TEORIA
Etica Filosofia Antropologia Pedagogia Psicologia Sociologia Ecologia Logica Ateismo...


IL MECCANICISMO

I - II

Nel 1623, nel Saggiatore Galileo introduceva per la prima volta la distinzione tra quelle che saranno poi chiamate qualità "primarie" e qualità "secondarie" dei corpi. Queste espressioni risalgono a Boyle; mentre la loro universalizzazione nell'età dell'illuminismo è opera del Saggio sulla intelligenza umana (II, 8, 9-10) di LOCKE. La distinzione galileiana fu tuttavia immediatamente accolta, nell'ambito della ragione o "paradigma" meccanicistico. Con esse si intendeva distinguere tra ciò che rientra nell'ambito dei sensi (qualità "secondarie") e la struttura geometrico matematica della natura (qualità "primarie").

Galileo giustifica in questo modo il suo assunto metodologico rivoluzionario, cioè l'integrale applicazione del linguaggio matematico alla natura: quest'ultima è scritta "in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto" (Il Saggiatore).

Conseguenza della distinzione galileiana: il mondo dell'esperienza quotidiana viene scisso in due: da una parte gli aspetti quantitativi, ossia traducibili in linguaggio matematico, e perciò veramente "oggettivi" o razionali; dall'altra gli aspetti qualitativi i quali, nella misura in cui non fossero riducibili ad un rapporto anch'esso meccanico o fisiologico tra i nostri organi di senso e il mondo esterno, dovevano essere considerati puramente "soggettivi" e quindi in definitiva irrazionali.

La vera novità della concezione galileiana non sta tanto nell'universale matematizzazione della natura, giacché ci sono precedenti illustri nell'antichità e nel medioevo (vedi rispettivamente il Timeo platonico, in cui s'imposta una cosmologia sistematica con tentativi di matematizzare la natura, e gli scolastici parigini, la scuola baconiana di Oxford). Infatti, anche in tutta la ragione "prescientifica" è presente sia una scienza della natura che una tecnica per il dominio di essa.

I due elementi di profonda divergenza sono invece:

1) nell'intera ragione o "paradigma" cosmologico esiste un ordine precostituito dell'universo (o "cosmo"), e perciò afferrabile a priori o con il puro uso della ragione con cui essenzialmente si identifica la "scienza";

2) il dominio della natura o tecnica, pur legato alla prima, deve inserirsi anch'esso in quest'ordine o armonia prestabilita, deve cioé "imitare" la natura.

Perciò la macchina non viene utilizzata innanzitutto per modificare la natura, cioè a fini produttivi per sostituire l'energia umana. Ciò è riconducibile alla fondamentale continuità tra il paradigma "cosmologico" greco e quello "teologico" medievale (= la ragione premeccanicistica), data dal permanere di un modo di produzione caratterizzato dalla presenza del lavoro non libero, cioè da energia umana a buon mercato.

Concezione galileiana della natura:

1) universale matematizzazione della natura;
2) "naturalizzazione" o "empirizzazione" della matematica.

(Questo è messo in rilievo da coloro che sottolineano l'"empirismo" del metodo galileiano. D'altra parte, quegli autori che sottolineano invece il "platonismo" della matematizzazione della natura di Galileo, non mancano però di osservare come la nuova scienza meccanicistica della natura sia da lui intesa quale "una prova sperimentale del platonismo", il che significa che il "platonismo" galileiano è in realtà il platonismo rinascimentale).

La scienza per Galileo non ha uno statuto ontologico, cioè non rispecchia l'ordine o l'armonia prestabilita del "cosmo". La matematica si riduce per Galileo a un "linguaggio", cioè ad uno strumento. La ragione, lungi dall'essere una scintilla o "partecipazione" di una ragione cosmica o divina, è una facoltà intrinsecamente umana e perciò, per quanto onnipossente, empirica.

