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Nel periodo intercorso tra l'esaurimento dei giacimenti auriferi alluvionali
del Sud-america e la scoperta dell'oro californiano, fu la Russia a occupare il
primo posto fra i produttori mondiali di questo metallo. Negli anni 1831-40 essa
dava oltre 1/3 della produzione mondiale, grazie ai giacimenti degli Urali e
dell'Altaj (in seguito fu trovato oro anche in Siberia e nell'estremo oriente).
Prima del XIX sec. l'estrazione dell'oro in Russia era monopolio dello
Stato. Con un decreto del 1812 agli imprenditori privati venne concesso di
estrarlo, per poi consegnarlo allo Stato a un prezzo fisso. Tuttavia, anche così
la stragrande maggioranza dell'oro veniva estratta dalle imprese statali, che si
servivano di varie tipologie di deportati. Nella miniera della Siberia orientale
persino i decabristi facevano i minatori.
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D'altra parte fino alla riforma contadina del 1861 il lavoro non coatto,
presso i giacimenti auriferi e nelle miniere private, era praticamente
inesistente. I minatori erano soprattutto servi della gleba, sottoposti a una
giornata lavorativa che fino al 1917 durava più di 12 ore, pagati non con un
salario vero e proprio ma con buoni da spendere nei negozi dei giacimenti, dove
i beni erano scadenti e costosi.
Dall'inizio dell'estrazione industriale sino al crollo dello zarismo vennero
estratte in Russia circa 3.000 tonnellate d'oro.
Prima della rivoluzione bolscevica molti giacimenti russi erano stati
acquistati da imprenditori del capitalismo occidentale. Ma la vera svolta per
questo sistema economico fu data la scoperta dei
giacimenti nord-americani, australiani, canadesi e soprattutto sud-africani. Su quest'oro crebbero delle metropoli con milioni di abitanti, come S. Francisco,
Sidney, Johannesburg...
Nel gennaio 1848, presso la confluenza dei fiumi American e Sacramento, in
California (regione, questa, che fu tolta lo stesso anno al Messico), si
trovarono le prime pagliuzze d'oro (poi fu la volta del Nevada, del Sud Dakota e
di altri Stati).
S. Francisco aveva solo 2.000 abitanti, ma dopo pochi anni gli Usa erano in
grado di occupare il primo posto al mondo per estrazione dell'oro, per quanto
già nel 1851 cominciò anche l'Australia a estrarne in grandi quantità.
Nella seconda metà del XIX sec. furono estratte 11.000 tonnellate d'oro,
otto volte di più che nella prima metà. Queste scoperte furono in grado di
sviluppare enormemente la crescita dell'industria, dei trust, delle grandi
banche, delle ferrovie e del commercio mondiale. Tutti i principali paesi
capitalisti avevano introdotto il "gold standard" e l'oro era diventato sia la
base dei sistemi monetari che denaro a livello mondiale.
Le scoperte dell'oro in California, Australia, Alaska, Siberia... non furono
meno crudeli di quelle che caratterizzarono la conquista spagnola in America:
tutte portarono all'estinzione delle popolazioni autoctone. E tutte furono
occasione di grande criminalità e di immani sacrifici (anche in vite umane) tra
le stesse persone coinvolte nella ricerca. Solo nel biennio 1849-50 la corsa
all'oro verso la California, semplicemente durante la fase del tragitto su
strade in mezzo a terre non ancora valorizzate, comportò la perdita di circa
5.000 persone.
Sempre in California, su una popolazione di alcune centinaia di migliaia di
unità, nel periodo 1849-1854, si registrarono ben 4.200 omicidi: il linciaggio
era una prassi di ordinaria amministrazione.
Migliaia di cercatori d'oro s'immiserirono e si rovinarono e solo pochi
s'arricchirono favolosamente. Gli incettatori spesso pagavano ai cercatori 2-3
volte meno del prezzo ufficiale che corrispondeva al contenuto aureo del
dollaro. Non solo, ma i cercatori di origine indiana, messicana, cinese,
comunque non "anglosassone", non potevano neppure avere il diritto di possedere
documenti attestanti la loro proprietà sui terreni auriferi, per cui erano
costretti a lavorare per i bianchi oppure su quei terreni che i bianchi avevano
già sfruttato e abbandonato.
