TEORICI
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LA SCUOLA ATOMISTICA Il fondatore della scuola atomistica fu Leucippo, probabilmente di Mileto, contemporaneo di Anassagora e di Empedocle, la cui vita però non è possibile datare con precisione. Alcune notizie lo mostrano seguace della filosofia di Parmenide, a cui sarebbe stato iniziato da Zenone. Qualcosa in più sappiamo del suo scolaro Democrito, nato attorno al 460 a.C. ad Abdera (nella Ionia) e vissuto circa cento anni. Compì alcuni viaggi ad Atene e in Asia. Fu uno dei più grandi dotti della sua epoca; riprese il pensiero di Leucippo per darvi una fondazione teorica più approfondita e si dedicò con gli stessi intenti ad analizzare tutto il sapere della sua epoca, tanto che divenne esperto in quasi tutte le discipline e i suoi scritti possono essere considerati come un'enciclopedia del sapere dell'epoca. Delle sue opere però rimangono pochissimi e brevi frammenti. Democrito si colloca in una posizione diametralmente opposta a quella del siciliano Empedocle: mentre quest'ultimo infatti era animato da una profonda tensione religiosa e aveva contribuito in qualche modo alla vita politica del suo paese, Democrito è uno scienziato distaccato da ogni problematica religiosa o politica, teso solo a studiare la natura come era tipico della tradizione ionica, anche se di questa gli manca l'interesse per l'ambiente sociale e per l'atmosfera ideologica. Democrito venne a contatto con Atene quando già erano in crisi i ceti legati alle tecniche ed ai mestieri, a causa della controffensiva del pensiero aristocratico: ciononostante egli rimase un democratico, anche se perse la fiducia nella capacità dell'uomo di trasformare il mondo sociale e quello naturale (fiducia che aveva consentito ad Anassagora di immaginare un mondo governato da un'intelligenza). Il mondo di Democrito è un mondo razionale ma è dominato dai freddi meccanismi della materia, del caso e della necessità. L'unica realtà è costituita dagli atomi e dal vuoto e l'unica cosa che l'uomo può fare per controllare questo mondo è conoscerlo e costruire una scienza rigorosa in cui la prassi etico-politica non svolge più alcun ruolo: si crea in questo modo una spaccatura fra sapere scientifico e problemi sociali che troveranno conferma nell'etica democritea. Mentre Empedocle nell'identificare gli elementi primi non era andato al di là del livello della sensazione, alle realtà e alle qualità che vediamo e tocchiamo (acqua, aria, terra e fuoco), Democrito si spinge oltre, sino ad ipotizzare che l'intera realtà sia composta di enti eterni, immutabili, privi di qualsiasi proprietà sensibile (non si possono nè vedere, nè percepire in altro modo). Questi enti sono indivisibili (questo è anche il significato della parola atomo) e rappresentano quindi il limite ultimo di scomposizione dei corpi materiali. L'atomo possiede le caratteristiche dell'essere eleatico, con la sola aggiunta delle condizioni necessarie a spiegare la genesi della realtà naturale, vale a dire che gli atomi esistono in numero infinito, che sono di natura materiale e che si muovono in uno spazio vuoto (contro la negazione dell'esistenza del vuoto di Parmenide). Le differenze fra gli atomi non dipendono dalle loro qualità sensibili (essi non ne hanno), ma dalla loro forma, dal loro orientamento nel movimento, dai contatti che stabiliscono fra di loro e dalle dimensioni. Gli atomi si muovono nel vuoto, in ogni direzione, di un movimento eterno che non ha inizio nè destinazione né una ragione (Democrito non ricorre né all'intelligenza di Anassagora, né alle forze di amore e odio di Empedocle per spiegare il movimento della materia). Gli atomi possiedono quindi il movimento e questo avviene nel vuoto, in modo del tutto casuale (infatti il movimento avviene sempre nella stessa direzione sino a quando, per puro caso, gli atomi si urtano e cambiano direzione). Il nostro mondo è il frutto dell'aggregazione casuale di atomi fra loro compatibili, e così pure casuale sarà la sua scomparsa. Questa concezione non ha nemmeno più bisogno della concezione ciclica del tempo sostenuta dai pitagorici, in quanto il mondo di Democrito non ha alcun ordine, è un mondo caotico la cui unica legge è quella della necessità meccanicistica. Il tempo quindi viene da lui concepito come una retta infinita in cui il divenire è una vicenda di collisioni di atomi nel vuoto, di aggregazioni e disgregazioni (occorre però notare che questa concezione lineare del tempo non è ancora quella cristiana, in quanto le manca il punto d'origine consistente nella creazione e il punto d'arrivo della parusìa). Gli dèi sono aggregati di atomi particolarmente mobili, e così pure l'anima, che alla morte del corpo si disperde. Anche la sensazione e la conoscenza vengono spiegati da Democrito con il contatto fisico: dagli oggetti partono sottili pellicole atomiche che mantengono la forma dell'oggetto da cui provengono e, viaggiando attraverso l'aria, colpiscono prima gli organi di senso (così noi percepiamo l'oggetto) e poi gli atomi psichici (così noi lo pensiamo). Le qualità sensibili come il colore o l'odore, non appartengono alla struttura atomica della materia, ma dipendono dal contatto percettivo, per cui