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COMTE E IL POSITIVISMO (1798-1857)

I - II

Quadro storico-economico

L'economia europea attraversa un periodo di espansione economica dal 1850 al 1873. In Francia la rivoluzione industriale, nelle sue linee essenziali, si conclude nel '48, In Inghilterra negli anni '30, in Germania negli anni '50. L'industria dominante è quella tessile, ma cominciano a svilupparsi quella pesante, mineraria e del ferro (soprattutto per la costruzione di ferrovie). Lo sfruttamento delle colonie è primitivo. Nel 1873 c'è il primo crack mondiale, con la conseguente depressione, che dura, nel complesso, sino al 1895. Dopo il 1895 si ha la ripresa industriale in cui si rafforza il processo di concentrazione produttiva, i monopoli assumono un ruolo decisivo nella vita economica e il capitalismo industriale si trasforma in imperialismo. L'industria pesante si sviluppa più rapidamente di quella dei beni di consumo: la siderurgia, la metalmeccanica, la mineraria più rapidamente del tessile e dell'industria per la lavorazione del legno. Lo sfruttamento delle colonie si modernizza. Si può anzi dire che sia stato il nascere della grande industria meccanica a fare dei capitalisti industriali la forza propulsiva della colonizzazione. Infatti, il rapido aumento della produzione richiedeva la conquista di nuovi mercati per i prodotti di largo consumo. La concorrenza fra i vari paesi capitalisti determina l'esigenza d'importare dalle colonie materia prima a buon mercato. Altre crisi, prima dello scoppio della guerra mondiale, si ebbero nel 1900-1903 e nel 1907-10.

L'inizio dei moderni monopoli, frutto del processo di concentrazione dei mezzi produttivi nelle mani di capitalisti individuali, risale al decennio che va dal 1860 al 1870. In Europa la libera concorrenza, che precede la concentrazione della produzione, è al suo apogeo nel 1860-80. Il passaggio dalla libera concorrenza al monopolio è determinato dal fatto che decine di imprese di dimensioni gigantesche raggiungono più facilmente un accordo di una miriade di imprese di piccole dimensioni. Le varie forme di monopolio sono: cartelli, consorzi, trust e gruppi industriali.

La concentrazione produttiva è determinata dai seguenti fattori: 1) accelerazione del progresso tecnico-scientifico, 2) aumento dei costi connessi alla ricerca scientifica e all'introduzione di nuove tecnologie, 3) aumento della concorrenza sul mercato mondiale, 4) crisi valutarie, energetiche e di materie prime nell'economia mondiale.

I monopoli sorgono dalla concorrenza ma non la eliminano, poiché il processo di monopolizzazione non determina la concentrazione della produzione totale di una qualsiasi merce da parte di un solo monopolio (le eccezioni sono rarissime). La concorrenza continua a manifestarsi fra i monopoli di una nazione e quelli di un'altra, fra i monopoli che producono merci omogenee, tra i vari capitalisti per il controllo di un monopolio (ovvero dei posti-chiave per la sua direzione), tra i monopoli e le imprese non-monopolistiche che producono lo stesso tipo di merce, tra piccole e medie imprese... L'imperialismo, in verità, origina nuove forme di lotta concorrenziale (ad es. fra le più recenti: l'assortimento e la qualità dei prodotti, la pubblicità, le commesse statali, le speculazioni finanziarie connesse all'industria, ia creazione di gruppi di potere occulto che si pongono pro o contro l'approvazione di determinate leggi economiche...).

Quadro generale del Positivismo

Nel decennio che seguì la morte di Hegel il pensiero europeo si caratterizzò, prevalentemente, secondo la corrente del "Positivismo". Come si è detto, le basi storico-sociali del successo di questa corrente vanno ricercate nel fatto che il quadro europeo, aldilà dello scontro in Crimea (1854) e della guerra-lampo tra Prussia e Francia (1870), appare caratterizzato dalla pace e dall'espansione coloniale in Africa e Asia.

Già con le conferenze berlinesi di Schelling nel 1841 si comincia a parlare di "filosofia positiva", cioè fondata sull'esperienza, contro ogni apriorismo e astratto razionalismo, ma Schelling ebbe scarso successo perché era andato a ripescare il concetto di esperienza nella religione e nei miti. In ogni caso la "filosofia positiva" aveva soprattutto di mira la critica della filosofia hegeliana, considerata "negativa" in quanto, colla sua presunta oggettività e totalità, tendeva a negare l'individualità, la diversità, l'unicità e irripetibilità di taluni fenomeni ed esperienze. Il termine "positivo" appare per la prima volta nel Catechismo degli industriali (1822) di Saint-Simon, anche se è con Comte che entra nella terminologia filosofica europea. Alla dialettica hegeliana si contestava soprattutto l'idea che ogni cosa potesse trasformarsi nel suo contrario, nonché la pretesa di conoscere le cose per via speculativa, metafisica, senza addentrarsi nelle loro intrinseche peculiarità.

