METODOLOGIA DELLA RICERCA STORICA
Dalle conoscenze alle competenze, passando per le opzioni


LE TESTE DELL'IDRA. IDEE PER UNA RICERCA STORICA

Lev Tolstoj

Il tentativo di valorizzare l'antichità classica (romana, in particolare), avvenuta in Europa occidentale a partire dalla nascita dei Comuni (italiani), si è tramutato nell'esigenza di contrapporre al feudalesimo una formazione sociale che di quella schiavistica avesse la sostanza ma non le forme.

Naturalmente questo processo è avvenuto per gran parte in maniera inconsapevole. Là dove si è potuto, infatti, non ci si è fatti scrupoli di salvare le apparenze della morale cristiana dicendo allo schiavo che sul piano giuridico era un cittadino libero.

Con la tratta dei negri africani e lo sterminio delle popolazioni amerinde, sostanza e forma coincidevano perfettamente. Il che la dice lunga sull'effettiva "sostanza" del cristianesimo occidentale (cattolico o protestante che sia).

In Europa occidentale tutti erano "consapevoli" che non si poteva ripristinare, sic et simpliciter, il vecchio schiavismo romano dopo 500 anni di cristianesimo. Occorreva trovare una finzione giuridica che salvasse le apparenze.

Sono appunto queste le ragioni che, in ultima istanza, debbono portarci a considerare il capitalismo peggiore del feudalesimo. Il servaggio, infatti, costituì un'alternativa, seppure parziale, al classico schiavismo.

Il capitalismo, non accettando la riforma agraria che spezzasse il latifondo a favore della proprietà contadina, non è mai stato un'alternativa né al feudalesimo (poiché al servaggio ha opposto il lavoro salariato, che è una forma di schiavismo mascherato), né allo schiavismo vero e proprio (poiché una libertà giuridica senza alcuna garanzia sociale è soltanto una presa in giro).

Dobbiamo quindi ricercare le motivazioni storiche che intorno all'anno Mille (o comunque a partire dall'inizio del basso Medioevo) hanno indotto l'Europa occidentale a imboccare (con l'Italia in testa, anche se poi la controriforma bloccò il processo) la strada verso il capitalismo:

  1. nascita dei Comuni borghesi
  2. scisma d'oriente (il cattolicesimo romano si separa dall'ortodossia greco-bizantina)
  3. crociate (contro il mondo slavo, bizantino e islamico)
  4. riscoperta filosofica dell'aristotelismo in funzione antiteologica
  5. riforma gregoriana contro la diarchia dei poteri istituzionali
  6. movimenti ereticali (anticipazione della riforma protestante)
  7. Giotto e la pittura naturalistica (contro i canoni classici della pittura bizantina)

Se vogliamo, tutta la storia dell'umanità, finito il periodo del comunismo primitivo, è praticamente la storia di varie forme di schiavismo, cioè di sopraffazioni da parte del più forte (proprietario di qualcosa) nei confronti del più debole (proprietario di nulla).

La lunga catena di soprusi, di tanto in tanto spezzata da moti ribellistici o addirittura rivoluzionari, inesorabilmente tende sempre a ricomporsi, come le teste dell'Idra.

Le differenze tra le forme di schiavismo sono solo di tipo quantitativo, fenomenico, di grado, dovute a cause contingenti, occasionali, che non mettono assolutamente in discussione i principi antiumanistici di fondo, anche se indubbiamente il Medioevo costituì un progresso nei confronti del mondo romano.

Si può forse dire, in generale, che le forme dello schiavismo sono tanto più raffinate e sofisticate quanto più forte è la consapevolezza che lo schiavismo non dovrebbe esistere. Tuttavia è anche vero che lo schiavismo mette più facilmente radici, anche in forme mistificate, là dove esiste una tradizione consolidata della sua presenza.

Queste forme di schiavismo sono destinate all'autodistruzione, appunto perché "disumane"; oppure, se la consapevolezza si traduce in "volontà", esse possono essere distrutte da parte di chi le subisce.

Resta tuttavia aperta la risposta da dare alla seguente domanda: "Cosa fare dopo la scomparsa delle vecchie forme di schiavismo? Come sostituirle con altre che possano garantire socialismo e democrazia nello stesso tempo?".

