|
||
|
|
L'ARIANESIMO E' STATO UNA FORMA DI ATEISMO?
Se l'arianesimo fosse arrivato a dire che l'unico dio possibile è Gesù Cristo e che gli unici suoi figli sono gli esseri umani, avrebbe potuto dare un'affermazione di ateismo di molto superiore a quella che diede dicendo che, siccome il Cristo era stato "generato" da dio, non poteva avere l'attributo dell'eternità. Oggi questa motivazione ateistica in un certo senso è puerile, proprio perché non nega la realtà di un dio "preumano" o "sovrumano", ma anzi la riafferma come nelle religioni più antiche. Il presbitero Ario non accettava l'idea di un dio che diventa uomo: aveva una concezione astratta o idealistica di dio, come di un ente purissimo, che non si può contaminare con le bassezze umane. Non diceva nulla di più di quanto dicevano, al tempo dell'apostolo Paolo, gli ebrei che, pur essendo divenuti cristiani, volevano restare in parte ebrei: dio come qualcosa di "totalmente altro" dall'uomo. Ario era ateo nei confronti di Cristo, ma assolutamente clericale nei confronti di dio. Rifiutava in un certo senso il fatto che il cristianesimo (con la nota tesi dell'incarnazione) fosse una forma di materialismo nei confronti del vecchio ebraismo. Ma non metteva certo in discussione ch'esistesse una realtà trascendente a quella umana. Se Ario si fosse limitato a sostenere che il Cristo, che sicuramente era stato uomo, presumibilmente, a causa della tomba vuota, avrebbe anche potuto essere considerato qualcosa di più, ovviamente non fino al punto di dover ammettere la necessità di una realtà divina che all'uomo risulti del tutto estranea (escludendo cioè l'altra tesi, quella della resurrezione, che non può assolutamente essere accettata come un'evidenza), allora forse l'arianesimo avrebbe potuto essere un riferimento per l'ateismo moderno. Viceversa l'arianesimo sembra essere stato una forma di ebraismo cristianizzato o di cristianesimo ebraicizzato (un po' come accadde, alcuni secoli dopo, quando si volle imporre l'iconoclastia). Si voleva far passare l'idea di monoteismo assoluto, univoco, unilaterale, senza considerare che i tempi in direzione dell'ateismo ponevano altre esigenze. Il Cristo, dall'arianesimo, veniva ridotto a semplice "creatura divina", a semplice profeta veterotestamentario, magari l'ultimo o il maggiore, con elementi divini che al massimo potevano essere interpretati simbolicamente (come quando nei vangeli si diceva che anche il Battista "veniva da dio"). Ma in questa maniera si restava prigionieri di una concezione superata della divinità, come qualcosa di inattingibile o di inafferrabile. Oggi siamo arrivati a credere in due cose: anzitutto che non esiste alcun dio che non sia anche umano, secondariamente che Gesù Cristo non ha mai dimostrato, in vita, di possedere una natura divina. Quel che la Sindone evidenzia non è una "dimostrazione". Un'esperienza "diversamente umana" non appartiene alla dimensione "terrena". Una qualunque affermazione a favore della divinità, espressa nella dimensione spazio-temporale del nostro pianeta, va considerata come una forma di misticismo e quindi va bandìta da qualunque ragionamento razionale. L'esperienza della tomba vuota ha semplicemente dimostrato che se esiste qualcosa di più, qualcosa che va "oltre" la nostra dimensione terrena, essa non può riguardare la nostra vivibilità terrena. Quindi il discorso è chiuso. D'altra parte l'arianesimo, per giungere a posizioni ateistiche avrebbe dovuto uscire dalla chiesa, cioè uscire anzitutto da quel postulato indimostrabile, accettato come un dogma, secondo cui "dio esiste". Questo postulato è falso proprio perché storicamente non può essere dimostrato. Dire che Cristo è "risorto" e quindi è "dio" significa dare un'interpretazione soggettiva, arbitraria, della tomba vuota, proprio perché il Cristo "risorto" nessuno l'ha mai visto e tutto quello che, su questo aspetto, raccontano i vangeli è considerato dall'esegesi laica chiaramente falso. Di fronte alla tomba vuota non si può dare alcuna interpretazione: si può al massimo fare una constatazione, nel senso che dal sepolcro il Cristo è stranamente scomparso, in quanto il suo corpo non è più stato trovato. Questo è il massimo che si possa dire e chiunque aggiunga anche la più piccola considerazione a tale giudizio di fatto, inevitabilmente, che lo voglia o no, mente. Qualunque affermazione circa la presunta "divinità" del Cristo resta storicamente indimostrabile e quindi è razionalmente falsa. Qualunque tentativo di spiegare quella scomparsa non porterebbe la scienza da nessuna parte, come da nessuna parte hanno portato i tanti studi sulla Sindone. Quanto più ci si addentra nell'esame di quel lenzuolo, tanto più si pongono questioni destinate a rimanere senza risposta. Noi dovremmo semplicemente limitarci a dire che esiste una trasformazione perenne della materia, che di tutta la materia dell'universo conosciamo solo una piccola parte, che i concetti di tempo e spazio, di massa e di energia, nell'universo, possono essere molto diversi dai nostri, e così via. Non possiamo fare ipotesi scientifiche che sconfinano nella teologia, perché arriveremmo a essere ridicoli, a non poter dimostrare nulla, a contraddirci continuamente con le nostre premesse, come fece Kant nel passaggio dalla Critica della ragion pura a quella della Ragion pratica. Un'ultima cosa da dire sull'arianesimo. Il fatto ch'esso venisse accettato abbastanza favorevolmente dalle popolazioni germaniche che poi entrarono nell'impero romano, è la riprova che forse esso si avvicinava maggiormente a quelle forme più antiche di religiosità, in cui al massimo si era disposti ad attribuire delle qualità divine (immortalità, onnipotenza, onniscienza ecc.) a un ente che di umano non aveva quasi nulla. Non a caso le popolazioni germaniche o di religione ariana non potevano tollerare che la chiesa avesse lo stesso potere del sovrano o che potesse competere con lui nella gestione della cosa pubblica. |
|
Le immagini sono state prese dal sito Foto Mulazzani