Il movimento filosofico-culturale del Positivismo nasce in Francia nella prima metà dell'Ottocento e s'impone, a livello europeo e mondiale, nella seconda metà di questo secolo. In Francia il Positivismo non lotta contro l'eredità hegeliana, ma contro quella cartesiana e illuministica. In Germania, oltre allo Schelling che ricevette un esplicito mandato da parte del re Federico Guglielmo IV di soppiantare l'hegelismo, va ricordata anche l'opera filosofico-giuridica di F.J. Stahl, che divenne il portavoce filosofico della monarchia prussiana del 1840. L'anti-hegelismo borghese in Germania, nella veste positivistica, viene espresso anche dalla sociologia di L. von Stein e di M. Weber, benché questi sia poco incline al compromesso della borghesia con gli junkers. In Germania tuttavia l'anti-hegelismo borghese più significativo si presenta sempre sotto forma di "speculazione filosofica" più che in quella sociologica (come in Francia, Inghilterra e USA): si pensi alla riscoperta di Kant nel Neo-criticismo e Storicismo, all'approfondimento dei temi esistenzialistico-fenomenologici in Heidegger, Husserl, ecc, nonché alla corrente irrazionalistica di Nietzsche e Schopenhauer.

Ciò che soprattutto dell'hegelismo non si sopportava, in Germania, era l'idea che in nome della dialettica si potesse considerare superato un determinato sistema politico. Il positivismo fu appunto il tentativo d'impedire un uso rivoluzionario della dialettica. Ovviamente in Francia la questione si poneva in termini più politici che filosofici: qui cioè il positivismo si poneva come compito il tentativo d'impedire che le istituzioni politiche create dalla borghesia rivoluzionaria potessero essere usate dalle masse contro la stessa borghesia. Ovvero, mentre in Francia il positivismo viene usato dalla media e grande borghesia contro la piccola e contro il proletariato; in Germania invece viene usato dal blocco conservatore della grande borghesia e degli junkers, che insieme governavano la nazione.

Il Positivismo in pratica sostiene: 1) la scienza è l'unica conoscenza possibile; il metodo scientifico è l'unico valido; il ricorso a cause/principi inaccessibili al metodo scientifico non dà origine a conoscenza; 2) il metodo scientifico va esteso a tutti i campi che riguardano l'uomo e la società: la creazione più significativa del positivismo è la sociologia; 3) il progresso scientifico viene considerato come determinante in prima e ultima istanza il superamento delle crisi capitalistiche.

Il Positivismo è la risposta ideologica che la borghesia dà alle contraddizioni del proprio sistema nella fase della libera concorrenza: essa cerca di superare l'ottimismo della precedente metafisica idealistica, che era stato contraddetto dalle crisi del sistema, con un nuovo ottimismo, fondato sulla scienza, sulla tecnologia, l'industrializzazione, il capitalismo monopolistico, il colonialismo e l'imperialismo. Il Positivismo non nega i conflitti sociali, ma li relativizza considerandoli parte integrante del sistema. La fiducia che si cerca di alimentare è appunto quella nelle possibilità del progresso scientifico-industriale: il tentativo, in effetti, riuscì, almeno sino alla I G.M., poiché l'espansione mondiale del capitalismo sembrava supplire ai difetti intrinseci del suo modo di produzione.

Il Positivismo quindi sul piano politico è contrario sia al conservatorismo anti-borghese che al rivoluzionarismo socialista e propende per un riformismo graduale nell'ambito del capitalismo monopolistico. Sul piano culturale esso accetta dell'Illuminismo la fiducia nella ragione e nel sapere scientifico, la visione laica/immanentistica della vita, ma rifiuta la carica rivoluzionaria, la forte polemica con il passato aristocratico/feudale. La borghesia dell'Illuminismo era progressista perché in ascesa; la borghesia del Positivismo è progressista solo per quel tanto che contribuisce allo sviluppo tecnico-scientifico e industriale ma è radicalmente anti-rivoluzionaria.

Inoltre la filosofia illuministica lottava contro teologia e metafisica mirando a diventare scientifica (critica) in quanto "filosofia" (non per nulla il problema gnoseologico era centrale); viceversa la filosofia positivistica acquista la sua dignità scientifica solo in quanto accetta di trasformarsi in "scienza" (ad es. in sociologia): in questo senso essa è una risposta alla sfida del materialismo storico-dialettico. In tale assoluta, feticistica valorizzazione della scienza sta il dogma del Positivismo, in cui difficilmente gli illuministi si sarebbero trovati d'accordo. Gli illuministi valorizzavano la scienza in un rapporto dialettico con la filosofia; i positivisti superano ogni discorso filosofico tradizionale in un discorso meramente scientifico (di qui il nesso positivismo/pragmatismo/utilitarismo, che tanta fortuna avrà in USA e Inghilterra).