La storia altro non rappresenta che l'incapacità di rispondere in maniera adeguata a questa domanda.

ZETESIS - PISTE DI RICERCA STORICA

Ha senso lo studio della storia nelle elementari e nelle medie? Può un alunno privo di esperienza avere una memoria storica? o rielaborare la propria esperienza attraverso la memoria storica degli adulti? Oppure dobbiamo limitarci a simulare situazioni storiche, come nel teatro, nella cinematografia, nei romanzi d'avventura? Non sarebbe meglio rinunciare del tutto all'insegnamento della storia e limitarsi a fare cose più attinenti all'età di questi alunni? cose più concrete e meno teoriche, o dove la teoria nasce da una riflessione su un'esperienza in atto, che rientra nel loro vissuto?

Facciamo alcuni esempi di simulazione presi dalla realtà quotidiana dell'alunno:

  1. al mattino l'alunno fa colazione e al pomeriggio fa merenda: in almeno uno di questi due momenti è facilmente presente la cioccolata. Si potrebbe partire esaminando le etichette, guardando il tracciamento del prodotto, l'origine dell'alimento, il modo di produrlo e di commercializzarlo. Se l'alunno comprende il meccanismo che lega il contadino del Terzo Mondo al discount sotto casa propria e quindi alla casa dei propri genitori, avrà già compreso, in nuce, la storia fondamentale del capitalismo, del colonialismo (vecchio e nuovo) e dell'imperialismo.
    Stesso discorso si potrebbe fare, usando al posto della cioccolata, il caffé, ma, senza tirare in ballo le varie forme di colonialismo esterno, tra metropoli occidentale e colonia terzomondiale, basterebbe prendere in esame il latte, mostrando le forme del colonialismo interno, quello da parte della città nei confronti della campagna, quello da parte della filiera distributiva e commerciale nei confronti di quella produttiva.
  2. Un altro esempio potrebbe essere quello di scegliere un qualunque evento (p.es. un incidente stradale o un gesto di violenza accaduto a scuola) cui più persone abbiano potuto osservarlo direttamente, verificando, dall'ascolto delle loro testimonianze, la possibilità o addirittura la necessità di mettere a confronto differenti versioni dei fatti.
    Il confronto delle fonti spesso risulta fondamentale in una ricerca storica, al fine di individuare meglio una verità oggettiva delle cose. La classe può essere paragonata allo storico che vaglia, osserva, ascolta, seleziona, riassume, decide alla fine una possibile interpretazione corretta dei fatti.
  3. Una simulazione può essere un'operazione compiuta dal docente, sulla base di vari giochi conosciuti dagli alunni: p.es. quello del telefono senza fili, che aiuta a capire l'importanza della trasmissione orale, ch'era una forma di conoscenza molto importante quando esistevano i cantastorie, quando i nonni, nel mondo contadino, raccontavano fiabe e favole...
    Un altro gioco importante è Cluedo, in cui si può trovare l'autore del reato in virtù di una selezione progressiva di indizi, tracce... fino ad arrivare alla prova inconfutabile. Lo storico non è forse un investigatore, col compito di trovare la verità delle cose?
    Il docente potrebbe in tal senso creare una sorta di caccia al tesoro, offrendo una serie diversificata di tracce e indizi, da decodificare in team, in modo tale che il gioco di squadra porti come risultato finale al reperimento della verità, che è appunto il "tesoro" dello storico.
  4. E' interessante far notare all'alunno l'evoluzione temporale della tecnologia che usa: dalla penna d'oca alla tastiera digitale, dal tam tam al cellulare. Avere la percezione che gli oggetti d'uso comune hanno una loro propria storia, indipendentemente da chi e da come vengono usati, fa già parte del bagaglio delle conoscenze che lo storico deve avere.
    Altri esempi importanti sono quelli relativi alla carta, che rimanda non solo ai rapporti tra storia e natura, ma anche a quelli tra civiltà basate sulla scrittura o sulla oralità, fino ai rapporti coloniali tra occidente, che usa la carta, e Terzo Mondo, che mette a disposizione le proprie foreste da tagliare.
