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JEAN BODIN

Avere una concezione dialettica significa non solo essere capaci di vedere nell'abbandono dei principi fondamentali di una religione, un progresso verso l'acquisizione di una visione laica della vita, ma essere anche capaci di capire se in tale acquisizione è stata garantita la democraticità dei rapporti umani, o se invece non la si sarebbe potuta meglio garantire recuperando proprio quei principi fondamentali della religione.

Esistono due modi di vivere il valore umano: uno è laico, l'altro è religioso. La verità dell'uno o dell'altro dipende esclusivamente dal modo come l'uno o l'altro la mettono in pratica. Questo perché non si dà alcuna verità a prescindere dal modo come la si realizza. E' un'illusione quella di credere di possedere una superiore verità teorica solo perché con essa si pretende di leggere diversamente la realtà: la verità di un'interpretazione della realtà dipende anche dalla sua efficacia. Cioè il fatto che esista un processo storico-intellettuale verso la verità oggettiva e assoluta, non ci esime dal compito di dimostrarlo praticamente.

Di fronte alla decadenza dei costumi di una religione, l'acquisizione di una maggiore laicità non può costituire, di per sé, una soluzione migliore della possibile ripresa vigorosa dei valori fondamentali di quella stessa religione. Si può anzi dire che la pretesa, da parte della laicità, di rappresentare un "progresso", rispetto a qualunque forma di religione, a prescindere da qualunque realizzazione pratica, è sempre stata strumentalizzata dalla religione -soprattutto dopo gli inevitabili fallimenti di quella pretesa- per cercare di dimostrare la propria superiore umanità.

Si può forse ammettere l'esistenza di un processo oggettivo che di per sé rende sempre meno fattibile il ricorso alla religione per risolvere il problema della sua stessa decadenza? Senza dubbio oggi la democrazia viene contesa fra concezioni laiche diverse, e la religione, dal canto suo, può sperare di sopravvivere solo se si riconosce in qualcuna di esse. Tuttavia, finché la democrazia non sarà compiutamente realizzata, esisterà sempre un modo "religioso" di vivere la vita. Oggi, in seguito alle lotte per l'emancipazione dalla religione, queste forme irrazionali d'esistenza hanno assunto caratteristiche più laiche e sono riscontrabili in molti aspetti della vita umana: al posto del dio-padre si preferisce il dio-quattrino, al posto dell'ascesi si preferisce il sesso, al posto della povertà il potere, e così via, di droga in droga.

Facciamo l'esempio di Bodin, teorico cattolico dello Stato assoluto. Bodin non sopportava di vedere che l'antagonismo ideologico delle varie confessioni religiose si trasformasse in un conflitto politico-militare, comportando migliaia di vittime. Anticipando notevolmente i tempi, egli arrivò a sostenere la laicità dello Stato, cioè la sua equidistanza nei confronti di ogni religione. L'atteggiamento nei confronti della religione doveva cioè trasformarsi in una questione privata del singolo cittadino.

Ebbene, nonostante queste giustissime considerazioni, Bodin cadde in due errori di notevole portata: il primo, di ordine gnoseologico, si riferisce al fatto ch'egli mise sullo stesso piano tutte le religioni, riducendo le differenze ad aspetti esteriori del culto, del tutto insignificanti; il secondo, di ordine politico, riguarda invece la pretesa di mettere lo Stato al di sopra della società civile.

In quanto credente, egli non riuscì a capire l'evoluzione storica del fenomeno religioso; in quanto laico, finì col prospettare una soluzione all'intolleranza religiosa non meno intollerante. La laicità non riuscirà mai a soppiantare la religiosità se non riuscirà a dimostrare praticamente la propria superiore democraticità.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 26-04-2015