Naturalmente non si può negare (questa è una delle tesi più originali dell'Abbagnano) che l'atteggiamento così unilateralmente ottimistico dei positivisti nei riguardi della scienza risenta di influssi idealistici non confessi, Cioè a dire, pur nella diversità degli oggetti d'indagine e degli strumenti di ricerca, la filosofia borghese sarebbe rimasta "idealistica" anche nella sua versione positivistica (Abbagnano parla di "romanticismo della scienza": il "romanticismo" è per lui il perimetro in cui si muovono tutte le filosofie dell'Ottocento, con i loro concetti di "totalità processuale necessaria", "sviluppo necessario", "divenire ascendente", ecc.) Tuttavia Abbagnano non arriva a concludere che la filosofia borghese è sempre idealistica in quanto impossibilitata a diventare materialistica, in senso storico-dialettico, ma conclude dicendo che la vera filosofia anti-idealistica è solo quella che tiene conto della singolarità o irriducibilità dell'individuo, cioè l'esistenzialismo. Col che però egli non supera il limite idealistico della filosofia borghese: lo trasferisce soltanto dal mondo oggettivo a quello soggettivo.

Il Positivismo ha influenzato tutta la moderna pedagogia (in Italia la Montessori), le correnti letterarie del Realismo (Francia) e del Verismo (Italia). Abbagnano divide il Positivismo in "sociale" (Saint-Simon, Comte e Mill) e "evoluzionistico" (Spencer, materialisti tedeschi, Ardigò e Cattaneo), mentre Darwin farebbe da spartiacque.

ITER BIOGRAFICO

Nasce a Montpellier nel 1798 da famiglia cattolica e monarchica. Il padre era un funzionario di grado medio, procuratore dell'esattoria principale di Montpellier. Al liceo di questa città il giovane Comte si allontana ben presto dalla fede cattolica e viene conquistato dalle idee liberali e rivoluzionarie.

Nel 1814 entra nella Scuola politecnica di Parigi, ma due anni dopo il governo della Restaurazione decide di chiuderla provvisoriamente sospettandola di giacobinismo. Comte ritorna a Montpellier ove segue all'Università dei corsi di medicina e fisiologia. Ritorna poi a Parigi ove si guadagna la vita dando lezioni di matematica.

Nel 1817 diventa il segretario di Saint-Simon, di cui sarà collaboratore in diverse pubblicazioni periodiche e amico sino al 1824. Da notare che Saint-Simon, quando scrisse Sulla riorganizzazione della società europea (1814), era già su posizioni conservatrici. [La sostanziale differenza tra i due sta nel fatto che Saint-Simon affidava alla politica "positiva" il compito di riformare la società, mentre Comte lo affidava anzitutto alla filosofia "positiva" e solo in secondo luogo alla politica].

Nel 1819 scrive Separazione generale tra le opinioni e i desideri. L'anno dopo pubblica sull'"Organisateur", Valutazione sommaria sull'insieme del passato moderno. Nel '22 pubblica nel "Système industriel", Piano dei lavori scientifici necessari per riorganizzare la società. Nel '24 rifà lo scritto del '22, intitolandolo Sistema di politica positiva (parte prima del t.I). Comte aveva venduto questo lavoro a Saint-Simon che lo presentò, anonimo, nel "Catechismo degli industriali". Comte se ne risentì e ruppe col suo maestro, benché nel '25 pubblichi in "Le producteur" di Saint-Simon due opere, Considerazioni filosofiche sulle scienze e gli scienziati e Considerazioni sul potere spirituale. Nello stesso anno sposa una vecchia prostituta, facile ai tradimenti.

Nel '26 inizia le lezioni pubbliche del Corso di filosofia positiva (tra i suoi allievi figurano Humbolt e Carnot). Tuttavia, nel '26-'27, colpito da una prima fuga della moglie e dal sovraccarico di lavoro intellettuale, deve essere ricoverato in una casa di cura per una grave crisi nervosa. Dopo otto mesi ne esce senza essere guarito: tenta il suicidio, ma non gli riesce. Supera infine la crisi imponendosi un severissimo regime fisico e mentale. Così nel '29 riprende il Corso e a partire dall'anno dopo inizia a pubblicarlo.

Nel '31 comincia un corso gratuito di astronomia popolare al municipio del III dipartimento: durerà sino al '47-'48. Chiede, senza successo, la cattedra di analisi matematica alla Scuola politecnica. Ove però, nel '32, riesce ad ottenere un posto come ripetitore di matematica ed esaminatore dei candidati.

Nel '33 chiede a Guizot la creazione di una cattedra di storia delle scienze al Collegio di Francia, ma ne ottiene un rifiuto. A causa delle sue opinioni repubblicane non gli viene concessa neanche la cattedra di geometria alla Scuola politecnica.

