma in monete pregiate che
potevano essere subito riconvertite.
Sino alla I guerra mondiale gran parte del metalli aurifero veniva impiegata
per battere moneta circolante, mentre una quantità identica finiva nei depositi
delle banche centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote,
passando continuamente dalle riserve alla circolazione e viceversa.
Il contenuto aureo di ogni moneta, fissato per legge, restava invariato per
molto tempo: quello della sterlina era di 7,322 gr. d'oro puro; quello del
dollaro 1,505 gr., per cui la parità della sterlina in dollari era di 4,867. Una
moneta d'oro del valore di 5 rubli, nella Russia zarista, conteneva 87,12 parti
d'oro puro, cioè 3,871 gr.
Esisteva una reciproca libera convertibilità della valute in base ai corsi
di mercato, che differivano dalle parità ufficiali di circa l'1%.
L'import-export dell'oro non era soggetto a limitazioni di sorta, anche se nella
fattispecie l'oro interveniva solo per chiudere il saldo della bilancia dei
pagamenti, in quanto la stragrande maggioranza dei pagamenti avveniva con
semplici trasferimenti di valuta tra banche. P.es. la circolazione mondiale dei
pagamenti nel 1894 fu stimata a 20 miliardi di dollari, mentre il movimento
effettivo dell'oro fra i vari paesi fu soltanto di 0,7 miliardi di dollari. Per
garantire il cambio ininterrotto di banconote furono approvate leggi che
obbligavano le banche centrali a tenere sempre nei loro forzieri un quantitativo
d'oro non inferiore ad una certa percentuale di banconote da loro stesse emesse.
Come sistema completo e sviluppato il "gold standard" cessò di esistere nel
1914. Tuttavia gli Usa lo conservarono fino al 1933, allorché Roosevelt impose
la soppressione della convertibilità del dollaro in oro, mentre Francia,
Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la
I guerra mondiale. Solo negli anni '30 del XX sec. fu soppresso in tutti i paesi
capitalistici e nella circolazione monetaria interna non sarà più ripristinato.
Durante la I guerra mondiale l'Inghilterra aveva soppresso il "gold
standard" e lo Stato stava concentrando tutto l'oro del paese nelle proprie
casse. Non più convertibile in oro, la sterlina si stava deprezzando sia verso
l'oro che verso le merci e le valute estere stabili.
I magnati della finanza e i politici conservatori, convinti che la
sterlina-oro fosse il principale simbolo dell'impero britannico, decisero di
affidare a Churchill la restaurazione del "gold standard" nel 1925. Per poterlo
fare bisognava ridurre il livello dei prezzi del paese, elevare il corso della
sterlina sul mercato mondiale, migliorare la bilancia dei pagamenti,
incrementare l'afflusso di oro e limitare l'emissione di banconote. Ma per
ottenere la parità ufficiale della sterlina con l'oro e il vecchio rapporto col
dollaro, il prezzo che venne pagato fu la disoccupazione di massa, forti
decrementi salariali, sensibili riduzioni dei servizi pubblici e inflazione.
Il corso della sterlina risultava artificiosamente elevato e l'export
diventava molto difficile; i prezzi delle merci erano molto più alti di quelli
americani, per cui il deficit della bilancia commerciale e dei pagamenti
cominciava a diventare insostenibile. Nel 1926 la produzione industriale era del
30% inferiore al livello del 1913 e la disoccupazione interessava il 12% degli
abili al lavoro. Si era praticamente costretti a ridurre drasticamente l'import
di materie prime. In pochi anni la Gran Bretagna degli anni '20 era diventata
l'anello debole dell'economia occidentale. L'intero mercato monetario mondiale
diventava instabile e si pensa che tutto ciò abbia sicuramente avuto un certo
peso sul crollo della borsa di New York nel 1929.
E questo nonostante che l'unico vero "gold standard" che si riuscì a
realizzare nell'Inghilterra degli anni '20 fu soltanto quello del lingotto,
poiché quello della sterlina-oro era praticamente inesistente: le Banche
centrali cambiavano le banconote solo contro lingotti d'oro di peso standard
(circa 12,5 kg), per cui il diritto reale di permuta spettava unicamente alle
banche private e ai grandi capitalisti. La sterlina comunque conobbe un forte
crollo nel 1931, sotto i colpi della crisi finanziaria mondiale, nonostante che
la riserva aurea inglese superasse di alcune volte quella pre-bellica.