Galileo ha stabilito la struttura matematica dell'universo perché ha deciso in anticipo di considerare irrilevanti gli aspetti qualitativi dell'esperienza quotidiana. La ragione di questa scelta risiede nel fatto che solo così è possibile dominare la natura per fini o scopi umani. Isolando, in base ad una scelta o giudizio di valore, gli aspetti quantitativi da quelli qualitativi che l'esperienza ci presenta strettamente intrecciati, è possibile cioè costruire degli strumenti di precisione o macchine; i quali non rappresentano più quindi un mero "adeguamento" ad un ordine presupposto della natura, ma l'imposizione ad essa di un tale ordine a vantaggio degli uomini.

Con Galileo risulta evidente il carattere intrinsecamente tecnologico della scienza. Questo perché lo stesso procedimento che stabilisce la verità della scienza è in sè un processo operativo, creativo, tecnico: le cosiddette "applicazioni" della scienza ai bisogni della vita umana non sono esteriori al processo teoretico della scienza, non vengono inserite dal di fuori come esigenze estranee, ma fanno parte diretta ed essenziale della stessa teoresi scientifica. Questo deriva ovviamente dal fatto che lo stesso criterio e ideale della "verità" scientifica, come le stesse categorie fondamentali in cui si articola un tale ideale (spazio e moto), sono stati costruiti già in vista di tale operatività, di tale fecondità tecnica.

Carattere storicamente condizionato di quel giudizio di valore che è alla base del nuovo concetto di ragione o "paradigma" rappresentato dalla ragione meccanicistica moderna:

  • sviluppi della tecnica e sua introduzione su larga scala,
  • problema del moto dei proiettili,

all'origine del fatto che la fisica meccanicistica moderna darà luogo essenzialmente ad una dinamica razionale, laddove quella antica aveva prodotto invece solo una statica.

Economia e società

+ il modo di produzione capitalistico diviene dominante, di qui la nascita di una industria manifatturiera;

+ la nascita di un lavoro libero, vendibile sul mercato in base ad un prezzo determinato dalla domanda e dall'offerta, è all'origine dell'importanza che incomincia ad essere attribuita alle macchine o tecnologia;

+ la politica delle monarchie europee sarà diretta non soltanto a favorire l'ascesa economica della classe borghese, ma a promuovere anche direttamente il nuovo sviluppo scientifico - proprio a causa della potenza che in virtù della tecnologia esso assicura - mediante la fondazione o la protezione accordata ad accademie e circoli scientifici: il che consente la nascita di una cultura essenzialmente laica;

+ arretratezza culturale dell'Italia: gli Stati italiani, economicamente umiliati dalla decadenza funzionale del Mediterraneo, politicamente divisi e imbrigliati dalla preponderanza della Spagna, andavano chiudendosi in una prospettiva conservatrice, timorosa del nuovo e di ogni suggestione politica o intellettuale;

+ prima la tragica condanna di Bruno e del Vanini, poi i due processi a Galilei, avevano tolto a molti intellettuali, e non solo in Italia quello spazio ideale necessario alla vita intellettuale;

+ le vere possibilità favorevoli allo sviluppo della nuova scienza vivevano nell'Europa nord-occidentale, in Francia, in Inghilterra e nei Paesi Bassi, dove lo slancio riformistico religioso aveva favorito la maturazione dello spirito critico, e dove lo sviluppo delle istituzioni politiche e civili e dei nuovi ceti borghesi, facilitava lo sviluppo e la circolazione delle idee;

+ in Italia gli studiosi in genere, come Galilei, sono di solito autentici professionisti-accademici, legati o ad una corte principesca, a una precisa tradizione culturale o magari anche ad un ordine religioso (vedi il gesuita astronomo Clavio); di conseguenza, anche se assumono posizioni innovatrici, sono sempre personaggi che si inseriscono in un quadro societario tradizionale, rispettosi di certe regole e sempre sottoposti a pressioni, ricatti o violenze morali come nel caso, appunto, di Galilei;

+ all'opposto, in paesi come l'Inghilterra, la Francia o i Paesi Bassi, salvo rare eccezioni, la maggior parte degli uomini di scienza proviene dai nuovi ceti intermedi di professionisti, dalla nuova borghesia fortemente interessata alle novità scientifiche e poco disposta a rendere un supino omaggio ad una vecchia cultura.