Nel '42 si separa definitivamente dalla moglie. Nel '43 scrive il Trattato elementare di geometria analitica. Nel '44 scrive Discorso sullo spirito positivo, che è il preambolo al Trattato filosofico di astronomia popolare. Perde il posto di esaminatore alla Scuola politecnica, a causa dell'ostilità accademica per il suo Corso. D'ora in avanti vivrà solo del "libero sussidio positivista" che gli viene spedito dapprima (nel '45) da J.S. Mill e da alcuni inglesi, poi (a partire dal '48) da É. Littré e da un centinaio di discepoli e ammiratori francesi.

Nel '45 chiede alla sorella di un suo vecchio allievo, che vive separata dal marito, di sposarlo, ma lei gli promette solo amicizia motivandogli il rifiuto con la propria malattia, che infatti l'anno dopo la porterà alla morte. Il fatto incide notevolmente sulla personalità di C., che nel '47 proclama la "religione dell'umanità".

Nel '48 fonda la Società positivista e scrive il Discorso sull'insieme del positivismo. Nel '51 perde il posto di ripetitore alla Scuola politecnica. Pubblica il Sistema di politica positiva: gli altri volumi usciranno nel '52-'53-'54. Nel '51 Comte approva il colpo di stato di Luigi Napoleone: molti discepoli escono dalla Società positivista.

Nel '52 scrive il Catechismo positivista o esposizione sommaria della religione universale. Comte trasforma la sua filosofia in una religione, come prima aveva trasformato la scienza in filosofia. Fissa il calendario della sua nuova religione nel Calendario positivista (1849-60). Nel '55 scrive l'Appello ai conservatori. Nel '56 scrive la Sintesi soggettiva o sistema universale delle concezioni proprie dello stato normale dell'umanità. Propone un'alleanza al generale dei gesuiti contro "l'irruzione anarchica del delirio occidentale". Muore a Parigi nel '57.

ASPETTO SISTEMATICO

Il pensiero di Comte può essere diviso in tre tappe: (A) la prima va dal 1820 al '26 ed è quella degli Opuscoli di filosofia sociale; (B) la seconda è costituita dalle lezioni del Corso di filosofia positiva (1830-42); (C) la terza riguarda il Sistema di politica positiva (1851-54).

(A) Comte descrive e interpreta la società europea degli inizi del XIX sec., che corrisponde -secondo lui- all'epoca del passaggio dalla società teologico-militare del Medioevo a quella scientifico-industriale: gli scienziati si sostituiscono ai preti, gli industriali ai guerrieri. L'attività più importante non è più la guerra tra gli uomini ma la lotta degli uomini con la natura (per un uso razionale delle sue risorse). Perché avvenga la riforma della società occorre la riforma intellettuale/scientifica (non la rivoluzione politica né una riforma politico-istituzionale).

(B) Comte amplia e approfondisce la prospettiva della tappa precedente, sviluppando la legge dei "Tre Stadi", già presentata negli Opuscoli. Secondo la quale lo spirito umano sarebbe passato per tre fasi successive: I) l'uomo spiega i fenomeni attribuendoli a esseri/forze paragonabili all'uomo stesso (stadio teologico/fittizio); II) l'uomo invoca entità astratte come la natura, lo spirito, ecc. (stadio metafisico/astratto); III) l'uomo osserva i fenomeni fissandone le connessioni regolari, senza preoccuparsi di scoprirne le cause ultime (stadio scientifico/positivo). La scienza non si interroga sulle origini dell'universo, ma ne interpreta il movimento.

Secondo la "classificazione delle scienze" che Comte dà, il sapere positivo si è imposto dapprima nella matematica, poi in fisica, chimica e biologia. Più la materia è semplice e più è facile pensare positivamente. Quando il sapere positivo giunge alla biologia, si trasforma, a livello metodologico, da "analitico" (stabilire leggi tra fenomeni isolati) a "sintetico" (considerare l'organismo vivente nella sua totalità) e pone le fondamenta per una nuova scienza: la sociologia, che instaura la priorità del tutto sull'elemento, per cui non si può comprendere un fenomeno sociale se non rapportandolo all'intera società. L'oggetto della sociologia (scienza sociale) è la storia del genere umano. La sociologia è dunque una scienza della storia totale, in quanto stabilisce, sulla base di leggi, ciò che è stato, che è e che sarà (determinismo).

(C) Comte giunge alle seguenti conclusioni: I) perché la storia umana sia una, occorre che l'uomo (di tutte le epoche/società) possieda una determinata natura riconoscibile e definibile, II) occorre che ogni società disponga di un ordine essenziale individuabile attraverso la diversità delle organizzazioni sociali, III) occorre che la storia realizzi l'ordine fondamentale di ogni società portando a compimento quanto v'è di meglio nella natura umana.

