TEORICI |
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KANT E L'ATEISMO E' stato facile a Kant dimostrare che tutte le prove dell'esistenza di Dio altro non erano che mere tautologie, ma perché c'è voluto così tanto tempo? Senza la rivoluzione francese Kant non avrebbe avuto il coraggio di professare così esplicitamente il proprio ateismo teorico. Lo stesso governo prussiano avrebbe preferito cento professioni di ateismo da parte dei propri intellettuali piuttosto che una a favore della rivoluzione borghese. Tuttavia, siccome la Germania non fece un'analoga rivoluzione borghese (se non in forma religiosa, quella appunto protestante), quando si trattò di trasformare l'ateismo da teorico a pratico, cioè di passare a una forma di società chiaramente antifeudale e anticlericale, Kant rivelò tutti i suoi limiti e con la Critica della ragion pratica fece un passo indietro rispetto alla Critica precedente. Questo a testimonianza che l'acquisizione meramente teorica dell'ateismo non porta da nessuna parte, se non è sostenuta da un'esperienza pratica dell'ateismo, che in sostanza è la costruzione di una società in cui Stato e Chiesa siano separati e in cui la società civile poggi su pilastri laico-umanistici. La confutazione delle prove ontologiche gli fu comunque facile perché Kant ebbe il coraggio di ammettere che un'esperienza religiosa basata su "prove teoriche" ha un valore molto relativo. Se Dio, per poter essere creduto, va preventivamente "dimostrato", allora non è più grande dell'uomo che lo pensa. Cioè delle due l'una: o Dio è un'evidenza che s'impone da sé, rendendo inutili le prove della sua esistenza, oppure non esiste o, se esiste, è inconoscibile (noumeno). Kant distrusse razionalmente tutta la Scolastica medievale, anzi, in un certo senso dimostrò che proprio la Scolastica aveva posto le premesse della propria dissoluzione. La razionalizzazione dell'esistenza di Dio avrebbe prima o poi portato alla sua totale confutazione. Dire che "Dio è" e "Dio non è" è la stessa identica cosa. Prova e controprova, estrapolate da qualunque contesto esperienziale, tradizione, memoria storica ecc., si escludono a vicenda. Non essendo più oggetto di esperienza, a causa della crisi storica della cristianità occidentale, Dio è diventato, nel migliore dei casi, un puro e semplice oggetto di speculazione (prima teologica, poi filosofica) e, come tale, è stato sottoposto alle argomentazioni più arbitrarie. L'individualismo dei teologi (prima Scolastici, poi Luterani) ha portato all'individualismo dei filosofi borghesi: il teismo dei primi e l'ateismo dei secondi sono diventate due facce della stessa medaglia. Ciò che è mancato ad entrambi è stata l'esperienza di un collettivismo alternativo a quello cristiano, cioè il socialismo. La mancanza di questa alternativa, o meglio la difficoltà a realizzarla, è dipesa anche dal fatto che per molti secoli l'esperienza del cristianesimo occidentale è stata un'esperienza collettiva solo sul piano sociale, nella forma del servaggio, mentre a livello politico esso ad un certo punto s'è imposto come esperienza individualistica, dominata dalle ambizioni di potere del papato. La chiesa cattolica ha progressivamente cancellato la memoria storica di un'esperienza collettiva nella gestione del potere politico. Anzi, ha addirittura introdotto il culto della personalità politico-ecclesiale, concedendo al papato una netta superiorità sulle dinamiche conciliari e sulla realtà della diarchia che doveva vivere con gli imperatori. In tale maniera l'affermazione ateistica del soggetto (in questo caso ecclesiale) si è svolta secondo criteri del tutto irrazionalistici (guerre di religione, di conquista, crociate, colonialismo religioso, reintroduzione dello schiavismo, ecc.). Di fronte a un irrazionalismo così esasperato è stato relativamente facile per la borghesia e per i suoi intellettuali (i filosofi) passare da un ateismo della fede a un ateismo della ragione. Tuttavia il passaggio non ha affatto comportato il superamento dell'individualismo, ma solo un suo diverso modo di porsi. La borghesia si è semplicemente sostituita al clero, continuando a percorrere la strada dell'irrazionalismo (sfruttamento dell'uomo e della natura attraverso la rivoluzione industriale capitalistica, colonialismo e imperialismo, guerre mondiali, genocidi ecc.). Questo spiega il motivo per cui nei paesi est-europei si sia passati dall'ortodossia al socialismo in maniera relativamente facile, nel senso che il passaggio non è stato così traumatico come invece lo sarà nell'Europa occidentale. I traumi sono stati provocati piuttosto dal fatto che l'est aveva importato, senza rielaborarla a sufficienza (se si esclude il leninismo), una teoria del socialismo prodotta nella parte occidentale, con tutti i difetti dell'individualismo (collettivismo forzato, imposizione dell'ateismo, culto della personalità ecc.). Ora l'Europa dell'est ha il compito di elaborare una propria versione di socialismo, a partire da quella maturata nel corso della perestrojka. |
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Enrico Galavotti
- Homolaicus -
Sezione Teorici |