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LENIN E LA DIALETTICA Della dialettica hegeliana Lenin ha colto più l'aspetto della lotta degli opposti che non quello della loro unità. Dice: "Lo sdoppiamento dell'uno e la conoscenza delle sue parti contraddittorie è l'essenza della dialettica". In realtà l'essenza della dialettica non sta solo in questo processo ma anche in quello opposto, della ricomposizione delle parti divise nell'uno, poiché ogni cosa ritorna sempre da dove era partita. L'unità di opposti differenti implica che tali opposti non solo divergono tra loro, perché appunto differenti, ma anche che convergono verso una inscindibile unità, proprio perché complementari. Gli opposti non sono irriducibilmente opposti, ma uniti nella diversità. E' ciò che va oltre questa legge che risulta autodistruttivo. Lenin traspose in filosofia la sua concezione della politica, che era prevalentemente basata sul conflitto di classe. Non che tale antagonismo non sia legittimo, poiché è proprio il capitalismo (o comunque un sistema basato sull'antagonismo) a renderlo tale, ma è che se l'esistenza viene vissuta in maniera prevalentemente politica, la concessione del primato all'opposizione rispetto all'unificazione diventa inevitabile. Lenin non seppe dare sufficientemente risalto alla "questione umana", quella che deve sempre accompagnare l'affronto politico delle contraddizioni sociali. Bisogna ovviamente stare molto attenti a non fare, in nome di un astratto umanitarismo, concessioni alla logica del capitale, poiché in tal modo si verrebbe meno al compito fondamentale dell'umanità, quello di realizzare una transizione al socialismo. A tale proposito si può forse dire che l'illusione fondamentale del gramscismo (quello dei Quaderni) è stata proprio questa, di voler arrivare al socialismo passando non attraverso la lotta politica ma attraverso la battaglia culturale, che avrebbe dovuto basarsi sui valori dell'umanesimo laico. Nei regimi antagonistici se si punta di più sul culturale che non sul politico si rischia di non fare mai alcuna rivoluzione, ovvero di cercare sempre nuove forme di compromesso; ma se si punta più sul politico che sul culturale si finisce col distruggere i risultati della rivoluzione subito dopo averla compiuta (come nelle rivoluzioni francese e russa). Bisogna trovare una via di mezzo che salvaguardi le esigenze della lotta politica e della pacificazione sociale. Umano e politico dono due binari che devono marciare paralleli. L'umanesimo del gramscismo non poteva essere messo in crisi della rivoluzione bolscevica più di quanto questa non poteva esserlo da parte del gramscismo. Entrambe le strade erano sbagliate perché unilaterali. |
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Enrico Galavotti
- Homolaicus -
Sezione Teorici |