La sociologia, per risolvere la crisi del mondo moderno, che dipende dall'anarchia intellettuale (o divergenza di opinioni), deve offrire risultati indubitabili. Gli uomini devono convergere su due aspetti fondamentali considerandoli paradigmatici: 1) la società industriale dell'Europa occidentale, che ha vocazione universale, 2) l'universalità del pensiero scientifico occidentale, che va esteso anche alla morale e alla politica.

[Rilievi critici]

Il positivismo di Comte mette sullo stesso piano lo studio della società e della natura, cioè le scienze naturali (in particolare la biologia) diventano l'archetipo della teoria sociale. La società è considerata retta da leggi razionali che si attuano con una necessità "naturale". E con "leggi fisiche invariabili" che Comte pretende di sostituire teologia e metafisica, ma così cade nel naturalismo organicistico. Il suo positivismo è apologetico di un dato sistema sociale, in quanto nega agli uomini la possibilità di modificarlo.

La società industriale

Si caratterizza essenzialmente secondo tre fattori: 1) l'industria è fondata sull'organizzazione scientifica del lavoro, in vista del massimo rendimento; 2) grazie all'applicazione della scienza all'industria, l'umanità sviluppa prodigiosamente le proprie risorse; 3) la produzione comporta la concentrazione di operai nelle fabbriche e nei sobborghi.

Altri due aspetti vengono ritenuti relativamente importanti: 1) l'opposizione operai/imprenditori; 2) le crisi di sovrapproduzione del capitalismo (cioè la contraddizione fra povertà di massa e merci invendute). Per superare queste contraddizioni Comte propone di rinunciare al liberalismo economico (alla logica della libera concorrenza), secondo cui quanto meno lo Stato interviene nell'economia, tanto più aumentano produzione e ricchezza. Secondo Comte ciò che può regolamentare o prevenire le due suddette contraddizioni, è solo la concentrazione dei capitali, della proprietà privata e dei mezzi produttivi nelle mani di poche associazioni capitalistiche (per un capitalismo monopolistico, che non è ancora di Stato e che non ha nulla a che vedere con la nazionalizzazione o socializzazione della produzione). Per Comte sono i consorzi industriali monopolistici che devono assumersi il compito "morale" di risolvere le contraddizioni sociali. E' infatti attraverso la "morale" (che può appartenere tanto al capitalista quanto all'operaio) che si può realizzare l'armonia sociale.

[Rilievi critici]

E' forte il paternalismo di Comte e la sua dipendenza dal kantismo. Egli era convinto che le contraddizioni del capitalismo avrebbero potuto essere risolte dalla buona volontà dei capitalisti, e in ciò gli sfuggiva la natura oggettiva di quelle contraddizioni, che è indipendente dalla volontà dei singoli capitalisti. Comte inoltre prevedeva che il potere spirituale dei filosofi e degli scienziati avrebbe potuto regolamentare, sul piano morale, l'organizzazione della società, in vista di un lavoro comune, "altruistico", ma il fallimento di questa prospettiva ottimistica è stato completo.

Il positivismo di Comte ha fallito tutte le sue previsioni in merito alla fine delle guerre nell'ambito del capitalismo europeo. Inoltre Comte riteneva che l'Europa occidentale avrebbe rinunciato al colonialismo nel momento stesso in cui avesse capito che per aumentare le proprie ricchezze era sufficiente affidarsi alla dinamica degli scambi commerciali, ma la storia ha smentito anche queste previsioni.

La sociologia scienza dell'umanità

La sociologia viene elaborata da Comte nei tre ultimi volumi del Corso di filosofia positiva. Comte sostiene che i suoi ispiratori sono stati: Montesquieu, per l'idea del determinismo dei fenomeni storico-sociali; Condorcet, per l'idea che il progresso dello spirito umano è il fondamento dello sviluppo delle società; Bossuet, per l'idea provvidenzialistica, secondo cui la storia procede verso uno stadio finale di perfezione (Comte però al posto di "provvidenza" parla di "leggi generali"). Dei tre quello che più lo ha influenzato è stato il primo, soprattutto nell'idea che anche i fenomeni sociali sono soggetti a leggi di natura.

La storia, per C., è necessaria e una, essendo il suo disegno fissato dalla natura dell'uomo (in tal senso Comte è contrario ai concetti di caso o evento fortuito, alla libertà di coscienza, al calcolo delle probabilità...). La coerenza del pensiero scientifico/positivo si realizzerà solo alla fine della storia (positivismo universale, che renderà coscienti gli uomini di come la storia sia la storia di un "popolo unico"). Fino al positivismo la coerenza si è manifestata solo nel pensiero teologico/feticistico, che è il pensiero immediato/spontaneo. Ma tale coerenza è sempre stata contraddetta, anche se in modo disorganico, dalle scienze positive, che ora però possono giungere a una loro propria e definitiva coerenza. Il pensiero positivo rinuncia a qualsiasi spiegazione causale e si limita a stabilire delle leggi: esso subordina l'immaginazione all'osservazione.

