L’INCONSCIO VISTO DA LENIN

Qualunque attività (persino quella onirica) ha un significato per il soggetto solo se gli è consapevole. La psicanalisi ha sì scoperto l'inconscio, ma nella misura in cui ha preteso di conoscerlo lo ha reso "conscio", intelligibile. L'inconscio era sicuramente più oscuro e misterioso in quei filosofi romantici tedeschi che ne parlarono prima della psicanalisi (Herbart, Hartmann, Brentano e altri ancora). L'analogia tra questi filosofi e Freud sta nell'aver delineato, dopo aver costatato le contraddizioni della civiltà borghese, un'identità irrazionale dell'inconscio, senza però riuscire a comprendere l'origine economico-sociale di tali contraddizioni; la differenza sta nell'aver cercato di dimostrarlo con esempi concreti: sotto tale aspetto, l'importanza di Freud è decisamente superiore, anche se le sue interpretazioni dei sintomi nevrotici sono spesso arbitrarie.

In particolare, Freud ha dimostrato (e qui la differenza da quei filosofi tedeschi è molto netta), che se l'inconscio fosse assolutamente "inconscio", nessuno ne potrebbe parlare, essendo del tutto incomprensibile. In seguito però, Freud è arrivato a sostenere che gli effetti dell'inconscio possono essere rilevanti anche su un soggetto che non ha consapevolezza della propria malattia, in quanto l'Es (fonte di tutti gli istinti) è una forza cieca e irrazionale. Cioè, in pratica, Freud non ha mai abbandonato l'idea tradizionale che l'inconscio fosse una realtà, in ultima istanza, incomprensibile. Questo non gli ha mai permesso di approfondire adeguatamente l'idea secondo cui le nevrosi più significative sono quelle per le quali il soggetto è cosciente della propria alienazione: maggiore è la coscienza e maggiore è la nevrosi, se con una diversa esperienza disalienante non la si risolve. Il che apre le porte alla comprensione del campo delle psicosi, il cui profondo significato sfugge ancora all'indagine analitica.

La psicanalisi pretende di conoscere l'inconscio attraverso i sogni, i lapsus, gli errori di lettura, le dimenticanze dei nomi, i tic, le manie..., ma in realtà l'inconscio può essere conosciuto solo in rapporto alla coscienza. Un lapsus ci indica che esiste un inconscio, ma finché non parliamo col soggetto, a partire dal lapsus, interrogandolo sul perché e sul come, noi non faremo un passo avanti. La stessa follia è il frutto di una coscienza distorta delle cose, anche se il soggetto non vuole ammetterlo e ha rimosso nell'inconscio le cause della sua malattia. Non è possibile risalire a queste cause se non passando attraverso la coscienza del malato.

Se vogliamo, l'inconscio non ha realtà propria: è come la tasca in cui la mano si nasconde dopo aver gettato il sasso. Nascondiamo la mano perché ci sentiamo giudicati, da noi stessi e soprattutto dagli altri. Naturalmente è anche possibile che un'azione negativa sia compiuta da un'intera collettività, più o meno grande: in tal caso dovrà essere una coscienza sociale alternativa (che può anche essere minoritaria) a porre il giudizio. L'inconscio, in ogni caso, resta subordinato alla coscienza.

Ciò che inoltre si deve accettare è l'idea che non è l'inconscio che può avere la forza di opporsi all'alienazione di una determinata coscienza sociale, ma è la stessa coscienza, la quale può essere superficiale, istintiva, o riflessiva, matura. Parlare di "opposizione inconscia" (p.es. a una ingiustizia, a un'etica formalizzata) altro non vuol dire che parlare dell'opposizione più superficiale della coscienza, destinata a durare poco e a non essere molto efficace.

Questo viene in mente leggendo il Che fare? di Lenin (cap. II). "L'elemento spontaneo -dice Lenin- [cioè poco consapevole, istintivo, di cui non si ha ancora piena coscienza e che non permette di acquisirla] non è che la forma embrionale della coscienza". E ancora: "La coscienza dei propri errori [fatti coll'istinto e quindi solo parzialmente consapevoli] equivale già ad una mezza correzione [cioè ad un aumento del lato conscio], ma il mezzo male [cioè la scarsa consapevolezza] diventa un male effettivo quando questa coscienza comincia ad oscurarsi, cioè quando si tenta di giustificare teoricamente la propria sottomissione servile alla spontaneità [o all'inconscio]".

Lenin voleva dire che il "mezzo male" (o la mancanza di forte consapevolezza), viene utilizzato dagli intellettuali borghesi, regressivi, come pretesto per non prendere consapevolezza dei propri errori (il che porta a un "male intero"). Il "vero male", quello "totale", nasce quando si vuole imporre la logica dell'inconscio alla coscienza, cioè quando si vuole opporre all'esigenza di un'alternativa, di una transizione, la logica della rassegnazione, dell'opportunismo, del relativismo, sino all'irrazionalismo.

Tuttavia, il male peggiore di tutti -dice Lenin- è quello per cui "il soffocamento della coscienza da parte della spontaneità avviene in modo spontaneo, cioè senza lotta dichiarata fra due concezioni diametralmente opposte", ma attraverso una "lotta occulta", invisibile, difficilissima da combattere. Vi sono degli intellettuali, infatti, che, in piena coscienza, cercano di far passare alle masse, in un modo che dia l'impressione della naturalezza, l'esigenza di conservare inalterato il sistema.

Questa tattica porta gli individui a credere che il prevalere dell'inconscio sulla coscienza delle cose, sia un fatto normale, inevitabile, e non un fatto opinabile, su cui si può e si deve discutere. Lasciare che l'inconscio predomini significa affidarsi alla spontaneità degli eventi, alla casualità del vivere quotidiano, non avere un progetto di vita su di sé, credere ciecamente nel destino o nel potere di un "duce", ovvero lasciarsi dominare dai rapporti di forza.

In realtà è la discussione ad essere inevitabile: potrà essere poca o tanta, in rapporto alla coscienza che abbiamo dei nostri problemi, ma è impossibile che non ci sia. Una vita affidata alla spontaneità delle cose può far contento qualcuno, non la maggioranza delle persone o comunque non per un periodo illimitato. Finché queste persone istintive sono ignoranti e sottomesse, non vi sarà dibattito democratico, ma appena inizia ad aumentare la consapevolezza e la cultura, grazie alle quali possiamo capire gli inganni, i meccanismi dello sfruttamento, la protesta s'impone da sé, anche di fronte alla reazione più dura del sistema.

"Se certi elementi spontanei dello sviluppo [sociale] sono accessibili in generale alla coscienza umana -dice Lenin-, l'errata valutazione di essi equivarrà a una sottovalutazione dell'elemento cosciente. E se sono inaccessibili, noi non li conosciamo e non ne possiamo parlare". Dunque, ciò che condiziona negativamente non è tanto l'inconscio, quanto piuttosto il suo prevalere (specie quello teorizzato dagli intellettuali) sulla coscienza. Ecco perché la spontaneità delle masse esige da parte degli intellettuali progressisti un alto grado di coscienza politica.


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Teorici
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Aggiornamento: 11-09-2005