L’Inghilterra fu costretta a sospendere la convertibilità e nel 1934 gli USA
dichiararono che i privati non potevano convertire più i dollari in oro.
In Francia, dove il "gold standard" resistette sino al
periodo 1928-36, i piccoli tesaurizzatori a volte acquistavano un lingotto del genere attraverso un
gioielliere di fiducia e se lo dividevano con lui. La Francia soppresse il "gold
standard" quando la borghesia lottava duramente contro il governo di sinistra
del Fronte popolare, guidato dal socialista Léon Blum, per evitare che si
continuassero ad esportare ingenti capitali all'estero.
Da notare che se mentre prima della "grande guerra" l'univa vera riserva
valutaria era la sterlina, negli anni '20 il dollaro americano era diventato un
forte concorrente, tant'è che quando le banche centrali dei vari paesi
capitalisti cambiavano le loro rispettive banconote contro valuta estera
permutabile in oro, lo facevano sulla base di ingenti riserve valutarie che non
erano più solo in sterline ma anche in dollari.
Tutte queste forme di "gold standard" non facevano che togliere l'oro dalla
circolazione dei mercati nazionali, concentrandolo invece nelle mani degli Stati
come moneta mondiale, per i pagamenti finali della bilancia commerciale.
Insomma, col primo conflitto mondiale la maggioranza dei paesi capitalisti
smise di coniare monete d'oro e limitò il cambio delle banconote in oro, cambio
che venne meno definitivamente con la crisi economica mondiale del 1929-33.
L'oro cessò di essere "denaro" nell'economia interna di questi paesi e andò
sempre più accumulandosi nei forzieri degli Stati e delle banche centrali, che
lo usavano come mezzo di pagamento dei debiti internazionali.
Il "gold standard" venne meno nel momento stesso in cui il capitalismo
industriale stava uscendo dalla sua fase pre-monopolistica, caratterizzata dal
dominio di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, per entrare, agli inizi del XX
sec., nella fase monopolistica vera e propria, in cui i paesi di recente
industrializzazione come la Germania, l'Italia, il Giappone e gli stessi Stati
Uniti avevano bisogno di rivedere il loro ruolo nell'ambito dell'economia
mondiale.
Non a caso proprio nel periodo migliore del "gold standard", cioè dalla
seconda metà del XIX sec. sino agli inizi del XX, si formano i grandi imperi
industriali e finanziari del mondo capitalistico: Rockefeller, Dupont,
Rothschild, Lazard, Krupp, Stinnes...
In Germania lo
Stato nazista subordinò nettamente l'oro e la valuta alla preparazione della guerra, al
punto che, dopo aver congelati i conti esteri in marchi e limitato rigidamente
ogni pagamento estero, spese praticamente tutte le proprie riserve auree.
Nel settembre 1938 la Germania aveva una riserva di circa 26 tonnellate
d'oro, cioè circa 17 milioni di vecchi dollari-oro, mentre gli Usa erano a quota
8.126 milioni di dollari e l'Inghilterra si attestava sui 2.396 milioni di
dollari (circa 3.600 tonnellate d'oro).
All'inizio del secondo conflitto mondiale, temendo per le proprie riserve
auree, molti Stati europei portarono il loro oro negli Usa, vendendolo contro
dollari o depositandolo p.es. nei sotterranei della Banca di riserva federale di
New York.
Nonostante questo, i nazisti, con la guerra lampo, riuscirono a impadronirsi
delle riserve di Austria, Jugoslavia, Grecia, e in parte anche di Francia,
Belgio, Cecoslovacchia e di altri paesi ancora che non avevano fatto in tempo a
trasferire tutto l'oro all'estero.
Nel complesso il saccheggio le fruttò qualcosa come 1.300 tonnellate d'oro.
E questo nonostante che la Germania avesse fatto di tutto per screditare l'uso
dell'oro e per incentivare quello del marco, anche nelle relazioni estere.
I nazisti furono avidi d'oro quanto mai. Lo tolsero senza alcuno scrupolo
agli ebrei, alle chiese, ai musei, ai privati, tolsero persino le protesi
dentarie ai detenuti dei lager. Di tutto quest'oro solo una piccola parte è
stata ritrovata dopo la fine della guerra. Ancora oggi si pensa che i nazisti
abbiano affondato buona parte del loro oro presso le rive della Corsica, non
lontano da Bastia o nelle profondità dei laghi alpini dell'Austria occidentale. |