Le diversità, nell'ambito della storia, si spiegano sulla base di tre fattori di variazione: razza, clima e azione politica (ad es. la diversità delle razze dipende dalle disposizioni predominanti: per quella nera è l'impulso sentimentale, che per Comte è fonte di superiorità morale. La teoria dell'influenza climatica è presa da Montesquieu. Per quanto riguarda l'azione politica Comte afferma che i grandi personaggi della storia possono rallentare o accelerare il corso degli eventi, ma non mutarlo). In ogni caso le diversità si sviluppano sul fondo di una natura comune.

La sociologia, in quanto studio delle leggi dello sviluppo storico, è fondata sull'osservazione (la STATICA sociale o studio del consenso che regge una società: l'ordine) e sul confronto (la DINAMICA sociale o studio dell'evoluzione necessaria delle società: il progresso). La dinamica è subordinata alla statica, in quanto il progresso è lo sviluppo dell'ordine (sviluppo evolutivo non rivoluzionario).

Per quanto riguarda la natura umana, che nella storia trova sempre la propria conferma, Comte considera l'uomo essenzialmente ma non esclusivamente un "egoista". Questo istinto può essere superato dal "sentimento disinteressato", oltre che dalla ragione che coglie le leggi necessarie della realtà.

[Rilievi critici]

Il positivismo sposta la fonte della certezza dal soggetto del pensiero al soggetto della percezione. Le funzioni creative, dialettiche del pensiero perdono d'importanza mentre ne guadagnano quelle ricettive e passive.

Teoria della struttura fondamentale della società

E' nel Sistema di politica positiva che Comte elabora:

- una teoria delle religione, secondo cui la religione serve per realizzare il consenso sociale anche nelle società scientifiche, sulla base del dogma, dell'amore/culto (che regola i sentimenti), del regime (che regola la condotta privata e pubblica). Il giovane Comte invece sosteneva che la religione non poteva più svolgere tale funzione, dovendo essere sostituita con la scienza. Tuttavia la religione che Comte intende promuovere non è quella confessionale, ma è la religione dell'umanità (non tanto dell'umanità così com'è, ma di quell'insieme di uomini che hanno contribuito a perfezionare l'ordine universale: il "Grande Essere");

- una teoria della proprietà che Comte equipara al linguaggio, in quanto entrambi vengono accumulati e trasmessi da una generazione all'altra. Comte esprime qui il suo culto per il passato: "l'umanità è composta più di morti che di vivi";

- una teoria della famiglia, cui corrisponde, analogicamente, quella dell'organismo sociale/divisione del lavoro. La prima, rigorosamente monogamica, fonda l'unità affettiva; il secondo l'unità attiva. In entrambi sono fissati i principi di gerarchia e di forza, benché Comte non escluda i principi di cooperazione, distinzione dei compiti e combinazione degli sforzi (la donna resta intellettualmente inferiore all'uomo ma è spiritualmente superiore, perché più sensibile). Comte ammette qui la sua dipendenza da Hobbes;

- una teoria del potere spirituale che si discosta da quella dei primi scritti, nel fatto che mentre prima considerava l'intelletto fonte primaria del potere spirituale, ora invece tende a privilegiare il sentimento/amore. Il potere spirituale degli scienziati deve regolare, unire, consacrare (con l'intelletto) ma soprattutto moderare/limitare (con la morale) il potere temporale del capitale: gli scienziati (sociologi soprattutto) sono dei riformatori.

[Rilievo critico]

Il primo Comte riteneva con fiducia che lo sviluppo scientifico avrebbe potuto risolvere, di per sé, le contraddizioni capitalistiche; l'ultimo Comte riafferma questa possibilità, ma a condizione di concedere il primato alla morale. La sua pretesa si è dunque ridimensionata, ma siccome le contraddizioni sono rimaste e anzi si sono accentuate (tanto che Comte è costretto ad appoggiare il colpo di stato del '51), il ricorso alla morale sentimentale finisce coll'avere dei risvolti più apologetici nei confronti del capitalismo di quanti ne avessero quando l'apologia del sistema veniva fatta in nome della scienza. Il primo Comte aveva fiducia nel capitalismo perché sperava che le contraddizioni sarebbero state superate dalla scienza, l'ultimo Comte continua ad aver fiducia nel capitalismo nonostante che il superamento non sia avvenuto.

Il tentativo di fondare la sociologia solo sui fatti, in antitesi alle speculazioni astratte del passato, è fallito perché è approdato alla dogmatica. Questa dogmatica era già implicita nel principio che voleva fare della sociologia una scienza naturale, paragonabile all'astronomia o alla fisica.