Incidenza del protestantesimo

Tra questi strati sociali, a cavallo dei secoli XVI e XVII, sta giocando un ruolo rilevante il protestantesimo il quale, almeno nelle sue premesse teoriche, ha insegnato la necessità e l'importanza di un atteggiamento critico capace di rifiutare l'autoritarismo chiesastico e di risalire alle fonti della rivelazione, favorendo così anche il rifiuto della tradizione scientifica più arcaica che deve essere superata in nome di un libero e spregiudicato esame della realtà naturale che, come le Sacre Scritture, è pur sempre opera divina.

In effetti il protestantesimo, durante il '600, specialmente in Olanda e in Inghilterra, ha contribuito in molti casi a creare un abito mentale propenso a sentire l'attività scientifica come "opera buona", anche se originariamente Lutero e Calvino, impegnati nel loro radicale rifiuto delle "opere" e nella valorizzazione dell'esperienza religiosa come fatto interiore, avevano assunto di fronte alla scienza nuova un atteggiamento negativo.

La "rivoluzione" che caratterizza l'emergere del nuovo concetto di ragione o "esplosione meccanicistica" dell'età moderna, può essere sintetizzata in due aspetti, strettamente connessi:

1) "geometrizzazione" o "reificazione" dello spazio

Questa concezione in senso prettamente filosofico si affermerà verso la metà del secolo XVII ad opera di Cartesio, in netto contrasto col naturalismo rinascimentale che intendeva il cosmo (si pensi a Bruno) come una realtà vivente, un "grande animale" ricco di energia spirituale, e in contrapposizione alla cosmologia aristotelica finalistica e qualitativa.

La nuova concezione, sia per un'analogia con le macchine, sia per le possibilità interpretative offerte dalla matematica, e anche per la diffusione del pensiero di Democrito e di Archimede, si baserà sulla convinzione che il cosmo è costituito di materia particellare sottoposta a un moto eterno regolato da leggi costanti.

Una tale prospettiva, che Galilei non aveva giustificato filosoficamente, permetterà di intendere la realtà e i singoli fenomeni secondo modelli matematici ideali sempre più perfetti e flessibili, grazie ai progressi della matematica stessa, capaci di dar ragione del fenomeno in senso quantitativo.

La realtà naturale perde cosi quel carattere di essere vivente caro ai filosofi rinascimentali e soprattutto quella sorta di intenzionalità finalistica di cui parlava l'aristotelismo.

Da questo punto di vista scompare ogni distinzione tra fenomeni privilegiati e degni di attenzione scientifica, e fenomeni di secondo ordine, vili e trascurabili, e viene cancellata una volta per tutte la visione gerarchica dell'universo tipica del medioevo.

[La legge naturale]

La prospettiva meccanicistica apriva il problema del rapporto tra Dio e il mondo; Dio sarà inteso, secondo una metafora diffusa tra i filosofi del '600, come Dio "meccanico" e "orologiaio", che crea un universo materiale e lo mette in movimento secondo "principi" o "leggi" rigorosamente determinate; concetto, quest'ultimo, anch'esso del tutto nuovo che compare appunto durante il '600.

[Confronto con il platonismo e l'aristotelismo rinascimentali]

+ Il primo ha preteso di dominare o "comandare" la natura immediatamente, basandosi sugli aspetti qualitativi di quest'ultima, e perciò si è condannato ad "aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto";

+ il secondo ha ammesso l'esistenza di un ordine empirico, ossia ha riconosciuto la necessità di una preventiva "obbedienza" alla natura, ma è stato incapace di intendere tale ordine in maniera rigorosamente quantitativa o matematica, e perciò si è condannato alla sterilità di risultati pratici o tecnici.