sono soggettive, possono cioè essere diverse da persona a persona, non manifestando quindi la vera natura della realtà (concezione questa che pare anticipare la distinzione che farà Locke fra qualità primarie e secondarie, le prime inerenti alle cose in sé e le seconde inerenti alla relazione conoscitiva del soggetto). Questa concezione della conoscenza soggettiva e quindi impossibile, pone una grave problema che Democrito lascia irrisolto, e cioè non permette di rendere conto dell'origine della teoria atomica stessa, in quanto gli atomi sono inconoscibili. La teoria atomica quindi è il prodotto di una deduzione puramente razionale, un modello teorico che serve da ipotesi per spiegare i fenomeni ma rimane esterno ad essi. Un altro problema che sorse da questa concezione fu la necessità di unificare tutte le scienze sotto l'unico linguaggio della teoria atomistica, linguaggio quantitativo e meccanico, tentativo destinato a fallire per le forti resistenze delle filosofie idealistiche di Platone e Aristotele e anche perché ogni scienza voleva conservare la propria autonomia. Un'ultima osservazione relativa all'etica democritea che, come abbiamo già anticipato all'inizio, è un'etica più pessimistica; l'uomo di Democrito è lontano dalla città e dalle sue lotte politiche, le sue virtù saranno quelle dell'autocontrollo e dell'individualismo, la sua patria sarà il mondo (ovvero nessuna patria), un uomo rassegnato a cercare la felicità in sè stesso, un uomo atomizzato. Questa morale del resto non è altro che la realizzazione sul piano ideologico di una situazione già esistente di fatto, vale a dire la crisi della polis e la sconfitta dei ceti democratici (le conclusioni etiche cui perviene Democrito anticipano quella che sarà la successiva fase della filosofia greca, quella sofistica, che proprio di questa crisi sarà lo specchio). DEMOCRITO Democrito critica il Nous di Anassagora, perché questa è la parte meno scientifica del sistema di Anassagora. Il materialismo di Democrito vuole essere meccanicistico al 100%. In Democrito la natura assorbe completamente l'uomo. In questo senso egli chiude la parabola aperta da Talete, ribadendo sì il primato della natura e della materia, ma facendo anche dell'uomo un elemento semplicemente naturale, senza elevarlo a un ruolo storico determinato. Democrito, anche se politicamente democratico, è rimasto indifferente ai grandi eventi del suo tempo. In tal senso Democrito è inferiore a Talete, poiché in questi la natura era un oggetto d'indagine dell'uomo e il problema di sapere quale fosse il ruolo dell'uomo nell'ambito della natura, restava aperto. Democrito invece crede di risolverlo sostenendo che l'uomo altro non è che un microcosmo. La sofistica non farà che trarre le dovute conseguenze. Poi, per rimediare al relativismo assoluto della sofistica (Socrate escluso), verranno elaborati i grandi sistemi idealistici di Platone e Aristotele. Democrito ha però ragione in un punto fondamentale: la materia non può essere divisa all'infinito (contro Zenone). Un qualunque processo di divisione comporta sempre determinate conseguenze logiche, l'ultima delle quali è il nulla, cioè la fine della stessa materia. In altre parole, l'infinità della materia non implica che della materia l'uomo possa fare ciò che vuole. Una divisione infinitesimale della materia comporta una progressiva distruzione della materia stessa e quindi una progressiva autodistruzione dell'uomo. La materia ha in sé degli elementi aggreganti che non sopportano d'essere separati oltre un certo limite: la repulsione degli opposti non può mai rinunciare alla loro attrazione, altrimenti la materia non si conserva inalterata. Tuttavia, gli atomi di Democrito non sono un concetto scientifico, anche se è scientifico il ragionamento che ne suppone l'esistenza. La scientificità di certe asserzioni non sta solo nella loro dimostrabilità empirica (nella loro verificabilità sperimentale), ma anche nella fondatezza intrinseca del loro contenuto teoretico, cioè della forza persuasiva dei loro enunciati. La scienza di Democrito ha dovuto attendere molti secoli prima di essere dimostrata, ma il fatto che sia stata "dimostrata" sta appunto ad attestare ch'esiste la possibilità di formulare ipotesi scientifiche senza la strumentazione tecnica adeguata per verificarle. Ciò che Democrito non ha compreso non è stato tanto il meccanismo necessario della materia, quanto piuttosto il fatto che il meccanismo dell'agire umano non può essere conforme totalmente a quello della natura, poiché nell'uomo gioca un ruolo di primo piano, oltre alla necessità, anche la libertà. La libertà è alla fonte della possibilità delle cose. Nel senso cioè che la realtà dell'uomo è sempre un stretto intreccio tra possibilità e necessità (vedi la tesi di laurea di Marx). Democrito è stato però grandissimo nell'affermare l'eternità e l'infinità della materia e del movimento che la caratterizza. Questo modo di vedere le cose è del tutto scientifico, anche se solo nell'ambito delle scienze naturali. Democrito ha tolto ogni finalismo e ogni giustificazione all'idea creazionistica della natura. Egli era contrario anche all'idea di "caso". Testi
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