Aspetti giuridico-politici del positivismo di Comte

Comte fa una ricostruzione della speculazione filosofico-giuridica dei secoli XVII e XVIII nel Corso di filosofia positiva, condannandola in blocco, sia quella nella versione empirista che quella nella versione razionalista, ivi incluse le istituzioni rivoluzionarie in cui esse si erano incarnate. Il colpo di Stato del '51 gli sembrava rappresentare la fine dei sogni della politica "metafisica": il che collimava con le simpatie per i conservatori L. de Bonald e J. de Maistre.

Comte divide la conoscenza in tre stadi, sulla scia di Saint-Simon: teologica, metafisica e positiva. I primi due li considera equivalenti. Le astrazioni metafisiche sono da un lato uno strumento di critica/dissoluzione dei miti/credenze teologiche, dall'altro esse determinano una nuova mitologia naturalistica e razionalistica, cui si cerca di dare valore reale nell'organizzazione sociale. Teologia e metafisica vanno superate perché spiegano i fenomeni rifacendosi alle "cause" (principio trascendente i fenomeni: Dio, Idea, Ragione, Spirito...), invece che alle "leggi" costanti e invariabili (la metafisica, per C., è l'erede dello spirito aristotelico-scolastico).

L'espressione tipica del dogma assoluto e indefinito della metafisica è il "libero esame", col quale -secondo Comte- si è distrutto l'impianto teologico, il principio di autorità/gerarchia, l'ordine morale ecc. Sulla base del "libero esame" sono sorti altri dogmi: lo stato di natura, il valore assoluto dell'individualità (coi suoi diritti inviolabili), l'uguaglianza, la sovranità popolare.

In particolare il diritto è diventato l'astratta volontà dell'uomo che afferma le sue prerogative fondamentali e immutabili, presumendo di poter costruire uno Stato perfetto in unione con gli altrui diritti. In questo senso l'idea del diritto (che appartiene alla metafisica), va superata perché va superata l'idea che l'individuo possa servirsi del diritto per contrapporsi alle istituzioni. Nella società positiva i diritti sono il risultato dei doveri che la società ha verso l'individuo. I doveri particolari non consistono nel rispetto dei diritti universali, poiché l'affermazione del diritto implica la legittimazione dell'egoismo individuale. Ciò che va affermato è invece il principio di "umanità" ove l'individualità viene superata (umanità = solidarietà + continuità).

I legisti (che rappresentano il lato pratica della metafisica) appoggiavano, nel corso del Medioevo, il potere feudale; dopo la fine del Medioevo hanno elaborato dottrine per le Monarchie assolute; con le Rivoluzioni borghesi hanno esaltato le aspirazioni dell'individuo verso una libertà astratta e anarchica. Sotto questo aspetto, il Medioevo era più organico e coerente -dice C.: i dogmi erano sì falsi, ma garantivano maggiore stabilità.

In definitiva, la metafisica e la filosofia politica dei giuristi hanno portato all'atomismo politico-sociale, in quanto che l'uguaglianza da essi affermata è astratta e innaturale, che soltanto con la coercizione statale può essere mantenuta. Comte conclude il Corso fondando la sociologia (scienza delle regolarità), mentre il Sistema di politica positiva è il tentativo di applicare i risultati sociologici alla politica. Compito della sociologia, infatti, è quello di fondare un ordine esterno oggettivo, presupposto dell'ordine soggettivo politico.

[Rilievi critici]

Comte ha visto nell'età metafisica solo l'aspetto di critica del sistema teologico (che ha portato, in effetti, all'affermazione dell'individuo) e non anche l'aspetto di ricostruzione sociale attraverso i nuovi istituti della Costituzione, della divisione dei poteri, del suffragio universale, del parlamentarismo... Comte vedeva nella dittatura il mezzo migliore per salvare l'individuo dal fatto che i nuovi suddetti istituti non erano in grado di garantire ordine e stabilità.

Il positivismo di Comte riflette il tentativo di quella parte della borghesia di voler ridimensionare le proprie conquiste rivoluzionarie, riconducendo lo "spirito rivoluzionario" nei limiti della legalità. Ma Comte rappresenta anche la consapevolezza borghese che tali limiti possono essere assicurati solo ricorrendo a una dittatura politica, poiché i nuovi istituti che sono stati creati non riuscivano -secondo Comte- a garantire un'organizzazione efficiente della società. Comte cioè rappresenta la consapevolezza della grande e media borghesia, per la quale è stato un errore l'essersi affidati troppo allo "spirito rivoluzionario" delle masse per rivendicare i diritti politici contro clero, nobiltà e monarchia feudale. La borghesia francese, infatti, diversamente da quella tedesca, non cercò mai un compromesso con l'aristocrazia. Ora, con C., sembra essersi pentita di non averlo fatto, poiché le istituzioni che ha creato rischiano, se usate per gli interessi popolari, di destabilizzare l'ordine sociale borghese, quell'ordine di cui essa avrebbe bisogno per realizzare meglio i profitti.