  5. Memoria storica, per un bambino di 5-11 anni, significa essenzialmente fare mente locale sui racconti dei genitori e dei nonni, per capire le differenze, in un quadro sinottico, tra il proprio presente e il passato dei propri parenti e consanguinei. Poi col tempo subentrano, aggiungendosi agli altri, i racconti dei propri coetanei.
    E' importante che i racconti dei nonni e dei genitori siano semplificati, schematizzati in pochi elementi fondamentali, riguardanti p.es. l'alimentazione, lo stile di vita, l'abbigliamento, lo svago, le forme dell'abitare, le tipologie dei lavori ecc., in modo tale che l'alunno si possa agevolmente fare dei "quadri d'insieme", sufficientemente globali, cosa che successivamente l'aiuterà a farsi dei "quadri di civiltà".
    Anche la medicina ha una propria storia. I nonni possono dimostrare che anche le loro cure empiriche, naturali, erano efficaci.
  6. E' inoltre opportuno che quando un alunno comincia a porsi domande sul significato delle cose presenti nella propria città (epigrafi, monumenti, chiese, ponti, quadri, sculture, nomi dei viali ecc.), subito l'insegnante ne approfitti per organizzare una mini ricerca storica. L'adozione di uno o più monumenti dovrebbe essere un'iniziativa coinvolgente ogni singola classe, i cui lavori dovrebbe appartenere alla memoria didattica dell'istituto e che dovrebbero essere utilizzati per il turismo scolastico.
  7. La classe ha una propria storia. Quindi occorrerebbe un luogo ove reperire, anche da adulti, la memoria storica della propria classe: di qui l'uso di giornali di classe, di foto e filmati che riprendono la classe nei momenti salienti dell'anno (p.es. in recite teatrali o in gare sportive).
    La classe fa memoria della propria storia, ne conserva le tracce, le testimonianze, le esperienze collettive... Spesso il lavoro di molte classi può costituire un ottimo materiale per quello storico localista che voglia scrivere un libro sulla storia di un determinato istituto. Sono materiali molto più importanti di quelli, da non trascurare, della segreteria, che permettono fondamentali rilevazioni statistiche.
  8. La classe come luogo della democrazia, cioè come luogo di discussione e di decisione. L'alunno deve essere messo in condizioni di sapere che in piccolo sta facendo cose per molti versi analoghe a quelle di un consiglio comunale o di un consiglio di amministrazione di un'impresa, di un condominio, di una banca... La storia vissuta nel presente si situa in un percorso di organizzazione del sapere, finalizzato alla risoluzione di problemi...
  9. Di ogni cosa usata, affrontata, esaminata sarebbe bene che l'alunno avesse le coordinate minime di spazio e tempo, affinché si abitui all'idea di doverle sempre contestualizzare, cioè di cercare di comprendere le dinamiche di causa-effetto, di azione-reazione, di continuità-discontinuità, di possibilità-necessità non in astratto ma in base a un contesto sufficientemente definito, solo all'interno del quale quelle dinamiche acquistano un loro preciso significato.
    Questo andrebbe fatto in ogni disciplina, in ogni area del sapere. Anche la matematica, la geometria hanno una loro propria storia, che l'alunno ha il diritto di conoscere. Non ha senso imporgli di fare degli esercizi o di risolvere dei problemi senza spiegargli da dove nasce questa esigenza.
  10. Quando poi s'impostano le ricerche su un qualunque argomento d'indagine, va dettagliato il modo di farle a seconda dell'ambiente in cui ci si trova (biblioteca, archivio, museo, cd, internet...). E' importante saper trovare i materiali utili in tempi relativamente brevi, anche per motivare e rimotivare l'obiettivo di fondo.
    Come minimo quindi occorrono le conoscenze fondamentali del metodo Dewey, per le biblioteche a scaffali aperti, e degli operatori booleani, per le ricerche in web.
  11. I linguaggi non parlano tutti alla stessa maniera. Ogni fonte, ogni mezzo comunicativo parla in modo diverso. E' molto interessante mettere l'alunno di fronte a modi diversi di presentare la stessa cosa: fiaba cartacea letta o ascoltata, fiaba filmica o recitata a teatro.
  12. Può anche essere interessante mettere a confronto sul piano linguistico espressioni semantiche equivalenti e chiedersi la motivazione storica delle loro diversità.

