LENIN E L'ITALIA
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1908 Lenin, con la moglie Krupskaja, vide per la prima volta Roma e Napoli alla fine dell'aprile del 1908. A quell'epoca Lenin viveva forzatamente all'estero ed era noto solo a una ristretta cerchia di marxisti. In quell'occasione era diretto a Capri, dove Gorky l'attendeva con impazienza, dopo tre mesi di animata corrispondenza epistolare. A differenza di Gorky, interessato a parlare con chiunque per trovare ispirazioni ai suoi romanzi, Lenin, memore dell'amara esperienza di emigrante a Parigi, era molto cauto nello stabilire contatti con gente poco conosciuta. Gorky ricorda che Lenin gli poneva domande relative alle condizioni di vita dei pescatori di Capri e all'influenza che i preti avevano su di loro. Coi pescatori, pur non parlando l'italiano (anche se aveva cominciato a studiarlo), s'intratteneva volentieri. D'altra parte l'isola era solitamente frequentata da altri importanti russi. Lenin infatti poteva discutere di filosofia con Bogdanov, Bazarov, Lunaciarsky. Nelle note di Togliatti si rileva che Lenin rimase alquanto sconvolto dalla miseria che regnava a Roma e a Napoli. Scopo del viaggio non era solo quello di andare a trovare Gorky per passare un po' di ferie, ma anche e soprattutto quello di organizzare la spedizione in Russia del settimanale "Proletarij", passando appunto per il sindacato dei marittimi e una delle trattorie italiane di Odessa. La cosa riuscì perfettamente. Lenin si teneva molto informato sulle vicende italiane. Leggeva "L'Avanti", "Il corriere della sera", "La stampa", una rivista di filosofia e un periodico fiorentino della "Società asiatica italiana". Più tardi leggerà anche "Il soviet", "Il comunismo", "L'Ordine Nuovo". * * * In questo periodo ha parole di critica per Labriola, che viene da lui inserito nella corrente antiparlamentare del "sindacalismo rivoluzionario", come Lagardelle in Francia. (1) Si tratta di una corrente piccolo-borghese semi-anarchica del movimento operaio, che negava la necessità della lotta politica, il ruolo dirigente del partito e la dittatura del proletariato, ritenendo che i sindacati potessero rovesciare il capitalismo senza rivoluzione, semplicemente attraverso uno sciopero generale. Non gli piacevano le posizioni di Labriola anche perché questi (come Bissolati) non era contrario alle conquiste coloniali, convinto che proprio in tal modo si sarebbe potuta trovare una qualche soluzione alla miseria dei contadini. Il socialismo italiano insomma si stava trasformando in nazionalismo e Labriola veniva considerato un plechanoviano. Viceversa, Lenin elogia il socialista Morgari per aver avuto il coraggio di accusare lo zar Nicola di istigare pogrom, di opprimere la Persia ecc. Sulla guerra anti-turca Lenin rileva la perdita di 20.000 italiani, il costo di 800 milioni di lire, il massacro di 14.800 arabi, la necessità di proseguire la guerra, poiché le tribù lontane dalla costa continuano a resistere, le conseguenze deleterie sul piano economico (disoccupazione e stagnazione industriale). S'accorge anche che l'Italia, dal 1880, insieme ad Austria e Russia, genera la nuova emigrazione europea diretta verso gli Stati Uniti (p.es. nello Stato di New York gli italiani sono già nel 1900 ben 182.000). Sempre in relazione ai fatti che precedono la I guerra mondiale, Lenin fa notare che Italia, Germania e Russia hanno acconsentito alla politica di annessione austriaca nei confronti della Bosnia-Erzegovina. Già al VII congresso socialista della II Internazionale, tenutosi nel 1907 a Stoccarda, Lenin era riuscito a far includere nella risoluzione finale la tesi che in caso di scoppio della guerra imperialistica la classe operaia avrebbe dovuto sfruttare la crisi per far cadere i governi borghesi. (1) Nel dicembre 1897 Lenin leggeva di Labriola i Saggi sulla concezione materialistica della storia, ritenendo il testo "serio e interessante, meritevole di traduzione". (torna su) |