La sociologia, in questo senso, vuole essere la scienza della stabilità sociale borghese, basata su leggi ritenute non solo oggettive ma anche immodificabili. La sociologia borghese ha lo scopo d'indurre l'individuo ad adeguarsi alla logica della società, senza fornirgli gli strumenti critici per contestarla. Al massimo l'individuo può modificare gli aspetti secondari di questa società, ma non può metterne in discussione le fondamenta. Sta proprio in questa sua pretesa apologetica il carattere metafisico che le impedisce di essere una scienza dialettica. Che la sociologia borghese diventi ad un certo punto una metafisica è dimostrato anche dal fatto che Comte ritiene impossibile conoscere a fondo, capendone le cause, le leggi della società. Una comprensione del genere, infatti, porterebbe gli uomini a rendersi conto dei limiti strutturali della società borghese (limiti che non si superano sulla base delle riforme). Comte offre all'uomo la possibilità di cercare nella coscienza e nel culto dell'umanità quell'assoluto che la scienza non gli può dare. Donde la sua tendenza a organizzare le conoscenze non in rapporto alla natura delle cose, ma in rapporto ai bisogni (soggettivi) o in rapporto all'uomo che trae dall'ambiente storico-sociale la ragione immediata della sua attività etico-intellettuale. In questo senso l'evoluzione della borghesia subisce un'involuzione: prima dalla fede alla scienza, ora dalla scienza alla fede.

Sul piano etico Comte afferma l'amore del prossimo, sul modello, laicizzato, del cristianesimo. Attraverso questo principio l'uomo può collaborare a rendere migliore la società (non a modificarla). L'ideologia dell'amore viene esplicitamente usata in antitesi all'ideologia rivoluzionaria: Comte infatti critica aspramente la borghesia rivoluzionaria, il liberalismo economico, il socialismo utopistico e scientifico; li critica non per il loro legame con la civiltà industriale ma per il legame con le teorie politiche rivoluzionarie (ch'egli ha sempre giudicato di tipo metafisico).

Che Comte sia il sociologo della borghesia è testimoniato anche dal fatto ch'egli ha posto il sistema dei diritti privati sulla base dell'autonomia della famiglia, della proprietà privata capitalistica e della libertà testamentaria. Si badi però: il limite di Comte non sta nell'aver subordinato le esigenze dell'individuo singolo a quelle della società (in ciò non vi è nulla di negativo, in astratto), quanto piuttosto nell'averlo fatto avendo come punto di riferimento la società borghese, di cui egli ben conosceva la profonda contraddizione tra "numero" e "ricchezza", ovvero tra lavoro e capitale.

Comte ha annullato la società nello Stato e si è fatto sostenitore della dittatura statale, presentandola come forma ideale di governo, mentre sul piano dell'organizzazione socio-economica prevedeva tecnocrazia e capitalismo monopolistico. Il suo programma avrebbe sicuramente portato alla fine del regime parlamentare, della divisione dei poteri, delle autonomie locali. E' vero che Comte nega allo Stato una personalità giuridica, cioè una soggettività dotata di propri fini (il suo progetto non è quello di costituire un capitalismo di Stato), però è evidente che per lui lo Stato deve avere una funzione direttiva e coercitiva, al servizio degli interessi del capitalismo monopolistico.

Comte insomma esprime l'esigenza del capitalismo di passare dalla fase concorrenziale a quella monopolistica con l'aiuto dello Stato, che deve altresì regolamentare i conflitti di classe tra capitale e lavoro. Egli è convinto che tali conflitti, non essendo oggettivi, possono essere superati con "l'organizzazione degli sforzi". E' l'affermazione "egoistica" dei diritti che -secondo Comte- porta la società borghese alla crisi.

I punti salienti della filosofia politica di Comte sono: 1) infallibilità della scienza, 2) insostituibilità del capitalismo, 3) necessità di concentrare i poteri economici nelle mani di pochi consorzi industriali, 4) dittatura politica dello Stato/governo (senza subordinazione stretta alla morale), 5) distinzione gerarchica delle classi sociali secondo il loro contributo alla produzione della ricchezza sociale, 6) perpetuo stato di soggezione del proletariato, 7) subordinazione della politica alla morale in vista del fine ultimo, che è l'armonia sociale o il superamento dei conflitti di classe (di qui la possibilità di servirsi anche della religione, in forma laicizzata). Egli infatti era dell'avviso che nell'ambito del capitalismo i valori fossero destinati a scomparire, se l'etica non superava i limiti della scienza, la quale appunto non può ammettere né una causa generale capace di ridurre a unità le diverse parti della conoscenza, né un fine universale capace di dare unità alla vita umana. La fede religiosa va sostituita con una fede laica, la quale non avrà funzioni di governo ma insegnerà ai politici che senza una morale la società tende all'anarchia.


Testi di A. Comte

Testi su A. Comte e sul Positivismo


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 23-02-2013