ABILITA' E CONOSCENZE DI TIPO STORICO

  1. Leggere una mappa tematica. Individuando:
    - i confini degli Stati e degli Imperi, ivi inclusi, se del caso, i territori appartenenti come colonie;
    - le città principali di questi Stati e Imperi;
    - la confessione religiosa prevalente di questi Stati e Imperi;
    - il momento storico in cui i confini sono irreversibilmente mutati.
    - Occorre anche saper ricostruire su una cartina muta, bianca, avente solo i confini ben tracciati tra gli Stati e gli Imperi, i percorsi compiuti dagli eserciti per la conquista di altri Stati o Imperi, o per la difesa dei propri territori.
  2. Produrre una linea del tempo, che permetta di seguire l'evoluzione di un fenomeno, specie se di lunga durata, o di più fenomeni paralleli tra loro.
  3. Realizzare una tabella che permetta una visione sinottica, d'insieme, tra gli eventi di un certo periodo storico, che includa aspetti socio-economici, culturali e politici: scoperte geografiche, scoperte tecnico-scientifiche, conquiste militari, rivoluzioni politiche, riforme religiose, mutamenti sociali fondamentali...
  4. Leggere le immagini. Ovvero:
    - mettere a confronto immagini di culture diverse, di tempi diversi, aventi un medesimo oggetto raffigurato, e capire i motivi delle differenti rappresentazioni;
    - mettere le immagini in ordine sparso e ricostruire il percorso storico di un avvenimento, di un'epoca...
    - cogliere nelle immagini gli aspetti ideologici, propagandistici, caricaturali, relativi a concezioni culturali, politiche, religiose, socioeconomiche dei poteri dominanti.
  5. Saper costruire grafici sulla base di tabelle relative all'andamento:
    - della popolazione di un paese;
    - della ricchezza di questa popolazione;
    - dei flussi migratori di questa popolazione;
    - degli indici di vita e di morte.
  6. Saper costruire mappe cognitive in cui è evidente il nesso di causa-effetto.
  7. Sfruttare la possibilità di un nesso tra storia e cinematografia, affrontando prima l'argomento, presentando poi il film con una scheda introduttiva, infine somministrando un test successivo alla visione, con domande dettagliate sui vari aspetti del film, tecnico-formali e sostanziali.
  8. Elementi di educazione civica (etica, giuridica, economica). Partire non dalla Costituzione ma dal vissuto degli alunni. Rielaborare i loro conflitti interpersonali. Proporre percorsi d'integrazione, modalità condivise di convivenza pacifica e democratica. Dalle situazioni concrete astrarre alcuni principi fino ad arrivare alla Costituzione. (cfr Progetto per favorire lo sviluppo della democrazia nella scuola).
  9. Realizzare un glossario delle parole più significative incontrate nel corso dell'anno scolastico.
  10. Questo punto è il più difficile di tutti: leggere una fonte scritta. Nessun testo può essere letto senza individuarne il contesto di provenienza, cioè lo spazio-tempo in cui è stato prodotto.
    Di un testo bisogna comprenderne l'autore, il destinatario, la tipologia (genere letterario) e la data, dopodiché ci si concentra sul significato delle parole e delle espressioni linguistiche.
    Di un testo bisogna anche cercare di capire (e questo è l'aspetto della criticità di cui uno storico è capace): se è autentico o falso, o manipolato (interpolato), se esiste un'unica versione o no, ecc.
    Occorre sempre salvaguardare l'autonomia del testo rispetto alle interpretazioni che è possibile darne. Esiste infatti:
    - un'autonomia del passato sul presente;
    - un'autonomia della storia sulla storiografia;
    - un'autonomia dell'autore sull'interprete;
    - un'autonomia della semantica delle parole, il cui senso non è sempre univoco e può anzi avere un peso o un valore diverso al mutare del tempo (cfr anche Le 12 regole del bon ton linguistico).

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Storia - Metodologia della ricerca storica
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Aggiornamento: 01/05/2015