Sensibilmente diversa la situazione in Sud-Africa, le cui compagnie
minerarie da un lato potevano disporre di schiavi a volontà e dall'altro
sapevano calcolare con precisione i loro costi per tonnellata di minerale
trattato e per oncia di oro ricavato.
In Sudafrica l'oro fu trovato nel 1886, nel Transvaal, in quantità modeste
ma costanti, dopo che sulle rive del fiume Vaal, nel 1867, erano stati scoperti
ricchissimi giacimenti diamantiferi.
Qui, per la prima volta, si decise che a questa corsa potessero partecipare
solo quanti disponevano di molti operai e macchinari, sicché il processo di
estrazione assunse subito il carattere di una grossa impresa capitalistica. La
regione del Witwatersrand divenne ben presto la prima produttrice mondiale di
oro.
Nel 1886 vi veniva estratta meno di una tonnellata d'oro all'anno, ma nel
1898 si era già arrivati a 117 tonnellate: grazie a nuove tecnologie il minerale
poteva essere estratto a grandi profondità. Nel 1889 si contavano già 450
società per azioni che finanziavano i lavori. Migliaia di operai cinesi vennero
fatti confluire nelle miniere.
Nel I decennio del XX sec. il Sudafrica, dopo la guerra anglo-boera,
occupava il primo posto al mondo: nel 1913 il nuovo dominion inglese produceva
274 tonnellate d'oro, cioè il 42% del livello mondiale. Gli Usa erano al secondo
posto con 134 tonnellate.
Le società per azioni sudafricane erano ricchissime anche perché, oltre
all'oro, controllavano anche diamanti e rame, uranio e carbone, nonché molti
settori industriali (acciaio, carta, chimica, birra...), commerciali, finanziari
e dei servizi. Potentissima era la Anglo-American Corporation, fondata nel 1917
dal magnate dei diamanti E. Oppenheimer, le cui miniere erano in grado di
estrarre circa il 40% di tutto l'oro sudafricano. Gli Oppenheimer sono un pezzo
tra gli uomini più ricchi del mondo.
Nel 1980 nell'industria estrattiva sudafricana lavoravano circa 450.000
operai, di cui il 10% bianchi, i quali occupavano posti dirigenziali o comunque
qualificati. I neri han sempre vissuto in condizioni spaventose. [Scheda
pdf]
L'ultima
grande febbre dell'oro di tipo "classico" si verificò in Canada, nel Klondike, poi nella
provincia dell'Ontario, e successivamente in Alaska, anche se negli anni '20-'30
del XX sec. il Canada conquistò il secondo posto superando Usa e Australia.
La febbre del fiume Klondike, ben descritta nei romanzi di Jack London, fu
una tragedia sin dall'inizio. Nel 1898 su 100.000 persone che partirono, solo
30-40.000 arrivarono alla meta e di queste solo poche centinaia si arricchirono.
L'esaurimento di quel filone portò a una decadenza immediata di quella regione:
Dawson, che ne era la capitale e che allora era abitata da 25-30.000 persone, oggi
non supera il migliaio e vive esclusivamente di turismo.
Quanto all'Australia, l'oro scoperto nel 1851, nel Nuovo Galles del Sud e
nel Victoria, ne trasformò completamente il volto, che sino a quel momento era
stato segnato dalla volontà della madrepatria inglese di trasferire qui i propri
detenuti per i lavori forzati.
Fu proprio intorno all'estrazione dell'oro che si formarono le prime
rivendicazioni operaie contro la corona inglese: già nell'autunno del 1854 nella
regione aurifera di Ballarat (presso Melbourne) vi fu un duro scontro tra operai
e polizia, che comportò la morte di decine di persone.
Le grandi corse all'oro fecero diventare questo pregiato metallo, per tutto
il XIX sec. fino agli inizi del XX, l'unica merce il cui prezzo era fisso, non
soggetto a variazioni di alcun genere, stabilito, sin dal XVIII sec., dal
contenuto aureo delle varie valute, di cui due le principali: sterlina e
dollaro. Se i prezzi delle merci aumentavano, ciò voleva dire che per qualche
motivo queste rincaravano rispetto all'oro.
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