Col meccanicismo si diffonde la convinzione che i fenomeni avvengano secondo precise "disposizioni" divine o decreti fissati una volta per tutte, e di conseguenza si afferma in modo definitivo il concetto di "legge naturale", che però solo Cartesio comincia ad usare in modo esplicito, del tutto simile al nostro.

Distruzione del "cosmo". Dove per "distruzione del cosmo" deve intendersi non soltanto la trasformazione in teoria fisica, ad opera di Galileo e dei suoi successori, dell'ipotesi astronomica di una terra planetaria avanzata da Copernico e perciò la nascita della nuova cosmologia di un universo "infinito" o privo di un centro fisso, ma anche e soprattutto le ripercussioni della nuova fisica-matematica terrestre e celeste su tutti gli altri campi del sapere, e innanzitutto sul campo delle scienze umane.

Confronto con la precedente sintesi aristotelica: la sua funzione fondamentale, rimasta inalterata per tutta l'antichità e il medioevo, era stata quella di sistemare in un edificio armonico e coerente la metafisica e la matematica accanto alla fisica e alla psicologia, le scienze della natura insieme a quelle umane. Pur non mancando in tale sintesi, le differenze, queste tuttavia non erano in grado di alterare il quadro armonico e unitario di tutto il sapere umano fondato sull'idea di un ordine universale o "cosmo".

La matematizzazione invece della natura introdotta da Galileo e dalla ragione meccanicistica moderna, non soltanto scindeva bruscamente l'esperienza quotidiana in aspetti quantitativi e qualitativi, ma soprattutto rendeva impossibile il tradizionale assetto unitario del sapere umano, espungendo dal campo propriamente "scientifico" non solo la teologia ma in genere tutte le scienze umane, che dagli aspetti qualitativi dell'esperienza non potevano assolutamente prescindere.

Il dualismo irriducibile che la ragione meccanicistica introduce nel campo del sapere umano, non appare superato neppure nel primo geniale tentativo di una ricostruzione unitaria di quest'ultimo - la quale fisserà definitivamente il nuovo "paradigma" o concetto di ragione dell'età moderna - vale a dire la sintesi filosofica cartesiana.

Se infatti Cartesio riesce a dimostrare, mediante la dottrina delle due "sostanze", la possibilità della coesistenza della nuova concezione meccanicistica dell'universo con una metafisica spiritualistica, quest'ultima però non solo non svolge nei confronti della prima la stessa funzione della metafisica aristotelica nell'ambito del "paradigma" o concetto di ragione classico, ma serve anzi a ribadire ancora più rigorosamente il carattere quantitativo, matematico, meccanicistico dell'intero universo fisico: corpo umano compreso.

Giacché non sarà la mera complementarietà teorica o di principio tra meccanicismo universale e matafisica spiritualistica che permetterà mai a Cartesio di superare il dualismo del Discorso sul metodo tra la morale e la politica, basate sull'accettazione della tradizione e dello status quo, e la nuova rivoluzionaria fisica meccanicistica.

Quando pertanto, alla fine della sua carriera, Cartesio tenterà di scrivere un'etica, quest'ultima si presenterà irriducibilmente divisa fra un Trattato delle passioni contenente una specie di fisiologia deterministica delle passioni umane e le Lettere sulla morale, in cui sono presenti invece meri consigli o avvertimenti di prudenza pratica e nelle quali è delineato, attraverso l'influsso di Montaigne, l'ideale morale di un rinnovato, aristocratico "stoicismo".

Bibliografia

Angelo Papi


Web Homolaicus

Foto di Paolo Mulazzani


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teoria
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 10/09/2014