RAGIONE E FEDE POSSONO DAVVERO
COESISTERE?
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Barbaglia contro
Galavotti (pdf-zip)
A volte mi chiedo se non torni comodo alla causa dell'ateismo il fatto che
certi intellettuali cattolici sostengano a spada tratta che per affrontare le
fonti neotestamentarie occorrono studi specialistici.
Dico questo perché sappiamo tutti che i primi cristiani non erano certo degli
accademici, ma semplici pescatori, carpentieri, falegnami, esattori del fisco...
Infatti chi mai potrà diventare credente se la condizione è, per la chiesa
romana, così dotta? O forse gli studiosi cattolici sostengono questa pretesa per
disincentivare i fedeli da uno studio troppo approfondito delle fonti cristiane,
che rischierebbe di portarli a conclusioni fatali per la loro fede?
In fondo la chiesa non ha mai puntato a uno studio troppo minuzioso delle
fonti, proprio perché sapeva bene che per costruire il consenso era sufficiente
diffondere l'idea del Cristo risorto, nella quale bastava credere per fede,
senza l'ausilio di prove scientifiche ("alla Tommaso", tanto per intenderci).
Tutta la teologia di Paolo basa le proprie argomentazioni su un fatto
indimostrabile, che Cristo fosse "figlio di dio". Pietro fece coincidere
arbitrariamente "sepolcro vuoto" con "resurrezione" e Paolo usò la tesi della
"resurrezione" per sostenere che Cristo era "l'unico vero figlio di dio",
destinato ad autoimmolarsi per liberare moralmente l'umanità dal fardello del
peccato originale.
Quanto più si cerca di dimostrare razionalmente le verità della fede, tanto
più si finisce con l'ammettere che in quelle verità la gente non è disposta a
credere. Un atteggiamento, questo, che la chiesa romana ha inaugurato con la
nascita della Scolastica e che la chiesa ortodossa ha sempre rifiutato.
Un tempo erano singoli filosofi (anzitutto illuministi) a dimostrare
l'inconsistenza delle prove cattoliche relative all'esistenza di dio, dell'anima
ecc. Oggi questo lavoro di smontaggio è diventato patrimonio di qualunque
persona di "buona volontà", che ha fatto proprio il motto oraziano, ripreso da
Kant: "Sapere Aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria
intelligenza".
Se per dimostrare che i dogmi della fede non sono favole ma la pura verità
occorre far leva su conoscenze ultraspecialistiche (esegetiche, ermeneutiche,
filologiche, archeologiche...), allora vien quasi da pensare che l'impianto
ideologico tradizionale della chiesa sia in procinto di crollare.
Delle due infatti l'una: o la stragrande maggioranza della gente continuerà a
credere "per fede", evitando cioè di interpretare le fonti, oppure un qualunque
affronto razionale delle medesime fonti andrà considerato come un "indizio di
ateismo".
Che farà la chiesa romana a questo punto? Non potendo scomunicare tutti i
non-credenti, non potendo impedire lo sviluppo del libero pensiero, non potendo
continuare ad avvalersi dello Stato come di un "braccio secolare", si rassegnerà
a veder diminuire i propri effettivi o trasferirà la sede in qualche capitale
del Terzo Mondo, ove già ora si trova l'80% della cattolicità mondiale?
In fondo già papa Wojtyla, quando si paragonava al "Cristo itinerante", non
lasciava forse capire che le mura del Vaticano gli stavano molto strette?
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